24 novembre 2006

 

A che servono quegli strani "liberali dalemiani". Vuoi scommettere che...?

Intanto leggetevi i primi commenti sul nuovo gruppo "Sinistra liberale", pubblicato da Salon Voltaire. Fatto? ecco, noi liberali, per dar corpo ad un coordinamentio provvisorio, "il primo cristallo del processo di cristallizazione", stiamo sudando le sette camice per mettere insieme sette o otto gruppi iniziali, che per la prima volta in Italia dopo la Liberazione sono gruppi liberali di Destra, Centro e Sinistra. Perciò siamo tutti molto prudenti, dialettici, sempre sul chi vive. Abbiamo in testa, ma il processo è lungo, un raggruppamento finale che dovrenne sfociare nella fondazione dal basso di un Grande Soggetto unico liberale, capace di fronteggiare anche le grandi coalizioni.
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Poi, un qualunque lunedi di novembre arriva Fassino, e come se niente fosse crea dal nulla un nuovo soggettino liberale (dove tra l'altro abbiamo scoperto non pochi amici). Ce n'era proprio bisogno? Bene, si sarà detto più d'uno nel Comitato, la segreteria Ds vuole "esserci", quando sarà il momento, anzi fin d'ora infila dentro il piede, mentre la porta della riunificazione liberale si sta lentamente aprendo. Con la pretesa, chissà, che anche con questo gruppetto i futuri Costituenti del Soggettone Liberale siano costretti a fare i conti. Ecco, facciamo finta di crederci, stiamo al gioco dalemian-fassiniano.
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Ma perché, secondo voi, una persona furba come D'Alema, attraverso il suo uomo Fassino, ha permesso che si formasse, per ora dentro i Ds, ufficialmente in vista del futuro Partito Democratico (delineato da ben sei mozioni diverse, ha fatto notare Enzo Marzo nell'intervista a Radio Radicale), una lista di "Sinistra Liberale"?
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Lo stesso Marzo, che da solo ha creato decenni fa l'unico vero gruppo culturale di sinistra liberale in Italia, attraverso la rivista-laboratorio "Critica liberale", ha preso bruscamente le distanze da quello che definisce un "episodio minore di trasformismo, enfatizzato solo dalla presenza al Convegno di Fassino". Gli amici della Sinistra liberale, col coordinatore Gianfranco Passalacqua, protestano per il sospetto di trasformismo avanzato da Marzo, e replicano: "La nostra è una scelta lineare e consapevole: siamo liberali progressisti, e pretendiamo almeno il rispetto". Giusto, e per correttezza rimandiamo alla civilissima replica di Passalacqua.
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Ma un tarlo ci buca la mente. Siamo convinti che D'Alema e Fassino non facciano nulla a vuoto, gratis. E in questo caso, secondo voi, vogliono forse danneggiare i futuri - chiamiamoli così - Liberali Uniti? Ma neanche ci pensano ("ci" sta per "a noi"). Allora, vogliono solo esserci già, con una "cosa liberale", prima che abbiano la stessa idea i quasi clericali della Margherita di Rutelli? Acqua, acqua. A chi, infatti, dovrebbero fare concorrenza? Allora, vogliono togliere quei pochi liberali a Rutelli? Peggio, gli farebbero un favore.
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Ma allora, vogliono intercettare i voti liberali del Centro-destra? Acqua, acqua, cari amici. Nessun voto da quella parte verrebbe mai ad una lista del genere, tanto più se etichettata sapientemente non come "Liberali di sinistra", ma più abilmente "Sinistra liberale", cioè una dizione che allontana chilometri prima qualsiasi liberale di Destra.
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E allora, di grazia, a che serve un nuovo gruppo del genere, che non attrarrà mai né i tanti liberali che stanno nella Casa delle libertà, né i pochi liberali terzisti neutrali, né tantomeno i pochi liberali della Sinistra? A proposito, ho scritto "Liberali della Sinistra"? Ma ci sono già. E chi sono, se non i Radicali?
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Ecco, ci siamo arrivati: questa sigla fantasma potrebbe servire per risolvere una volta per tutte, alla sovietica (vi ricordate il "Partito dei Contadini" nella Germania orientale?), la "questione radicale". Contro di loro, ovviamente.
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E' una supposizione, certo, ma questa invenzione balzana, capitanata da un giovanotto ambizioso mandato allo sbaraglio senza truppe, privo perfino degli unici due liberali che abitano lì vicino, nello stesso gruppo parlamentare, cioè Zanone e la Dato, potrebbe avere questo scopo recondito: impaurire quei prepotenti e gradassi dei Radicali. Fargli vedere che loro non hanno il monopolio di niente, neanche del liberalismo riformatore, che la potente organizzaziione del Botteghino - altro che i loro romantici tavolini - è in grado di costruire un piccolo partito di massa, e liberale per giunta, in 48 ore. Partito che potrebbe agire nella medesima area elettorale dei Radicali, fargli concorrenza, dargli fastidio, al limite costringerli a traslocare. Del resto, il coordinatore Passalacqua, come ha ricordato durante l'intervista di oggi a Radio Radicale, è stato in passato candidato radicale (be', se è per questo le ha fatte tutte le sette chiese della politica - ha ironizzato Marzo - compresa la Margherita).
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Fatto sta che la prima prova del nove, quella psicologica, ha funzionato. Il fastidio di Pannella nel consueto colloquio domenicale col mitico Bordin, direttore di Radio Radicale, era palpabile quando si è arrivati all'annuncio del convegno per l'indomani. Anche se si è sbagliato avanzando l'ipotesi che ci fosse dietro Enzo Marzo, Pannella non vuole certo concorrenti a Sinistra, che aumenterebbero la confusione che colà regna. Gli bastano e avanzano quei buoni a nulla dei socialisti.

Comments:
Zanone liberale? E da quando? Io me lo ricordo quando era attore di governo nel pentapartito: non ha mai avuto una iniziativa liberale. Ha lasciato che i compagni si avventassero sull'Italia, ha lasciato che affondassero i loro artigli per arraffare di tutto e di più, senza dire nè ba nè bo.
Io me lo ricordo nel suo immobilismo politico della prima repubblica. E insieme a lui gli altri compari di merende, Altissimo, Biondi, Costa.... E chi di loro ha fatto una, che fosse una, legge liberale, un decreto, un'iniziativa governativa del piffero?

Non si è liberali solo perché ci si dichiara così. Anch'io posso dire di essere un genio, ma dimostrarlo è ben altro!

Salvatore.
 
Zanone è una persona per bene, un teorico e studioso del liberalismo. Purtroppo è solo un intellettuale, non adatto alla politica. E' stato penalizzato dalle proprie caratteristiche psicologiche e dal periodo storico.
E' un tipico liberale atarassico, apatico e pessimista, per carattere prima che per idee. Io pur essendo l'opposto, posso capirlo. E' così, non è colpa sua. Ai tempi che dici, alla Camera diceva e faceva tutto l'amico Battistuzzi, col quale mi felicitavo spesso. Fu però un buon ministro dell'Ambiente (e io di quelle cose me ne intendo)
Ma, attenzione, erano i tempi in cui i liberali stentavano a sopravvivere e si rifugiavano sotto l'ala protettrice del...Psi, figuriamoci. Il patto segreto era che se volevano sopravvivere con 2 deputati non dovevano rompere le scatole. Io che, come te, li votavo, masticavo amaro.
Eh, brutti tempi, in cui davvero i liberali in un'Italia sinistrese, ignorante e conformistica, quasi non c'erano: erano l'1 virgola qualcosa. E la classe politica liberale toccò il punto più basso.

Ma oggi è diverso: i liberali reali ci sono nel Paese, anche se votano per cani e porci. Oggi anche nei Ds (Morando, Debenedetti ecc) hanno idee liberali e liberiste. E come ripeto sempre, indagini demoscopiche hanno accertato che i liberali tra la gente sono il 30% o più.

E dunque oggi uno come Zanone potrebbe finalmente parlare, proporre, fare. E invece no. E' grato a Rutelli per averlo fatto eleggere e non lo tradirà mai(lo ha ripetuto al Teatro Capranica, come ha ricordato Enzo Marzo nell'intervista a Radio Radicale).

Sui comportamenti conseguenti (o almeno i tentativi, perché poi gli avversari possono bloccarti) per essere definiti liberali, c'è un apposita frase nel nostro Manifesto dei liberali italiani. Sono d'accordissimo.
 
Uno che fa l'asceta non può fare il politico, ma l'intellettuale-consulente. Altrimenti fa il male del partito. In politica si ha bisogno di gente che abbia un modo per *esserci*, non basta studiare la dottrina.

Vedi? Per forza stentavano a sopravvivere: erano *loro* a non avere le capacità per venire fuori.
Quando è caduto il muro di Berlino hanno fatto più cagnara le sinistre dei politici liberali. Anzi, i PLIini, con mio stupore, si comportavano come se la cosa non li riguardasse, invece di cavalcare l'onda. E così anche per piazza Tienanmen. Cioè, hanno finalmente delle occasioni d'oro per suonare la carica al mondo, occasioni servite dalla storia su un piatto d'argento, e fanno finta di non vedere? Ma sono cose che chiedono vendetta al cospetto di Dio! Per forza non uscivano dall'unovirgola: sono dei santafani!

C'è un proverbio terrone che dice "Chi pecora si fa, lupo se lo mangia". Il PSI può bene proporre di stare buonini altrimenti non si prendono neanche 2 parlamentari, ma se i liberali sottostanno al ricatto, non si farà mai meglio dell'unovirgola. Funziona come nel bullismo: quando uno dice "si" la prima volta, è spacciato per sempre, il suo ruolo sociale è segnato.

E poi un appunto: un liberale che cede a un ricatto... mi fa molto strano, sai, molto.... nel ricatto dov'è la libertà di cui tanto si fa paladino?

Rimango molto dubbioso. Non sul fatto che sia una brava persona, su questo non posso metter becco e ti credo. Ma il suo liberalismo lo guardo di sottecchi.
Porto un esempio personale: io ho studiato ingegneria, mi sono laureato e ho preso anche un dottorato. Ma non mi sono mai avvicinato all'"essere ingegnere", non lo sono mai stato. Ci sono delle cose per cui non si diventa, si nasce. Chiamalo istinto, carattere, predisposizione, talento: fatto sta che nessuno te lo insegna, ce l'hai senza sapere come e perché. E anche se uno studia, se non "lo nacque" (op.cit. Totò), si metta il cuore in pace.

Salvatore.
 
Voltaire sono d'accordo con te non al 90 ma al 100%. Io cercavo solo di fare l'avvocato d'ufficio d'un liberale in senso culturale.
Hai usato addirittura le mie tipiche argomentazioni: per 10 anni ho ripetuto come una giaculatoria che il PLI per il muro di Berlino e la caduta del comunismo (evento che avrebbe dovuto amplificare al massimo) non ha fatto neanche un manifesto.
Scandaloso.
Di recente, ancora 2 anni fa, ad un intellettuale liberale vicino a Z. ho ripetuto l'accusa. E sai che mi ha risposto con una sufficienza professorale che ricorderò sempre? Che nel 89 è stato solo il comunismo a morire, non il liberalismo a vincere.
Io so che non è vero. Perché in Polonia, in Germania Orientale ecc. la gente abbandonava il comunismo attratta dai più diversi elementi liberali dell'Occidente: mercato e consumi, libertà di idee, modernità, rispetto dell'individuo. Certo, non chiamava questo "liberalismo" (termine poco noto in ogni lingua), ma libertà. Insomma, la gente semplice che scappava sotto il tiro dei vopos ne sapeva molto più del prof "liberale".
Ecco perché non solo non si vince, ma mentre le nostre idee vincono ovunque si stenta addirittura ad esistere in quanto liberali organizzati: il moderatismo politico viene preso per moderatismo dell'intelligenza e della personalità. Il liberalismo, cioè, essendo a torto visto come un moderatismo generico cioè assenza di idee, finisce per attirare i medriocri, e perfino gli infiltrati. Uh, quanti ne ho incontrati. Sono particolarmente versato nello scoprirli.
Il l. è il più ricercato da queste due categorie: anche perché da noi non c'è né selezione né controllo né spesso discussione politica (che in qualche modo rivela)...
Una curiosità: cose del genere le ho dette perfino in Consiglio Nazionale PLI.
 
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