5 novembre 2006

 

"Elezioni? Prima riunire tutti i Gruppi liberali e poi cambiare immagine..."

A Giulia Cecchini, responsabile dei liberali di Riccione, avevo chiesto di illustrare il suo pensiero sulle iniziative da prendere per far conoscere al largo pubblico e alla stampa - specialmente in provincia e nei piccoli centri - il Manifesto e il coordinamento che unisce i Liberali Italiani. La risposta (vedi l'articolo precedente) è di buonsenso e realismo, virtù che dovrebbero essere tipiche dei Liberali, ma che oggi sono sempre più rare. Il che spiega l'insuccesso dei liberali, che pure - stando alle idee - dovrebbero costituire il secondo, se non il primo, partito italiano (30 per cento). Perché, come dimostrano anche le vicende dei "fratelli" radicali, là dove manca la psicologia e la conoscenza della realtà là manca anche l'intelligenza.
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Tra le giuste obiezioni dell’amica Cecchini ci sono i tempi. Cambiamenti così profondi nella ormai radicata "immagine" popolare dell’identità liberale vorrebbero mesi, se non anni, fa capire Giulia. Senza contare il ribaltamento della prevenzione della gente, diciamo del 98 per cento della gente, verso la Politica e i politicanti italiani. E io sono d'accordo.
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E poi consentitemi una "interpretazione autentica". Io stesso che - da solo - ho avuto e maturato per due anni con la newsletter del Salon Voltaire l'idea del coordinamento dei Liberali Italiani, e ho creato sia la testata, sia la bozza del Manifesto, avevo in mentre un processo lungo anni. Anche perché, diciamocelo, è da decenni ormai che i liberali sono sparsi nelle case più diverse, dove si sono ricreati una nuova vita. E, come si sa, le tradizioni recenti fanno aggio su quelle remote.

Poi, perché la Politica italiana si possa riconfigurare in modo da dare spazio ad un Partito liberale, devono prima dissolversi o ricomporsi o ridimensionarsi alcuni partiti importanti che imprigionano al loro interno - per un equivoco o, peggio, per una scelta di Potere - molti liberali su cui noi dovremmo contare per il lancio del movimento unitario. Condizioni difficili. E non sarei liberale se non avessi accanto all'ottimismo della volontà il pessimismo della Ragione. Anche perché i furbi pseudo-liberali, che abbondano, non perderebbero tempo: in caso di disgregazione di quei partiti, fonderebbero subito, loro, il Nuovo Soggetto Liberale. E con i loro nomi noti tra giornalisti, politici e opinione pubblica avrebbero la massima credibilità. Avrebbero voglia i Valerio, i Lamedica e i Morelli a gridare ai quattro venti che quelli non sono veri liberali... Farebbero la figura dei dilettanti.
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Eppure, incuranti della realtà appena evocata, tutti gli amici che ho invitato nel Coordinamento sono frettolosi, vogliono "menare le mani" subito, e pensano alle prossime elezioni "come se esistesse già un Nuovo Soggetto Liberale". Nonostante che noi siamo solo un primo, provvisorio, coordinamento tra gruppi e non un Partito o una lista, e che nulla sia stato ancora fatto per coordinare tutti i gruppi liberali più piccoli, tutti i club culturali liberali (realtà importante del mondo liberale, dove i club sono più culturali che politici, giustamente) e soprattutto gli unici soggetti che da soli garantiscono il successo e la visibilità: i Partiti. Ma per questi ultimi, e sono d'accordo con voi, siamo proprio ai castelli in aria.
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E' un errore grave, perché così non c'è tempo di fare un vestito nuovo per il liberalismo italiano (prendendo la camicia là, i pantaloni qua, la giacca da un’altra parte), che oggi non è preso sul serio perfino dai "liberali famosi", che col loro cinismo e pessimismo si mostrano inadeguati, ma che – è una legge psicologica che non possiamo ignorare – sono purtroppo l’unico naturale traino mediatico agli occhi dell’opinione pubblica.
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Ma, quel che è più grave, non c’è tempo neanche per fare la plastica facciale alla Politica politicante all’italiana, screditata e compromessa agli occhi dell'opinione pubblica, specialmente in provincia, in modo quasi irrimediabile.
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In queste condizioni, partecipare entro 1 o 2 anni ad elezioni non serve a nulla: prenderemo il solito inutile 0,1 che non si nega a nessuno, cioè meno del solito Partito dei Pensionati. Confermando così, agli occhi prevenuti della gente, tutti i luoghi comuni sui liberali "inutili" e sopravvissuti, condannati all’eterna sconfitta.
Invece, noi che ingiustamente siamo stati perdenti a lungo, ora dovremmo muoverci solo per vincere.
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Riuscirò a far cambiare idea agli amici del Coordinamento? Difficile, perché come insegna la psicologia dei gruppi (ma anche le riunioni di condominio in Italia, dove il buonsenso è sconosciuto), chi sbaglia è anche testardo e alla logica e alla psicologia oppone la maggioranza assembleare. Mentre, come la razionalità liberale vuole, in un ristretto gruppo iniziatore di un Coordinamento l’unanimità dovrebbe regnare sovrana.
NICO VALERIO

Comments:
L'amico Beppi Lamedica che, viste certe email che circolano, teme che un dibattito pubblico come il nostro sul sito "Liberali Italiani" possa essere imbarazzante, rispondo: nessun timore, basta discutere in modo elegante, al limite deciso e forte, ma sempre con le buone maniere liberali. Insomma, c'è modo e modo. Questo mio ultimo articolo, che a tratti è ironico e duro, dimostra, caro Beppi, che si può elegantemente polemizzare da amici in pubblico.
Mica perché il sito l'ho creato io: è perché è economico (gratis) e pratico. A Claudio Pietroni che non va su internet gli spedisco i 2 articoli come email.
 
I Liberali per l'italia nel loro sito scrivono che a Bologna "si è convenuto di considerare le prossime elezioni europee l'elemento centrale per il lancio di una lista liberale in tutta Italia".

Sono completamente d'accordo con questa impostazione. C'è una montagna di lavoro da fare e 3 anni possono essere addirittura insufficienti. Ritengo che per il coordinamento non sia opportuno disperdere energie e risorse in elezioni locali.

Gionata Pacor
Riformatori Liberali Europei
 
Caro Gionata,
non sono d'accordo con l'ultimo tuo pensiero.
Se qualcuno ha imminenti tornate elettorali amministrative, ha un'ccasione per emergere localmente: intanto può trovare un momento di visibilità che potrebbe portare nuove risorse umane. E in un gruppo relativamente sparuto di volenterosi, non vanno trascurate.

Ciao.
Salvatore di Maggio.
 
Vedo con piacere che la mia provocatoria parabola del "condominio all'itliana"
sta scaldando gli animi. Bene, è quello che volevo.
Ma vedo anche che tutti gli amici del Coordinamento liberale vogliono "menare le mani" subito.
Ma, dico, vi rendete conto che siamo ancora il nucleo iniziale, altamente imperfetto e provvisorio, e che non siamo ancora rappresentativi dei liberali italiani?
Lo ricordo non certo per pessimismo (sono un ottimista), ma perché amo vincere, non perdere, e per vincere bisogna essere almeno un po' perfezionisti.
Se non facciamo niente per unificare almeno tutti i piccoli gruppi (compresi i club culturali, uno dei quali il Centro Pannunzio di Torino ha già aderito), e in futuro anche i Grandi, la realtà sarà sempre la stessa di ieri.
Essendo il nucleo di un Coordinamento, non dovremmo aver paura di contattare e convincere ad entrare anche il PLI e il PRI, tanto per cominciare. Solo da quel momento potremo cominciare ad avere una certa importanza e visibilità. Che potrebbero giustificare una esposizione in pubblico.
 
Nico, quello che tu proponi non è in contrasto con l'impegno elettorale locale. Tanto più che a Parma la scuola di liberalismo che stanno portando avanti sta facendo già proseliti (e anche importanti) nella lista per le prossime elezioni. Sta diventando una vittoria.

Muoversi non è necessariamente sinonimo di menare le mani. Nel nostro caso significa prepararsi per tempo senza sprecare nessuna occasione ben consci dell'impegno che andremo a sostenere. Occhi aperti e orecchie tese per cogliere le opportunità: servono per perfezionare la startegia di avvicinamento all'obiettivo.

Per inciso: il PLI è stato messo in quiescenza dall'ufficio politico (leggi Altissimo). Si risveglierà in vista delle prossime politiche, cioè 2 anni 6 mesi e un giorno dopo le scorse elezioni. E intanto?
Vedi, un mio grande difetto è quello di trovarmi periodicamente ad aver preso troppi impegni; la cosa significa che non riesco a stare calmino, non riesco a ciondolare, a darmi al fancazzismo.
E quelli mi vengono a dire "no, adesso non fai nulla". Ma 'nulla' un paro di calli: ho buttato via la TV nel '91 per cosa?, per guardare il soffitto?
Tu stesso hai detto a Bologna che non sei un liberale moderato, che i liberali non sono moderati, perché hanno dato l'anima e il sangue per fare l'Italia. E io sono con te, certo, si milita attivamente e con il fervore che ci ha contraddistinto nei secoli. Questo è il liberalismo italiano, interpretato in modo diverso da quello inglese, dovizioso di fair play. Qui siamo latini, caldi, passionali, entusiasti, ma anche incacchiati, delusi, scoraggiati, ora disperati e l'attimo dopo con le maniche rimboccate. Insomma noi 'sentiamo': non ci si chieda di fare da soprammobili, perché non saremmo umani, non saremmo noi, non saremmo liberi!

Salvatore.
 
Grazie caro Salvatore, io mi commuovo sempre per l'entusiasmo: sono il tipico risorgimentale.
Belle parole e bei concetti.
Comunque era chiaro che io non volevo dire "non facciamo nulla",
ma concentriamoci sull'unificazione, perché se no rischiamo di bruciare l'intero movimento. La tempistica, insomma.
Pensa se Cavour avesse ordinato di prendere Roma sei mesi prima: sarebbe stato un fiasco e forse saremmo arrivati all'unità d'Italia dopo il 15-18.
Tu non sai come si è arrivati a questa situazione di stallo nel Coordinamento.
Riassumo: ho invitato io, uno per uno, gli attuali membri (tranne Marchioro) a farne parte. Da allora il Coordinamento ha perso concentrazione e non fa proseliti seri, cioè generali con le truppe al seguito (perché di liberali isolati ne avremmo a migliaia.,..).
Insomma, siamo ancora quelli che ho "scelto" io....
Questo è il problema.
Se ora il gruppo, dimenticando le ragioni per cui si è riunito, si fa prendere dall'ebbrezza di essere un quasi partito, è la fine.
Comunque, è chiaro che i liberali, i liberali veri, ovunque si presentino, dobbiamo aiutarli in tutti i modi.
Però dobbiamo tornare a rimorchiare club politici, partiti, associazioni culturali.
Io ho anche convinto il Club Pannunzio di Torino, uno dei migliori in Italia.
Ora tocca anche agli altri.
ciao e grazie
nico
 
Si, certo, l'obiettivo di riunire i generali è fondamentale. Ora però mi immagino il giorno in cui i generali siano riuniti tutti attorno a un tavolo. Cosa si dicono? Voglio dire, l'obiettivo di riunirli dovrebbe essere stendere una carta comune, una dichiarazione di intenti o similia?
Bene. Ma io non riesco a immaginare il dopo. Si vuole arrivare a unificarci in un soggetto che soddisfi tutti perché creato da tutti. Molto bene. Ma c'è una cosa fondamentale che dovrebbero fare i generali: prendere in mano il PLI. Per quello che vedo io attualmente il PLI è il soggetto disgregante: a nessuno va bene la testa che c'è attualmente e tutti i liberali si allontanano da tutti i liberali per non essere confusi con gli altri, compreso e soprattutto il PLI. Non è ben visto da troppi liberali, è un partito troppo "vecchio" per un liberale. Ti porto degli esempi (non uno).
Un amico che stavo tirando dentro, sentito che c'era di mezzo Altissimo ha smesso di parlarne. Addirittura mia madre, un tempo attivissima nella gioventù liberale, è stata convinta da me che il suo voto sarebbe andato a persone di cui conosco l'operato, perché piuttosto avrebbe votato UDC. A Parma fanno la lista Liberali Parmensi perché il PLI non è visto di buon occhio da troppi liberali. All'ultimo Consiglio Nazionale ho fortemente premuto sul concetto che l'Italia per risollevarsi deve puntare sull'istruzione, sulla cultura, sulla ricerca e sull'eccellenza. Mi è stato risposto "non siamo mica un circolo culturale". Da un sedicente liberale una risposta del genere!!! Quello non è un liberale, è un millantatore. Questo ti fa vedere quanto il PLI sappia di muffa, di solito partito che vuole il popolo ignorante per farsi i cavoli suoi. Cioè NON è un partito liberale. Questo atteggiamento disgrega il nostro potenziale elettorato.
Bisogna cambiare non solo il segretario, che è dimissionario già di suo, ma, sopra ogni cosa, l'ufficio politico. Se il pesce puzza, la testa è la prima a essere [i/a]mputata.
È lì che dobbiamo puntare. Sarebbe un passo enorme, una ventata di freschezza che galvanizzerebbe tutti i liberali.
E i generali, questo si, devono essere tutti in accordo fra loro.

Ciao.
 
Caro Voltaire, il problema del liberalismo in Italia è nella bassa qualità personale dei singoli liberali.
Ho sempre teorizzato su questo (approfittando delle mie conoscenze psicologiche), facendo notare che un mediocre senza idee dove andrà a finire? Nei partiti dove nessuno controlla le sue idee politiche (giustamente), dove nessuno lo sottopone a prove del fuoco o a comportamenti eroici, e dove addirittura quasi non di parla di politica.
Quindi Dc, Pli, FI, Ccd ecc.
In questi gruppi può passare una vita prima che qualcuno si accorga (ma non se ne accorge mai nessuno) che Tizio è in pratica uno senza idee, o non liberale o un infiltrato (infiltrato per il Potere).
Perciò è essenziale saper recitare: ecco l'importanza di essere avvocati, per esempio: gente abituata a difendere chicchessia, a dire tutto e il contrario di tutto per lavoro, ogni giorno della propria vita. La cosa avrò pure delle conseguenze sulla loro visione del mondo e sui comportamenti pratici, no?
La penso come te anche sul politicismo dei tanti "liberali di Potere", quelli che credono che la Politica risolva tutto e che fare Politica significhi lottare già dentro il partito per il Potere. E che si occupano solo di intrighi, trucchi, machiavelli ecc,
No, il liberalismo è Politica solo in piccola parte, è soprattutto Idea e Cultura. L'ho sempre pensato e sostenuto, e nel corso della mia vita ho constatato che l'ipotesi di lavoro è avvalorata.
Noi liberali non siamo "politici politicanti" per Dna. Siamo nati e vissuti anti-partito.
Basta dire che abbiamo fatto l'Unità d'Italia con un semplice comitato elettorale. Il Pli venne negli anni 20...
Infatti tra i nominativi a cui ho inviato per 2 anni il mio fortunato Salon Voltaire, 2500 persone liberali, molti rappresentano club culturali. Quello è il vero liberalismo.
Come vedi ribalto l'affermazione dell'imbecille cinico che ti ha così risposto. Anche perché culturalmente (sto parlando della cultura liberale) noi siamo qualcuno e possiamo azzittire chiunque, mentre politicamente non siamo mai stati nessuno, neanche quando c'erano Croce ed Einaudi.
La cui autorità era soprattutto intellettuale, non politica.
Ora chiudo perché è tardi (non rileggo).
Molto utili questi scambi.
Il seguito a domani.
Ma ti lascio con una sorpresa (dell'altro Nico Valerio...)
Tu che sei ingenere... (gli ing di solito si lamentano che non li si lascia mai costruire, a causa di lacci e lacciuoli...) ti farà incazzare moltissimo sapere che ho appena creato un bel sito a nome di Italia Nostra, che gestisco direttamente...
http://italianostra.blogspot.com/
(per la verità, avevo prima creato Ecologia liberale... v. link apposito)
Scusa: mi piace sbalordire....
devo essere rimasto adolescente
 
A Voltaire: guarda però che a nessuno di noi, compresi quelli che ancora hanno cariche, è mai venuto in mente di utilizzare il PLI come aggregatore della diaspora liberale e dei Nuovi Liberali. Perché conosciamo i guasti che tutti i segretari dagli anni 90 ad oggi hanno provocato con 'sta fissazione di giocare alla politica machiavellica (loro, figuriamoci!), anziché puntare sulle Grandi Idee del Liberalismo, unico nostro punto di forza, vincente.
D'altra parte oggi solo Rifondazione usa la parola partito.
Copiando i Radicali, pensavo a Liberali Italiani, ma solo come Grande aggregatore di tutti i veri liberali, ovunque siano. Non certo per ramazzare quei 4 sfigati ottuagenari che ancora si ricordano di Malagodi o Valitutti.
Oggi tutto è cambiato (ma gli amici del Coordinamento non se ne rendono conto): ci sono milioni di Nuovi Liberale che non sanno per chi votare. Altro che lo 0,1 dei vecchi lib (che poi, se vai ad analizzare, scopri che per lo più si tratta non di liberali ma di conservatori...)
Ci servirebbe un segretario pazzo e attivissimo, un radicale pentito, alla Capezzone... Ma dovrebbe lavorare ogni giorno a tempo pieno.
 
Non volevo dire che bisogna utilizzare il PLI come elemento aggregatore, ma che il PLI attualmente allontana i liberali *fra loro*, anche se non appartengono al partito; forse per una sorta di eccessiva presa di distanze, nel timore di essere confuso con un'istituzione "poco simpatica".

Indicare un segretario..... non saprei. Un ex-radicale alla Capezzone mi sembra una scelta troppo estremista. Per i liberali ci vuole, si, una persona dinamica e capace di stupire, ma stupire con cose molto sensate. E secondo me i radicali sono capaci di stupire e basta: a volte con cose sensate, a volte con visioni che lasciano perlomeno perplessi.

Salvatore.
 
Un radicale pentito? Ne conosco 4.... stanno a fare i Riformatori Liberali... ;-)
 
Ciao!
Ci sono delle novità?

Gionata
 
Novità? Sì. questi strani "liberali di sinistra" coi Ds. Vedremo domani. Ci vedo persone che erano fuori dalla politica da decenni, come Franco De Bernardinis, e Rosetta Cutolo (ma da giovani erano sfegatati di destra, ricordo benissimo). Ecco perché non c'è Enzo Marzo.
Pannella stasera intervistato da Bordin nel consueto colloquio domenicale ha chiesto a B.: "Ma ci sono questi qui? Ci sarà Marzo..."

E invece Enzo Marzo non c'è, non ci puà essere.
Marzo è di sinistra decisa, ma è serio e, lo conosco bene, è un anti-Potere (come del resto sono io, e come siamo in fondo tutti noi liberali).
Questi mi sembrano invece (è un'impressione, per carità), raccogliticci "per il Potere".
Secondo me, è un'operazione precisa "anti-Radicali": far balenare un'alternativa a loro. Come a dire: guardate che non siete i soli, se vogliamo noi Ds mettiamo sù in 24 ore un Partito fiancheggiatore, un Partito degli Agricoltori... Liberali, come nella RDT... Troppo cattivo?
Sto scherzando. Però Zanone non doveva andarci. Chi ha notizie?
 
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