17 gennaio 2007

 

Continuano le adesioni dei piccoli Gruppi liberali di base. E i grandi?

Continuano le adesioni al Coordinamento nazionale dei Liberali Italiani da parte dei Gruppi liberali indipendenti. Ne siamo contentissimi. Dopo l'adesione di Galgano Palaferri, a nome della "Unione per le Libertà", di Torino, ha sottoscritto il Manifesto del 4 luglio, condizione per far parte del Coordinamento, anche il gruppo "Verbania Liberale" attraverso il suo segretario Stefano Gaggiotti. Per la verità, questo gruppo era in contatto con noi - attraverso l'amico Claudio Pietroni - già dalla fondazione nel giugno scorso, tanto che gli abbiamo inviato più volte i nostri messaggi e documenti. Lo ritenevamo già acquisito alla nostra area. Ora, però c'è stata l'adesione formale. Benissimo. E dovremmo essere ormai dieci Gruppi. Dieci piccoli gruppi, tutti indipendenti, tutti autenticamente liberali. Insomma, il primo cristallo da immettere nella soluzione per favorire la cristallizazione liberale è ormai consistente.
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Ma è solo un primo cristallo. Sbagliano i detrattori (gli amici liberali professionisti della politica), così come alcuni di noi così entusiasti da cadere in un equivoco pericoloso, a voler considerare questa avanguardia innovativa una entità politica numericamente valutabile con i criteri della politica elettorale a cui purtroppo siamo abituati.
Insomma, non solo la Unione delle libertà o Verbania Liberale, ma tutti noi, l'intero Coordinamento dei Liberali Italiani, che rappresentatività ha?
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E' l'obiezione che mi è stata fatta di recente dall'amico De Luca, di cui si può dire tutto il male possibile come carattere, inattivismo, pigrizia, eccessivo realismo o personalismo, ma non che non sia un vero liberale.
Già, quanto "valiamo" sulla bilancia della politica italiana, che pesa male i valori ideali?

E allora il discorso si allarga e diventa istruttivo, pedagogico, socratico, ma anche di grande buonsenso. Quel buonsenso così diffuso tra i liberali idealisti antichi (pensiamo solo ai grandi liberali anglosassoni e alla Destra storica italiana), e così assente tra i liberali "concreti" moderni. Curioso e paradossale, no? Come se l'eccesso di realismo e cinismo della politica, anziché riportare alla psicologia reale e alla vita concreta dei cittadini, come sarebbe istintivo pensare, isolasse i liberali in un iperuranio della politica come instrumentum regni e professione, ma lontanissima dalla vita vera. Come dire: erano più con i piedi per terra i grandi utopisti liberali del Settecento e dell'Ottocento, che i marpioni più o meno liberali del PLI di tangentopoli.
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"Sono con voi, prima o poi verrò nel Comitato se mi invitate, anzi facciamo pure assieme il grande Convegno sul Liberalismo che proponi [la mia solita proposta, per me unico modo per uscire bene sulla stampa e bucare l'opinione pubblica. NdR], ma, caro Nico, quanti, non diciamo elettori, ma quanti soci, rappresentano queste vostre sigle? Non vorrei che rappresentassero solo i loro leaders..."
Così parlò, non senza apparente buonsenso, Stefano De Luca al Consiglio Nazionale del PLI, pochi giorni prima di Natale 2006.
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Fuoco, fuochino, Segretario. Siccome De Luca di gruppi inesistenti e personalistici se ne intende, come tutti noi liberali del resto, una obiezione del genere fatta da lui vale il doppio.
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Ho risposto, lì per lì, che molte centinaia potrebbero essere i nostri militanti di base. E proiettabili su migliaia e
centinaia di migliaia di voti potenziali. Non ci credeva. Ha obiettato che una volta fu coinvolto in uno dei primi... "Stati generali" liberali (Vivona?), e vide che erano solo quattro gatti. Quell'esperienza deve averlo scioccato.
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Ma sono pochi oggi - ho controbattuto, sapendo di barare, perché le situazioni non sono paragonabili - perfino i militanti nei Ds, Fi, Margh., Rad ecc. Solo che loro sanno agitare le acque e conquistarsi le prime pagine dei giornali, perché "hanno credibilità presso i giornalisti politici". Credibilità che noi non abbiamo, proprio a causa dello scarso uso della psicologia politica, della comunicazione e dei giornalisti amici, dell'arretratezza del ceto liberale, tra i meno moderni e più anziani in Italia, e soprattutto a causa dei ricorrenti tentativi di "riunificazione" pro domo sua, o finti, o andati a vuoto. Dalle "Case del Cittadino" di Costa alla "Rifondazione" fittizia del PLI voluta dallo stesso De Luca nel 2005. E, anzi, più facciamo tentetivi di riunificazione, più ci allontaniamo dal grado minimo di credibilità presso le Redazioni ("al lupo, al lupo").
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Quindi attenti a cantare vittoria, amici del Coordinamento ("Siamo dieci!" esulta Lamedica), ma anche solo a lasciarsi scappare che stiamo unificando - niente di meno - i Liberali, una razza politica a parte, che tutti i giornalisti politici sanno quanto sia numerosa e dispersa, senza che lo neanche lo sappia... il grosso delle truppe.
Che attualmente - piaccia o no- sta ancora dentro FI, PRI, PLI, RAD, RL, e qualcuno dentro Margh. e ex-Ds.
E, a parte nomi di richiamo (che pure per la stampa sono determinanti) e prestigio, i numeri hanno una loro cogenza: senza i liberali di questi gruppi l'unificazione non ci sarà mai.
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Insomma, faccio dei nomi a caso, senza i Debenedetti, i Rossi, i Biondi, i Giavazzi, i Capezzone, i Della Vedova, i F. Orlando, i Costa e i Marzo, non esiste prospettiva del 35 per cento, che è la nostra visione apparentemente folle, in realtà sensatissima, a cui oggi finalmente cominciano ad avvicinarsi i sondaggi. Questa prospettiva è la sola - attenzione - che può fare da ipotesi di lavoro per un'iniziativa di successo, anche perché, si sa, si punta al 35 e poi si ottiene il 18 per cento, poniamo. Questo sarebbe il salto di qualità, l'unico vero "fatto nuovo" preso in considerazione dalla stampa e dall'opinione pubblica. L'uomo liberale che morde il cane.
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E' noto infatti agli psicologi della politica che ogni altra prospettiva minimalista (da 1-2-3 per cento) significherebbe la banale e perdente continuità col passato, non costituirebbe il Fatto Nuovo, non servirebbe ad attirare, a galvanizzare, né i liberali della classe politica, ormai abituati alla sconfitta (fu Antonio Martino a dire una volta, da siciliano superstizioso, che ormai gli pareva quasi che il "liberalismo portasse jella"), resi gattopardeschi e cinici dalla frequentazione del Potere, né il popolo liberale disperso in tutti i partiti. Popolo che si sposterebbe solo in vista d'un Grand Rassemblement, d'una Cosa Grandiosa, d'una Rivalsa Epica, storica, la cui novità sarebbe costituita proprio dall'inusitato obiettivo. Segno di condizioni politiche e sociali ormai mutate.
E oltretutto, si sa, se si punta al 3, si arriva allo 0,8.
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Ogni altro, abituale, progetto di piccolo calibro sarebbe destinato all'indifferenza, all'insuccesso. Sarebbe "deja vu", roba vecchia, la "solita sconfitta liberale". "Avete visto?" ci direbbero gli amici giornalisti. Come è sempre avvenuto in passato. Anzi, sarebbe il sasso in più che coprirebbe le nostre speranze, la prova provata - direbbero impietosi i giornalisti politici, anche quelli liberali (e non sono pochi) - che loro hanno sempre visto giusto, che cioè "i liberali italiani non sono seri", sono "dilettanteschi", "negati per la politica", che tutto quello che propongono in politica "non riesce", che "sono troppo individualisti" ecc.
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Ma né gli psicologi della comunicazione, né i giornalisti (anche quelli liberali), sono minimamente creduti dai politici liberali e dai tanti esponenti locali del popolo liberale, ognuno dei quali crede a torto di avere l'intelligenza politica di Cavour, ancora illusi che la politica sia il Caso, o meglio un'Arte fondata su Misteri eleusini dell'eloquenza avvocatesca, anziche un'attività che rispecchia le esigenze della gente comune e le leggi scientifiche della comunicazione. E per accertarsi sul grado di conservatorismo degli attuali sedicenti "liberali" italiani, basterebbe usare il "test di Porta Pia", cioè chiedere loro se nel settembre 1870, al posto del Presidente del Consiglio d'allora, avrebbero dato ordine alle truppe di sparare sulle mura del Papa. Nessuno di loro, ne siamo sicuri, lo avrebbe mai fatto.
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Il berretto frigio, passato dal mitraismo ai liberti affrancati dell'antica Roma, fino alla Rivoluzione francese e ai primi moti liberali in Italia, ha sempre rappresentato il senso della libertà

Comments:
Caro Nico, proprio controcorrente non direi, solo pieno di buonsenso e di entusiasmo.
Per chi, Liberale come me , è stato costretto, per fare politica ad aderire a partiti come FI, UDC, Marg. e anche DS o Rad. la nascita di un gruppo che sia veramente LIBERALE, che combatta per l'idea LIBERALE è di grande conforto, l'opera tua e dell'amico Pietroni e di altri amici è impagabile e, noi tutti, (o almeno io) ve ne siamo più che grati.
Forse non rappresenteremo dei numeri nel panorama politico nazionale, ma rappresentiamo un' idea e, le idee, come noto, sono più forti di qualsiasi cosa.
Una vecchia canzone di Luigi Tenco diceva " quando si alza il mare, gli uomini senza idee per primi vanno a fondo".
Io credo fermamente nella nostra idea LIBERALE, credo sia l'unica salvezza per questa povera Italia e povera Europa governata da uomini senza idee ma pieni di egoismo e invidie.
Per questa idea mi impegnerò con tutte le mie forze e nella speranza che un giorno anche i "grandi uomini" come Il sig. De Luca, che tu hai citato, comprendano che da soli non si va da nessuna parte, che essere il "capo" di nulla è come essere nessuno, che tutti insieme possiamo farcela a far vincere la nostra idea, e dimostrare che forse, con la nostra idea si può vivere meglio.
Ancora grazie.


Stefano Gaggiotti
 
Belle le tue parole, nelle quali ovviamente mi specchio ("essere costretto per fare politica ad aderire a partiti come..."). Ho provato anch'io in almeno un paio di questi partiti ad essere totalmente liberale, ma anche nei migliori di questi mancava sempre qualcosa...
Invece, la mia provocazione voleva dire che il cristallo che abbiamo messo nella soluzione si potrà accrescere sempre di più, costituendo un esempio e un punto di riferimento. A patto che la nostra idealità si nutra anche di psicologia comunicativa (che non costa niente). Sono un "creativo", come dicono i pubblicitari, ma purtroppo ho poco tempo per la politica, e ho problemi di lavoro. Mi viene rabbia a non poter realizzare le tantissime idee (alcune davvero vincenti) che ho in mente e che rimugino da tempo.
Comunque, questo è certo, noi siamo l'avanguardia critica di quel bacino potenziale di oltre il 30 per cento di Italiani liberali quasi senza saperlo. Le avanguardie non si contano - volevo dire - per i numeri che "sono", alla stregua d'un qualsiasi partitino, ma per i numeri che "daranno", cioè che sapranno suscitare. E' quello che De Luca non afferra. Ma che noi però dobbiamo capire bene.
 
Di tutti i nomi che hai citato, solo Capezzone ha un valore a livello nazionale. Gli altri sono esponenti conosciuti solo agli esperti della politica.
 
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