<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-25718511</id><updated>2012-01-18T22:50:21.787+01:00</updated><title type='text'>Liberali Italiani</title><subtitle type='html'>I LIBERALI CON I LIBERALI.  NE' SOCIALISTI, NE' CONSERVATORI, NE' CLERICALI</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>86</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-5767664108287020512</id><published>2011-07-25T13:19:00.001+02:00</published><updated>2011-07-26T10:37:09.056+02:00</updated><title type='text'>Patto Gentiloni. La trappola dei cattolici, il suffragio universale e l’ingenuo Giolitti</title><content type='html'>&lt;p&gt;In Italia l’importanza del principio di separazione Stato-religioni, attuazione del motto cavouriano “Libera Chiesa in Libero Stato” (si veda al riguardo la &lt;strong&gt;&lt;a href="http://salon-voltaire.blogspot.com/2011/06/stato-laico-e-religioni-mettere-in.html"&gt;recensione&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt; al mio saggio &lt;em&gt;Lo Sguardo Lungo&lt;/em&gt;), fu riconosciuta, tra molti contrasti, solo fino al 1929 quando il Concordato ne abrogò il principio. In quei decenni erano restate forti&amp;#160; l’avversione della Chiesa – che non rinunciava al potere temporale in logica di convenienza (non expedit) – e la progressiva insofferenza del partito socialista, che era anticlericale e riteneva il separatismo troppo morbido. Ovviamente al Concordato portarono questioni ed interessi differenti. Però non va trascurato l’intersecarsi (giugno 1912) con un’altra grande riforma voluta dai liberali, il suffragio universale maschile (per tutti i cittadini oltre 30 anni, per quelli più giovani restavano il censo o il servizio militare assolto o i titoli di studio), con cui il corpo elettorale quasi si triplicò arrivando a otto milioni e mezzo, poco meno di un quarto della popolazione.     &lt;br /&gt;Questo cambiamento realizzava una aspirazione dello stesso Cavour. Tuttavia, estendere il voto aveva implicazioni profonde, che tra i liberali pochi avvertirono. Non gli ampliati interessi in contrasto, cosa fisiologica per i liberali. L’estensione avrebbe variato la percezione di idee e programmi politici. Man mano che il suffragio si allarga, diminuisce la percentuale delle persone con un elevato grado di attenzione al governo della cosa pubblica e ai suoi fatti. Di conseguenza, riuscire a far conoscere davvero il proprio progetto assume man mano più importanza e le modalità con cui farlo conoscere tendono sia a divenire più “elementari” sia a dover essere più capillari. In altre parole, si erano poste le premesse perché fosse indispensabile, oltre ad avere idee politiche, anche organizzarle sul piano elettorale.     &lt;br /&gt;La logica intrinseca al suffragio esteso non venne colta subito dai liberali, ma il suo meccanismo contribuì a dissolvere la capacità politica di pesare del loro movimento. Vennero avvantaggiate da un lato le organizzazioni a carattere socialista (nello stesso periodo guidate dai più barricadieri), dall’altro lato, e soprattutto, le organizzazioni cattoliche,&amp;#160; peraltro rimaste sempre attive sul territorio. Il fulcro fu l’Unione elettorale cattolica italiana (Ueci), nata nel 1907 per affiancare l’Azione Cattolica sorta l’anno precedente come associazione laica per la propaganda&amp;#160; religiosa. L’Ueci non era un partito bensì un braccio operativo impostato sull’enciclica Fermo Proposito del 1905, che escludeva la separazione tra movimento cattolico e azione politica dei cattolici rispettosi degli indirizzi spirituali.&amp;#160; &lt;br /&gt;Nel 1909, nominato dal Papa presidente dell’Ueci, il conte Vincenzo Gentiloni ne irrobustì le strutture in senso capillare. E quando&amp;#160; fu varata la riforma elettorale, pensò di giovarsene secondo l’insegnamento della gerarchia. Così, senza arrivare ad un partito, definì le condizioni che consentissero agli elettori cattolici di votare un candidato alla Camera. I punti erano libertà di associazione, libertà di coscienza, difesa dell’insegnamento privato e della istruzione religiosa, opposizione al divorzio, parità delle organizzazioni economico-sociali, principi di giustizia nei rapporti sociali, far accrescere l’influenza dell’Italia nello sviluppare la civiltà internazionale.     &lt;br /&gt;Nonostante nel 1905 con l’enciclica Vehementer Nos il Papa&amp;#160; avesse ribadito la posizione tradizionale ( “che lo Stato debba essere separato dalla Chiesa, è una tesi assolutamente falsa, un errore molto pernicioso...”),&amp;#160; i sette punti non mettevano in discussione né la Legge delle Guarentige né questioni scottanti (salvo il divorzio, che però non era maggioritario, tanto che, nei primi anni novecento, il relativo progetto governativo liberale, Zanardelli-Cocco Ortu, non era arrivato in porto). Nella forma questi punti rientravano nella logica della separazione; oltretutto i parlamentari eletti avrebbero dovuto giurare fedeltà a quel Re che, per gli oltranzisti, restava il carceriere del Papa. Insomma non erano interpretabili come una politica concordata con la gerarchia. Quindi non c’era diretta contraddizione nel fatto che diversi candidati liberali si proponessero di seguire quei sette punti, anche perché si trattava di una libera scelta dei singoli candidati in chiave separatista.     &lt;br /&gt;Semmai il pericolo era l’altro enunciato da Giolitti, “chi si obbliga ad una determinata politica non può essere considerato liberale”. In altre parole, il pericolo era che, seguendo tale strada, il voto finisse per dipendere da un contratto con gli elettori. Concetto che un liberale aborre (Giolitti vedeva lontano). Per un liberale il mandato implica il dovere di rispondere delle scelte parlamentari, che debbono essere fisiologicamente trasparenti e soggette a giudizio dell’elettorato, ma non emanazione pedissequa di un obbligo assunto per farsi votare (è uno spartiacque tra il parlamentarismo ed altre forme di rappresentanza).     &lt;br /&gt;I liberali sottovalutarono che l’Ueci, pur intaccando l’applicazione formale del non expedit, non rinunciava in niente ai suoi presupposti politici di difesa della Chiesa. E di fatti presentava i sette punti come un baluardo cristiano e li chiamava Patto Gentiloni. Tale denominazione faceva pensare ad un accordo bilaterale sul pratico riconoscimento dell’impossibilità di prescindere dalle tesi religiose per gestire la cosa pubblica: stava proprio in questo il letale veleno antiseparatista. Ora, in verità il cosiddetto Patto Gentiloni non è mai stato quel riconoscimento e neanche un patto nel senso proprio del termine. È stato solo un abile accorgimento diplomatico unilaterale del mondo cattolico. Non c’è stato alcun patto firmato. Al candidato – sempre pronto a soddisfare l’elettore – è stato offerto di dichiararsi disponibile a programmi coerenti con il suo modo di pensare e non esclusivi dei cattolici. Poi si è detto che ciò significa perseguire obiettivi conformi alla dottrina cattolica e in tal modo si è giustificata la partecipazione dei cattolici alla vita politica.     &lt;br /&gt;Tuttavia l’ambiguità era profonda. Eppure fu la forza del successo del Patto Gentiloni (i liberali passarono da 306 a 260 eletti, conservando di poco la maggioranza assoluta, ma moltissimi di loro avevano accettato i sette punti e così era stato stabilito un rapporto cardine con i veri e propri rappresentanti cattolici che erano cresciuti fino a 34; poi, con l’allargamento elettorale, erano aumentati i vari deputati socialisti e radicali).     &lt;br /&gt;Il cosiddetto Patto Gentiloni poteva essere utilizzato dai fautori del principio di separazione perché nella forma non lo contrastava, ma dal punto di vista cattolico serviva all’obiettivo opposto. Serviva a combattere l’anticlericlismo socialista e al tempo stesso il separatismo liberale. I liberali sottovalutarono tale ambiguità e l’averla sottovalutata attivò un meccanismo che cambiò il quadro e nel tempo si rivelerà esiziale per il movimento liberale. Presero spazio coloro che esibivano la&amp;#160; rappresentanza dei valori religiosi per ottenere i suffragi (questo corrodeva il separatismo) e che poi tendevano ad agire in proprio. Tra le prime avvisaglie vi fu l’entrata in guerra dell’Italia contro gli ex alleati (il cambio di alleanze&amp;#160; era stato segreto). Fu una manovra che Corona, grande stampa, poteri economici, massoneria, minoranza socialista, notissimi letterati e futuristi, imposero alla maggioranza parlamentare (che, a cominciare da Giolitti, voleva restare neutrale) e alle decise posizioni del Papa contro la guerra.&amp;#160; Ebbene, larga parte del mondo cattolico non seguì le parole del Papa (il motivo era che occorreva ricostruire l’unità del paese) tanto che nel secondo governo di guerra entrò per la prima volta anche un importante politico cattolico.&amp;#160; &lt;br /&gt;Si stava sfilacciando la regola della cultura politica liberale: partire dai fatti per capire come poter intervenire con norme attente alla convivenza e imperniate sulla sovranità dei cittadini. La politica intesa come progetto e non solo come potere. Fece ingresso l’idea che l’importante fosse farsi eleggere a qualunque costo, poi si sarebbe visto. Però intanto si era inoculato un virus che corrodeva il concetto di sovranità. E’ cosa confermata dallo stesso conte Gentiloni. Sul tema essenziale del principio di separazione (non c’è bisogno di alcuna legittimazione delle Istituzioni estranea al processo democratico), Gentiloni motivò i suoi sette punti con questo scritto folgorante: “è inutile dissertare sulla sovranità popolare che i cattolici non potrebbero mai ammettere nel senso proclamato dal liberalismo politico, perché ogni autorità è promossa da Dio e non dal popolo; cioè la sovranità non risiede essenzialmente ed inalienabilmente nel popolo”.     &lt;br /&gt;L’allentamento del rispetto del principio di separazione mutò molto gli assetti italiani, oltre ad essere all’origine del declino della forza dei liberali. L’Italia è diventata una anomalia dell’Occidente quanto a laicità. Non seguire il principio di separazione è rinunciare a regole sperimentate per una società aperta. Libertà di religione e neutralità dello Stato sono due capisaldi inscindibili della laicità istituzionale per guardare avanti. Decisivi non soltanto nei rapporti Stato religioni, ma in tutte le principali questioni della convivenza quotidiana tra cittadini sovrani. Oggi e domani.     &lt;br /&gt;&lt;font size="3"&gt;RAFFAELLO MORELLI&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-5767664108287020512?l=liberali-italiani.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/feeds/5767664108287020512/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25718511&amp;postID=5767664108287020512' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/5767664108287020512'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/5767664108287020512'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/2011/07/il-patto-gentiloni-il-suffragio.html' title='Patto Gentiloni. La trappola dei cattolici, il suffragio universale e l’ingenuo Giolitti'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-4457368761465809531</id><published>2010-09-25T12:58:00.014+02:00</published><updated>2010-10-20T01:21:11.475+02:00</updated><title type='text'>Liberali a convegno. Come sempre, a parole hanno ragione. Ma senza i fatti</title><content type='html'>Abbiamo accolto con sorpresa e anche un pizzico d’ironia l’invito all’ennesimo Convegno di liberali della più diversa provenienza, uniti dal comune sentire sullo stato della politica oggi e sulle prospettive per il domani. Nel teatro della politica all’italiana, in cui la parola, anzi la retorica da avvocati, la fa da padrona (in Italia si parla davvero troppo, specialmente scendendo verso il Sud, area elettiva ideale per i politici del nulla), eravamo convinti che si sarebbe trattato d’un Convegno, come tutti gli altri della serie, elegantemente analitico, saggiamente propositivo e comunque stimolante, ma anche vuoto di decisioni concrete e, anzi, sempre in grave, imperdonabile, ritardo con i doveri mai assolti del mondo culturale e politico liberale in questi ultimi 60 anni di vita pubblica ufficialmente “liberal-democratica”.&lt;br /&gt;Forse anche per questi rilievi sottostanti, ben noti ai giornalisti di qualunque tendenza, compresi quelli liberali, il Convegno del 21 luglio scorso, a Roma è stato ignorato dalla stampa e quindi dall’opinione pubblica, complice anche l'estate. Nessuno, che noi si sappia, lo ha commentato. Quindi, in termini comunicativi e razionali è come se non fosse mai avvenuto. Clandestino, “giustamente”, per un doppio motivo: perché liberale (e perciò, nell’immaginario collettivo dei giornalisti – viste le esperienze passate – non fattivo, quindi inutile) e poi perché estivo. Laddove la seconda argomentazione faceva da pietosa copertura della prima.&lt;br /&gt;Anche questo sito ha tardato a pubblicarlo, tanto che ci siamo consultati di nuovo con l’autore, che a suo tempo avevamo pregato di seguire il Convegno, sull’opportunità di pubblicarlo o no due mesi dopo. E lo stesso autore, per la verità, era incerto o perplesso.&lt;br /&gt;Ma il ritardo non era dovuto certo a disinteresse, semmai a troppo interesse. Perché ne volevamo sapere di più. Ma questo di più da partecipanti e proponenti non è stato possibile conoscere. Anche perché vizio tipico del liberali, specialmente anziani, è l’assenza d’una comunicazione efficace, di pubbliche relazioni, insomma del far sapere agli altri con abbondanza di particolari, prima, durante e dopo i fatti. Alcuni, poi, atteggiandosi a Cavour di provincia, come se dovessero intessere chissà quali trame, preferiscono addirittura il segreto.&lt;br /&gt;E tuttavia, riteniamo che commentare anche quell’effimero, clandestino, Convegno, abbia importanza, visto l'attuale fermento del mondo politico e udite anche alcune previsioni e tendenze preannunciate al Convegno (poi puntualmente verificatesi), come nota oggi l’autore in una nota che abbiamo aggiunto in coda al suo commento.&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;“Dar voce politica ai Liberali la vera chiave per le riforme”, era il tema del Convegno dei liberali indipendenti tenutosi il 21 luglio a Roma, nella Sala delle Colonne della Camera dei Deputati. Un bel fulmine a ciel sereno in piena estate.&lt;br /&gt;In apertura dei lavori intervento di presentazione di Pietro Paganini, del nostro Coordinamento per l’unificazione dei liberali. Un giovane-immagine al tavolo della Presidenza, tra tanti settantenni e sessantenni, porta in sala un po’ di speranza.&lt;br /&gt;Il programma prevedeva la sessione “Un vuoto da riempire”, con interventi di Stefano de Luca (segr. PLI), Roberto Einaudi (pres. Fondazione Einaudi) e Raffaello Morelli (pres. Fed. Liberali e membro del nostro Comitato). Nella sessione “Per un ricambio della classe dirigente” erano in programma interventi di Luca Bolognini, Nicoletta Casiraghi, Edoardo Croci, Vincenzo Olita, Gianfranco Passalacqua, Enrico Saponaro, Massimo Teodori, Fabiana Tenerelli. Sotto il titolo “Irrobustire nella Costituzione i principi di libertà” si leggevano i nomi di Luigi Compagna (sen. PDL), Sandro Gozi (dep. PD), Paolo Guzzanti (dep. PLI), Andrea Marcucci (sen. PD), Enrico Musso (sen. PDL, Enzo Palumbo (pres. C.N. del PLI), Carlo Scognamiglio (ex pres. Senato), Giuseppe Vegas (vice ministro Economia), Gianni Vernetti (dep. API). Sulla “Sfida internazionale” c’era l’intervento di Kirjas, segr. Liberal International.&lt;br /&gt;Lo scopo finale accennato nel programma era quello di “Tracciare possibili percorsi di politiche liberali condivise” dai più diversi settori liberali. Per “elaborare insieme una politica liberale per fare i cambiamenti necessari”, insomma, le tanto attese e mai realizzate Riforme.&lt;br /&gt;Forse è per questo che abbondavano i politici di professione, molti dei quali poco noti.&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Ma consentitemi di partire dal un piccolo, incolpevole Convegno come pretesto polemico per alzare il tiro sul problema in generale. Non si ripete sempre che questa classe politica non è liberale, che ha pochissimi esponenti liberali, e che la società civile è molto più liberale? Non si dice da sempre che Camera e Senato non rappresentano la società italiana, ma solo la partitocrazia, cioè il Regime con i suoi privilegi di casta? La politica non è un incontro tra politici e politicanti “amici” che si telefonano o si incontrano, magari alla “buvette” o nel “Transatlantico” della Camera. E allora, perché, gira e rigira, attingere sempre al Parlamento, che più di tanto evidentemente non può dare?&lt;br /&gt;E' la solita tendenza, anche e soprattutto dei Liberali (compresi repubblicani e radicali, specialmente Pannella), di partire "dall'alto", dai soliti addetti ai lavori, da "chi già c'è" a qualunque titolo nelle stanze dei bottoni, insomma della pseudo-elite dei professionisti o dilettanti della politica, alcuni dei quali sono ormai incalliti, lenti e testardi 70nni. E dopotutto non sono proprio loro i colpevoli di questo stato di cose, a cominciare dalla mancata diffusione del liberalismo in Italia?&lt;br /&gt;Al contrario, i veri liberali, quelli d'un tempo, non si ritenevano tutti dei "piccoli Cavour", per i loro intrighi quasi sempre inutili, come fanno i nostri liberali di provincia. Ma partivano dal basso, cioè dalla gente, dal popolo, facevano paziente, quotidiana, opera di pedagogia sociale, di divulgazione di massa, di educazione civile e morale (e perfino scolastica) degli Italiani. E anziché Convegni o, peggio, riunioni riservate "a quattr'occhi" in salotti, bar e ristoranti privati o del Parlamento, convocavano i cittadini di interi quartieri o città in piazze, cortili o palestre. Oggi, poi, sarebbe anche più facile con internet. Ma i liberali di oggi (e anche questo è un segno che ormai non sono più progressisti come nell'800, ma conservatori e passatisti) non amano internet e le tecnologie.&lt;br /&gt;Che differenza tra gli ambigui &lt;em&gt;pourparler &lt;/em&gt;da Machiavelli in sedicesimo e i coraggiosi Stati Generali per rifondare completamente - partendo dai cittadini - una mentalità, una coscienza liberale che in Italia manca tuttora. Altro che andare al Governo! Altro che insinuarsi all'improvviso, senza aver mai fatto nulla per 20, 30 o 50 anni, in una crisi politica o in una tornata elettorale, come un qualunque Partito della Bistecca! Per fare poi, anche se si fosse eletti - sarebbe inevitabile - proprio le stesse cose...&lt;br /&gt;NICO VALERIO&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Ma ora torniamo al Convegno. Ecco il commento di Guido Di Massimo che ha seguito per “Liberali Italiani” la giornata del Convegno. Va notato che è stato scritto il giorno dopo, 22 luglio. Segue un breve aggiornamento dello stesso autore (21 settembre):&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;"Organizzato da Pietro Paganini in un periodo poco ideale per le riunioni politiche, si è svolto a Roma, in via Poli 13, una delle tante (troppe?) sedi a disposizione del Parlamento, un convegno sul “dar voce politica ai liberali”.&lt;br /&gt;Secondo un malvezzo che sarebbe opportuno estirpare la riunione è iniziata con mezz'ora di ritardo ma, contrariamente a un certo pessimismo sulla riuscita di un convegno fissato in un periodo così poco adatto, la sala si è riempita completamente: 80-90 liberali che si riuniscono in un tale periodo è un successo.&lt;br /&gt;La varietà delle voci e delle considerazioni avanzate hanno dato al convegno una positiva richezza di contenuti. Accanto a quelle strettamente politiche ci sono state osservazioni e proposte estremamente concrete (tra l'altro l'auspicabile pubblicazione su ogni giornale della composizione azionaria della sua proprietà).&lt;br /&gt;È stata sottolineata l'anomalia dell'Italia, unico paese in Europa dove i liberali sono assenti; cosa osservata anche da Emil Kirjas, segretario generale di Liberal International, che auspicando una riunificazione dei liberali ha assicurato il proprio appoggio all'operazione.&lt;br /&gt;Si è auspicata anche la fine dei liberali presi “a noleggio” dai partiti di massa per farne elementi di decoro ma da tenere in disparte in un Parlamento ridotto a qualcosa di molto peggio di “un'aula sorda e grigia”.&lt;br /&gt;Si è parlato della necessità di una riforma elettorale e del referendum in via di organizzazione per tornare al pur deprecato “mattarellum”, che per quanto deprecabile era tuttavia migliore del sistema elettorale attuale.&lt;br /&gt;Si è parlato del liberalismo non più come scelta ma come “necessità”, e c'è chi ha osservato che le nuove generazioni saranno “di necessità” liberali. Si è parlato quindi di liberalismo non come “revanscismo” del vecchio PLI ma come soggetto politico che guarda al futuro.&lt;br /&gt;Si è parlato di un Paese ingessato, che non si muove in nessun campo, non solo in quello economico, di un bipolarismo dove in entrambi i poli non si fa politica – uno condizionato dalla Lega e l'altro che insegue Di Pietro che a sua volta insegue Beppe Grillo – con il risultato che in Italia la politica è assente. Si è parlato della necessità di “destrutturare” l'attuale sistema politico per crearne uno nuovo.&lt;br /&gt;Si è parlato del non aver capito, nel '92, quello che stava accadendo e che ora è il tempo invece di prepararsi a quello che avverrà a breve.&lt;br /&gt;E due considerazioni sono scaturite e riecheggiate da più parti pur con toni e registri diversi. La prima è che abbiamo di fronte una crisi politica grave e che siamo alla vigilia di un periodo di rottura; la seconda è che proprio per questo abbiamo bisogno di attrezzarci con un soggetto politico autonomo.&lt;br /&gt;E si è accennato anche alla costituzione di un gruppo di lavoro che si occupi della riunificazione dei liberali. Queste considerazioni sono venute da persone di sfumature politiche diverse e forse opposte.&lt;br /&gt;Chissà se – dopo tanti tentativi – è la volta buona che i liberali mettano da parte i loro eterni distinguo per riunirsi e realizzare finalmente una propria casa comune a tutti i liberali d'Itali.&lt;br /&gt;GUIDO DI MASSIMO&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;“Forse vale la pena di sottolineare due punti che visti a distanza di mesi si sono rivelati di una certa consistenza:&lt;br /&gt;- nel Convegno, il Pli confermò la sua decisione, cercando alleati, di organizzare una raccoltra di firme per l'abrogazione del "porcellum" [il sistema elettorale oggi in vigore, sintesi da “Mattarellum”, il precedente sistema inventato dall’on.Mattarella, e “porcata”, per ammissione del leghista Calderoli, NdR]; ora sono in molti a muoversi nella stessa linea.&lt;br /&gt;- sempre nel Convegno si affermò che si era alla vigilia di una crisi politica grave ed alla vigilia di un periodo di rottura; mi sembra che la previsione si sia avverata (o quasi) (gdm).&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-4457368761465809531?l=liberali-italiani.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/feeds/4457368761465809531/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25718511&amp;postID=4457368761465809531' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/4457368761465809531'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/4457368761465809531'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/2010/09/liberali-convegno-come-sempre-parole.html' title='Liberali a convegno. Come sempre, a parole hanno ragione. Ma senza i fatti'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-8916104698295907276</id><published>2010-06-04T18:11:00.003+02:00</published><updated>2010-06-05T13:18:37.040+02:00</updated><title type='text'>Non basta più definirsi "liberali". Le troppe anime del liberalismo italiano</title><content type='html'>Come nella famosa storiella ebraica, fate una domanda a tre "liberali" italiani a caso: è altamente probabile che su ogni argomento riceviate tre risposte diverse. Come mai?&lt;br /&gt;Mentre è difficilissimo rimetterli insieme, riunificarli, ammesso e non concesso che nella Storia siano mai stati uniti (ripenso alle critiche nel Parlamento torinese del mio avo liberal-democratico Lorenzo Valerio contro un bravissimo Cavour sulla guerra di Crimea, vero motore primo dell'unità d'Italia, che Valerio non capì), non è difficile rispondere sul perché i liberali si ostinino ancora a dividere il capello in quattro ("tricotessarotomisti" li ho definiti nel greco dei neologismi) e si glorino narcisisticamente di avere ciascuno una posizione eterodossa rispetto ad un preteso "pensiero comune liberale" in realtà inesistente, visto che tutti pensano e si comportano così. E’ il più buffo ma anche il più crudele dei paradossi liberali.&lt;br /&gt;Perché, oltre alle accennate componenti psicologiche caratteriali che finiscono per prevalere in club, circoli e partiti dove non vige alcuna "linea ideologica", tantomeno per fortuna alcun controllo autoritario, è lo stesso spontaneismo della sintesi sincretistica delle fonti liberali a determinare lo spezzettamento dei liberali in mille rivoli.&lt;br /&gt;Se passa, in altre parole, il concetto che il liberale vero non debba fare la sintesi tra tutti i "santini del proprio Santuario", cioè tra i grandi personaggi, i filoni culturali, le filosofie e le scelte politiche della propria storia, anche quelli in apparente contrasto tra loro, ma si possa trasformare in innamorato esclusivo e fanatico (che è proprio un atteggiamento illiberale) di Hayek contro Voltaire, di Einaudi o Popper contro Croce, o di Friedman, Giolitti o Gobetti, Cavour o Adam Smith contro chissà chi, e così via, è chiaro che per le innumerevoli sfumature di colore che si otterranno sulla tavolozza, non troveremo mai due liberali uguali tra loro.&lt;br /&gt;Ed è proprio quello che sta accadendo in Italia.&lt;br /&gt;Tanti "liberali" – le virgolette sono obbligo – vuol dire nessun liberale. Semmai, vista l’ulteriore complicazione della naturale faziosità italica a cui faceva riferimento lo stesso padre Dante, più che liberali, li chiameremo propagandisti di Hayek o Friedman, Popper o Gobetti, Keynes (certo: era aderente al Partito Liberale inglese) o Ernesto Rossi, Rawls o Amartya Sen, ma quasi nessun maturo interprete della sfaccettata e complessa idea storicamente definita in sintesi come Liberalismo.&lt;br /&gt;Se qualcuno dovesse avere ancora dei dubbi sul perché i tanti liberali italiani non si sono mai unificati, e anzi più volte invitati a farlo obiettano che gli altri sono indegni di chiamarsi "liberali" perché troppo di destra, di sinistra o di centro, troppo o troppo poco liberisti, berlusconiani o antiberlusconiani, troppo o nient’affatto laicisti, e così via, troverebbe una conferma imbarazzante nell’articolo precedente, che lamenta come sui principali temi del momento i circoli liberali italiani abbiano in realtà posizioni differenziate, dalla laicità dello Stato, all’economia, dal sistema elettorale alla politica estera (la questione d’Israele).&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-8916104698295907276?l=liberali-italiani.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/feeds/8916104698295907276/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25718511&amp;postID=8916104698295907276' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/8916104698295907276'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/8916104698295907276'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/2010/06/non-basta-piu-definirsi-liberali-le.html' title='Non basta più definirsi &quot;liberali&quot;. Le troppe anime del liberalismo italiano'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-1977883561129479627</id><published>2010-06-04T18:06:00.002+02:00</published><updated>2010-06-04T18:36:44.477+02:00</updated><title type='text'>"Liberali in Italia? Divisi su elezioni, laicismo, economia, e perfino Israele"</title><content type='html'>Per alcuni anni, a partire dai risultati delle elezioni del 2004 per il rinnovo del Parlamento Europeo, sono stato assiduamente in contatto con quasi tutti i gruppi e le associazioni dichiaratamente liberali esistenti in Italia, per verificare se esistessero le condizioni minime per una riunificazione, se non di tutti, di una parte significativa dei liberali su una linea politica che ora, per sbrigarmi, definisco "centrista". Ossia volta al superamento di un sistema politico che con artifizi vari, di tecnica elettorale e di regole istituzionali, altri avrebbero voluto semplificare fino all'estremo, risolvendolo nella dialettica fra due soli partiti. Tra i tanti che, senza essere arruolati fra i laudatori del Presidente Berlusconi, si compiacciono di definirsi liberali, per sensibilità sviluppata attraverso specifiche letture, o per tradizioni familiari, o per le più varie motivazioni, ho rilevato – quasi con lo spirito scientifico del ricercatore – tutto e il contrario di tutto.&lt;br /&gt;Per quanto riguarda la legge elettorale, ho incontrato persone convinte che la proporzionale sia da fuggire come la peste ("maledetta proporzionale" ha scritto qualcuno) e che non esistano alternative al sistema maggioritario, realizzato attraverso collegi uninominali ad un solo turno. A questi anglofili, il leader dei liberal-democratici britannici, Nick Clegg, recentemente ha dato un dispiacere proponendo di rimettere in discussione con apposito referendum il mantenimento della legge elettorale del Regno Unito, che i nostri pensavano perfetta.&lt;br /&gt;Non mancano, sul fronte opposto, i difensori della proporzionale, che magari vorrebbero purissima, senza alcuno sbarramento, in modo che anche liste che raccolgono lo zero virgola qualcosa abbiano speranze.&lt;br /&gt;Per quanto mi riguarda, so che la legge elettorale perfetta non esiste; personalmente, propendo per un sistema elettorale misto, con la parte prevalente dei seggi assegnati in collegi uninominali, ma con candidati selezionati in un precedente turno di primarie obbligatorio e disciplinato dalla legge; e con una quota di seggi assegnati con metodo proporzionale fra liste concorrenti in circoscrizioni abbastanza ampie, così da salvaguardare il pluralismo nella composizione del Parlamento, invece non garantito dal sistema maggioritario puro, perché potrebbe succedere che in tutti i collegi prevalga sempre il medesimo schieramento, in molti casi per pochi voti di scarto.&lt;br /&gt;Ma la confusione delle lingue (e dei cervelli) si può riscontrare con riferimento a qualsiasi altro argomento. Così, da un lato ci sono i fautori dell'unità dei laici contro il pericolo clericale; dall'altro ci sono quanti obiettano che essere "laici" non basta a caratterizzare una linea politica (ad esempio, tanto Giovanni Gentile, quanto Antonio Gramsci, avevano posizioni non confondibili con quella dell'ubbidienza alla Chiesa Cattolica, ma si trattava pur sempre di posizioni molto diverse e distanti fra loro). Personalmente, nutro profondo rispetto per il sentimento religioso e sono convinto che il valore della libertà vada apprezzato anche (soprattutto) nella dimensione spirituale, come processo perenne di affinamento della coscienza morale individuale e di ricerca della verità.&lt;br /&gt;Per passare alla "centralità" dell'economia, troviamo persone convinte che tutto ciò che è pubblico sia da respingere come fonte di sprechi e che le sorti di ogni cosa vadano decise dal mercato. Si dicono liberali, ma io li definisco anarco-capitalisti. Personalmente, non li sopporto; mi attesto sulla distinzione fra liberismo economico e liberalismo filosofico-politico-giuridico, che fu teorizzata da Benedetto Croce.&lt;br /&gt;Non dimentico mai che politici della Destra storica, come Minghetti e Silvio Spaventa, volevano che il sistema ferroviario nazionale fosse di proprietà e sotto l'esercizio dello Stato; per questo furono messi in minoranza nel 1876 da un'alleanza parlamentare fra Sinistra e liberisti. Così come non dimentico che un economista liberista, quale Ernesto Rossi, fu convinto fautore della nazionalizzazione dell'energia elettrica. In entrambi i casi (ferrovie ed energia elettrica), non per scelte ideologiche preconcette, ma per una valutazione realistica della soluzione che, nelle circostanze date, sembrava realizzare meglio l'interesse pubblico.&lt;br /&gt;Finora mi ero illuso che ci fosse una qualche concordia di vedute fra i liberali almeno limitatamente alle grandi scelte di politica estera. Ma anche in questo campo vengo smentito dai fatti. Scopro un gruppo, ovviamente liberale, che invia una lettera al Ministro degli Esteri italiano (manca il senso del limite) per chiedergli di ritirare il nostro Ambasciatore in Israele; segue una vibrata protesta per la condizione dei Palestinesi di Gaza e contro i governanti israeliani, le cui mani gronderebbero sangue.&lt;br /&gt;Al riguardo, condivido senza riserve l'ottimo editoriale di Angelo Panebianco nel "Corriere della Sera" del 4 giugno 2010, titolato "La fragilità di Israele". Gli attuali governanti di Israele hanno compiuto e continuano a compiere gravi errori; ma il contesto è oggettivamente difficile. Negli ultimi tempi è stato reso più complicato dalle nuove posizioni assunte dalla Turchia, la quale intende fare pagare agli Europei le difficoltà che finora hanno frapposto all'ingresso di quell'importante Paese nell'Unione Europea. Una Turchia protagonista di una politica estera aggressivamente caratterizzata nel segno dell'unità islamica può rimettere completamente in gioco equilibri già molto precari.&lt;br /&gt;Non voglio discutere di quali fossero gli orientamenti politici delle persone di varia provenienza che hanno cercato di forzare il blocco navale israeliano, per portare aiuti alla gente di Gaza. Sotto il profilo strettamente metodologico, chiedo: non è forse vero che questo nostro mondo sarebbe ancora più violento e caotico se prendesse piede il criterio che quanti non condividono una misura politico-militare (come il blocco navale, nel caso in questione) sono legittimati a disattenderla in nome di superiori sentimenti di pace e di umanità? Occorre sempre molta prudenza prima di avventurarsi in considerazioni di politica estera; ma, ragionando in astratto, la Cina tollererebbe manifestanti di altri Paesi che, in territorio cinese, organizzassero una protesta, a favore del Tibet? La Russia tollererebbe, nel proprio territorio, manifestazioni per l'autonomia dei Ceceni? La violenza di uno Stato contro chi esprime opinioni determina sempre reazioni di rigetto. Ma bisogna avere chiaro che non sono soltanto gli Israeliani a comportarsi così. La storia mondiale è piena di atrocità, commesse da tutti gli Stati, per perseguire propri obiettivi di potenza. Anche i "civili" Inglesi hanno molte pagine davvero poco gloriose nella loro storia; fino al punto di muovere guerra ai Cinesi perché si rifiutavano di continuare a commerciare l'oppio. Per venire alla nostra storia italiana, basta ricordare il modo in cui il regime fascista normalizzò la Cirenaica, deportando popolazione inerme in campi di concentramento e facendola letteralmente morire di fame e di stenti. Fino all'impiccagione di Omar al-Mukhtàr.&lt;br /&gt;Lo Stato d'Israele non ha avuto pace sin dal suo inizio. Nel maggio del 1948 fu attaccato contemporaneamente dai seguenti Stati arabi, che non avevano accettato la risoluzione del'ONU del 29 novembre 1947: Egitto, Siria, Libano, Transgiordania (l'attuale Giordania), Iraq e Arabia Saudita. Nel 1967 (guerra dei sei giorni), fu Israele a prendere l'iniziativa bellica, ma dopo che Nasser aveva stabilito il divieto per le navi israeliane di attraversare il Canale di Suez. La guerra del Kippur fu un attacco proditorio di Egitto e Siria contro Israele. Fu scelta una festa religiosa ebraica per cogliere di sorpresa ed impreparati gli Israeliani. Il Consiglio di Sicurezza del'ONU non condannò subito l'attacco, ma votò il cessate il fuoco soltanto sedici giorni dopo che erano iniziate le ostilità (22 ottobre 1973) e, naturalmente, diede torto agli Israeliani che, dopo aver subito l'offensiva nemica nella prima settimana, avevano ripreso il sopravvento militare.&lt;br /&gt;L'ONU, per come è strutturata, dà sempre e comunque torto a Israele. Che rappresenta una piccola minoranza mondiale, rispetto ai numeri e alla rilevanza geo-strategica dell'insieme degli Stati arabi e islamici. Anche gli arabi più moderati, alla resa dei conti, non possono fare altrimenti che attestarsi su una linea di solidarietà inter-araba.&lt;br /&gt;Israele ha potuto sopravvivere finora perché, nei momenti decisivi, gli Stati Uniti hanno posto il veto contro deliberazioni anti-israeliane del Consiglio di Sicurezza dell'ONU. Lo Stato d'Israele sembra forte contro i Palestinesi; ma, in realtà, è potenzialmente sempre più debole contro tutto il mondo arabo e islamico coalizzato. Quando gli Stati Uniti non avranno più la forza politico-militare di sostenere lo Stato d'Israele, questo sarà cancellato dalla carta geografica. Io temo questo esito e certamente non lo auspico. Mi piacerebbe che le prese di posizione pubbliche di quanti si definiscono liberali fossero qualitativamente diverse da quelle di coloro che abitualmente indossano sciarpe e mantelle con i colori palestinesi. Mi piacerebbe che un più sviluppato senso critico facesse comprendere che il male del mondo non inizia e non finisce con lo Stato d'Israele. Arrivo a sperare che Paesi realmente amici di Israele possano svolgere un credibile e concreto ruolo di mediazione per indurre gli stessi governanti israeliani a fare auto-critica e a seguire politiche più accorte, di ricerca della pace possibile con chi – all'interno del variegato mondo arabo e islamico – la pace la vuole davvero.&lt;br /&gt;E, comunque, basta con i "liberali" generici. Vadano a ramengo. Se avessi un minore senso del ridicolo proporrei la costituzione di una nuova genia politica: i "liberali amici del bene comune". In sigla ABC, perché proprio all'abbicci della politica si dovrebbe tornare.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;LIVIO GHERSI&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-1977883561129479627?l=liberali-italiani.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/feeds/1977883561129479627/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25718511&amp;postID=1977883561129479627' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/1977883561129479627'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/1977883561129479627'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/2010/06/liberali-in-italia-divisi-su-elezioni.html' title='&quot;Liberali in Italia? Divisi su elezioni, laicismo, economia, e perfino Israele&quot;'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-7084411935292889856</id><published>2010-05-03T12:28:00.023+02:00</published><updated>2011-10-09T23:02:07.500+02:00</updated><title type='text'>Pannella e il pannellismo: grandi idee, fantasia geniale e grandi errori politici</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/S96rE36kmhI/AAAAAAAACQg/iPFwwFGxk64/s1600/Marco+Pannella+(caricatura+di+Franco+Bruna).jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px 10px 10px 0px; width: 236px; float: left; height: 312px; cursor: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5466995097891805714" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/S96rE36kmhI/AAAAAAAACQg/iPFwwFGxk64/s320/Marco+Pannella+(caricatura+di+Franco+Bruna).jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Non solo i Radicali hanno 55 anni, e perciò sono il più antico partito italiano in attività e con rappresentanti eletti, ma il fondatore Marco Pannella ha compiuto ieri 80 anni, e dunque è il più vecchio leader politico attivo in Italia. E noi che siamo liberali e anche radicali dalla prima adolescenza, sia pure in dissenso su alcuni punti, auguriamo a Marco, ai Radicali e all’Italia ancora tanti anni di coraggiose battaglie per la libertà, la giustizia e i diritti civili.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Pannella è non solo un grande uomo dalla forte personalità, ma ormai, per la sua continuativa presenza vigile e critica a partire dal dopoguerra, quasi un nuovo &amp;quot;Padre della Patria&amp;quot; dell’Italia contemporanea, un continuatore sincretistico, eccentrico, addirittura iconoclasta, ma onesto, di un vasto arcobaleno liberale che va da Cavour a Salvemini, da Pannunzio a Ernesto Rossi, a Calogero (ma dai tre suoi contemporanei fu giudicato talvolta un “matto”). Ma se neanche i suoi colleghi più anziani del primo Partito Radicale lo capirono davvero, è naturale che l’Italia, che lo ha capito ancor meno di quanto lo abbia amato, sia comunque con lui in debito di gratitudine.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Quel po’ di riforme liberali che nei Paesi a democrazia liberale erano già tranquillamente in vigore da decenni, Pannella e il piccolo manipolo dei Radicali ce le hanno date in modo drammatico, a prezzo di lotte e sacrifici grandissimi, stimolando come fastidiosa mosca cocchiera i partiti e le Istituzioni, esponendosi in prima persona, facendosi arrestare o processare. Solo per ricerca patologica di visibilità? Non solo, anche se è vero che in via di Torre Argentina è domiciliato un vero e proprio &amp;quot;partito giornalistico&amp;quot;, che vive costantemente con gli occhi su giornali e tv, e perfino le azioni e i programmi adatta scientificamente su misura dei vari media. Allora per eroismo o masochismo? Neanche.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Il fatto è che nel nostro Paese le forze reazionarie o conservatrici, la Chiesa in testa, hanno sempre opposto – a differenza che altrove – resistenze durissime alle riforme democratiche e liberali, alla trasparenza, al controllo dei cittadini sugli atti degli eletti, al rispetto delle regole, alla concorrenza, al merito senza raccomandazioni, al riconoscimento dei diritti civili, alla separazione tra Stato e Chiesa. Noi non abbiamo avuto una vera &amp;quot;rivoluzione liberale&amp;quot;: ecco perché perfino un Partito Liberale, se ci fosse, dovrebbe essere in Italia più duro e aggressivo che nei Paesi anglosassoni. Ma non c'è.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Altra cosa, invece, è il giudizio sulle opzioni ideologiche e sulle tattiche politiche radicali. Pannella, che uscì subito, troppo presto, dal Partito Liberale, nel quale da giovane faceva parte della sinistra liberale, ha creduto a lungo che potesse esistere il famoso &amp;quot;ircocervo&amp;quot; liberal-socialista su cui aveva giustamente ironizzato Benedetto Croce. Tant’è vero che ancora oggi in casa radicale si ricorda con simpatia e partecipazione il &amp;quot;progetto riformatore&amp;quot; &lt;em&gt;lab-lib&lt;/em&gt; di Craxi, che aveva un secolo di ritardo su qualsiasi partitucolo liberale.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Fatto sta che il neonato Partito Radicale del 1955 voleva essere il continuatore dello sfortunato Partito d’Azione, a sua volta la realizzazione politica del movimento antifascista Giustizia e Libertà fondato sul binomio Pensiero e Azione. Ma sfuggì ai primi radicali, un po’ per colpa loro e un po’ per il pessimo esempio offerto in quegli anni e nei decenni futuri – con l’unica eccezione della battaglia per il divorzio – da un Partito Liberale Italiano, in realtà ultra-moderato o conservatore, che il Liberalismo non ha certo bisogno del Socialismo per ritrovare in sé il coraggio del Risorgimento, il laicismo, le riforme più avanzate, la solidarietà per i più deboli, la flessibilità in economia. Neanche Keynes, che fu un personaggio-limite, era un socialista. E d’altra parte fu il liberale Zanardelli a creare le Ferrovie dello Stato. Fu Cavour a far pagare più imposte ai più ricchi, quindi anche a se stesso. E furono Cavour e Siccardi a togliere i privilegi agli enti ecclesiastici, e a far arrestare perfino l’arcivescovo di Torino che istigava il popolo a non rispettare la legge dello Stato. Sarebbe bastato che i sedicenti &amp;quot;liberali&amp;quot; italiani facessero davvero i liberali, meglio se liberali moderni.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Oggi, il Socialismo ha ormai definitivamente perso, e il Liberalismo ha stravinto nella competizione della Storia. E, per fortuna, grazie all’attuale crisi economica globale, quasi non bastando i testi degli scrittori liberali, si è capito anche che il Liberalismo non coincide certo col Capitalismo, di cui in fondo (come pure per le Istituzioni statuali) si limita ad essere un garante, un arbitro.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Eppure, Marco Pannella, è ancor oggi convinto che il ruolo ultimo dei radicali è nella &amp;quot;alternativa di Sinistra&amp;quot;, non certo nell’egemonizzare i tanti liberali. Non per caso, dopo l’emorragia e le defezioni dei radicali fondatori, da Pannunzio a Rossi, la piccola frazione che rimase a gestire la sigla dei Radicali storici nei primi anni 60 fu quella pannelliana dei &amp;quot;Radicali di sinistra&amp;quot;. Basta leggere la eloquente, lunga voce della &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Partito_Radicale_(Italia)"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #cc0000"&gt;storia&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; del Partito Radicale, che pochi conoscono.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Allora, almeno, esisteva ancora un piccolo e inadeguato ma attivo Partito Liberale. Possibile che Pannella non comprenda che manca in Italia, unico Paese occidentale formalmente &amp;quot;liberale&amp;quot;, un forte soggetto politico liberale, maggioritario, come si conviene all’ideologia che ha vinto e che regge col suo nome tutta la baracca dell’Occidente e perfino di alcuni Paesi orientali? Esiste un deficit non solo di Liberalismo in Italia, ma perfino di rappresentanza politica liberale. Deficit che certamente il minuscolo partito dei Radicali non può compensare. Anche perché non pochi liberali negano che gli amici Radicali siano dei veri liberali.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;E poi, serve parlare alle larghe maggioranze dei cittadini, alla gente comune, non più solo alle tradizionali minoranze emarginate (ma &amp;quot;privilegiate&amp;quot; dai Radicali), come i carcerati, i tossicodipendenti, i malati, le abortiste, gli omosessuali ecc.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Eppure, il &amp;quot;sindacato delle minoranze&amp;quot; – che poi neanche sono elettoralmente grate, cioè neanche vanno a votare, perché a votare radicale sono poi i normali &amp;quot;borghesi&amp;quot; delle grandi città col loro voto d’opinione – e le eroiche raccolte di firme ai tavolini di quartiere, e il continuo appello al popolo coll'inflazionato referendum, non hanno impedito ai Radicali di ambire alla Grande Politica Istituzionale. E questa è già una prima contraddizione.   &lt;br /&gt;Per niente riamato (famoso l’episodio dello schiaffo davanti alla sede di via delle Botteghe Oscure), Pannella ha preteso di coinvolgere non il Partito Liberale e il Partito Repubblicano, effettivamente poca cosa perché non rappresentano il Liberalismo diffuso nel Paese, ma il Partito Comunista. Allo stesso modo, in seguito ha fatto provocatoriamente la corte ai socialisti di Craxi ed ora al Partito Democratico. Questo è il target delle alleanze radicali, non certo il mondo laico-liberale, nonostante una vulgata comune nella base dei liberali storici.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Perciò, è di lunga data il principale errore storico di Pannella, la mancata aggregazione, grazie al potere di cristallizazione della sua personalità carismatica, di tutti i liberali italiani in un’unica sigla. Soggetto che sappiamo vincente, dato che tutte le indagini demoscopiche attribuiscono alla posizione liberale – con opportuni quesiti sui più diversi temi, dalla laicità dello Stato all’economia – dal 30 al 50 per cento ed oltre di consensi italiani. Siamo o no, dopotutto, la 7.a od 8.a potenza industriale dell’Occidente? Se negli Stati Uniti o in Gran Bretagna, ad esempio, i questionari darebbero rispettivamente il 90 e il 70 per cento, sarebbe strano, perciò, che in Italia i &amp;quot;liberali&amp;quot; nel puro significato ideologico fossero meno di un terzo.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;E se questo è vero, il &amp;quot;Pierino&amp;quot;, il &amp;quot;goliardico&amp;quot;, l’ &amp;quot;esibizionista&amp;quot;, il &amp;quot;narcisista&amp;quot;, l' &amp;quot;istrionico&amp;quot; Pannella, tutto preso a costituire un piccolo movimento di punta, un’elite agitatoria, la zanzara-tigre isolata e perciò altamente visibile, ma anche facilissima (per lui) da controllare a differenza di un grande partito, avrebbe rinunciato ad un Grande Soggetto Liberale unitario da almeno 30 per cento dei voti, insomma un grande partito leader di Governo?&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Certo, Pannella non è caratterialmente un Presidente del Consiglio, ma un geniale guastatore, uno che produce salutari &amp;quot;crisi&amp;quot;, non uno che le compone, uno che solleva scandali non uno che li sopisce.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Con l’aggravante che l’attuale partito radicale, &amp;quot;Radicali Italiani&amp;quot;, pur essendo un gruppuscolo esemplare di militanti uniti tra loro &amp;quot;per la vita e per la morte&amp;quot; e che fa politica 24 ore su 24, al momento delle elezioni perde l’aspetto movimentista e prende voti ideali e generici di simpatia come qualsiasi movimento liberale, cioè si trasforma in un &amp;quot;partito di opinione&amp;quot;. E allora, tanto valeva…&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Macché, chi pensasse questo mostrerebbe di non conoscere la psicologia in generale e il carattere di Pannella in particolare. In qualsiasi grande partito che si rispetti, che cioè si fosse confrontato ogni giorno con la dialettica e il sistema di alleanze con altri grandi partiti o anche nel Governo, un estroverso irrefrenabile come Pannella non potrebbe più fare il &amp;quot;Pierino&amp;quot;, né inventarsi in cinque minuti le sue famose, geniali mattane, imprevedibili perfino per i militanti più fedeli. Il fantasista improvvisatore, il provocatore, la primadonna, avrebbe dovuto mettersi a freno, fare i conti con altre primedonne – e tanti personaggi banali, oscuri e mediocri – provenienti eventualmente dalle classi dirigenti degli altri partiti laici, proprio in un’area come quella liberale che in genere è razionale e seriosa, pochissimo disposta alla politica come spettacolo, e tantomeno ai nobilissimi &amp;quot;ricatti&amp;quot; violenti della non-violenza alla Gandhi.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Ecco perché, fin dall’inizio, Pannella non si è mai occupato dei Liberali ma della Sinistra, anche la più estrema, nonostante la sua origine e perfino la sua conclamata simpatia ideologica per la Grande Destra cavourriana. Diciamo che nello sfaccettato e complicato Marco l’ideologia si è dovuta piegare alla politica, e questa al di lui particolarissimo carattere istrionico. Un attore del suo calibro, al posto di Malagodi e La Malfa, sarebbe stato ridicolo oltreché impensabile.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Ma oggi? La Storia non si fa con i &amp;quot;se&amp;quot;, ma dagli anni 90, proprio in concomitanza con la crisi del PLI e del PRI, Pannella avrebbe potuto e dovuto fondare gli Stati Generali del Liberalismo, nonostante la sua antipatia di sempre per le ideologie, compreso l’&lt;em&gt;ismo&lt;/em&gt; liberale. Il suo vizio anti-ideologico della politica personalistica senza freni inibitori, che i biografi più benevoli definiscono &amp;quot;pragmatismo&amp;quot;, &amp;quot;sincretismo&amp;quot; e &amp;quot;trasversalismo&amp;quot;, avrebbe dovuto cedere almeno di fronte alla convenienza, alla utilità. Quelli erano tempi favorevoli: fine della Democrazia Cristiana, muro di Berlino, crisi dei partiti comunista e socialista, trionfo liberale, sviluppo economico, inizio della globalizzazione, e Berlusconi non ancora disceso in politica. Ora, poi, dopo aver costretto all’emigrazione il geniale comunicatore Capezzone, che avrebbe potuto essere anche un giovane leader liberale unitario, è lo stesso Pannella che denuncia il bipolarismo finto e senza idee, da Destra a Sinistra, con l’ascesa di una classe politica cinica e affaristica che è di gran lunga la peggiore della Storia dell’Italia unita. E anche gli esempi clamorosi che giungono dal regno Unito, con quel Clegg che riesce a bucare lo schermo televisivo con idee liberali e che rafforza il tripolarismo britannico partendo da un terzo dei voti, avrebbero dovuto convincere chiunque, ma non il testardo Marco.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;I Radicali, insomma, che pure si riempiono la bocca anche loro del magico aggettivo &amp;quot;liberale&amp;quot;, sono ancora convinti dell’inutilità, della fatuità, della volatile leggerezza politica dei Liberali, specialmente italiani. Pannella, è evidente, è rimasto alla fotografia in bianco-nero della sua giovinezza, quando i liberali tipici erano davvero galantuomini, distinti signori onesti e intellettuali, talvolta perfino aristocratici (ad averceli, oggi!), però teorici e alquanto pigri, persi nei propri mille interessi di persone o molto intelligenti o molto ricche, incapaci di parlare alla gente o di capirla davvero, negati per la psicologia della comunicazione, per l’attività politica spicciola, per la propaganda. Tutti &amp;quot;segretari politici&amp;quot; in pectore, ma nessun militante.   &lt;br /&gt;E se questo è stato l’imprinting psico-sociologico ricevuto dal giovane Pannella, come meravigliarsi se i &amp;quot;suoi&amp;quot; Radicali, i post-calogeriani, siano diventati – all’opposto – tutta azione e niente pensiero, insomma solo esemplare attivismo frenetico, esemplare per gli stessi iscritti radicali, per la classe politica e per l’Italia? Un eccesso di azioni provocatorie, nel senso più nobile del termine, che ha finito per creare la coesione &amp;quot;da eroismo&amp;quot;, l’atmosfera da setta fanatica che ricorda i primi Cristiani. E la sete di &amp;quot;verità&amp;quot;, termine poco liberale, come anche &lt;em&gt;ahimsha&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;sathyagraha&lt;/em&gt;, gli deriva dal grande Capitini, il cattolico non violento e vegetariano inventore della &amp;quot;marcia della Pace&amp;quot;, che fu uno dei suoi maestri, il responsabile di quella sua impazienza da cristiano protestante.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Evviva, dunque, Pannella, il mostro sacro della politica italiana, il politico non-politico per eccellenza (che però vive, respira la politica 24 ore su 24), il &amp;quot;diverso&amp;quot; della Casta, che compie vitalissimo i suoi 80 anni. Grazie di cuore per tutto quello che ha fatto, stimolato, inventato e pensato. L’Italia deve essergli grata. E un seggio a vita in Senato se lo meriterebbe, certo, ma solo se non fosse ancora così attivo, così provocatorio, così &amp;quot;giovane&amp;quot;, così intellettualmente di parte.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;span style="color: #000099"&gt;Può sembrare paradossale che Marco Pannella, ora che comincia ad essere dipinto quasi come &amp;quot;padre nobile&amp;quot; anche dai suoi eterni avversari, venga accusato proprio dai Liberali. Non di aver fatto ma di &amp;quot;non aver fatto&amp;quot; qualcosa. Anche lui, anzi proprio lui che aveva destato tra i liberali più riformisti grandi aspettative, ha commesso degli errori, e gravi. Passiamoli in rassegna:&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;span style="color: #000099"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #000099"&gt;1. CONTRO LE IDEOLOGIE, ANCHE CONTRO L'UNICA CHE HA VINTO. Il primo errore è quello di credere che il Liberalismo non basti a se stesso, e che lo si debba incrociare col Socialismo (ma sarebbe un &amp;quot;ircocervo&amp;quot;, aveva ragione Croce) o, almeno, con una sorta di pietismo di stampo cristiano-&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #000099"&gt;riformatore. In realtà Pannella è l'anti-ideologo per eccellenza: questo - ne è convinto - dovrebbe permettergli di spaziare a suo agio e senza limiti a Destra e Sinistra come una primadonna, trasversale a tutto e tutti. Troppo comodo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;span style="color: #000099"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #000099"&gt;2. IL PERSONAGGIO AL POSTO DEI PROGRAMMI. Il secondo è quello di aver dato troppo spazio al carattere del personaggio, alle sue improvvisazioni mediatiche, ai suoi discorsi da decenni oscuri, sibillini, contorti, barocchi e incomprensibili, e poco alle alternative e ai programmi concreti, con poche parole chiare e semplici, com'è nella tradizione anglosassone e liberale, e soprattutto agli obiettivi di lungo periodo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;span style="color: #000099"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #000099"&gt;3. IL SINDACATO DELLE MINORANZE EMARGINATE. Al posto delle ideologie o dei programmi ci sono pochi temi e categorie protette: carcerati, tossicodipendenti, abortiste, divorziandi, gay ecc. E la gente comune, le larghe maggioranze dei cittadini?&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;span style="color: #000099"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #000099"&gt;4. VECCHIO PARLAMENTARISMO. Il terzo errore, quello di operare nella società civile per poi ricercare le alleanze solo in Parlamento, dove – è chiaro, col sistema dei &amp;quot;nominati&amp;quot;, non degli eletti – i liberali non ci sono, non ci possono essere. Ma allora, perché tentare di colloquiare a destra e a manca, e allearsi con &amp;quot;cani e porci&amp;quot;? Un comportamento machiavelliano e politichese.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;span style="color: #000099"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #000099"&gt;5. MAI CREDUTO NEL SOGGETTO LIBERALE. Il quarto errore, quello principale, non aver capito subito che il Liberalismo ormai diffuso tra la gente non trova in Italia un Grande Soggetto Liberale, caso unico al mondo, e che perciò bisognava indire – ma senza la minima egemonizzazione, da &lt;em&gt;primi inter pares&lt;/em&gt; (cosa difficilissima per Pannella) – veri e propri Stati Generali non dei partitini o delle sigle esistenti, ma del Liberalismo nascente, ubiquitario nel Paese. Iniziativa che solo Pannella, con la tenacia, la capacità di seduzione e il carisma che ha, poteva promuovere. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;span style="color: #000099"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #000099"&gt;6. DA PUNGOLO A PROTAGONISTA. Infine, l'errore di non aver afferrato, mentre imitava gli anglosassoni, che in quei Paesi l’azione dei &amp;quot;liberal&amp;quot; o radicali funzionava da dettaglio o perfezionamento specialistico, insomma da &amp;quot;suocera&amp;quot; dei Governi liberali. Invece in Italia, dove manca, è sempre mancato, un Grande Partito Liberale, questa azione di contraltare e di critica o stimolo non può funzionare con una Destra e una Sinistra entrambe illiberali, affariste, clientelari, antidemocratiche e clericali, e perciò ai Radicali nostrani verrebbe affidato (come è sempre stato affidato, in realtà) un ruolo troppo ambizioso, addirittura surrogatorio, insostenibile per un'elite di poche centinaia di attivisti.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;span style="color: #000099"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: verdana; color: #000000; font-size: 78%"&gt;&lt;font color="#800000"&gt;IMMAGINE. Marco Pannella referendario in una riuscita caricatura di Franco Bruna&lt;/font&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-7084411935292889856?l=liberali-italiani.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/feeds/7084411935292889856/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25718511&amp;postID=7084411935292889856' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/7084411935292889856'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/7084411935292889856'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/2010/05/pannella-e-il-pannellismo-grandi-idee.html' title='Pannella e il pannellismo: grandi idee, fantasia geniale e grandi errori politici'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/S96rE36kmhI/AAAAAAAACQg/iPFwwFGxk64/s72-c/Marco+Pannella+(caricatura+di+Franco+Bruna).jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-3954796931063579070</id><published>2010-02-06T11:43:00.010+01:00</published><updated>2010-02-06T13:12:14.247+01:00</updated><title type='text'>Per una teoria liberale di Governo: Europa, laicità, mobilità, regole di mercato</title><content type='html'>Un bel manifesto-programma liberale, che può valere per tutti i liberali, anche quelli immemori che hanno dimenticato l'abc del Liberalismo, con la scusa che sarebbe "una idea moderata" e che perciò non richiederebbe né idee, né programmi, né memoria, né spirito critico, né intelligenza, è stato nei giorni scorsi stilato da Critica Liberale e dal neonato Forum Liberal-Democratico per l’Economia e le Riforme (Folder). Lo condividiamo e lo presentiamo qui di seguito.&lt;br /&gt;Ma chi sono i firmatari? Ben nota è Critica, animata da anni da Enzo Marzo, poco noto è Folder, un nuovo pensatoio di giovani intellettuali organizzato da Massimo Donadi e Sandro Trento nell'intento, non si sa quanto possibile, di corroborare con idee forti, giuste e presentabili, il composito e ideologicamente confuso partito di IDV (Italia dei Valori).&lt;br /&gt;Un manifesto che suggerisce &lt;strong&gt;&lt;span style="color:#3333ff;"&gt;quattro filoni di pensiero pratico per una nuova teoria liberale di Governo&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;, adattissimo sia a chi sta all'opposizione, sia a chi sta al Governo. E che sia indirizzato come "lettera aperta" o appello a IDV, è quasi secondario. Certo, Di Pietro farebbe bene a impararlo a memoria e a metterlo in pratica, se ne è capace, se vuole che la sua opposizione perda quel carattere così erratico, sanguigno e.populistico che piace tanto ai vignettisti, per assumere la sostanza e il tono di una organica e seria posizione davvero liberale. Ma gli stessi "veri liberali" di lunga data che ironizzano su Di Pietro, sono sicuri di aver fatto il loro dovere di liberali e di non essere i veri colpevoli dell'attuale stato di cose in Italia? Altro che Berlusconi. La politica, come la fisica, insegna che ogni vuoto va riempito. E' indubbio che se i liberali italiani lo avessero voluto, non ci sarebbe stato il quindicennio berlusconiano, oggi i liberali sarebbero uniti, e anzi costituirebbero addirittura la maggioranza della classe politica e di Governo, così come sono - non per merito proprio - maggioranza silenziosa, troppo silenziosa, nel Paese.&lt;br /&gt;Per questi motivi, riteniamo una interessantissima novità l'elaborazione teorica (ma di Governo) stilata da Folder-Critica. Facciamo finta che non sia indirizzata come lettera aperta al congresso di IDV. &lt;strong&gt;&lt;span style="color:#3333ff;"&gt;Prendiamola come un appello a tutti i Liberali.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; Una "scaletta" di idee di base che permetterà - ne siamo convinti - a molti "liberali" di aggiornare o ripassare l'abc del Liberalismo, e che dimostra intanto la &lt;strong&gt;&lt;span style="color:#3333ff;"&gt;praticabilità e assoluta modernità dell'alternativa liberale nella vita politica di ogni giorno&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;. E poi, anche per la "comunicazione", potrebbe valere da vademecum intellettuale del buon "liberale organizzato", sempre a corto nei club o partiti in cui opera di mezzi di diffusione e persuasione "di massa". (NV).&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;QUATTRO IDEE LIBERALI PER L’ALTERNATIVA DI GOVERNO*&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Da anni è in corso &lt;strong&gt;&lt;span style="color:#3333ff;"&gt;una vera usurpazione dell’idea liberale da parte della destra italiana al governo&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;. La cultura liberale e democratica deve far sentire la sua voce. &lt;strong&gt;&lt;span style="color:#3333ff;"&gt;La democrazia liberale è limitazione del potere, certezza del diritto, centralità del conflitto regolato, rispetto delle regole del gioco, pluralità delle fonti d’informazione, concorrenza e poliarchia economica, laicità.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; Una moderna democrazia liberale rifiuta ogni pur larvata rivalutazione del passato totalitario e antieuropeo o di quello premoderno e antirisorgimentale della nostra storia. La Grande Crisi economico-finanziaria può rappresentare una ulteriore minaccia in quanto sull’onda degli eccessi della finanza e dei fallimenti dei regolatori dei mercati si sta rimettendo in discussione la fiducia nel mercato come istituzione. &lt;strong&gt;&lt;span style="color:#3333ff;"&gt;La destra populista che è al governo in Italia è molto distante dai principi del liberalismo:&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; si tratta infatti di forze che facendo leva sul regime di monopolio dell’informazione governano nel prevalente interesse personale del capo e dei suoi sodali, stanno stravolgendo il governo delle leggi e ogni regola del gioco democratico, deformando a proprio vantaggio le norme stesse del patto costituzionale, mettendo in causa i valori etico-politici fondamentali su cui la Repubblica venne rifondata dopo la catastrofe fascista, costruendo per le giovani generazioni un futuro di degrado civile, di dequalificazione e di precarietà. Il risultato è la disfatta morale, sociale ed economica, un paese in declino e screditato all’estero.&lt;br /&gt;Ma anche nel centro-sinistra manca una solida condivisione di alcuni principi base di impostazione liberal-democratica, indispensabili per garantire che l’Italia non prenda una deriva autoritaria o di declino economico e morale. Ci sembra allora necessario ripartire da quattro priorità per costruire una alternativa di governo.&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;1. &lt;strong&gt;Investire sull’Europa&lt;/strong&gt;. Chiediamo innanzitutto di rimettere al centro dell’agenda politica l’impegno per la costruzione di quella "unione sempre più stretta" che i padri fondatori dell’Europa vollero iscrivere nel preambolo al Trattato di Roma. L’Italia si è rivelata sempre decisiva per far avanzare il processo di integrazione e per mantenere aperta la prospettiva federalista. Questa spinta è venuta meno proprio ora che la sopravvivenza politica dell’Europa nel mondo globalizzato è legata alla sua capacità di parlare sulla scena internazionale con una voce unitaria, forte di una legittimazione democratica diretta. Occorre rispondere colpo su colpo alla &lt;strong&gt;&lt;span style="color:#3333ff;"&gt;demagogia antieuropea&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; e non arrendersi alla prospettiva di un’Europa senza ambizioni. Anche sul piano interno, è prioritario adeguare il paese agli &lt;strong&gt;&lt;span style="color:#3333ff;"&gt;standard europei&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; soprattutto nel campo dell’istruzione, dei servizi, delle infrastrutture, ma anche su quello del grado di corruzione (le classifiche internazionali infatti ci collocano tra i paesi a maggiore diffusione della corruzione).&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;2. &lt;strong&gt;Riaffermare la laicità dello Stato&lt;/strong&gt;. Negli ultimi anni si è assistito a un vero e proprio &lt;strong&gt;&lt;span style="color:#3333ff;"&gt;arretramento del principio di laicità &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;dello Stato. Su temi fondamentali per le libertà dei cittadini, si pensi alla fecondazione assistita, alle decisioni circa le modalità con le quali interrompere cure che artificiosamente prolungano uno stato di coma irreversibile, oppure ai temi del pluralismo religioso nelle scuole, e così via, si è avuto un vero attacco alla laicità dello Stato, senza che si levasse con forza la voce del centro-sinistra. Chiediamo un impegno solenne e iniziative concrete volte a instaurare &lt;strong&gt;&lt;span style="color:#3333ff;"&gt;piena libertà di opinione, religiosa, di scienza e di coscienza&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;. In regime di separazione tutte le istituzioni pubbliche devono essere neutrali, garantire pari dignità ad ogni convinzione in materia di fede, sopprimere ogni privilegio. Devono tutelare, contro ogni tentazione oscurantista, la libertà della ricerca scientifica, primo motore dello sviluppo. Chiediamo l’abolizione di tutti i divieti e di tutte le discriminazioni giuridiche contro identità, comportamenti o stili di vita basati su pregiudiziali di carattere religioso. In una società sempre più secolarizzata e multireligiosa una &lt;strong&gt;&lt;span style="color:#3333ff;"&gt;politica di integrazione fondata sulla laicità&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; (oltre che ovviamente su adeguate politiche sociali) è la sola garanzia contro la minaccia di trasformare il paese in un assemblaggio di comunità fondamentaliste e settarie, ostili fra loro e unite soltanto nella pretesa di limitare le libertà. Il rafforzamento dell’istruzione pubblica e laica (e l’introduzione reale dell’&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#3333ff;"&gt;educazione civica nelle scuole&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;) deve avere come primo obiettivo la formazione alla cittadinanza democratica degli italiani, oggi drammaticamente assente.&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;3. &lt;strong&gt;Attivare la mobilità sociale&lt;/strong&gt;. L’Italia di questi anni è divenuta una dei paesi dell’Unione europea socialmente più statico e incapace di esprimere ed utilizzare le proprie energie potenziali. Settori sempre più ampi di giovani, donne, immigrati, anziani, e la popolazione di intere aree del Mezzogiorno, rischiano di rimanere esclusi o di venire espulsi dal mondo del lavoro e quindi dalla pienezza dei diritti di cittadinanza. Una politica liberale della flessibilità deve essere uno strumento della mobilità sociale, capace di moltiplicare le occasioni e &lt;strong&gt;&lt;span style="color:#3333ff;"&gt;garantire a ciascuno uguaglianza di opportunità e di punti di partenza&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;, anziché divenire l’anticamera del precariato nel lavoro e della marginalizzazione nella società. Deve favorire il riconoscimento dei talenti e dei meriti, il libero espandersi delle potenzialità e della creatività di ogni individuo, l’accesso all’istruzione e alla conoscenza come strumento principale di progresso economico, sociale, civile. Una politica liberale dello sviluppo deve proporsi prioritariamente la lotta contro la criminalità organizzata che impedisce in ampie aree del paese il libero dispiegarsi delle energie economiche, e l’ &lt;strong&gt;&lt;span style="color:#3333ff;"&gt;abbattimento delle barriere neoprotezionistiche e neocorporative&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; nel mondo delle imprese e delle professioni.&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;4. &lt;strong&gt;Libertà economica e concorrenza.&lt;/strong&gt; In vaste aree del Paese categorie sociali dinamiche e legate alle imprese e al lavoro autonomo hanno creduto, in questi anni, che scegliendo la destra berlusconiana si sarebbe aperta, in Italia, una stagione di semplificazione, di rafforzamento delle libertà economiche, di maggiore attenzione per le esigenze delle imprese e del mercato. In realtà, la destra italiana intende la libertà economica come sdoganamento dell’assenza di regole: maggiore tolleranza per l’evasione fiscale (scudo fiscale); minore attenzione per le norme urbanistiche etc. Manca nella destra italiana l’idea che il mercato per funzionare in modo efficiente richieda &lt;strong&gt;&lt;span style="color:#3333ff;"&gt;regole a tutela della concorrenza e della certezza del diritto&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;. D’altro lato, vi è nella destra italiana anche una forte anima anti-mercato, di vera &lt;strong&gt;&lt;span style="color:#3333ff;"&gt;nostalgia per l’intervento pubblico&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; a pioggia: si pensi alla Banca del Sud, o all’idea che lo Stato possa d’imperio ripristinare il posto fisso per tutti o il rifiuto della globalizzazione.&lt;br /&gt;Ma anche nel centrosinistra non mancano posizioni velleitarie di stampo statalista e la vecchia idea del "tassa e spendi".&lt;br /&gt;E’ allora indispensabile riaffermare la necessità di regole che orientino i comportamenti degli operatori verso una maggiore concorrenza sui mercati, verso una riduzione degli sprechi dell’intervento pubblico. Va ricostruito un programma di liberalizzazioni e di apertura dei mercati, anche in settori nei quali tradizionalmente non si è utilizzata la concorrenza come molti servizi pubblici.&lt;br /&gt;Noi, tuttavia, siamo consapevoli che, dopo mezzo secolo di faticoso e a tratti incerto apprendistato della democrazia e un quindicennio di imbarbarimento, un’efficace politica riformatrice non richieda soltanto un buon programma di governo, ma che si ponga anche mano a una &lt;strong&gt;&lt;span style="color:#3333ff;"&gt;ricostruzione civile del Paese&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;, alla creazione di nuove classi dirigenti, a un nuovo inizio che abbia come punto di partenza la riscoperta del valore della libertà.&lt;br /&gt;Pensiamo che il Congresso Nazionale di Italia dei Valori sia un momento fondamentale per dare avvio a questo processo.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;FOLDER (Forum Liberal-Democratico per l’Economia e le Riforme)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;FCL (Fondazione Critica Liberale)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;* Lettera aperta ai delegati al Congresso Nazionale di Italia dei Valori. Le sottolineature sono nostre.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-3954796931063579070?l=liberali-italiani.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/feeds/3954796931063579070/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25718511&amp;postID=3954796931063579070' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/3954796931063579070'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/3954796931063579070'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/2010/02/per-una-teoria-liberale-di-governo.html' title='Per una teoria liberale di Governo: Europa, laicità, mobilità, regole di mercato'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-935693921496271400</id><published>2010-01-10T01:57:00.004+01:00</published><updated>2010-01-10T02:16:38.985+01:00</updated><title type='text'>I Liberali primi nel sostegno a Emma Bonino, candidata governatrice del Lazio</title><content type='html'>In politica, è vero, contano i fatti. E se i liberali italiani d’ogni tendenza hanno la grave colpa d’essere refrattari alla riunificazione, il piccolissimo Partito Liberale poco può fare. In questi casi, accade che perfino le parole, oltre ai fatti, sono carenti.&lt;br /&gt;Il comunicato Petrassi, invece, è entusiasmante. Non solo per la scelta, in fondo naturale per noi liberali. Ma anche per l’analisi complessiva.&lt;br /&gt;Analizzato semanticamente e stilisticamente, è una piccola ma significativa boa nella rotta del liberalismo italiano contemporaneo. Esagero? Nient’affatto. E’ una rottura col mediocre passato degli ultimi 30 anni. Ci riporta quasi ai tempi della grande intuizione del divorzio, quando un ex grande movimento culturale e politico, regredito a partito provinciale, con un inaspettato colpo di reni ritornò all’avanguardia nel costume e nel diritto. Anche ora, fatte le debite differenze di scala, con questo comunicato, per i concetti arditi, d’ampio respiro e fuori degli schemi abituali, a tratti perfino spregiudicato, il Partito Liberale, pur nella sua piccola testimonianza, esce dalla mediocrità e prende una posizione da grande Liberalismo europeo. Grazie De Luca, grazie Petrassi. (NV)&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Elezioni regionali. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;LAZIO: BONINO, UNA OPPORTUNITA', POLVERINI, IL PASSATO DA ARCHIVIARE&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;La segreteria nazionale del PLI esprime apprezzamento per la scelta di Emma Bonino e ritiene la Sua candidatura una opportunità per tutti i cittadini del Lazio perché fuori da un bipolarismo di potere al tramonto e contro lo sfascio di questo regime partitocratico.&lt;br /&gt;Emma per il Suo alto profilo morale e politico, riconosciuto anche a livello internazionale, è in grado di rappresentare la stragrande maggioranza degli elettori di centrosinistra e di raccogliere consensi anche tra gli elettori moderati del centrodestra delusi dalle troppe promesse mancate del governo Berlusconi, in particolare fisco e liberalizzazioni.&lt;br /&gt;Noi liberali sosteniamo la candidatura di Emma Bonino anche per il Suo impegno incessante a difesa dei diritti civili e per le sue battaglie liberali per la legalità, il rispetto dell’essere umano, la trasparenza nella P.A. e la dignità ed autorevolezza della politica.&lt;br /&gt;Auspichiamo di estendere in altre regioni questa nuova alleanza con il partito radicale, insieme alle forze laiche, democratiche e riformatrici.&lt;br /&gt;La Polverini rappresenta l’incontro tra il conservatorismo del Pdl e quello della prassi sindacale e vuole riportare il centrodestra indietro di anni, un’esperienza di governo che l’UDC ha bollato come fallimentare per il Paese e che oggi, incomprensibilmente, insegue.&lt;br /&gt;Noi liberali siamo convinti che i cittadini del Lazio bocceranno questo ritorno ad un passato da archiviare. Temiamo, però, che le primarie ventilate dal PD, oltre a regalare troppo tempo alla campagna solitaria delle destre, nascondano il tentativo di aggirare la novità Bonino.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-size:78%;color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;LA SEGRETERIA NAZIONALE DEL PARTITO LIBERALE&lt;br /&gt;(Roberto Petrassi, coordinatore segreteria nazionale PLI)&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-935693921496271400?l=liberali-italiani.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/feeds/935693921496271400/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25718511&amp;postID=935693921496271400' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/935693921496271400'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/935693921496271400'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/2010/01/i-liberali-primi-nel-sostegno-emma.html' title='I Liberali primi nel sostegno a Emma Bonino, candidata governatrice del Lazio'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-1481832640880348464</id><published>2009-12-26T17:06:00.012+01:00</published><updated>2010-10-20T01:49:56.899+02:00</updated><title type='text'>Pannunzio tirato per la giacca, ovvero, il furto della salma, sport nazionale italiano</title><content type='html'>Un tempo si era tutti &lt;span id="SPELLING_ERROR_0" class="blsp-spelling-error"&gt;cavourriani&lt;/span&gt;, bei tempi, anche se già allora le serpi in seno, gli infiltrati per secondi fini, non mancavano. Poi tutti &lt;span id="SPELLING_ERROR_1" class="blsp-spelling-error"&gt;crispini&lt;/span&gt;, poi &lt;span id="SPELLING_ERROR_2" class="blsp-spelling-error"&gt;giolittiani&lt;/span&gt;, poi - si sa come andò a finire per la &lt;span id="SPELLING_ERROR_3" class="blsp-spelling-error"&gt;vigliaccheria&lt;/span&gt; nazionale - tutti fascisti. Poi, a fascismo sconfitto, ci si ricordò di essere stati in realtà tutti e sempre crociani. E il povero Croce non ha colpe: gli &lt;span id="SPELLING_ERROR_4" class="blsp-spelling-error"&gt;opportunisti&lt;/span&gt; erano i suoi finti discepoli di destra e sinistra, più i tanti senza idee. Poi, ancora, tutti marxisti, poi tutti &lt;span id="SPELLING_ERROR_5" class="blsp-spelling-error"&gt;democristiani&lt;/span&gt; (compresi quelli con la "molletta al naso", come &lt;span id="SPELLING_ERROR_6" class="blsp-spelling-error"&gt;Montanelli&lt;/span&gt;). Ora tutti &lt;span id="SPELLING_ERROR_7" class="blsp-spelling-error"&gt;berlusconiani&lt;/span&gt;. Finché &lt;span id="SPELLING_ERROR_8" class="blsp-spelling-error"&gt;Berlusconi&lt;/span&gt; non cade, ovviamente, dopodiché tutti diranno nei convegni di essere stati "&lt;span id="SPELLING_ERROR_9" class="blsp-spelling-error"&gt;antiberlusconiani&lt;/span&gt; da sempre, com'è noto".&lt;br /&gt;E &lt;span id="SPELLING_ERROR_10" class="blsp-spelling-error"&gt;Pannunzio&lt;/span&gt;, come viene visto nel Bel Paese dell'&lt;span id="SPELLING_ERROR_11" class="blsp-spelling-error"&gt;opportunismo&lt;/span&gt; di massa e della faccia di bronzo come vera maschera nazionale? Intanto, aleggiavano su di lui da tempo gravi indizi. Per decenni era stato &lt;span id="SPELLING_ERROR_12" class="blsp-spelling-error"&gt;preoccupante&lt;/span&gt; il tasso di "sue" citazioni (vere, adattate, verosimili o false) che si potevano leggere sulla stampa. Sembra quasi di rivivere - ricordate? - il periodo in cui tutti si dicevano ammiratori di Ennio &lt;span id="SPELLING_ERROR_13" class="blsp-spelling-error"&gt;Flaiano&lt;/span&gt; e citavano a gara i suoi aforismi, veri o improbabili che fossero. Ahi, brutto segno: tutti &lt;span id="SPELLING_ERROR_14" class="blsp-spelling-error"&gt;pannunziani,&lt;/span&gt; nessun &lt;span id="SPELLING_ERROR_15" class="blsp-spelling-error"&gt;pannunzionano&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;E che dire di quell'&lt;span id="SPELLING_ERROR_16" class="blsp-spelling-error"&gt;insopportabile&lt;/span&gt; finta nostalgia? Sembra di leggere &lt;span id="SPELLING_ERROR_17" class="blsp-spelling-error"&gt;Villon&lt;/span&gt;. "Ah, com'era bello &lt;em&gt;Il Mondo&lt;/em&gt; d'&lt;span id="SPELLING_ERROR_18" class="blsp-spelling-error"&gt;antan&lt;/span&gt;, quel raffinato foglio per un'&lt;span id="SPELLING_ERROR_19" class="blsp-spelling-error"&gt;élite&lt;/span&gt; colta e illuminata, ben scritto, ben illustrato..." Che però, a vedere le tirature, ben pochi di &lt;span id="SPELLING_ERROR_20" class="blsp-spelling-error"&gt;lor&lt;/span&gt; signori leggevano. Anzi, è da ritenere che proprio il conformismo e l'&lt;span id="SPELLING_ERROR_21" class="blsp-spelling-error"&gt;insensibilità&lt;/span&gt; di molti &lt;span id="SPELLING_ERROR_22" class="blsp-spelling-error"&gt;intellettuali&lt;/span&gt; e giornalisti, magari proprio quelli che decenni dopo lo avrebbero lodato con nostalgia, condannò alla chiusura.&lt;br /&gt;E' da &lt;span id="SPELLING_ERROR_23" class="blsp-spelling-error"&gt;quarant&lt;/span&gt;'anni che certi &lt;span id="SPELLING_ERROR_24" class="blsp-spelling-error"&gt;intellettuali&lt;/span&gt;, professori e giornalisti snob si atteggiano a "&lt;span id="SPELLING_ERROR_25" class="blsp-spelling-error"&gt;pannunziani&lt;/span&gt;" in ritardo o "eredi del Mondo" fuori tempo massimo. Magari proprio quelli con cui il grande direttore del "&lt;span id="SPELLING_ERROR_26" class="blsp-spelling-error"&gt;Risorgimento&lt;/span&gt; Liberale" e del "Mondo" non ebbe mai nulla a che fare, o con i quali era in profondo disaccordo, o che addirittura non stimava minimamente.&lt;br /&gt;&lt;span id="SPELLING_ERROR_27" class="blsp-spelling-error"&gt;E'&lt;/span&gt; probabile che proprio alcuni di questi, certo una minoranza, per una sorta di &lt;span id="SPELLING_ERROR_28" class="blsp-spelling-error"&gt;Nèmesi&lt;/span&gt; al contrario ben nota agli psicologi, ora vogliano per vendetta verso i suoi "no" da vivo, amarlo con la forza da morto, &lt;span id="SPELLING_ERROR_29" class="blsp-spelling-error"&gt;impossessandosi&lt;/span&gt; del suo cadavere calcinato dagli anni per piegarlo - orribile a dirsi - ai più turpi disegni.&lt;br /&gt;Scherzo, &lt;span id="SPELLING_ERROR_30" class="blsp-spelling-error"&gt;naturalmente&lt;/span&gt;, ma il pensiero mi è venuto, mentre si avvicina (marzo 2010) il centenario, &lt;span id="SPELLING_ERROR_31" class="blsp-spelling-error"&gt;querllo&lt;/span&gt; vero (era nato il 5 marzo 1910) di &lt;span id="SPELLING_ERROR_32" class="blsp-spelling-error"&gt;Pannunzio&lt;/span&gt;, nel leggere qualche articolo e nell'ascoltare qualche brano di relazione di convegnisti convocati con uno strano grande anticipo sul calendario (dicembre 2009) in un paio di convegni su &lt;span id="SPELLING_ERROR_33" class="blsp-spelling-error"&gt;Pannunzio&lt;/span&gt;, uno dei quali a cura del Corriere della Sera, a Milano. Convegni, dai quali &lt;span id="SPELLING_ERROR_34" class="blsp-spelling-error"&gt;Pannunzio&lt;/span&gt; in vita si sarebbe tenuto ben distante.&lt;br /&gt;Ma, a parte il macabro sport nazionale del "furto della salma", non vorrei che capitasse al povero &lt;span id="SPELLING_ERROR_35" class="blsp-spelling-error"&gt;Pannunzio&lt;/span&gt; quello che sta &lt;span id="SPELLING_ERROR_36" class="blsp-spelling-error"&gt;capitando&lt;/span&gt; al Liberalismo in Italia. Tutti lo lodano, che dico?, lo rimpiangono con nostalgia, proprio ora che non lo votano più, e anzi si oppongono ad una qualche coalizione &lt;span id="SPELLING_ERROR_37" class="blsp-spelling-error"&gt;autenticamente&lt;/span&gt; liberale, e perfino all'interno dei vari partiti ostacolano le soluzioni liberali. Necrofilia? Speriamo di no.&lt;br /&gt;Ma ho scritto troppo, e non vorrei che quelle che volevano essere "due righe di presentazione" mettessero in imbarazzo l'autore del brano seguente. Sull'&lt;span id="SPELLING_ERROR_38" class="blsp-spelling-error"&gt;anniversario&lt;/span&gt; e la figura dell'&lt;span id="SPELLING_ERROR_39" class="blsp-spelling-error"&gt;intellettuale&lt;/span&gt; e giornalista liberale, che fu anche un politico &lt;em&gt;&lt;span id="SPELLING_ERROR_40" class="blsp-spelling-error"&gt;malgré&lt;/span&gt; &lt;span id="SPELLING_ERROR_41" class="blsp-spelling-error"&gt;soi&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;, è uscito, per opera del Centro &lt;span id="SPELLING_ERROR_42" class="blsp-spelling-error"&gt;Pannunzio&lt;/span&gt; di Torino un volume "&lt;em&gt;Liberali puri e duri. &lt;span id="SPELLING_ERROR_43" class="blsp-spelling-error"&gt;Pannunzio&lt;/span&gt; e la sua eredità&lt;/em&gt;"di cui riportiamo un brano come se fosse una quarta di copertina, a firma del suo direttore, il prof. &lt;span id="SPELLING_ERROR_44" class="blsp-spelling-error"&gt;Quaglieni&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;NICO VALERIO&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;"C’è stata una tendenza a considerare Mario &lt;span id="SPELLING_ERROR_45" class="blsp-spelling-error"&gt;Pannunzio&lt;/span&gt; un radicale. È vero che egli fu uno dei fondatori del primo partito radicale nel 1955, ma è altrettanto vero che nel 1962 si dimise da quel partito che sotto la guida di Marco Pannella prese &lt;span id="SPELLING_ERROR_46" class="blsp-spelling-error"&gt;tutt&lt;/span&gt;’altro &lt;span id="SPELLING_ERROR_47" class="blsp-spelling-error"&gt;orientamento&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Un’altra tendenza è stata quella di considerare il quotidiano "La Repubblica" una sorta di erede del "Mondo" di &lt;span id="SPELLING_ERROR_48" class="blsp-spelling-error"&gt;Pannunzio&lt;/span&gt;, malgrado molti autorevoli &lt;span id="SPELLING_ERROR_49" class="blsp-spelling-error"&gt;collaboratori&lt;/span&gt; del "Mondo" &lt;span id="SPELLING_ERROR_50" class="blsp-spelling-error"&gt;pannunziano&lt;/span&gt; avessero scelto di scrivere su "Il Giornale".&lt;br /&gt;Un terzo equivoco da chiarire è stato provocato da storici &lt;span id="SPELLING_ERROR_51" class="blsp-spelling-error"&gt;improvvisati&lt;/span&gt; che confondono &lt;span id="SPELLING_ERROR_52" class="blsp-spelling-error"&gt;Pannunzio&lt;/span&gt; con l’&lt;span id="SPELLING_ERROR_53" class="blsp-spelling-error"&gt;Azionismo&lt;/span&gt; &lt;em&gt;[la politica del Partito d'Azione, erede in qualche modo del movimento &lt;span id="SPELLING_ERROR_54" class="blsp-spelling-error"&gt;antifascista&lt;/span&gt; Giustizia e Libertà, talvolta ondivaga e ambigua a causa delle sue diverse e &lt;span id="SPELLING_ERROR_55" class="blsp-spelling-error"&gt;contrastanti&lt;/span&gt; componenti ideologiche, &lt;span id="SPELLING_ERROR_56" class="blsp-spelling-error"&gt;NdR&lt;/span&gt;]&lt;/em&gt;&lt;em&gt;,&lt;/em&gt; che invece ha poco o nulla da spartire con lui che fu e rimase &lt;span id="SPELLING_ERROR_57" class="blsp-spelling-error"&gt;intransigentemente&lt;/span&gt; &lt;span id="SPELLING_ERROR_58" class="blsp-spelling-error"&gt;anticomunista&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;È stata poco evidenziata invece la matrice &lt;span id="SPELLING_ERROR_59" class="blsp-spelling-error"&gt;schiettamente&lt;/span&gt; liberale di &lt;span id="SPELLING_ERROR_60" class="blsp-spelling-error"&gt;Pannunzio&lt;/span&gt; e la sua coerenza che portò uno dei &lt;span id="SPELLING_ERROR_61" class="blsp-spelling-error"&gt;collaboratori&lt;/span&gt; più autorevoli del "Mondo", Francesco Compagna, a definire &lt;span id="SPELLING_ERROR_62" class="blsp-spelling-error"&gt;Pannunzio&lt;/span&gt; "un liberale puro e duro". Il liberalismo di &lt;span id="SPELLING_ERROR_63" class="blsp-spelling-error"&gt;Pannunzio&lt;/span&gt; aveva radici profonde che si ritrovano nel saggio &lt;em&gt;Le passioni di Tocqueville&lt;/em&gt;, scritto da &lt;span id="SPELLING_ERROR_64" class="blsp-spelling-error"&gt;Pannunzio&lt;/span&gt; nel 1943.&lt;br /&gt;&lt;span id="SPELLING_ERROR_65" class="blsp-spelling-error"&gt;Pannunzio&lt;/span&gt; fondò, prima del "Mondo", il quotidiano "&lt;span id="SPELLING_ERROR_66" class="blsp-spelling-error"&gt;Risorgimento&lt;/span&gt; Liberale" che diresse dal 1944 al 1947. Su quel giornale scrisse molti editoriali che consentono di farci capire il suo liberalismo. In anni &lt;span id="SPELLING_ERROR_67" class="blsp-spelling-error"&gt;difficilissimi&lt;/span&gt; &lt;span id="SPELLING_ERROR_68" class="blsp-spelling-error"&gt;Pannunzio&lt;/span&gt; non esitò a chiedere la fine dei governi espressione del &lt;span id="SPELLING_ERROR_69" class="blsp-spelling-error"&gt;CLN&lt;/span&gt;, il ripristino della legalità al Nord dopo il 25 aprile 1945, denunciando con pari coraggio il dramma delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata, dei prigionieri italiani in Russia. Il suo &lt;span id="SPELLING_ERROR_70" class="blsp-spelling-error"&gt;anticomunismo&lt;/span&gt; fu pari al suo &lt;span id="SPELLING_ERROR_71" class="blsp-spelling-error"&gt;antifascismo&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;"Il Mondo" fu il suo capolavoro &lt;span id="SPELLING_ERROR_72" class="blsp-spelling-error"&gt;giornalistico&lt;/span&gt;. Le migliori firme della cultura &lt;span id="SPELLING_ERROR_73" class="blsp-spelling-error"&gt;liberaldemocratica&lt;/span&gt; e socialista-liberale si raccolsero attorno a quel settimanale, aperto alla &lt;span id="SPELLING_ERROR_74" class="blsp-spelling-error"&gt;collaborazione&lt;/span&gt; di molti, ma capace di essere &lt;span id="SPELLING_ERROR_75" class="blsp-spelling-error"&gt;intransigente&lt;/span&gt; su alcuni principi e valori &lt;span id="SPELLING_ERROR_76" class="blsp-spelling-error"&gt;irrinunciabili&lt;/span&gt;. Ha osservato Nicola &lt;span id="SPELLING_ERROR_77" class="blsp-spelling-error"&gt;Matteucci&lt;/span&gt; che "Il Mondo ha &lt;span id="SPELLING_ERROR_78" class="blsp-spelling-error"&gt;rappresentato&lt;/span&gt; la coscienza liberale dei problemi del nostro tempo". Anche se i risultati delle battaglie del "Mondo" non apparvero subito, essi si videro molti anni dopo quando i temi impostati dal settimanale riemersero, rivelandosi &lt;span id="SPELLING_ERROR_79" class="blsp-spelling-error"&gt;anticipatori&lt;/span&gt; di una cultura senza certezze dogmatiche. Quella cultura - scrisse Norberto &lt;span id="SPELLING_ERROR_80" class="blsp-spelling-error"&gt;Bobbio&lt;/span&gt; alla fine degli anni ’80 - "è più di casa in Italia oggi che &lt;span id="SPELLING_ERROR_81" class="blsp-spelling-error"&gt;trent&lt;/span&gt;’anni fa. La cultura che sembrava di pietra dura, come il marxismo, è piena di crepe".&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span id="SPELLING_ERROR_82" class="blsp-spelling-error"&gt;PIERFRANCO&lt;/span&gt; &lt;span id="SPELLING_ERROR_83" class="blsp-spelling-error"&gt;QUAGLIENI&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-1481832640880348464?l=liberali-italiani.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/feeds/1481832640880348464/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25718511&amp;postID=1481832640880348464' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/1481832640880348464'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/1481832640880348464'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/2009/12/pannunzio-tirato-per-la-giacca-ovvero.html' title='Pannunzio tirato per la giacca, ovvero, il furto della salma, sport nazionale italiano'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-7232331876735878239</id><published>2009-09-28T23:40:00.004+02:00</published><updated>2009-09-29T09:34:23.974+02:00</updated><title type='text'>Il trionfo liberale in Germania, proprio in tempo di crisi economica, dimostra che…</title><content type='html'>Non c’è cosa più relativa della politica. Tutti a dire che la democristiana Merkel ha stravinto. Per la verità, a guardare ai voti in assoluto, Frau Angela ha ancora ridotto i suoi voti dell’1,4% (alle precedenti elezioni aveva già perso il 3,3). Ma sono stati i socialisti a crollare in modo disastroso. E soprattutto grandissimo successo liberale (14,6%).&lt;br /&gt;Il vincitore vero è stato, dunque, il liberale Guido Westerwelle, eccentrico e anticonformista liberista e libertario (si veda il suo &lt;a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&amp;amp;ID_articolo=6436&amp;amp;ID_sezione=&amp;amp;sezione="&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;ritratto&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; nell'articolo di Enzo Bettiza), che ha solo smussato un poco le punte di liberismo economico.&lt;br /&gt;I socialisti, che anche in Germania non hanno capito nulla (il comunismo è morto, ma evidentemente anche il suo fratello socialismo non sta tanto bene in salute), sono stati giustamente puniti. Avevano sostenuto che la crisi mondiale "è la crisi del mercato", sventolando lo spauracchio di un mercato "ancora più libero" con i liberali al Governo. Ma gli elettori sono stati più intelligenti di loro.&lt;br /&gt;I liberali di Westerwelle hanno avuto buon gioco nel dimostrare, al contrario, che proprio il liberalismo, fin dagli albori, è l’ideologia delle regole, e che "l’attuale crisi mondiale non è la crisi del mercato". Anzi, le ben note, severe, regole liberali di concorrenza sono state aggirate negli Stati Uniti e in altri Paesi da favori, privilegi, trucchi, mancati controlli e rapporti obliqui con i Governi.&lt;br /&gt;Insomma, proprio l’attuale crisi dimostra, al contrario, che cosa può succedere alla finanza e all’economia quando ci si allontana dalle corrette "regole di mercato" e si eludono furbescamente i controlli degli Organismi garanti impedendo ai consumatori, i veri primi attori del mercato, di operare le loro scelte oculatamente.&lt;br /&gt;Perciò, pare voler dire il grande successo di Westerwelle, torniamo al mercato libero, ma quello vero (alla Einaudi, diremmo in Italia), cioè che sia davvero regolato in modo corretto mettendo tutti i concorrenti sullo stesso piano di parità, senza trucchi in Borsa o nelle banche, e senza favoritismi politici. Solo così l’economia e la finanza possono spazzar via e punire le mele marce, senza danneggiare gli incolpevoli cittadini-consumatori, e anzi restituendo a questi ultimi il ruolo di protagonisti del mercato.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-7232331876735878239?l=liberali-italiani.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/feeds/7232331876735878239/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25718511&amp;postID=7232331876735878239' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/7232331876735878239'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/7232331876735878239'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/2009/09/il-trionfo-liberale-in-germania-proprio.html' title='Il trionfo liberale in Germania, proprio in tempo di crisi economica, dimostra che…'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-4416876795002075537</id><published>2009-09-24T15:59:00.002+02:00</published><updated>2009-09-24T16:23:15.399+02:00</updated><title type='text'>Meglio tardi che mai. I repubblicani perdono la pazienza sulle mancate riforme</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:85%;"&gt;La lettera che oggi il leader repubblicano Giorgio La Malfa ha indirizzato al &lt;em&gt;Corriere della Sera&lt;/em&gt; annunciando il distacco definitivo dei repubblicani dal Governo e dall'area di Centro-destra, fa piacere a tutti i liberali perché arriva dopo mesi di malessere di fronte alla patente inadeguatezza di questo Governo populista e parolaio, quanto inconcludente sulle vere riforme che potrebbero avvicinare l'Italia all'Europa. Altro che Gheddafi e Putin. E' lo stesso La Malfa ad elencare alcuni dei più gravi motivi di dissenso: le mancate riforme (dalla Pubblica Amministrazione alle Province), la cattiva politica economica, la scarsa laicità dello Stato, la ambigua politica estera, e così via. Siamo lieti che anche La Malfa stia meditando ora sul "modo nel quale realizzare nel Paese la svolta politica indispensabile per fermare il declino italiano che dura da quindici anni", e ci illudiamo che voglia innanzitutto pensare a confluire in un nuovo, grande soggetto unico liberale, critico verso Destra e verso Sinistra, capace di fare le riforme strutturali che ancora mancano al nostro Paese. Un soggetto del genere, se fosse coeso e comprendesse anche i radicali, darebbe del filo da torcere alla partitocrazia dominante e potrebbe addirittura aspirare ad essere il secondo o terzo partito d'Italia. Riportiamo qui di seguito la lettera di La Malfa &lt;em&gt;(Nico Valerio).&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;color:#ffffff;"&gt;m&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Caro Direttore, lo scorso 4 settembre ho inviato al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi una lunga lettera per illustrare le ragioni del mio disagio nei confronti soprattutto della politica economica del Governo, tanto più in questa difficile crisi mondiale. Proprio la politica economica era stata, all’indomani dell’ingresso dell’Italia nell’euro, uno dei motivi determinanti che mi indussero a proporre al PRI di lasciare la coalizione di centrosinistra e di entrare nella coalizione guidata da Berlusconi. L’ingresso nell’euro rendeva indispensabile e urgente una profonda svolta nella politica economica italiana perché con l’euro non sarebbe stato più possibile tutelare la competitività industriale del Paese attraverso periodiche svalutazioni del cambio della lira con cui si coprivano le nostre debolezze strutturali.Le due linee portanti del programma del centrodestra erano la riduzione della pressione fiscale e le liberalizzazioni. Viste le dimensioni del debito pubblico la riduzione delle imposte presupponeva una decisa riduzione della spesa corrente ed in particolare una contrazione dell’area delle amministrazioni pubbliche che soffocano le capacità di azione dei cittadini. Invece tra il 2001 ed il 2006 non vi è stata alcuna riduzione della spesa pubblica corrente; la pressione fiscale è rimasta quella che era; il progetto di liberalizzazioni che avevo sottoposto al Consiglio dei ministri come responsabile del progetto Lisbona, venne accantonato nel 2006 e mai più ripreso.Ancora più deludente il bilancio di questo primo anno e mezzo di legislatura.Accantonato ogni progetto ambizioso di riordino della Pubblica amministrazione (compresa l’abolizione delle Province) per ridurre la spesa corrente e quindi ridurre la pressione fiscale, il Governo ha finito per limitarsi ad una politica del giorno per giorno. Ma questo non ci garantisce affatto l’aggancio alla ripresa mondiale quando avverrà perché comunque l’Italia non è sufficientemente competitiva.Non abbiamo condiviso la riforma federalista dello Stato dalla quale scaturiranno inevitabilmente, per il modo con cui essa è stata articolata, nuovi oneri per la finanza pubblica. In mancanza di una vera riorganizzazione di tutta la macchina politico-amministrativa, la promessa di devolvere al centro-nord maggiori risorse fiscali assieme alla necessità di garantire al Sud le risorse di cui gode attualmente porterà sicuramente ad un aumento del deficit o della pressione fiscale.Su un piano più politico, ho molti dubbi su vari aspetti della politica estera, mentre una lunga serie di errori sta mettendo in crisi quel delicato equilibrio fra lo Stato laico e la Chiesa cattolica che fu uno dei frutti migliori della collaborazione fra DC e partiti laici nel dopoguerra.Il tempo entro il quale l’Italia deve cambiare strada si sta facendo sempre più breve. Il mondo non attende le nostre pigrizie e le nostre esitazioni. Nuovi paesi si affacciano sul mercato e gli spazi per l’Italia tendono a ridursi perché le imprese hanno costi, tra cui quelli fiscali, troppo elevati. La scuola e l’Università, da cui nasce l’innovazione, versano in condizioni disperate. Il sistema pensionistico richiede, per essere sostenibile, un allungamento dell’età pensionabile. La Pubblica amministrazione è insopportabilmente estesa e costosa.Ecco perché sono giunto alla conclusione che per noi una fase si è chiusa ed è necessario aprire una riflessione sul modo nel quale realizzare nel Paese la svolta politica indispensabile per fermare il declino italiano che dura da quindici anni e preparare un degno futuro per i nostri giovani. Mi creda.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;GIORGIO LA MALFA, Deputato del gruppo misto (Componente Repubblicani)&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-4416876795002075537?l=liberali-italiani.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/feeds/4416876795002075537/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25718511&amp;postID=4416876795002075537' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/4416876795002075537'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/4416876795002075537'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/2009/09/meglio-tardi-che-mai-i-repubblicani.html' title='Meglio tardi che mai. I repubblicani perdono la pazienza sulle mancate riforme'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-3332632720976125868</id><published>2009-07-11T10:09:00.003+02:00</published><updated>2009-07-11T10:22:54.266+02:00</updated><title type='text'>La tattica dei conservatori. I liberali? Ormai “vittoriosi”, ovvero scontati, inutili</title><content type='html'>Il punto di vista di Franco Morganti diffuso dalla newsletter di “Società libera” e segnalato dall’amico Valerio parte dalla convinzione che lo scontro politico in atto, in Italia, avverrebbe “nell’ambito della cornice liberale”. Conseguentemente se il confronto è tra “dosi maggiori o minori di dirigismo o di liberalizzazioni”, visto che “il liberalismo ha vinto la sua battaglia storica contro la dottrina antitetica, che era il comunismo”,   “a che scopo distinguersi e caratterizzarsi come liberali”? Ossia perché “spendere energie nell’organizzazione partitica”?&lt;br /&gt;Che a Morganti diano fastidio soprattutto i liberali che sono nel PD perché avrebbero impedito la confluenza del PD nel PSE, è evidente. Che tale convinzione possa essere definita “conservatrice” è altrettanto banale. Il conservatore ha fastidio del nuovo, preferisce le strade tradizionali. Non confluire nel PSE è un’avventura per il PD.&lt;br /&gt;Il conservatorismo di Morganti lo rende cieco. Lo scontro politico in Italia, oggi, si svolgerebbe “nell’ambito liberale”? Ma non si accorge della confusione dei poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario e mediatico) che è la cornice in cui si svolge l’attuale lotta politica? Ma la “dottrina” liberale – parlerei più della teoria politica che della “dottrina”: il liberalismo non può essere sullo stesso livello della “mistica fascista, nazista o comunista” – non prevede la divisione del potere?&lt;br /&gt;L’Italia ha bisogno della cultura liberale, ma la cultura è politica se vuole attecchire nel costume e realizzare la “cornice liberale” ove  svolgere la lotta politica. Oggi è la cornice che manca, e manca per la prevalenza della cultura clericale, conservatrice e socialista e per l’assenza della cultura liberale. Di qui la necessità di un soggetto politico “di” liberali antagonista dei clericali, avversario dei conservatori e distinto dai socialisti.&lt;br /&gt;Cultura e politica non possono essere disgiunte, per questo occorre richiamarsi alla “teoria” politica liberale, piuttosto che a vaghe “dottrine”, per inverare nella prassi la difesa della libertà (al singolare) dell’individuo aggredita dal clericalismo, dal conservatorismo e da quello che resta del socialismo.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;BEPPI LAMEDICA (Veneto Liberale)&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-3332632720976125868?l=liberali-italiani.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/feeds/3332632720976125868/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25718511&amp;postID=3332632720976125868' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/3332632720976125868'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/3332632720976125868'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/2009/07/la-tattica-dei-conservatori-i-liberali.html' title='La tattica dei conservatori. I liberali? Ormai “vittoriosi”, ovvero scontati, inutili'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-6725502983353019887</id><published>2009-07-09T22:34:00.006+02:00</published><updated>2009-07-10T11:35:05.291+02:00</updated><title type='text'>Ma un soggetto liberale serve, eccome. La politica italiana difetta di liberalismo</title><content type='html'>Alla presa di posizione di &lt;em&gt;Società Libera&lt;/em&gt;, ospitata e commentata nell'articolo precedente, così risponde Raffaello Morelli, della &lt;a href="http://www.blogger.com/www.liberali.it"&gt;Federazione dei Liberali&lt;/a&gt;. Al nocciolo di questa posizione, cioè la necessità prioritaria di un soggetto liberale come tale, che anche in Italia proponga e faccia cose liberali, anche stando al Governo, questo blog aderisce.&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;NELLA POLITICA ITALIANA TUTTI SONO LIBERI, NON TUTTI SONO LIBERALI&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;"&lt;em&gt;Società Libera&lt;/em&gt; sembra credersi autorizzata dal proprio nome a schierarsi contro i liberali in politica. Esprimersi apertamente è apprezzabile perché suscita un pò di dibattito politico, ma la tesi sostenuta manifesta solo la disperazione per un disegno fallito.La tesi è l'apertura del quindicinale di &lt;em&gt;Società Libera&lt;/em&gt;, scritta da uno dei suoi principali animatori, un antico socialista pre craxiano e mai craxiano, ai vertici di aziende di area non proprio privata, dedito un tantino snobisticamente ad una vita impolitica senza mai rinunziarvi sottobanco, che si è sempre mosso nelle acque del centro sinistra e che ha sostenuto prima l'ulivismo indistinto e poi la dissoluzione dell'opposizione, pur di favorire un manufatto, la fusione PD, nonostante fosse evidente in partenza il destino genetico di non attecchire.&lt;br /&gt;L'occasione per il grido disperato sono, in coincidenza con l'avvio della fase congressuale del PD, le critiche dei liberal-PD all'entrata del PD a Bruxelles nel nuovo gruppo socialista, ASDE, critiche motivate dall'aver capito bene che questo ingresso, nonostante le compunte cautele della stampa italiana nel comunicarlo, significa l'adesione del PD al filone socialista, anche perché quelli che erano della margherita vengono via dai liberali, dall'ALDE ( riducendosi a questo trasbordo la fusione del PD sbandierata come la nuova via).&lt;br /&gt;Il quindicinale di Società Libera biasima i liberal-PD facendo questo ragionamento. Sono dei liberali e siccome i liberali hanno vinto ed oggi possono essere utili al massimo come posizione culturale, si occupino di cultura e smettano di avere altre pretese.&lt;br /&gt;Questo ragionamento già non regge quanto all'assunto di partenza ( i liberal-PD non sono liberali in politica poiché non hanno effettivi comportamenti da liberali, il che è dirimente, siccome il modo di comportarsi è il cuore del liberalismo politico).&lt;br /&gt;Ma da un errore di giudizio, il ragionamento si trasforma in un fondamentale errore di concetto quando nega ai liberali ogni ruolo nell'azione politica ( per farlo giunge a dichiarare che vi sono superstiti liberali nel Popolo della Libertà quando da lunghi anni è chiaro e comprovato che l'affermazione "liberali nel centro destra" è un ossimoro politico: un liberale non può stare nel centro destra e chi sta nel centro destra non è liberale).&lt;br /&gt;Tralasciamo qui la sensazione (non del tutto vaga) che il quindicinale di Società Libera sottintenda che la politica è potere e che la cultura non se ne deve occupare, un sottinteso elitario condivisibile solo dai conservatori e dai fautori di una lotta non democratica. E' proprio assumendo che la cultura sia importante per la convivenza, che il grido del quindicinale di Società Libera, i liberali si occupino solo di cultura, rivela un aspetto davvero inaccettabile e preoccupante per le prospettive italiane.&lt;br /&gt;Parlando in termini filosofici, se la cultura è importante per la convivenza ma non si deve occupare di politica, il quindicinale di Società Libera è in ritardo di qualcosa più di un secolo. Ai primi del novecento venne definitivamente chiarito, superando l'idealismo, che il razionale non è necessariamente il reale e che sono necessarie una serie di altre azioni perché possa diventarlo. Già allora balzò fuori che la cultura ha un senso pratico solo se ha un progetto per trasformare il reale, in altre parole se fa politica.&lt;br /&gt;Allora o i liberali fanno politica come tali (ovviamente non in senso integralistico, foss'altro per interna coerenza metodologica) oppure chi si dice liberale e non lo è (perché appartiene ad un altro filone culturale) non può riuscire a fare una politica liberale, quanto meno in modi efficaci e in tempi minimali. Al massimo può studiare i testi liberali, impararli, ma se non appartiene alla cultura liberale e al suo senso critico resterà sempre un'altra cosa, pronta nell'azione a comportamenti incoerenti se non apertamente divergenti dal lliberalismo.&lt;br /&gt;E siccome la politica è conflitto democratico e sperimentazione civile, l'escludere una cultura dal terreno politico priva necessariamente il confronto di una parte (quella liberale), dei suoi modi di interpretare il reale e dei suoi progetti per trasformarlo ( basati appunto, per i liberali, sul riconoscimento del valore decisivo del conflitto democratico). Dunque impoverisce la politica e il governo promosso dalla politica.&lt;br /&gt;La posizione del quindicinale di Società Libera pare non capire che sta proprio qui la causa storica del buco di liberalismo in Italia. La progressiva marginalizzazione del liberalismo politico nell'ultimo secolo, dai tempi di Casa Reale impegnata contro Giolitti per l'entrata nella prima guerra mondiale. E non avvertendo la questione, il quindicinale vorrebbe addirittura prorogarne la durata facendo di una questione di fatto (la marginalizzazione dovuta al revanscismo antirisorgimentale, ai pregiudizi ideologici di origine marxista, ripresi dalla mistica fascista e occhieggiati da alcuni filoni teo-con, alla mancanza di professionalità di una pubblicistica dedita allo scoop dell'evento e al profetismo invece che ad una attenta informazione sulla realtà ed i suoi rapporti ) una questione di principio (i liberali confinati nella cultura e fuori della politica), nonostante che già oggi i dati sperimentali mostrino che la marginalizzazione del mondo liberale è stata negativa nell'evolversi delle cose in Italia quanto a tempi e a clima istituzionale.&lt;br /&gt;E non basta. Per meglio sostenere la sua assurda tesi dei liberali fuori dalla politica, Il quindicinale di Società Libera prova a reinventare il concetto stesso di liberalismo. Lo equipara all'anticomunismo, cercando di sfruttare l'evidente fallimento storico del comunismo. Il quindicinale di Società Libera dovrebbe però sapere che la natura dei liberali non deriva per niente dall'essere anticomunista, ma al contrario è la stessa natura di liberali che la porta ad essere "anche" anticomunista. Il comunismo è politicamente finito, ma non per questo è finito il liberalismo, che ha idee e progetti per l'oggi e per il domani duramente combattuti da altri avversari vivi e vegeti. Sotto il profilo ideale e storico, il liberalismo precede di almeno un secolo il comunismo e fin dall'inizio la dottrina antitetica al liberalismo è il conservatorismo, cioè la volontà (immutabile nelle diverse epoche ) di non mutare nel tempo i rapporti della convivenza e di potere. Il marxismo è una forma modernizzata e totalitaria di conservatorismo, ove il padrone reale è il conformismo di stato, l'obiettivo è utopico ( la società senza classi fuori del tempo storico), l'immobilismo e la miseria stabile ne sono la conseguente realtà. Tutti i conservatori vorrebbero società chiuse dirette da grandi addetti, mentre il cambiamento liberale si sforza di continuo di aprire la società all'interagire degli individui.&lt;br /&gt;All'ingrosso ( pensando al metodo di funzionamento e non al modello ) si può dire che il liberalismo permea in quest'epoca il contesto giuridico ed istituzionale dei paesi democratici. Non si deve tuttavia scordare non solo che ciò è il prodotto della spinta indefessa del liberali nei precedenti periodi storici, ma soprattutto che è impossibile sostenere che gli attuali contesti giuridici ed istituzionali devono restare come sono e che non c'è niente da cambiare per rendere le condizioni di vita e le interrelazioni individuali aperte e in grado di affrontare le odierne sfide ben concrete delle illibertà.&lt;br /&gt;L'indispensabilità politica dei liberali dunque permane immutata anche in Italia. I liberali hanno la specifica caratteristica di essere i soli ad inglobare nel proprio modo di essere due attitudini tra loro connesse essenziali per costruire le istituzioni: mettere al centro di ogni azione politica la libertà di ciascun cittadino e adeguare proposte operative ed istituzioni al passare del tempo ( e dunque per i liberali vi sono sempre lavori in corso).&lt;br /&gt;Gli altri non hanno queste due caratteristiche. La prima non la hanno perché perseguono differenti obiettivi, come lo statalismo, la classe, l'autorità, le corporazioni, la fede religiosa, le amicizie.&lt;br /&gt;La seconda perché gli altri hanno il solo intento di presentare dei modelli fissi spacciati per risolutivi e non di costruire delle istituzioni aggiustabili nel tempo in modo da rendere effettiva la libertà del cittadino commisurata alle condizioni di tempo e di luogo.&lt;br /&gt;Il non volere i liberali in politica (poiché loro dovrebbero esercitare un'altra funzione) corrisponde all'impostazione di gruppi compìti nelle forme che però in sostanza vedono la politica come occasione per conservare i propri privilegi sociali e non si preoccupano di rispettare i rapporti con le esigenze della convivenza libera (che viceversa i liberali fisiologicamente si sforzano di promuovere). Gruppi che piuttosto che prendere atto del mondo quale è, lo rifiutano e pretendono che la realtà debba essere solo quella che dovrebbe essere jn base alla loro manifesta (secondo loro) superiorità morale. Il loro è un distacco elitario dal conflitto pluralistico delle convivenze democratiche. Se la prendono con i liberali perché, essendo in Italia più deboli, attaccarli serve a rendere gustosa l'egemonia e, sperano, a rafforzarla.&lt;br /&gt;E il bello è che questi gruppi sono tanto più accaniti contro i liberali quanto più i liberali non sono integralisti, quanto più non confondono il pluralismo con il sistema proporzionale e quanto più rivendicano la loro funzione di fisiologici innovatori anche sostenendo posizioni di riguardo proprio verso il mondo tradizionalmente più attento alle questioni sociali, senza esserlo abbastanza per le questioni individuali, e verso la necessità di formare in Italia un'opposizione rispettosa nel profondo dello Stato di Diritto.&lt;br /&gt;Non volendo i liberali in politica, questi gruppi credono di dare maggior forza ad una sinistra più accattivante perché meno rigorosa e più alla moda ed al contrario la rendono ancor meno credibile presso l'opinione pubblica proprio perché la fanno avvertire come qualcosa senza spessore incline ai vecchi vizi leninisti dell'assorbimento degli altri a fini di potere. Tali gruppi dicono di voler fare opposizione, ma nei fatti, comprimendo i liberali, sono i migliori alleati della cultura che da il successo al berlusconismo.&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Due notazioni finali. Una sul paragone del tutto fuori bersaglio tra il ruolo dei liberali nella società e i rapporti tra fisica e matematica. Non vi è alcuna attinenza. La matematica presuppone la realtà, da essa astrae alla ricerca di nessi e poi sviluppa in via di autonomia logica scovando pure relazioni o interpretazioni che non necessariamente rientrano nella realtà. La fisica tenta di cogliere la natura dei fatti e il funzionamento delle cose formulando ipotesi interpretative da sperimentare. Così utilizza la matematica non solo come sistema di calcolo ma talvolta come spunto per valutare l'applicabilità di nuove indicazioni non solo sperimentali e di insospettate relazioni supposte in ambito matematico. In ogni caso fisica e matematica puntano ad ampliare la conoscenza umana del reale, ma non hanno l'obiettivo di trasformare i rapporti di convivenza tra umani e stabilire nuovi criteri di utilizzo umano della conoscenza a fini di libertà individuale. Obiettivo che è invece il fine fondamentale di ogni politica liberale. Inoltre in fisica e in matematica , analogamente che nella scienza, la discussione e il confronto sono determinanti. Lo sono pure nel caso della politica ma, a differenza dalla politica, qui discussione e confronto non prescindono mai dai nessi logici o dai risultati sperimentali (nonché dalla coerenza con essi delle ipotesi interpretative) e fondano solo su di essi i giudizi per la scelta evitando la meccanica del voto a maggioranza necessariamente comprendente anche pulsioni emotive o credenze e soprattutto si sforzano di non influenzare con tale criterio maggioritario l'impegno ad una continua ricerca. Per la scienza ( analogamente che per i liberali) sono inconcepibili criteri egemonici di chiunque. E per simmetria anche l'esclusione di chiunque. Nei decenni, questa metodologia operativa di tale meccanismo è sempre più universalmente condivisa. Nessuno pone quindi il problema di delimitare settori di intervento invalicabili tra fisica e matematica o di reciproca rappresentanza.&lt;br /&gt;Infine fa sorridere qualsiasi liberale l'idea stessa di voler sostenere che il liberalismo ha vinto e che tutti ormai sono liberali. E' una tesi assurda che vorrebbe eliminare il tempo e far finire la storia, mentre è tipico dei liberali ripensare di continuo le condizioni sociali e le istituzioni che regolano la convivenza tra diversi. La presunzione dell'omogeneo è un indicatore sicuro di illibertà. Nel complesso, dunque, quello del quindicinale di Società Libera è un paragone senza fondamento.&lt;br /&gt;La seconda notazione è a proposito della casuale citazione in calce al riquadro di una frase di un libro di Dahrendorf ( "gli uomini hanno bisogno di qualcosa di più dei diritti e del denaro per vivere una vita piena e soddisfacente. Hanno bisogno di metri che diano senso alla loro vita, supporti orientativi per il loro cammino" ). Presentata avulsa dal suo contesto si presta ad un equivoco pericoloso. Di certo l'identità di ciascuno non dipende solo dai diritti e dal denaro. Sono proprio i liberali a dirlo, battendosi da sempre contro l'idea dell'identità unica. Ciò non significa, per Dahrendorf e i liberali, che è sbagliato dedicarsi a fondo al dare regole per promuovere il rispetto dei diritti o a dare regole riguardo la circolazione del denaro nella convivenza. Questioni politiche centrali per un liberale, di cui Dahrendorf si è occupato fino alla fine. Dare regole per queste finalità è essenziale perché tocca aspetti decisivi delle relazioni individuali e dello stare insieme. Senza di loro non si costruisce niente per lo Stato della convivenza. Ma questo non può mai essere confuso con la pretesa di escludere altri interessi o altre attività d'altro genere in altri settori (si pensi solo al vasto ambito religioso).&lt;br /&gt;Perciò lo Stato dei liberali non è invasivo, precettivo ed esaustivo. Di sicuro però, per la stessa ragione, Dahrendorf e i liberali hanno sempre contestato la pretesa opposta, quella di non occuparsi di dar regole ai diritti e al denaro nel segno di valori fuori dallo spazio e dal tempo, che dicono di essere più umani e invece agevolano l'autorità dei più forti (si pensi alla lungimiranza dell'impostazione cavourriana). Allora, se alla citazione si da una lettura avulsa dal contesto, sarebbe possibile anche questa seconda interpretazione politicamente illiberale.&lt;br /&gt;Insomma, è comprensibile che il quindicinale di Società Libera usi le sue notevoli risorse per cercare di propagandare le sue convinzioni. Che sono appunto quelle di una società libera, e dunque di sicuro una società democratica, ma non per questo una società liberale. La società liberale è cosa assai più complessa e più evoluta proprio perché, in ogni condizione storica, si propone di favorire la più alta e più estesa espressione delle differenze e della libertà individuale. E che dunque è connaturata e non estranea alla politica.&lt;br /&gt;Nei decenni passati, i fautori del sole dell'avvenire respingevano il liberalismo perché lo bollavano quale ideologia di classe legata alle infrastrutture borghesi; ora corrono a teorizzare che il liberalismo, siccome ha vinto, è divenuto inutile in politica. Lo scopo resta il solito. Evitare che il liberalismo in politica esplichi la sua carica di partecipazione attiva, che disturba il manovratore di turno, e le sue parole d'ordine perché serve ad esercitare il senso critico e a dissolvere (davvero, non a discorsi) le concentrazioni di potere in essere con il fine di spingere alla società aperta. Stando a questo riquadro, il quindicinale di Società Libera non intende rafforzare l'idea liberale, ma confinarla e corroderla. Auspica una società libera ma non una società liberale.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;RAFFAELLO MORELLI&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-6725502983353019887?l=liberali-italiani.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/feeds/6725502983353019887/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25718511&amp;postID=6725502983353019887' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/6725502983353019887'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/6725502983353019887'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/2009/07/ma-un-soggetto-liberale-serve-eccome-la.html' title='Ma un soggetto liberale serve, eccome. La politica italiana difetta di liberalismo'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-6752757377672455045</id><published>2009-07-09T22:12:00.010+02:00</published><updated>2009-07-10T12:19:17.659+02:00</updated><title type='text'>Dai "liberal" PD al nuovo soggetto liberale. "Ma se tutti sono liberali, non serve"</title><content type='html'>L’Italia è ancora, malgrado la crisi, la sesta o settima potenza economica dell’Occidente. Ma anche se fosse la decima o ventesima, è ormai talmente inserita nell’emisfero occidentale basato sul liberalismo da rendere ozioso ogni discorso sulla "rinascita" e "riorganizzazione partitica" di un soggetto liberale. Insomma, se tutti o quasi sono liberali, se le differenze sono solo sul grado di liberalismo da realizzare, a che servirà mai un Nuovo Soggetto liberale?&lt;br /&gt;Se lo chiede una nota troppo breve e tagliente per non essere provocatoria apparsa sul sito di &lt;em&gt;Società Libera&lt;/em&gt;, un pensatoio culturale fondato da accademici e imprenditori che diffonde i valori di una società libera senza vincoli di partito. In questo senso, la dedica che nel sito web chiude la pagina del "chi siamo" è una eloquente frase di Ralf Dahrendorf: "La società liberale, non è una prerogativa di alcun partito politico. E’ un obiettivo di significato più ampio, e più globale. E’ più importante riflettere su cosa una società liberale richiede piuttosto che costruire un nuovo liberalismo". Citazione che sembra scelta con cura tra mille, quasi come alibi.&lt;br /&gt;Certo, ma è ovvio immaginare che il pensatore tedesco-inglese pensasse alle società avanzate nelle quali era vissuto, figlie della Riforma e già compiutamente liberali da generazioni, non ai Paesi occidentali &lt;em&gt;on the border&lt;/em&gt;, come l'Italia, che per il prevalere negli ultimi 90 anni di tendeze fasciste, clericali e comuniste non ha potuto rafforzare quel liberalismo che le élites del Risorgimento erano riuscite a realizzare. Tanto che, nonostante sia obbligato dal consorzio internazionale, ancora oggi stenta a varare riforme liberali, per la mancanza di un soggetto autorevole e credibile che ne assuma intera la responsabilità.&lt;br /&gt;Di &lt;em&gt;Società Libera&lt;/em&gt; fanno parte numerosi uomini di cultura provenienti dalle più diverse esperienze, dalla Sinistra alla Destra, dal PD al&lt;span style="color:#000000;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;PdL. L'amico Morelli nell'articolo seguente accenna a trascorsi socialisti, più che liberali, dell'autore dell'editoriale, e poi a ingarbugliate ragioni interne al PD. Non conosciamo né ci interessano questi antefatti. Ci limitiamo con ingenuità liberale a notare che i&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;l Consiglio direttivo di &lt;em&gt;Società Libera&lt;/em&gt;,&lt;/span&gt; di cui faceva parte l’appena scomparso Ralf Dahrendorf e a cui tuttora appartiene Giovanni Sartori, è presieduto da Salvatore Carrubba. Nel Comitato Scientifico tra gli altri Augusto Barbera, Luigi Compagna, Dario Antiseri, Raimondo Cubeddu, Giulio Giorello, Piero Ostellino, Angelo Panebianco.&lt;br /&gt;Semmai, l'interrogativo che viene spontaneo è: quanto incidono questi bei nomi sulla conduzione politica di &lt;em&gt;Società Libera&lt;/em&gt;? Ma li leggono almeno gli editoriali, come questo sbrigativo e tranchant di Morganti? E se sì, com'è possibile che approvino? Io non azzardo ipotesi, né faccio dietrologia. Ma il panorama ipotizzato da Morelli nell'articolo di risposta (vedi) è inquietante. Sarebbe in atto, dentro e fuori del PD, un tentativo di normalizzazione tra liberali veri e finti, con ovvia prevalenza dei secondi? In tal caso, certo, la creazione di un grande, vero, soggetto liberale, come terza forza della Ragion Critica, potrebbe disturbare gravemente i manovratori, sia di Destra sia di Sinistra. Ma forse è solo un incubo. Anche perché su questo punto poco o nulla è venuto alla luce nel dibattito esterno. Perfino Radio Radicale, a parte il doveroso appoggio a Ignazio Marino, non ne accenna.&lt;br /&gt;Altrimenti, non sapremmo che pensare di tante e belle intelligenze del Direttivo e del Comitato Scientifico di &lt;em&gt;Società Libera&lt;/em&gt;, che discettano ad ogni pie' sospinto di Liberalismo e, ne siamo sicuri, sinceramente lo amano, anzi lo pretendono, ma che poi curiosamente non vogliono un Partito che lo realizzi. Anzi lo escludono &lt;em&gt;apertis verbis&lt;/em&gt; nella stessa presentazione del Gruppo.&lt;br /&gt;Immaginate una assise di intellettuali socialisti o conservatori, repubblicani o cattolici, riunita per riaffermare i propri valori con forza, che commettesse l’errore di escludere pubblicamente fin dall’inizio qualsiasi possibilità di dare vita ad un soggetto politico pratico che agisca nell’agone mondano. Impossibile a immaginarsi. Una tattica che farebbe inorridire perfino la più mite signora anziana giocatrice di poker.&lt;br /&gt;E allora è il solito paradosso liberale? Solo i liberali italiani, gli unici, veri illuminati, credono che le idee liberali possano discendere da sole per grazia del Logos sulle teste dei politici, ed ispirarli?&lt;br /&gt;Suvvia, il mondo delle favole dovrebbe essere lontano per questi anziani intellettuali. Possibile che abbiano dimenticato gli esempi della Storia, che cioè le idee non marciano da sole, senza un supporto politico che le rappresenti nella vita sociale ogni giorno? E’ per errori del genere che il Liberalismo italiano, unico in Occidente, è malaticcio, perdente, costretto sempre sulla difensiva, più pronunciato a vanvera che praticato.&lt;br /&gt;Insomma, il nuovo paradosso di Zenone (Zenone, proto, non Zanone...) sarebbe che "Se tutti sono liberali, nessuno lo è". Corollario: "Anzi, nessuno lo deve essere, né sembrare".&lt;br /&gt;Per riprendere l’abusato Benda, se di "trahison des clercs" si tratta, ebbene, a guardare certi pensatoi e comitati scientifici "liberali", il parterre dei chierici laici italiani colpevole in solido di trahison è come sempre ben nutrito e rappresentativo.&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Ma diamo la parola al breve editoriale di Società Libera, a firma di Franco Morganti, diffuso con la Newsletter quindicinale n. 135 del 1 luglio 2009, e reperibile anche sul sito &lt;/em&gt;&lt;a href="http://www.societalibera.org/it/"&gt;&lt;em&gt;http://www.societalibera.org/it/&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt;:&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;COLLOCAZIONE CERCASI&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;"Puntualmente – scrive Società Libera – dopo le elezioni europee, si pone il problema della collocazione dei democratici italiani nel parlamento europeo. L’ultimo compromesso sarebbe quello di vederli confluire nel PSE che allo scopo cambierebbe nome in ASDE. Questo non soddisfa i Liberal-PD, cioè i liberali del PD e neppure altri liberali sciolti, come leggiamo sulle email che ci pervengono. Ma crediamo non siano soddisfatti neppure i superstiti liberali del PdL, costretti a ritrovarsi nel PPE.Crediamo che il problema stia a monte, come si diceva una volta, e cioè nella pretesa dei liberali di costituirsi o di esser riconosciuti come tali in un partito politico, almeno in Italia.&lt;br /&gt;Il liberalismo ha vinto la sua battaglia storica contro la dottrina antitetica, che era il comunismo e permea il contesto giuridico e istituzionale di tutti i paesi democratici. A che scopo distinguersi e caratterizzarsi come liberali, quando lo scontro, nell’ambito della cornice liberale, è fra dosi maggiori o minori di dirigismo o di liberalizzazione? E’ come se i matematici, visto che la loro disciplina ha largamente conquistato il mondo, pretendessero una rappresentanza politica in quanto matematici.&lt;br /&gt;Che facciano cultura liberale, di cui c’è sempre grande necessità, piuttosto che spendere le loro energie nell’organizzazione partitica!"&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;FRANCO MORGANTI&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-6752757377672455045?l=liberali-italiani.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/feeds/6752757377672455045/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25718511&amp;postID=6752757377672455045' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/6752757377672455045'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/6752757377672455045'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/2009/07/dai-liberal-pd-al-nuovo-soggetto.html' title='Dai &quot;liberal&quot; PD al nuovo soggetto liberale. &quot;Ma se tutti sono liberali, non serve&quot;'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-3264498684432405289</id><published>2009-04-11T13:33:00.007+02:00</published><updated>2009-04-11T13:41:04.250+02:00</updated><title type='text'>Populisti e senza regole. I finti "liberali" del regime mangia-tutto e del "far vedere"</title><content type='html'>Con una furba tecnica disinformativa, Governo e partito del Popolo della Libertà, l’intera Destra, e anche la Sinistra, tendono a diffondere tra la gente ignara di cose politiche il concetto che le idee, la cultura politica, sono ormai morte, e che serve ormai la politica del "fare". Fare che cosa, senza idee? Anche Mussolini diceva le stesse parole, criticando il "vecchio liberalismo".&lt;br /&gt;Comodo per chi vuole fare i propri comodi: le dottrine, le ideologie costringono ad una certa razionalità, ad un minimo di coerenza. E quando non si rispettano le leggi interne della logica e della coerenza, figuriamoci quelle esterne, cioè il rispetto delle regole tipico dello Stato di diritto, in cui anche i governanti devono seguire le leggi.&lt;br /&gt;Così, invece, Berlusconi lavorando solo sulle parole, sulle definizioni, sul "far vedere", sul teatrino della politica alla tv, può dire a fare tutto e il contrario di tutto, smentirsi nel giro di qualche ora, definirsi "liberale" (che bella parola: tanto la gente non sa che vuol dire…) ma dire cose anti-liberali, populiste, qualche volta perfino fasciste. O anche solo stupide, che è peggio.&lt;br /&gt;Sulla doppiezza voluta e a lungo studiata di questa Destra, basta solo un esempio: si riempie la bocca di "liberale" e poi non aderisce al Partito Liberale europeo, ma al suo oppositore conservatore, al Partito Popolare. Già questo la dice lunga. Ma lo capiranno quegli studenti ultraconservatori e ignoranti che leggono solo articoli e libri che confermano le loro idee tifose (basta andare sui blog aggregati da Tocqueville), i ragiunatt, gli artigiani e i piccoli imprenditori che per loro ammissione "non hanno tempo neanche di leggere il giornale", e i milioni di casalinghe, anziani e pensionati, che vedono solo la tv, e al massimo leggono solo Libero o il Giornale, e sono la platea naturale del Popolo della Libertà? No.&lt;br /&gt;E su questa diffusa ignoranza della gente che si basa il governo di Destra.&lt;br /&gt;Il termine "liberale", quindi, è stato conquistato proprio dai suoi avversari, così com’è accaduto a "laico", ormai ostaggio dei clericali che agiscono in Parlamento su mandato della Chiesa.&lt;br /&gt;Ora il commentatore Piero Ostellino, ex-direttore del Corriere della Sera e intellettuale di sicura scuola liberale, ha integralmente ospitato nella sua rubrica sul Corriere della Sera (11 aprile) la lettera di Raffaello Morelli (Fed. Liberali e Comitato dei Liberali Italiani) sullo scarso o nullo rispetto delle regole e sul populismo anti-liberale spacciato per "liberale" alle masse ignare di politica attraverso i massa media, che caratterizza questo Governo e anche l’intera classe politica. Peccato il titolo ("Ultimi mohicani"), da tipico giornalista che semanticamente prende le distanze e usa l’alibi di cautelarsi da una tesi con una certa ironia. Conosciamo i nostri polli, avendo frequentato redazioni fin dalla adolescenza.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;ULTIMI MOHICANI&lt;br /&gt;Piero Ostellino, Corriere della Sera, 11 aprile 2009&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Questa è la storia degli ‘ultimi mohicani italiani’. Dei liberali in politica. Minoritari, certo. Ma che si è fatto di tutto, e di più, per far scomparire persino dalla vista.&lt;br /&gt;"Caro Ostellino, quando nel suo "Dubbio" di sabato scorso critica la creatura dell’on. Berlusconi, invece di Popolo della Libertà, Lei usa il nome di Partito della Libertà, un nome della Federazione dei Liberali, figlia del vecchio PLI. Di per sé, il lapsus mostra a cosa porta la campagna, iniziata a metà del 2007 dall’on. Brambilla e da Forza Italia, per appropriarsi del marchio Libertà secondo un metodo da Far West mediatico più che da Stato di diritto. Su ciò è in corso al tribunale di Milano una causa promossa dalla FdL contro esponenti di Forza Italia. Ma la questione va oltre il diritto. Vi sono essenziali motivi cultural-politici per impedire al centro destra lo scippo del nome che sta tradendo da 15 anni. Gli stessi vissuti dalla FdL aggiornando la tradizione di Giovanni Malagodi e Gaetano Martino nel solco di Liberal International.&lt;br /&gt;Il nome Partito della Libertà evidenzia la libertà del cittadino indissolubilmente legata alla diversità individuale delle tendenze e delle aspirazioni, mentre popolo è l’idea massificante ed indistinta di chi adora il collettivo. Congiungere le idee di Popolo e di Libertà è un’immagine suggestiva dal contenuto politico del tutto contraddittorio. E contraddittori sono gli atti del clan Berlusconi. Esalta l’adesione al Partito Popolare Europeo come se fosse credibile accoppiarlo alla rivoluzione Liberale (quando Liberali e Popolari sono avversari naturali). Organizza una kermesse di 7000 delegati senza voto come se fosse una pratica attuazione dei principi Liberali (quando li viola). Poi, mentre si contraddice, ritenta quello scippo cui all’epoca dovette rinunciare per la nostra causa e, con l’investimento pubblicitario, riprova ad accreditare presso cittadini e opinionisti il Partito della Libertà quale roba propria. Così da due mesi, il ministro Bondi ha ripetutamente denominato Partito della Libertà l’organizzazione di cui è coordinatore, e ogni volta ci scrive contrito dicendo che è incappato in una svista linguistica. Da qui la nostra nuova causa ex art. 700 c.p.c. per inibirgli le sviste fino al voto europeo. Il revival berlusconiano non è casuale. E’ funzionale al disegno di monopolizzare tutte le differenze e ad evitare che la FdL utilizzi Partito della Libertà alle europee. Le scorrerie sono servite ad ostacolare il nostro lavoro politico con altri, proprio sbertucciando e contaminando il nome. Ad ostacolare chi denuncia che il confronto democratico non è riducibile al dialogo di potere tra i due partiti più grossi per mutare regole a proprio comodo.&lt;br /&gt;Questo è il nocciolo politico. Il vero tumore del nostro Paese è il buco di Liberalismo. Il metodo coerente dei Liberali scopre gli altarini, preoccupa e va nascosto. Fanno il lavoro sporco non solo il Popolo della Libertà con i teo-con e il Partito Democratico con il sinistrismo senza progetto, ma tutto l’establishment, dall’editoria alla finanza alla burocrazia, cui interessa conservare quei privilegi che impediscono il competere di mercato nelle regole. Berlusconi che decide non è né il male né la cura, è una risposta ai problemi sbagliata e inadeguata. Il Partito della Libertà è l’area dei Liberali impegnati, non la corporazione dei conservator-populisti."&lt;br /&gt;RAFFAELLO MORELLI&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-3264498684432405289?l=liberali-italiani.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/feeds/3264498684432405289/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25718511&amp;postID=3264498684432405289' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/3264498684432405289'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/3264498684432405289'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/2009/04/populismo-senza-regole-e-far-vedere-i.html' title='Populisti e senza regole. I finti &quot;liberali&quot; del regime mangia-tutto e del &quot;far vedere&quot;'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-7822979760452502540</id><published>2009-02-23T13:15:00.018+01:00</published><updated>2009-02-25T11:54:42.662+01:00</updated><title type='text'>Malgrado cani e porci, la scalata di Destra fallisce. Il PLI resta libero e indipendente</title><content type='html'>Neanche nei congressi radicali – non sono più, signora mia, quelli d’una volta – c’è tanto dibattito, tanta contrapposizione, come c’è stata al Congresso del Partito Liberale (Roma, 20-22 febbraio). Come ai bei tempi. Ma sì, quando c’erano ancora, evviva, gli scontri forti di idee o di uomini alla luce del sole. Non come oggi, quando si fa tutto sottobanco e in segrete stanze. E però sono tornate anche le "truppe cammellate" visibili, i diversi per facce e vestiti. Oggi, invece nei Partiti dei leaders carismatici senza carisma, sono tutti truppe cammellate, basta vedere una &lt;em&gt;convention&lt;/em&gt; di Forza Italia: solo che sono convocati per tempo, hanno i distintivi all'occhiello, hanno almeno letto la mozione, vestono tutti di grigio, e vengono addirittura eletti.&lt;br /&gt;"Bei tempi", quando i partiti, nonostante che al momento del voto apparissero improvvisamente parenti, fidanzate, amici, e ceffi poco rassicuranti del tutto sconosciuti ai più, almeno erano veri, e le differenze di caratteri e visioni del mondo non erano attenuate e distrutte dall’omogeneizzazione ipocrita necessaria al cesaropapismo oggi imperante. Allora, sì, ricordano i nostalgici un po’ masochisti, che la passione politica era "bella".&lt;br /&gt;E così è stato nella grande sala congressi dell’Hotel Aran-Mantegna. Colpi di scena a ripetizione, ressa all’ingresso per gli accrediti, risse con le truppe cammellate della Destra che avevano avuto l’ordine di infiltrarsi ("Berluscones? Magari, quelli dalla faccia e dal vestito sembravano piuttosto della Fiamma!" ha esclamato scandalizzata un ragazza), una signora dell’accoglimento che si è sente male, mentre in sala scontri durissimi che ricordavano gli anni 50 ("bullo!", "mascalzone") tra i colleghi giornalisti Diaconale e Guzzanti, e tra Diaconale e la Brancati.&lt;br /&gt;Insomma, chi l’avrebbe detto, il Congresso del Partito Liberale è stato finalmente un congresso vero, a tratti sanguigno, con alti e bassi da montagne russe al cardiopalmo, con un doppio finale a sorpresa (prima il voto la sera di sabato, e poi alla domenica la decisione della minoranza al Consiglio nazionale) che ai liberali ha fatto finalmente tirare un sospiro di sollievo dopo le polemiche della vigilia. Con una prima giornata dedicata ai politici o studiosi ospiti che hanno svolto spesso vere relazioni di spessore politico (è il caso di Massimo Teodori), con molti interventi, e con contrapposizioni forti di uomini. Non di programmi, però, molto simili tra loro, segno d’un Liberalismo maturo e condiviso.&lt;br /&gt;Fatto sta che la macchina da guerra che aveva lanciato una vera e propria OPA segreta e ostile ha fallito. Del resto alcune smagliature si erano già notate nella sua trama: per esempio i pacchi di richieste di iscrizione provenienti da un unico indirizzo, arrivate al PLI un giorno dopo il termine ultimo. Errori imperdonabili che ricordano piuttosto le velleità di Totò e Peppino, e che non possono che concludersi con qualche amaro risolino.&lt;br /&gt;Quello che conta è che il partito di Croce e Einaudi non viene assorbito dalla Destra berlusconiana, ma continua ad essere più vivo e vitale di prima, col triplo degli iscritti (superai i cugini radicali), fermamente indipendente e terzo rispetto ad una Destra e ad una Sinistra sempre più vischiose, poco o nulla liberali, affette da leaderismo, mancanza di idee, sottomissione alla Chiesa, riluttanza ai progetti, alla modernizzazione del Paese e alle riforme, insensibilità ai veri bisogni della gente. E in questo la Destra non sembra ai liberali che hanno stravinto (a differenza di quelli che hanno stra-perso) assolutamente migliore della Sinistra. Anzi.&lt;br /&gt;L’attuale Segretario, Stefano De Luca, in due lucidi discorsi, il primo dei quali vista l’invasione è stato un bel saggio "identitario" e culturale, ha avuto buon gioco nel dimostrare che il bonapartismo strisciante si avvale di ogni mezzo per condizionare la libertà dei cittadini, e che – Forza Italia o no – ormai la Destra si esaurisce nel berlusconismo. Non c’è altro spazio per nessuno. Perché, allora – si sono chiesti i congressisti – portare i liberali a Destra? Era lecito chiedersi: "Chi lo aveva ordinato, chi lo avrebbe gradito?"&lt;br /&gt;Ma anche Taradash e Diaconale, i candidati accusati di aver lanciato l’OPA, hanno in sostanza confermato gran parte delle critiche al berlusconismo. Segno quindi che, se OPA c’è stata, non era una scalata segreta ordinata da Berlusconi (figuriamoci, un partitino dello 0,3 per cento), ma piuttosto un regalo spontaneo, magari facilitato, per autonoma iniziativa di donatori ossequiosi, come dote simbolica per acquisire eventualmente ruolo, benemerenze e potere. A chi? Alla Destra. Che, gira e rigira, altro non è che Berlusconi.&lt;br /&gt;Quest’assurda contraddizione (parlar male del PdL e poi portargli in regalo il PLI) è apparsa insostenibile anche ai meglio disposti verso i conquistadores, ed ha irrimediabilmente fatto perdere la partita alla cordata.&lt;br /&gt;Il secondo errore, capito al volo dalla platea, come sempre sensibile alle sfumature psicologiche, era una caricaturale tracotanza alla capitan Fracassa in uno o due personaggi, e in altri un’aggressività appuntita, una dialettica pregiudiziale e astiosa, un insopportabile tono didattico, insolite tra liberali, e comuni invece tra avversari di "opposti schieramenti".&lt;br /&gt;La gente ha capito al volo dai toni usati nella discussione che quelli che considerava gli "intrusi" perché volevano entrare in massa con centinaia di nuovi iscritti al seguito non lo facevano per dialogare e competere nel rispetto reciproco, ma per distruggere l’avversario e sostituirlo del tutto con un colpo di mano durante il Congresso. Una programmata completa decapitazione della classe dirigente del PLI. Che avrà certo colpe di inattività e di scarsa comunicazione, da me sempre ricordate, ma non certo culturali e ideologiche, e che invece in Italia si distingue come interprete fedele e completa di tutti gli aspetti del Liberalismo. Quel Liberalismo di cui si fanno belli abusivamente e solo per propaganda soprattutto a Destra, oggi anti-liberale nelle prese di posizione e nei fatti concreti come o addirittura più della Sinistra.&lt;br /&gt;Inoltre, a riprova ulteriore che tutti gli indizi del &lt;em&gt;cui prodest&lt;/em&gt; portano alla stessa parte politica, ha incuriosito l’accanimento di una ex-esponente FI contro il senatore Guzzanti, che da poco ha lasciato il PdL lanciando gravi e giuste accuse a Berlusconi. Sul suo blog si era concesso da giornalista e "impolitico" fuori schema alcune provocazioni eterodosse - p.es. sulle pene ai grandi criminali - assolutamente lecite per un liberale (si sa che Destra e Sinistra non accettano la posizioni personali anticonformiste), e che comunque non ha mai fatto come esponente del PLI.&lt;br /&gt;Contro di lui c'è stato un attacco strumentale d'una Destra anguillesca, che quando meno te l'aspetti si finge Sinistra. D'altra parte, se si spulciasse in modo sovietico nella corrispondenza privata (leggibile da tutti) dei nostri blog, si troverebbe di tutto. Io stesso ho fatto provocazioni paradossali d'ogni tipo. L'amico Guzzanti, perciò, ha fatto bene a lamentarsene e a denunciare "attacchi alla Vishinsky". Ha tutta la mia e nostra solidarietà.&lt;br /&gt;Dopo una lunga e complessa votazione a scrutinio segreto, De Luca e Guzzanti hanno ottenuto il 73 per cento, mentre Diaconale e Taradash il 23. Il giorno dopo, in sede di Consiglio Nazionale e con la prospettiva di eleggere la Direzione, ultimo colpo di scena: i perdenti Diaconale e Taradash rifiutano di assumere cariche in Direzione.&lt;br /&gt;Ed è un peccato, perché questo comportamento lecito ma non democratico conferma i sospetti dell’OPA e perché impedisce ad alcuni bravi e preparati giovani della cordata di lavorare per il Liberalismo. I giovani liberali in buona fede sono i primi ad essere danneggiati da Diaconale. Infatti, il bravo ricercatore Paolo di Muccio, liberale autentico che voleva lavorare comunque nel PLI, è stato estromesso dalla corrente diaconalina.&lt;br /&gt;Il Congresso ha poi nominato i nuovi vertici del Partito: Presidente d’onore: Carla Martino; Presidente: Carlo Scognamiglio Pasini; Segretario Nazionale: Stefano de Luca; Vice Segretario: Paolo Guzzanti. Il Segretario ha indicato – è una mia vecchia e reiterata proposta, questa, e sono lietissimo della vittoria - un Ufficio di Segreteria. E’ stato costituito da Roberto Petrassi, Mario Caputi, Ivan Uncini e Stefano Maffei.&lt;br /&gt;Tanto clamore per nulla? No, le polemiche e la scalata plateale (ottimo &lt;em&gt;coup de theatre&lt;/em&gt;: non a caso con 3-giornalisti-3 come protagonisti, gli uomini della stampa di effetti speciali se ne intendono) hanno chiamato a raccolta i vecchi liberali disincantati, e hanno convinto ad accostarsi molti giovani, sempre attratti dove c’è uno "scontro di civiltà". E così siamo riusciti ad infilare almeno (sono pochi, ce ne vogliono di più e con posizioni ancora più indipendenti, da veri e propri co-segretari) due nomi nuovi, 30-40nni preparati, veloci e attivi, in Segreteria: Maffei e Caputi. Un altro, Tagliati, già lavora bene nel campo della modernizzazione informatica del PLI.&lt;br /&gt;Buon segno: il rinnovamento è iniziato. Speriamo che l'amico segretario De Luca, che così bene rappresenta il pluralismo tipico del Liberalismo, e che abbiamo in modo convinto difeso al 100 per cento, si tolga di dosso un po’ della sua... coriacea sicilianità individualistica e deleghi sempre di più. Il Liberalismo ha bisogno del lavoro di gruppo tipico della politica moderna, della modernizzazione e delle competenze specifiche necessarie ai tempi veloci in cui viviamo. Auguri, Stefano!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-7822979760452502540?l=liberali-italiani.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/feeds/7822979760452502540/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25718511&amp;postID=7822979760452502540' title='19 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/7822979760452502540'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/7822979760452502540'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/2009/02/malgrado-cani-e-porci-la-scalata-di.html' title='Malgrado cani e porci, la scalata di Destra fallisce. Il PLI resta libero e indipendente'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>19</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-8328378503279522959</id><published>2009-02-15T18:40:00.007+01:00</published><updated>2009-02-15T18:53:59.910+01:00</updated><title type='text'>Opa segreta sul Partito Liberale. L’appello degli altri liberali: rinviare il Congresso</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;Coordinamento dei Liberali Italiani&lt;br /&gt;Federazione dei Liberali&lt;br /&gt;Forum per l'Unità dei Repubblicani&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Febbraio 11, 2009&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;All'On. Stefano De Luca&lt;br /&gt;Segretario del Partito Liberale Italiano&lt;br /&gt;via Ignazio Guidi 4, Roma&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Caro De Luca, Come tu ben sai, i gruppi di noi firmatari sono impegnati da tempo a costruire, in occasione delle prossime elezioni Europee, la lista unitaria dei liberali, repubblicani e moderati che intendono iscriversi al Partito ELDR non riconoscendosi nel PPE e nel PSE. Dunque riteniamo che vi parteciperà anche la Tua area.&lt;br /&gt;Peraltro rileviamo dalla stampa che, in vista del Vostro congresso fissato il 20-22 febbraio, è in corso un acceso dibattito, tra i Tuoi sostenitori e altri soggetti finora del tutto estranei al Tuo partito, a proposito della Vostra attuale linea di collocazione liberale. Questi ultimi soggetti vorrebbero ribaltarla. Il Vostro confronto è così sulla Vostra collocazione in Italia. Eppure pensiamo che, nella naturale concitazione delle giornate congressuali, il dibattito finirebbe per dare un'immagine divisa della Vostra realtà, con deviazioni innaturali rispetto ai principi liberali di autonomia politica, che potrebbe incidere pure sulla questione ELDR. Ciò, oltre la Vostra immagine, indebolirebbe senza dubbio la nostra lista dei liberali per le Europee dal punto di vista politico propagandistico.&lt;br /&gt;Per tutto questo, noi tutti rivolgiamo a Te e al Tuo partito un accorato appello perché vogliate scongiurare una Vostra divisione strutturale dovuta a pur rilevanti questioni politiche italiane e, ripercorrendo quanto già fatto dal PRI con il rinvio del proprio Congresso di marzo, vogliate slittare il Vostro Congresso di qualche mese ad elezioni Europee celebrate, quando il Vostro dibattito interno sulla politica italiana potrà essere affrontato senza indurre effetti elettorali europei.&lt;br /&gt;Nella speranza che vogliate accogliere questo nostro appello, Ti salutiamo molto cordialmente&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;Paolo ARSENA&lt;br /&gt;Gianmarco BRENELLI&lt;br /&gt;Giuseppe GIZZI&lt;br /&gt;Raffaello MORELLI&lt;br /&gt;Pietro PAGANINI&lt;br /&gt;Claudio PIETRONI&lt;br /&gt;Nico VALERIO&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-8328378503279522959?l=liberali-italiani.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/feeds/8328378503279522959/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25718511&amp;postID=8328378503279522959' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/8328378503279522959'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/8328378503279522959'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/2009/02/opa-segreta-sul-partito-liberale.html' title='Opa segreta sul Partito Liberale. L’appello degli altri liberali: rinviare il Congresso'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-7083455192480399035</id><published>2008-12-24T22:41:00.003+01:00</published><updated>2008-12-24T22:45:32.204+01:00</updated><title type='text'>Economia. Ma il Governo non capisce che servono riforme radicali e coraggiose</title><content type='html'>Gli italiani non sanno gestire le crisi che toccano in profondità il loro tenore di vita, come quella attuale. Sembrano non reagire. Gli osservatori anglosassoni ci hanno sempre dipinto come un popolo molle e snervato, viziato dalle elargizioni statali, appesantito da una burocrazia inefficiente di stile sovietico, inebetito dal lusso caduto dall’alto (che "qualcun altro", non si sa chi, dovrebbe pagare), addormentato dai privilegi, bloccato dalle resistenze delle corporazioni, abituato alle comodità della vita quotidiana. Stereotipi? No, rischiano di essere, ahimé, analisi puntuali e realistiche.&lt;br /&gt;L’impressione è che nessuno – né Governo né cittadini – voglia accettare l’idea di dover stringere la cintola. Stiamo continuando a comportarci come se fossimo ancora negli ruggenti anni Settanta. Già ma in quei lontani "anni felici", ricorda ora Antonio Martino sul sito dell’Istituto Bruno Leoni il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo era appena del 36,9% (oggi è oltre del 104%). E se il Governo Berlusconi che oggi gode, più per mancanza di concorrenti che per abilità propria, di un’alto favore popolare, non mette mano alle riforme, anche impopolari, chi mai potrebbe farlo in futuro? Servono riforme severe, drastiche, coraggiose, radicali. E il PdL potrebbe spendere un po’ del suo patrimonio di gradimento per realizzarle. Ma evidentemente manca di senso dello Stato, oltreché di personalità davvero liberali. Quello che gli preme davvero è conservare il più a lungo possibile le percentuali bulgare di appoggio popolare in previsione delle elezioni europee. Altro che liberalismo e riformismo.&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;NON ABBIAMO BISOGNO DI MANOVRE, &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;MA DI RIFORME, CORAGGIOSE E RADICALI&lt;br /&gt;di Antonio Martino&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.brunoleoni.it/"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;http://www.brunoleoni.it/&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;L’apertura di Libero ("Appello a Berlusconi. Elimina le province", sabato 29 novembre) ha il grande merito di riportare sulla terra i termini del lunare dibattito politico dei nostri giorni, conducendoci all’ineludibile punto di partenza di qualsiasi analisi seria della nostra situazione: l’Italia così com’è non si salva. L’esistente non può essere gestito come se nulla fudesse, deve essere radicalmente cambiato se vogliamo ricominciare a sperare nel futuro. E’ una tesi che non mi stancherò mai di ribadire in tutte le salse: le manovre, i pannicelli caldi, l’elargizione di oboli e le piccole toppe non producono effetti di sorta; per non morire l’Italia deve cambiare.&lt;br /&gt;L’esistente, in vigore da decenni, è il risultato della graduale accumulazione di decisioni insensate ispirate alla forma più puerile e demagogica di statalismo catto-comunista. Non è pensabile che l’economia italiana possa crescere, che si possa scongiurare l’eventualità che la crisi attuale si trasformi in autentica catastrofe, quando si continua a sottoporre il nostro Paese ad un salasso pari al 50% di tutto ciò che viene prodotto. Né è sensato difendere quel salasso quando è evidente a tutti che quel gigantesco ben di Dio viene sistematicamente dilapidato in spese futili, superflue o dannose. Come si può credere che si possano avere miglioramenti mantenendo un sistema di governo locale pletorico, dispendioso e farraginoso? Quando il sistema pensionistico continua ad essere insostenibile e si avvia al fallimento, quando il sistema sanitario, a fronte di costi astronomici ed ingiustificabili, continua a restare invariato, quando la ridondante macchina amministrativa serve solo ad ostacolare, quando non ad impedire, le attività produttive? Potrei continuare a lungo ma il lettore sa benissimo di cosa parlo.&lt;br /&gt;Questa Italia, così ridotta, può solo continuare a fare debiti: nel 1970 il rapporto del debito pubblico sul reddito nazionale era pari al 36,9%, nel 1980 54,9%, nel 1990 97,2%, nel 2000 104%, e continua a crescere. Cambiano le maggioranze parlamentari, cambiano i governi, ma la marcia verso la catastrofe finanziaria continua inarrestabile.&lt;br /&gt;Al crescere della spesa pubblica si è ridotto fino ad azzerarsi il tasso di sviluppo del reddito: dal 1951 al 1980 siamo cresciuti ad un tasso medio annuo superiore al 6%, dal 1981 al 2000 la nostra crescita è scesa a poco più del 2%, dal 2001 ad oggi il tasso di sviluppo è stato inferiore al margine di errore statistico. L’Italia, dopo avere stupito il mondo con una crescita che faceva parlare di miracolo, è diventata un Paese "in via di sottosviluppo".&lt;br /&gt;Le tendenze in atto nel mondo suggeriscono che dovremo affrontare tempi difficili: chi può in buona fede credere che l’Italia possa farlo in queste condizioni? Chi è disposto a difendere il livello delle nostre spese pubbliche, la loro destinazione, il loro utilizzo? Chi può credere che un Paese tartassato, male amministrato, oberato da un debito colossale ed ingessato per via di una montagna di vincoli ingiustificati possa affrontare con successo le sfide che ci attendono?&lt;br /&gt;Non abbiamo bisogno di manovre - la nostra non è la temporanea patologia di un sistema altrimenti sano ma il fisiologico esito di un sistema sbagliato – abbiamo bisogno di riforme, coraggiose e radicali che rimettano ordine in un Paese devastato da mezzo secolo di governo dissennato. Per la prima volta nella nostra storia recente, abbiamo le condizioni politiche necessarie ad affrontare la sfida del cambiamento. La maggioranza è ampia e coesa, la maggior parte dell’opposizione più ragionevole di quanto sia stata in passato, il momento è grave e non tollera esitazioni e ritardi. Passiamo quindi dalle dichiarazioni audaci e dalle decisioni timide a dichiarazioni prudenti e scelte coraggiose. In genere, la storia produce l’uomo giusto al momento giusto: Berlusconi dimostri di esserlo.&lt;br /&gt;ANTONIO MARTINO&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-7083455192480399035?l=liberali-italiani.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/feeds/7083455192480399035/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25718511&amp;postID=7083455192480399035' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/7083455192480399035'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/7083455192480399035'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/2008/12/economia-ma-il-governo-non-capisce-che.html' title='Economia. Ma il Governo non capisce che servono riforme radicali e coraggiose'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-5752470262750116269</id><published>2008-11-05T19:28:00.010+01:00</published><updated>2008-11-06T21:43:12.256+01:00</updated><title type='text'>Evviva l’America e Obama, nuovo attore come tanti, sul palcoscenico del Mondo</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;Al nuovo presidente eletto degli Stati Uniti, Barak Obama, i liberali italiani inviano l’augurio più compiaciuto e fraterno.&lt;br /&gt;Perché la più antica democrazia liberale al mondo dimostra di funzionare bene anche in periodi di grave crisi economica, occorsa perché qualcuno tra politici e controllori finanziari si era dimenticato di far rispettare le regole del mercato.&lt;br /&gt;Perché gli Stati Uniti sanno integrare subito non solo i nero-americani, ma addirittura i figli degli immigrati africani recenti. Altro che Europa.&lt;br /&gt;Perché Obama ha espresso nella sua carriera un livello di eccellenza e di merito fin dall'università, lontanissimo da quello che si richiede di norma nella corrotta Italia, dove a Destra e a Sinistra governano per lo più i mediocri e buoni a nulla, e dove l'intera società è fondata sui "figli di papà" e sulle raccomandazioni, amicali o politiche. Altro che merito. Perché Obama ha assimilato subito e bene la liberal-democrazia delle libertà e dell'uguaglianza dei punti di partenza, dell'intelligenza e della concorrenza. Merito suo, ma anche merito della società in cui vive. Altro che Italia.&lt;br /&gt;Ma anche perché la democrazia degli Stati Uniti sa essere elastica, non rigida, lenta, tradizionalista e gerontocratica come quella dei Paesi d’Europa (con l'Italia in prima fila), e perché eleggendo per la prima volta un nero di 49 anni, figlio del miscuglio di etnie su cui si fonda la società americana, per di più accettando la promessa d’un "cambiamento" - bisognerà poi vedere quale - l'America mostra di conservare il coraggio e l’amore per le novità e il Progresso tipici dei liberali, di qualunque scuola siano.&lt;br /&gt;Perché, infine, Obama, che dice di ispirarsi al liberale Lincoln, più che rappresentare il Partito Democratico, è l'espressione trasversale di un'America nuova, anticonformista, sognatrice, forse ingenua, in rappresentanza di numerose minoranze, dei giovani, dalle donne&lt;br /&gt;e del cittadino qualunque, che si opponeva alle aride burocrazie conservatrici.&lt;br /&gt;Com'è giovane l'America, disposta sempre a ricominciare, a rischiare, a scommettere sul nuovo, a mettersi in gioco. Com'è vecchia l'Europa, com'è decrepita l'Italia.&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;In realtà della politica e della psicologia di Obama, tranne il suo curriculum brillante e la sua intelligenza, che gli ha suggerito di trasmettere entusiasmo e passione ai congressisti del Partito Democratico e agli elettori, noi non sappiamo niente. Come ignoravamo tutto della vera natura di McCain o di Bush. Certo, non gli sarà difficile apparire dieci volte più intelligente di Bush.&lt;br /&gt;D'accordo, il sistema è più importante dei singoli in America. Strano, no? Perché il luogo comune sui "valori dell'America" che sopravvive in Europa dice semmai il contrario.&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Ma l’animo di un uomo è imperscrutabile perfino ai suoi familiari, amici e colleghi più assidui. Non è facile capire quali sentimenti nobili, banali o abietti, quali finalità segrete egli nasconda. Solo gli atti esterni potrebbero darci una traccia.&lt;br /&gt;Eppure questa teoria del "political behaviorism", del comportamentismo politico, è smentita dai commentatori più tecnici, che spiegano col consueto cinismo come e qualmente nelle moderne democrazie perfino i presidenti oggi rischiano di essere irrilevanti, controllati come sono da anonimi staff, lobbies industriali e commissioni consultive.&lt;br /&gt;I presidenti, perfino loro, sono dunque solo delle controfigure, degli uomini "immagine" necessariamente mediocri? Ma se così è, a dirigere tutto sono i burocratici apparati dei partiti, dove regnano le mezze figure, i politici più squallidi. E che cosa sappiamo di loro? Nulla.&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Figuriamoci quanto poco possiamo rallegrarci o dispiacerci, in particolare, per l’elezione di Obama, misurato con le parole, attore consumato abile anche nei dietro-front, umbratile, calcolatore, insomma capace di tutto, come tutti i politici arrivati al successo, anche nella "liberale" America. Tutto di lui, quando lo vedremo all’opera, ci darà sorpresa e delusione. E tutto sarà possibile, come anche il suo contrario, finché non lo vedremo all’opera. E anche dopo.&lt;br /&gt;Questo lo diciamo non per rifare il verso a Seneca o Shakespeare, ma perché abbiamo visto che la politica non solo non attira i migliori, ma è corruttrice anche di quelli ritenuti i migliori. L’ambizione smodata del successo, l’amore per il comando fine a se stesso, il voler eccellere nel potere sugli altri anziché realizzare individualmente opere proprie, sono una droga che affascina e lega molti che non hanno altre virtù, che spesso non hanno capacità o valori propri da coltivare, e che perciò scelgono di vivere in esclusiva relazione con gli altri. Ma stanno tra la gente, tra gli altri politici, al puro scopo di carpirne la benevolenza, il voto, per poi poterli dominare. E attraverso di loro dominare il popolo, il mondo.&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Oggi che l’americano democratico Obama è stato eletto presidente degli Stati Uniti, con grande margine sul repubblicano McCain, ci accorgiamo che entrambi erano e sono delle icone. Di loro non sappiamo nulla di più di quello che loro stessi e i rispettivi uffici stampa hanno voluto che si sapesse. Attori, grandi, buoni, ma più spesso mediocri, sulla grande scena del Mondo. E il pubblico, gli spettatori, contano solo per far numero. Vedremo chi sono i registi. &lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-5752470262750116269?l=liberali-italiani.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/feeds/5752470262750116269/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25718511&amp;postID=5752470262750116269' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/5752470262750116269'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/5752470262750116269'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/2008/11/saluto-obama-nuovo-attore-come-tanti.html' title='Evviva l’America e Obama, nuovo attore come tanti, sul palcoscenico del Mondo'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-4778828741053656987</id><published>2008-10-03T00:02:00.000+02:00</published><updated>2008-10-03T00:03:35.925+02:00</updated><title type='text'>Scandalo Catania. E meno male che il Governo Berlusconi doveva essere "liberale"</title><content type='html'>Forse si sente, nel suo piccolo, il Bush italiano, fatto sta che dopo aver dilapidato i soldi del contribuente lasciando marcire la questione Alitalia a vantaggio dei soliti noti della finanza, il presidente Berlusconi sta per ripianare le perdite del Comune di Catania. Un pessimo esempio e un gravissimo precedente diseducativo, contro il quale protestano i liberali.&lt;br /&gt;Ancora una volta l’incapacità e il malgoverno, anziché essere puniti vengono premiati, e proprio dal Governo di Centro-destra che aveva promesso meritocrazia ed efficienza "liberali". Così non è stato, naturalmente: ottenuti i voti, questo Governo si sta dimostrando uno dei meno liberali degli ultimi decenni.&lt;br /&gt;Sul caso Catania si è pronunciato Paolo Arsena, portavoce del coordinamento del Forum per l’unità dei Repubblicani, che auspica – evviva – l’introduzione della responsabilità civile e penale degli amministratori e funzionari che sbagliano. "Come la regione Lazio, il caso-Catania è una vergogna esemplare di questa destra al governo locale e nazionale, e un ennesimo schiaffo al cittadino contribuente", ha affermato Arsena a quanto riporta Repubblica-News. "Non basta vedere una città sul lastrico, con debiti fino a 500 milioni e coi netturbini che rovesciano immondizia perché non pagati da mesi; non basta sapere che a fronte di questo i dirigenti pubblici si 'ingrassano' lo stipendio con lauti ‘premi di risultato’. Oltre tutto questo, apprendiamo che il premier procurerà 170 milioni di denaro pubblico per coprire le magagne catanesi del suo medico personale, che si aggiungono alle centinaia di milioni per risanare i dissesti della sanità laziale. E' inammissibile - conclude la nota - che sia sempre il cittadino a pagare la malagestione. Come repubblicani chiediamo che venga introdotto finalmente il principio della responsabilità politica, morale, civile e se necessario penale per gli amministratori incapaci. Questo vale per le pubbliche funzioni, ma anche per le grandi aziende di Stato e le partecipate, che stanno andando in crisi".&lt;br /&gt;Siamo del tutto d’accordo con Arsena e gli amici repubblicani, anche questa volta.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-4778828741053656987?l=liberali-italiani.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/feeds/4778828741053656987/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25718511&amp;postID=4778828741053656987' title='15 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/4778828741053656987'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/4778828741053656987'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/2008/10/scandalo-catania-e-meno-male-che-il.html' title='Scandalo Catania. E meno male che il Governo Berlusconi doveva essere &quot;liberale&quot;'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>15</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-6593687084829415569</id><published>2008-09-30T17:23:00.008+02:00</published><updated>2008-09-30T23:48:55.975+02:00</updated><title type='text'>"Laici" e terza forza? Sì, in Italia sono stati influenti. Ma i liberali non sono solo laici</title><content type='html'>Nella ricerca scientifica è doveroso precisare la terminologia scelta e la portata delle ipotesi di lavoro. Perciò, molto correttamente, è stato lo stesso autore Massimo Teodori nel corso della presentazione del saggio &lt;em&gt;Storia dei laici nell’Italia clericale e comunista &lt;/em&gt;(Marsilio 2008) a precisare che più che contrapposizione al clericalismo, col termine "laici" voleva intendere un’accezione molto più ampia (o più restrittiva, secondo i punti di vista), ovvero quei partiti, movimenti, intellettuali e giornali estranei sia alla Democrazia Cristiana e alla cultura cattolica, sia al PCI e alla cultura comunista.&lt;br /&gt;Sembra ovvio? E invece, no, questa premessa metodologica ci ha gelato. Perché da una parte, è vero, a conti fatti si scopre oggi che hanno avuto un’influenza enorme, ben superiore a quella che avremmo dovuto aspettarci dalla pura somma dei loro risultati elettorali, i cosiddetti "laici" così residualmente intesi. (A proposito, il più corretto termine "laicisti", ammettiamolo, è talmente brutto che viene usato più dalla Chiesa e dal Vaticano a scopo polemico che dai laicisti stessi).&lt;br /&gt;Autore e co-relatori nella presentazione, infatti, hanno convenuto che quasi un terzo dei voti elettorali era "laico", almeno fino alla fine della Prima Repubblica. Tanto che in un accesso di pessimismo Teodori ha ammesso che è chiaro, a questo punto, che dopo quelle ripetute occasioni perse, l'unione di tutti i "laici" non si farà più.&lt;br /&gt;Ma a ben vedere, che cosa voleva dire quello spicchio così apparentemente largo della torta politica e del Potere? Che si era formata, prima ancora che le diatribe ideologiche e filosofiche si fermassero su un punto d’incontro, una vera e propria Terza Forza. Un settore politico, cioè, capace di interporsi tra i duopolisti Dc e Pci, sufficientemente ampio e forte da minacciare di allearsi o con l’uno o con l’altro duopolista, comportandosi così da "ago della bilancia".&lt;br /&gt;Ma era una Terza Forza di puro Potere, perché dal punto di vista culturale e ideologico le differenze, anche solo tra le due componenti principali, i liberali (PLI e PRI) e i socialisti (PSI er PSDI), erano così marcate da rendere non operativa nella quotidiana realtà politica, economica e sindacale quella non presunta o virtuale, ma reale, ancorché inefficiente, Terza Forza. Anche perché i soliti radicali, allora più compiutamente liberal-socialisti di oggi, si appoggiavano ora sul primo, ora sul secondo piatto della bilancia, e perciò non avrebbero potuto essere utilizzati appieno da nessuna delle due componenti.&lt;br /&gt;Non per caso, l’eccezione che confermava la regola contraria erano le Grandi Questioni morali e individuali, come il divorzio, l’aborto o l’obiezione di coscienza, che vedevano perfettamente uniti, come nel grande comizio conclusivo prima del referendum sul divorzio, a piazza del Popolo, a Roma, dove c’erano tutti, da Malagodi a Parri. Ma a differenza di Teodori, si deve ritenere che quel simbolo visivo, teatrale, perfino di massa, della Terza Forza laica, confinato com'era alle pure questioni di coscienza, diciamo meta-partitiche, era anche la definitiva decretazione dell'inutilità politica di quella artificiosa categoria.&lt;br /&gt;L’errore fondamentale dei "terzaforzisti" fu infatti – lo ha ripetuto nella presentazione lo stesso Teodori, che è stato a lungo dirigente e deputato radicale – quello di litigare e antipatizzare cordialmente tra di loro: Pannella non sopportava Saragat, questi aveva in antipatia Malagodi, il quale non amava La Malfa, e così via. E tutti erano concordi nel disprezzare Pannella, del resto abbondantemente ricambiati.&lt;br /&gt;Non parliamo, poi, dei socialisti Psi: l’arrivo di Craxi allontanò anziché avvicinare la prospettiva di una terza forza laica davvero operativa. Basti pensare al Concordato con la Chiesa, segretamente preparato e presentato come un fulmine a ciel sereno. Noi laici liberali ne fummo colpiti: avemmo la conferma che il velleitario PSI craxiano perseguiva solo una politica di puro potere. Altro che ideologia. Non si sentiva né laicista, né terza forza, ma semplicemente mirava a scalzare e sostituire il PCI o la DC, nientemeno, nella più comoda posizione di "seconda forza".&lt;br /&gt;Ulteriore complicazione, l’appartenenza dei socialisti e di alcuni socialdemocratici alla CGIL che allora era collegata con una "cinghia di trasmissione" al PCI. E quindi qualsiasi ipotesi di effettiva terza forza si sarebbe scontrata anche con questa ambigua infiltrazione.&lt;br /&gt;Per questo è da ritenere puro esercizio di retorica giornalistica l’affermazione paradossale che Salvemini (in un articolo del 1953 sul settimanale &lt;em&gt;Il Mondo&lt;/em&gt;, opportunamente diffuso dall’amico Lamedica di Veneto Liberale) si sente contemporaneamente liberale, democratico, repubblicano e socialista, anzi nessuno dei quattro, viste le loro beghe, invidie, lotte intestine e figuracce. Faceva parte della stilistica "buona" d’un giornale che doveva – e nell’articolo di Salvemini c’è l’ideologia di Pannunzio – dimostrare di essere del tutto indipendente, ma anche sensibile e attento a quella vasta area post-azionista, lib e lab di lettori della buona borghesia intellettuale crociana o democratica.&lt;br /&gt;Perciò, è proprio l’ipotesi di lavoro "laici"= terza forza residuale tra DC e PCI che non regge storicamente né sul piano ideologico. Una palude troppo vasta e fangosa. Tanto divergenti erano le opzioni economiche, politiche, di metodo, tra liberal-repubblicani, da un lato, e socialisti, sia pur democratici, dall’altro. Non dimentichiamo che ancor oggi le uniche due opzioni democratiche e riformatrici possibili sono tuttora quella liberale e quella socialista. Unirle, sarebbe illogico e ambiguo.&lt;br /&gt;Ma oggi i tempi sono radicalmente cambiati. Il comunismo è crollato e il liberalismo è emerso, più per i demeriti dei suoi avversari che per meriti propri, come l'unica dottrina politica efficace e con minori effetti collaterali. E anche il socialismo è morto o moribondo.&lt;br /&gt;Se dunque nella I Repubblica una terza forza raffazzonata e litigiosa aveva oltre il 25 per cento, oggi secondo le pure opinioni ideologiche degli intervistati solo i liberali avrebbero ben oltre il 30 o 40 per cento. Anche se elettori ormai già accasati tradizionalmente in quasi tutti i partiti, e perciò difficilmente riconducibili alla coerenza dell'unità ideologica fattasi partito.&lt;br /&gt;Ma il punto è che noi liberali non la vogliamo più, oggi, un'ambigua unità dei cosiddetti "laici" intesi alla Teodori. Non ci servirebbe. Si riproporrebbero all'interno tutte le contraddizioni e la dialettica che divideva i partiti del Pentapartito. Al punto in cui siamo, visto che oggi per uno scherzo della Storia ci siamo ritrovati il coltello ideologico dalla parte del manico, vogliamo l'unità dei liberali. Altro che "laici".&lt;br /&gt;Diverso sarebbe stato il caso di vari movimenti, partiti o personalità liberali da collegare. La più corretta lezione di "laici" semplicemente come liberali, individualisti, anticlericali, difensori della concorrenza e delle liberalizzazioni, amici dell’Occidente e propugnatori della Nato, avrebbe dato allo svolgimento della ricerca un andamento più lineare e meno ambiguo, almeno a prestar attenzione alla presentazione dell’interessante volume.&lt;br /&gt;Volume che non abbiamo letto e che ora, fatta questa premessa, leggeremo avidamente.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-6593687084829415569?l=liberali-italiani.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/feeds/6593687084829415569/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25718511&amp;postID=6593687084829415569' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/6593687084829415569'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/6593687084829415569'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/2008/09/laici-e-terza-forza-s-sono-stati.html' title='&quot;Laici&quot; e terza forza? Sì, in Italia sono stati influenti. Ma i liberali non sono solo laici'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-1527973968682202174</id><published>2008-09-11T11:56:00.008+02:00</published><updated>2008-11-13T15:36:09.474+01:00</updated><title type='text'>Liberali e repubblicani: guardare al P.L. Europeo e all’Internazionale Liberale</title><content type='html'>Mentre l’anti-liberalismo etico, giuridico, istituzionale, economico, imperversa nella classe politica di Destra e di Sinistra, contro una metà "moderna" ed europea dell’Italia che pur tra sbandamenti dovuti al secolare deficit culturale, ormai appare profondamente mutata in senso liberale, consola che pochi eroici volontari – "società civile" la chiamerebbero alcuni, quasi a voler mettere in chiaro che loro "civili" non sono – siano impegnati a dare sostanza all’utopia della riunificazione e del rilancio laico. E per "laici", termine inesatto ma in Italia tradizionale, intendiamo quelli veri: liberali e repubblicani.&lt;br /&gt;Consistenti settori di queste due gloriose componenti storiche del Risorgimento che ora, grazie all’impulso venuto proprio da questo blog due anni fa, che dette luogo al primo Manifesto e al primo Coordinamento tra liberali che la storia italiana ricordi (giugno 2006), si riconducono ad unità dopo decenni di diaspora, non certo solo per lodare il passato, che va lodato, ma anzi per il rilancio dell’Italia di oggi e di domani. Perché soltanto a loro, a noi, spetta questo compito? Semplice: perché tutte le ideologie sono crollate, è vero, tranne quella che ha visto i Cavour, i Mazzini, i Croce, i Nathan, gli Einaudi, i La Malfa, gli Ernesto Rossi, creare una Nuova Italia, che nei loro intendimenti doveva essere la meno simile possibile al regno dei Borboni o del Papa, e più simile alla Gran Bretagna.&lt;br /&gt;Il cammino del nostro Comitato, che lavora in un ambiente – quello laico – solcato da particolarismi, personalismi e antiche abitudini alla suddivisione, è stato finora lento ma positivo. Contro le aspettative, è ancora attivo a due anni dalla fondazione, ed anzi ha ha avuto il grande successo, che va ben al di là delle 10 o 12 sigle riunite ed è già un’inversione di tendenza storica, di stimolare il processo di riavvicinamento per la prima volta dopo 15 anni di quasi tutti i filoni del liberalismo fino al 1993 rappresentati dal vecchio Partito Liberale, e dopo 150 anni addirittura di liberali e repubblicani, almeno in parte.&lt;br /&gt;Il processo si sta evolvendo lentamente e con la politica dei piccoli passi. Ora si è concentrati sulle prossime scadenze elettorali (amministrative ed europee).&lt;br /&gt;Sono sempre stato personalmente contrario a bruciare le tappe e a presentarsi agli elettori senza prima aver spiegato la grande novità con chiarezza pedagogica, con eventi che necessariamente devono essere "grandiosi" per imprimersi nella memoria e cancellare vecchi stereotipi consolidati in 60 anni di politica perdente. Perché – ho più volte spiegato fin dall’atto della fondazione del Comitato, nel 2006 – la scienza della psicologia della comunicazione parla chiaro: siamo così in ritardo, per colpa dei politici liberali finora sul palcoscenico (tutti dopo Malagodi e La Malfa), che occorre dare alla gente, attraverso i diffidenti giornalisti politici abituati a vederci perdenti, il senso della vera rottura del trend, cioè una drastica soluzione di continuità col passato, con metodi del tutto nuovi di comunicazione, con un personale politico grintoso e di tipo anglosassone.&lt;br /&gt;Ma la mia intuizione non è mai condivisa dagli amici, anche perché veri Stati Generali di rifondazione del mondo liberale presuppongono un’organizzazione capillare sul territorio che il mondo liberale-repubblicano non ha e, pare, non vuole neanche avere, perché oggi con internet sarebbe non impossibile e perfino economico. Senza contare, per i piccoli finanziamenti necessari, gli scarsi o inesistenti agganci con gli industriali italiani illuminati, i pochi che in una folla di imprenditori abituati al protezionismo, alla sperata politica dei sostegni di Stato, più o meno nascosti, preferirebbero davvero la meritocrazia del mercato vero.&lt;br /&gt;Comunque, se proprio dobbiamo ripresentarci alle elezioni a processo unificativo appena iniziato, almeno facciamolo con dignità e offrendo il lato migliore (che per noi, a differenza delle donne, non è il "lato B"…), e non andando incontro all'ennesima ingiusta sconfitta, almeno facendo in modo che la prima cifra della percentuale non sia zero, noi che in teoria, avremmo dalla nostra la metà degli Italiani.&lt;br /&gt;Anzi, la differenza tra il 40 o più per cento e l’1 per cento o più, rappresenterebbe la misura numerica tangibile, scientifica, della nostra incapacità a rappresentare i Nuovi Italiani, i Nuovi Liberali nati negli anni 90 e 2000. Che oggi – basta con i comodi alibi alla nostra pigrizia o incapacità – sono tanti, tantissimi. Gli antichi generali lo sapevano bene. Vale la pena esporre l’esercito in battaglia e farsi contare dai nemici, senza prima aver fatto neanche propaganda in città villaggi e campagne, e indetto la leva nazionale? Non c’è bisogno di Cesare o Napoleone per rispondere di no.&lt;br /&gt;Nell’ambito della preparazione dell’unità di tutti i liberali italiani, anche in previsione delle scadenze elettorali, fervono comunque le iniziative in campo liberale. Dall’amico Claudio Pietroni, del forum liberale delle Marche e del Comitato dei Liberali Italiani, che ha organizzato il 30 Agosto a Loreto il IV convegno nazionale del "Coordinamento dei liberali italiani per una politica liberale", ricevo il seguente comunicato:&lt;br /&gt;"Si è trattato di una ulteriore occasione d’incontro per quelle formazioni politiche e culturali che si riconoscono nella grande tradizione storica del liberalismo, che nel dialogo trovano una modalità di aggregazione, anche a livello locale, per offrire ai cittadini un’alternativa ai due maggiori schieramenti di destra e di sinistra, entrambi impermeabili al liberalismo.&lt;br /&gt;"E’ stata una nuova tappa positiva – continua il Comunicato di Pietroni – nel percorso volto al superamento della tradizionale diaspora liberale che ha raggiunto l’acme nel 1992, in occasione dello scioglimento del PLI e della cosiddetta Prima Repubblica, ma si è anche evidenziato un vuoto politico di presenza del pensiero liberale.&lt;br /&gt;"Il convegno ha confermato e rafforzato la necessità di prestare ascolto alle aspettative dei cittadini sul territorio in previsione delle prossime amministrative di primavera e delle elezioni europee della primavera del 2009. Si è, inoltre, sottolineata la necessità di curare meglio e con più frequenza la comunicazione via Internet.&lt;br /&gt;"Inoltre, non potendo intervenire sulla modifica della legge elettorale per le prossime elezioni europee, modifiche concernenti lo sbarramento, l’eventuale aumento del numero delle circoscrizioni oltre all’introduzione della lista bloccata, si è deciso di proseguire con il progetto iniziale della raccolta delle firme "come se" i mezzi, le energie umane, culturali e finanziarie fossero sufficienti per superare qualsiasi ostacolo.&lt;br /&gt;"Molto positivo è stato l’incontro con il sig. Lorenzo Furlan, coordinatore dell’associazione apartitica "Per ridurre i costi della politica", che vuole presentare un progetto di legge di iniziativa popolare (cfr. www.aboliamoleprovince.it). Ci si è accordati per risolvere il problema comune della raccolta delle firme e, possibilmente, anche un aiutino per le elezioni.&lt;br /&gt;"In conclusione l’obiettivo principale del percorso intrapreso è quello di dare vita ad un’ampia costituente che faccia riferimento al Partito Liberale Europeo (ELDR) e all’Internazionale Liberale (IL) al fine di avviare la riorganizzazione dell’area in vista delle Europee 2009 e delle prossime amministrative. Questa ambizione per un soggetto politico nuovo, è suffragata dalla partecipazione di chi si dichiara repubblicano, riformatore o laico e si riconosce parte della famiglia culturale che fa riferimento al Partito Liberale Europeo e all’Internazionale liberale.&lt;br /&gt;"Il Convegno si è concluso – così si chiude il Comunicato – con l’annuncio di un nuovo appuntamento per martedì 16 settembre a Roma, assieme al Partito Liberale (De Luca), alla Federazione dei liberali (Morelli), al Forum per l’unità dei repubblicani (Arsena) e ad altri gruppi che sono promotori del progetto costituente (cfr. www.listapereuropee.it)"&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-1527973968682202174?l=liberali-italiani.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/feeds/1527973968682202174/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25718511&amp;postID=1527973968682202174' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/1527973968682202174'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/1527973968682202174'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/2008/09/liberali-e-repubblicani-guardare-al.html' title='Liberali e repubblicani: guardare al P.L. Europeo e all’Internazionale Liberale'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-2471705451868460966</id><published>2008-06-07T21:20:00.006+02:00</published><updated>2008-06-08T23:16:33.575+02:00</updated><title type='text'>Giri di valzer liberali. L’insostenibile leggerezza di quei Tafazzi confusionari</title><content type='html'>Di recente si è iniziato un processo federativo tra il PLI e i Moderati del Piemonte che hanno un deputato (Giacomo Portas, eletto nella lista del PD), almeno un consigliere regionale (Giuliano Manolino) e vari consiglieri comunali.&lt;br /&gt;Cosa c’entrava Giorgio Tonini, responsabile Formazione e Ricerca del PD, presente alla conferenza stampa? Comunque, perché iniziare il processo di federazione con il gruppo piemontese mentre il PLI stava lavorando per promuovere assieme ad altri gruppi (Coordinamento dei liberali italiani – per una politica liberale e il Forum per l’unità dei repubblicani) una lista liberale per le europee che avrebbe potuto costituire l’opportunità per iniziare un processo federativo diverso?&lt;br /&gt;Il PLI vuole costituire una federazione con altri gruppi, oltre che con i Moderati, o vorrebbe solo annetterli, presentandosi al tavolo delle trattative con il PD, per incassare il premio del rafforzamento della coalizione veltroniana?&lt;br /&gt;Altri liberali, che si sono accasati nella coalizione berlusconiana, si riuniranno a Cuneo, a fine mese. L’on. Costa, già segretario del PLI, da una parte riconosce che “l’affermazione del centro-destra potrà finalmente permettere all’Italia di avviare quella ripresa di cui ha assoluto bisogno”. Da un’altra parte ritiene opportuno, da liberale, “suggerire, vigilare, impegnarci affinché i nostri valori emergano e si diffondano: continueremo quindi anche nelle lotte contro sprechi, privilegi, burocrazia, enti inutili, auto blu, assenteismo, ‘marchesati’...”&lt;br /&gt;Ma i liberali sono ritenuti utili perché il centrodestra sarebbe considerato incapace di avviare quella ripresa di cui l’Italia ha bisogno? Di qui l’opportunità di “suggerire, vigilare, etcc..”? E che ruolo potrebbero svolgere i liberali se sono circondati da incapaci? Vorrebbero solo rafforzare la componente “liberale” per ingraziarsi il monarca Berlusconi?&lt;br /&gt;Due esempi di confusioni liberali conseguenti al mancato coraggio di mollare la strategia dell’ospitalità e non voler essere conseguenti alla teoria liberale antagonista e distinta da ogni ideologia sia conservatrice che socialista.&lt;br /&gt;BEPPI LAMEDICA&lt;br /&gt;Veneto Liberale&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Fa bene l'amico Lamedica a mettere in evidenza il comportamento troppo mobile ("qual piuma al vento"), scostante, incostante e contraddittorio di certi liberali che vogliono fare i furbi senza averne i mezzi. Sono solo autolesionisti, come il mitico personaggio televisivo Tafazzi. E così finiscono per scontentare tutti e isolarsi ancora di più.(NV)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-2471705451868460966?l=liberali-italiani.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/feeds/2471705451868460966/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25718511&amp;postID=2471705451868460966' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/2471705451868460966'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/2471705451868460966'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/2008/06/giri-di-valzer-liberali-linsostenibile.html' title='Giri di valzer liberali. L’insostenibile leggerezza di quei Tafazzi confusionari'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-410428669884605235</id><published>2008-06-07T13:40:00.011+02:00</published><updated>2008-12-09T23:47:25.152+01:00</updated><title type='text'>Liberali europei. Siamo pronti noi liberali e repubblicani ELDR per il 2009?</title><content type='html'>&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/SEqJ7C_rL6I/AAAAAAAAAoU/or5TF-FMfR0/s1600-h/Liberali+Europei+bozzetto+con+bandiera+Europa+piccolo+(NV+2008).jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5209127566516629410" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/SEqJ7C_rL6I/AAAAAAAAAoU/or5TF-FMfR0/s200/Liberali+Europei+bozzetto+con+bandiera+Europa+piccolo+(NV+2008).jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;D'accordo, sono ancora lontani i famosi "Stati generali" del Liberalismo italiano - mi consento un &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;pò&lt;/span&gt; di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;autoironia&lt;/span&gt; - cioè quella rifondazione totale, partendo dal basso e senza sigle, che secondo la &lt;em&gt;road &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;map&lt;/span&gt;&lt;/em&gt; da me ipotizzata nel &lt;em&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;Salon&lt;/span&gt; Voltaire&lt;/em&gt; nel 2004, e poi confermata al momento della fondazione del Comitato per la riunificazione dei Liberali Italiani nel 2006, avrebbero dovuto dopo una super-assemblea telematica da &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;Guinness&lt;/span&gt; dei primati porre le basi per un grande soggetto unico dei Liberali Italiani, potenzialmente del 30 per cento.&lt;br /&gt;Si è fatta molta ironia su questa "&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;ricottella&lt;/span&gt; della favola", su questa utopia. Ma, altroché, eravamo semmai solo "realisti": i dati &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;demoscopici&lt;/span&gt; sugli Italiani ce lo confermano. Certo, il &lt;em&gt;gentleman &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;agreement&lt;/span&gt; - &lt;/em&gt;chiamiamolo così per non dire altro - tra &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;Berlusconi&lt;/span&gt; e &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;Veltroni&lt;/span&gt;, tra una finta Destra populista e poco liberale e una finta Sinistra populista e poco liberale, a cui si aggiungono i nostri ripetuti e madornali auto-gol, le improvvisazioni, i personalismi, le solite idiozie, invidie e ottusità per cui i "politici" (virgolette d'&lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_10"&gt;obbligo&lt;/span&gt;, perché spesso si &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_11"&gt;autoproclamano&lt;/span&gt; tali) liberali e repubblicani vanno famosi, hanno reso ancora più difficile il nostro compito &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_12"&gt;unificatorio&lt;/span&gt; e &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_13"&gt;rifondativo&lt;/span&gt;. Noi, chi? Noi che in fondo eravamo, siamo solo dei cittadini volonterosi innamorati del Liberalismo in tutte le sue sfumature, da Cavour a &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_14"&gt;Nathan&lt;/span&gt;, da Mazzini a Einaudi, da Cattaneo a Croce. Ma hanno reso questo compito paradossalmente ancor più necessario e urgente.&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ah, se i nostri cari amici eredi del Risorgimento sapessero l'&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_15"&gt;abc&lt;/span&gt; della psicologia politica e della comunicazione! Saremmo già a buon punto. Invece, il Liberalismo, in tutte le sue correnti, è penalizzato in Italia da un personale politico provinciale, &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_16"&gt;inadeguato&lt;/span&gt;, dalle vedute ristrette, politicamente poco intelligente e di bassissimo livello organizzativo. Solo loro riescono disponendo di un 30-40 per cento potenziale ad arrivare, sommando tutti i rivoli, allo 0,3-0,6.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Ora la vicinanza delle Elezioni Europee ci impone delle scelte e dà la sveglia - si spera - anche ai più tonti e dormiglioni di noi, come anche ai più "furbi" che credono ingenuamente che la politica si fa al bar guardandosi negli occhi tra politicanti veri o &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_17"&gt;autoelettisi&lt;/span&gt; tali, e credendosi Napoleone o Bismarck, o più modestamente baroni del Sud all'epoca di Giolitti, che gli accordi si possano siglare con una stretta di mano tra "gentiluomini" conoscitori del mondo e quindi dotati di molte riserve mentali, al circolo Unione di Agrigento.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;No, la politica non si fa, non si deve fare così, &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_18"&gt;tantomeno&lt;/span&gt; quella liberale, che è nata nel Nord Europa e che vuole perciò chiarezza cristallina, vero dibattito delle idee tra i cittadini, e molta, moltissima propaganda, cittadino per cittadino, club per club, casa per casa. Ma qui, al contrario, e proprio in casa liberale, sembra, la diffusione del liberalismo è una cosa tabù, tutti si vergognano di fare proseliti attraverso le idee, si odia la propaganda come cosa volgare e di massa, neanche si discute di politica, &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_19"&gt;meno&lt;/span&gt; che mai si confrontano tesi e modalità. Snob di provincia. Piuttosto si gioca a "fare i &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_20"&gt;leaders&lt;/span&gt;", si tentano accordi tra persone. Spesso dilettanti rotti a tutte le sconfitte, &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_21"&gt;autoproclamatisi&lt;/span&gt; generali. Che non hanno nessun esercito dietro. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Tutto ciò non è liberale: è esattamente l'opposto. Si offendono gli amici se dico che è solo ridicolo, e che il tutto assomiglia a certe &lt;em&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_22"&gt;pochades&lt;/span&gt;&lt;/em&gt; di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_23"&gt;Feydeau&lt;/span&gt;, dove i personaggi entrano ed escono di continuo dalle sei o sette porte in scena, dicono una battuta, combinano un pasticcio, sparlano l'uno dell'altro, ma miracolosamente riguadagnano la porta senza incontrarsi mai? Ecco, non vorrei che da protagonisti della scena culturale e politica, essendo il Liberalismo l'unica ideologia vincente rimasta sul campo, scadessimo per nostra insulsaggine a macchiette.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;IMMAGINE. Il logo disegnato e proposto da Nico Valerio come simbolo unificatore di tutte le correnti liberali italiane che si vedono rappresentate dal Partito Liberale Europeo ELDR. Ma forse ha il torto di essere troppo chiaro, troppo semplice, troppo comprensibile, troppo unitario, per i nostri levantini politici di complemento.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-410428669884605235?l=liberali-italiani.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/feeds/410428669884605235/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25718511&amp;postID=410428669884605235' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/410428669884605235'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/410428669884605235'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/2008/06/liberali-europei-siamo-pronti-noi.html' title='Liberali europei. Siamo pronti noi liberali e repubblicani ELDR per il 2009?'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/SEqJ7C_rL6I/AAAAAAAAAoU/or5TF-FMfR0/s72-c/Liberali+Europei+bozzetto+con+bandiera+Europa+piccolo+(NV+2008).jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-1310240609467398952</id><published>2008-05-24T01:54:00.004+02:00</published><updated>2008-05-24T02:07:20.500+02:00</updated><title type='text'>Repubblicani. La vostra “etica del dovere” essenziale per l’unificazione liberale</title><content type='html'>Care amiche e cari amici repubblicani riuniti a Fiuggi, formulo per voi gli auguri più sentiti, tanto più che il vostro Congresso si tiene su un tema a noi tutti carissimo, quello dell'unità delle forze liberali del Risorgimento italiano, in vista di una lista unitaria già alle Elezioni Europee.&lt;br /&gt;Parlo come liberale di base, consigliere nazionale del PLI (dove critico e faccio la fronda per l'incredibile immobilismo), ma consentitemi per l'intransigente laicismo, per i concetti di eticità della politica, libertà indissolubilmente legata alla giustizia, e politica intesa come esempio, anzi dovere civico delle classi dirigenti, di definirmi "il più repubblicano", il più mazziniano e lamalfiano dei liberali. E il mio pensiero va al grande sindaco Nathan, di cui ho parlato in una conferenza a Roma per gli amici della Comunità ebraica.&lt;br /&gt;Vi indirizzo anche il saluto del Comitato per la riunificazione di tutti i Liberali Italiani (nel senso proprio dell'ELDR e dell'Internazionale) che ho fondato nel 2006, sull'onda dell'entusiasmo scaturito dalla nostra newsletter quindicinale Salon Voltaire che dal 2004 al 2006 si indirizzò a 3500 intellettuali, organizzatori e simpatizzanti laici, repubblicani e liberali di tutt'Italia, e che poi è diventata un sito fisso.&lt;br /&gt;Il nostro è un piccolo Comitato, ma per la prima volta nella storia recente del nostro comune Movimento "Rep-Lib" che si sta spezzettando in una diaspora ottusa, in una specie di masochistico "cupio dissolvi", siamo riusciti ad invertire la tendenza, ed abbiamo riunito una decina di gruppi, alcuni dei quali prima neanche si parlavano.&lt;br /&gt;Basta col particolarismo e l'individualismo sfrenato, cari amici! Quell'individualismo che ha trasformato - per colpa nostra - quella che è davvero l'unica ideologia vincente dei tempi moderni, la sola in grado di assicurare libertà, giustizia sociale, sviluppo economico, in una frangia minuscola, marginale e perdente. E' un atroce paradosso della Storia che va vendicato.&lt;br /&gt;Anche perché - è il mio leit motiv ricorrente - i dati demografici e sociali parlano chiaro: noi e voi uniti ci attestiamo in teoria, come base potenziale, a oltre il 30 per cento della popolazione italiana chiamata al voto. Decine di inchieste demoscopiche, che hanno escluso accuratamente i termini "liberale" o "repubblicano", ma hanno posto decine di quesiti concreti sull'economia, i diritti civili, i rapporti Stato-cittadino e Stato-Chiesa, il costume e le Istituzioni, hanno scoperto che dal tenore delle risposte oltre un terzo degli Italiani è politologicamente "liberale".&lt;br /&gt;Vi meravigliate? Io mi meraviglio piuttosto del contrario. Cioè di come i nostri dirigenti liberali, repubblicani, radicali, azionisti, liberisti e democratici "non socialisti, né clericali, né conservatori" (come abbiamo definito l'ambito della nostra Riunificazione), siano riusciti nella folle e difficile impresa di ridurci allo 0,6 per cento.&lt;br /&gt;Questo e non altro deve meravigliare.&lt;br /&gt;Abbiamo sempre avuto classi dirigenti poco abili in politica, astratte, con la testa tra le nuvole, dedite o all'iperuranio degli alti studi o ai bassifondi del sottopotere. Per "politica" hanno sempre inteso non la Società ma il Parlamento, anzi il rapporto diretto e individualistico con i "colleghi parlamentari", magari al bar della Camera. Classi dirigenti tutte ugualmente ignare della scienza della psicologia e quindi incapaci di comunicare, di "vedersi con gli occhi del cittadino comune", e quindi di fare propaganda tra la gente. Gente che è quasi vista con fastidio, come un terzo incomodo. Pensate che ancor oggi alcuni liberali (in questo sicuramente peggiori dei repubblicani) si "vergognano" addirittura di fare propaganda. Altri si fanno vanto vanto di non usare il computer e non rispondono neanche alle email.&lt;br /&gt;Ebbene, cari amici, questa si chiama inadeguatezza professionale. Noi repubblicani e liberali in origine eravamo quelli più all'avanguardia, i più aggiornati, i più moderni. E invece la principale contraddizione in cui si dibatte l'elite - spesso autoproclamatasi tale - liberal-repubblicana è l'emergere di un ceto provinciale, meschino, di ristrette vedute, lontano dal Nord. Altro che tempi della banca "laica" Commerciale di Mattioli, con La Malfa e Malagodi che erano più noti a Londra che a Roma.&lt;br /&gt;E che cos'è questa, se non la mancata adesione al nostro tipico principio del "merito"? In questo caso "merito" o "eccellenza" non significa essere bravi avvocati o ingegneri, ma dimostrare coi fatti e coi risultati ottenuti di essere "bravi politici".&lt;br /&gt;Cari amici repubblicani, dobbiamo dire basta a questo malcostume dell'inefficienza delle nostre classi dirigenti.&lt;br /&gt;Basta anche a questo comodo concetto del "piccolo è bello" in cui si crogiolano come un alibi i dirigenti liberal-repubblicani. Sono i primi a rendersi conto che se il movimento si ingrandisse, i primi ad essere spazzati via sarebbero proprio loro! Sbagliatissima, il nostro male peggiore, questa concezione individualistica e pseudo-aristocratica o snob che ci ha penalizzato più dei nostri nemici storici: il fascismo, il comunismo, il clericalismo, il conservatorismo.&lt;br /&gt;Dunque approfittiamo di questa occasione offerta dalle Europee per innescare un meccanismo virtuoso (noi proponiamo anche a voi per il 4 luglio a Roma un primo Convegno pubblico unitario) che potrebbe porre le basi, finalmente, cominciando con la propaganda dal basso sui temi concreti e finendo con un grande appello finale a tutti i Liberali d'ogni tendenza del Paese, per il grande evento degli Stati generali, cioè una totale rifondazione ex novo di una Grande Terza Forza Liberale del 36 per cento potenziale.&lt;br /&gt;Berlusconi, dopotutto non è eterno, ed è già disamorato della politica. Il buen retiro della Sardegna lo attira. E anche Veltroni politicamente non gode più d'ottima salute: l'Africa lo tenta. Nell'inevitabile disfacimento di due aggregazioni finte e puramente elettorali, e nella razionalizzazione susseguente della politica italiana, si nasconde un grande avvenire per noi liberali e repubblicani uniti.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;NICO VALERIO&lt;br /&gt;Salon Voltaire, Comitato per la riunificazione dei Liberali Italiani, Cons.Naz. PLI&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-1310240609467398952?l=liberali-italiani.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/feeds/1310240609467398952/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25718511&amp;postID=1310240609467398952' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/1310240609467398952'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/1310240609467398952'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/2008/05/repubblicani-la-vostra-etica-del-dovere.html' title='Repubblicani. La vostra “etica del dovere” essenziale per l’unificazione liberale'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-3545842378077820331</id><published>2008-05-11T22:09:00.012+02:00</published><updated>2011-10-09T22:40:09.523+02:00</updated><title type='text'>Paradossi. Dove creare un gruppo liberale? In una coalizione non-lib, ovvio</title><content type='html'>L'A PARTE LIBERALE. Come diceva Totò? &amp;quot;&lt;em&gt;Partenopeo, parte napoletano&lt;/em&gt;&amp;quot;. L'idea c'era, ma la realizzazione fiacca. La battuta meno azzeccata di Antonio de Curtis, che in genere non ne sbagliava una. Così, dopo lo scandalo dell'immondizia, tollerata da una cittadinanza che si fa i fatti suoi &amp;quot;strafottendosene&amp;quot; dell'immagine di Napoli, del Sud e dell'Italia tutta, e immemore dell'antica dignità non riesce a cacciare i suoi amministratori, ci siamo vendicati a nome dell'Italia migliorando la celebre battuta di Totò. E ora sì che è tagliente: &lt;em&gt;&amp;quot;Partenopeo, parte italiano&amp;quot;.&lt;/em&gt;&lt;em&gt;   &lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Ecco, scusate l'incipit creativo e caustico, ma ci è venuta in mente la battuta di Totò quando abbiamo letto dell'idea di dar vita ad una &amp;quot;Parte liberale&amp;quot;, finalmente, dentro il Centro-destra, cioè il cosiddetto - ma ancora tutto da fondare - Partito del Popolo della Libertà.  &lt;br /&gt;Oddio, l'eterogenesi dei fini riserva sempre delle sorprese. Ma sappiamo che, anche se non avesse scritto il celebre libro, Tremonti si appresta da buon socialdemocratico a fare una politica economica dirigista e statalista. L'Alitalia, anziché fallire o essere acquistata da Air France, sarà ricapitalizzata o addirittura &amp;quot;statizzata&amp;quot;.  &lt;br /&gt;Insomma, siamo tornati all'IRI di Prodi, altroché. E dire che il Centro-destra se la prendeva con l'ineffabile farfugliatore e borbottatore di Bologna. Che avrà avuto mille difetti, ma almeno il suo governaccio qualche debole proposta liberista l'ha fatta (il Centro-destra nessuna, in cinque anni), e ha ridotto il disavanzo pubblico che il Governo Berlusconi, straparlando ogni minuto di &amp;quot;liberali&amp;quot; e &amp;quot;liberalismo&amp;quot;, aveva aumentato, dopo aver aumentato lo stipendio agli statali &amp;quot;fannulloni&amp;quot;, senza licenziarne uno solo e senza porre criteri di merito. In più, difendendo la corporazione dei tassisti di Roma, la più esosa e arrogante d'Italia, solo perché simpatizzante di AN.  &lt;br /&gt;Ma ci sarà a Destra qualche voce discorde? Certo, quella del piccolo Brunetta che come tutti i piccoli abbaia ma non morde. E se decidesse di mordere? Peggio, anche lui è un ex-quasi socialista, comunque più lab che lib. Questo, mentre sono stati estromessi liberali come Biondi, Costa, Sterpa, Urbani, e mentre i pochissimi residui liberisti e liberali, come Martino e Della Vedova, dormono tranquilli.  &lt;br /&gt;Ecco, in una coalizione così profondamente anti-liberale, galvanizzata oltretutto dall'elezione degli statalisti Fini alla Camera e Alemanno a sindaco di Roma, chi credete che pensi ancora al liberalismo nelle istituzioni, nei diritti civili e nell'economia? Tolti i giornalisti, solo un politico, l'amico Taradash, che si appresta a convocare a Montesilvano (Pescara) &amp;quot;le masse lib-lib-lib&amp;quot; del Popolo delle libertà, popolo che come dice il nome si iscriverà - come già FI - non al Partito liberale europeo, ma al Partito Cristiano-Conservatore, cioè ai Popolari. Limpido come un sillogismo, no?  &lt;br /&gt;Uno contro tutti. Per carità, facciamo tutti gli auguri a Taradash, che è un vero liberale (e la riprova è che l'abbiamo conosciuto in casa radicale). Ma, dico io, è pure un toscanaccio e dunque abituato come tutti i toscani a pensar male, giustamente. E allora, non gli sorge il sospetto, come minimo, di aver sbagliato stanza? A meno che...  &lt;br /&gt;A meno che, anziché la parte liberale, non si voglia fare come si fa in teatro quando l'attore parla tra sé e sé, oppure pensa a voce alta, in modo che sentano gli spettatori in platea, ma non il destinatario vero, che sta dietro le quinte. Ecco, non vorremmo che fosse un &amp;quot;&lt;em&gt;a parte&lt;/em&gt;&amp;quot; liberale.  &lt;br /&gt;NICO VALERIO  &lt;br /&gt;&lt;span style="color: #ffffff"&gt;.&lt;/span&gt;  &lt;br /&gt;IL CONVEGNO DI MONTESILVANO. Si è appena concluso il convegno di Chianciano, promosso da Marco Pannella e da Mauro del Bue, che i liberali sono chiamati ad un altro incontro da Diaconale, Giacalone e Taradash ritenendo indispensabile la costituzione di una “parte liberale”, se si vuole realizzare “una rivoluzione liberale”. I promotori dell’incontro paventano l’incapacità della nuova maggioranza espressa dalle elezioni del 13 e 14 aprile ad arginare “la reazione di tutti i gruppi di poteri minacciati dalla liquidazione di rendite e privilegi” a fronte di decisioni che dovranno essere indolori e impopolari, per la gravità della situazione politica, economica e civile. “Per questo – dicono i convocatori – riteniamo indispensabile per il successo dell’azione di governo che sia data voce all’interno del nuovo partito a quella “parte liberale” della politica italiana che è già presente trasversalmente nelle forze politiche che hanno avviato la costituzione del PDL, ma che troppo spesso in passato è stata relegata, così come è avvenuto sul fronte opposto, in un ruolo più di testimonianza che di direzione.”  &lt;br /&gt;Ho l’impressione che anche stavolta Diaconale, Giacalone e Taradash faranno un buco nell’acqua.  &lt;br /&gt;Ma come, si parte dalla constatazione condivisibile della necessaria esistenza di una “parte liberale” per realizzare la “rivoluzione liberale” e la si riduce ad essere una mera “correntina” di un partito che liberale sicuramente non è?  &lt;br /&gt;Infatti, perché costituire una “parte liberale” all’interno del PDL? L’unico risultato che potrebbe conseguire l’operazione è quello di tentare di aggregare consensi aggiuntivi all’area berlusconiana, al fine di rispondere al convegno di Chianciano che sembra volto al tentativo di aggregare consensi aggiuntivi all’area antiberlusconiana.  &lt;br /&gt;Non sarebbe giunto il momento di abbandonare questo vecchio modo di fare politica e costituire quella “parte liberale” che manca nel nostro Paese e la cui assenza ostacola “il percorso di modernizzazione del paese in tutti i settori dove lo Stato svolge un ruolo essenziale - infrastrutture, servizi, regole”?  &lt;br /&gt;&lt;font size="3"&gt;BEPPI LAMEDICA &lt;/font&gt;&lt;a href="http://www.venetoliberale.ilcannocchiale.it/"&gt;&lt;font size="3"&gt;http://www.venetoliberale.ilcannocchiale.it/&lt;/font&gt;&lt;/a&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-3545842378077820331?l=liberali-italiani.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/feeds/3545842378077820331/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25718511&amp;postID=3545842378077820331' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/3545842378077820331'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/3545842378077820331'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/2008/05/paradossi-dove-creare-un-gruppo.html' title='Paradossi. Dove creare un gruppo liberale? In una coalizione non-lib, ovvio'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-5529441129955406169</id><published>2008-05-07T00:57:00.004+02:00</published><updated>2008-05-10T12:01:45.944+02:00</updated><title type='text'>Privacy? Ma il contribuente è in rapporto con i concittadini, non con lo Stato</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Diritto a conoscere chi fa il furbo o diritto alla privacy? Quando si delinea anche lontanamente una contrapposizione del genere, un vero liberale difende senza esitazioni il diritto a conoscere. Ci sono analogie stringenti: pensiamo solo al diritto a conoscere i bilanci delle aziende concorrenti, magari per condurre una operazione sui titoli o l'acquisto dell'azienda. Ve lo immaginate uno strano "mercato con privacy"? Che succederebbe se i bilanci dell'&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;Alitalia&lt;/span&gt; fossero segreti? E anche lì ci sono nomi e cognomi, con tanto di stipendi. Suvvia, non diciamo sciocchezze "&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;politically&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;correct&lt;/span&gt;", che razza di diritto è il "diritto alla privacy"? E' un diritto minore che deve cedere il passo di fronte a diritti maggiori che riguardano l'ordine pubblico, la giustizia e l'economia di una Nazione. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Un vero liberale, perciò, dovrebbe essere contrario alla decisione del Garante che ha considerato illegale l'esposizione dei redditi degli Italiani sul web, per... inadeguatezza del mezzo usato. Strana questa motivazione: chissà se uno studente di giurisprudenza sarebbe promosso all'esame con una tesi del genere. Un documento o è riservato o pubblico, ma in quest'ultimo caso, specialmente in tempi di globalizzazione immediata delle conoscenze, la pubblicità segue i canali tecnologici che vuole. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;E poi il web, si noti per noi liberali, è una stupenda bacheca a costo zero. Il povero &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;ing&lt;/span&gt;.Stanca fece tanto per modernizzare i rapporti tra Amministrazione e internet, ed ora una sentenza oscurantista riporta tutto in alto mare? No, tanto non si riuscirà a bloccare nulla. Non si andare contro l'uso della tecnologia.&lt;br /&gt;Quello che consola è che non solo le Associazioni di difesa dei consumatori, ma una volta tanto anche la stragrande maggioranza degli Italiani (finalmente non reazionari o corporativi!) sono d'accordo con la divulgazione dei dati. Purtroppo c'è il rovescio della medaglia. Psicologicamente è un brutto segno: vuol dire che la larga maggioranza è povera e forzatamente "onesta". Non ha nulla da nascondere.&lt;br /&gt;Meraviglia, invece, che alcune frange di "liberali dell'ossimoro", i sedicenti liberal-conservatori del Centro-destra, abbiano gridato allo scandalo di lesa riservatezza, come se fossero stati spiati in camera da letto. Ma così si tradiscono, ipso facto, rivelando anche ai ciechi che hanno qualcosina di losco da nascondere. &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;Altro&lt;/span&gt; che pericolo di rapimenti, &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;sù&lt;/span&gt; non facciamo ridere: quale bandito andrà mai a scorrere le false, falsissime dichiarazioni dei redditi? No, è chiaro che a preoccupare sono le grandi evasioni o elusioni, ora visibili. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Riservatezza fiscale? Ma non è certo lì che deve risiedere il famoso pudore italico, quello sbrindellato pudore spudorato della nostra cara Nuova Borghesia degli Arricchiti Recenti, che né il pagamento professionale "in nero", né la raccomandazione, né il pizzo, né l'appalto truccato, né la compravendita di voti, né la corruzione in genere, a quanto pare offende.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Dico cose impopolari? Non mi sembra. Forse dico cose anti-aristocratiche e anti-privilegio. Da buon liberale&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Gran parte della Destra politica è insorta con una sola voce, gridando e sbraitando. Anche perché sembrava un un "regalino" ad orologeria dell'odiato Visco, insomma come se l'esercito sconfitto durante la ritirata avesse "avvelenato i pozzi". Ma poi proprio i giornali di Destra hanno pubblicato per primi le liste incriminate. Ma i protestanti sbagliano di grosso, come spiego di seguito. Abbiano, per favore la pazienza di leggere fino in fondo. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Da noi, quando si dice "tutela della privacy" quasi sempre gatta ci cova. E’ come se in un vicolo napoletano qualcuno vi invitasse a fare silenzio: a che cosa pensereste? Del resto, è stata la legge a mettere la privacy in testa agli Italiani, quasi a volerli educare dall'alto all’anglosassone, loro che ne sono geneticamente immuni, com’è noto a chiunque frequenti bus, treni, ristoranti, bar, spiagge e strade italiane. E perciò il Garante cade nel ridicolo dei neofiti, vedi la cancellazione dai rendiconti delle ultime cifre dei numeri di telefono da noi stessi chiamati.&lt;br /&gt;Nei Paesi liberal-democratici dell’Occidente, Stati Uniti in testa, chiunque può prendere visione rapidamente e facilmente (e suppongo, visti i mezzi moderni, ormai anche via computer) dei redditi del vicino, come del personaggio famoso o dell'uomo politico che si è votato. Ma non lo farà, credo, quasi nessuno, perché la &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;curiosità&lt;/span&gt; della gente non è così morbosa come in Italia, dove aleggia la mentalità del segreto e l'&lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;ipocrita&lt;/span&gt; vergogna sociale di stampo innanzitutto cattolico nei confronti del denaro. Nei Paesi liberali anglosassoni è "interesse" dello stesso cittadino far sapere preventivamente a destra e a manca quanto alto è il suo reddito. Per avere così maggiore credibilità sociale ed economica. In un pub di Londra una volta un tizio grassoccio con cui parlavo di jazz iniziò il discorso (era americano, un inglese sarebbe stato più discreto, e anche più povero...) dicendo subito che lui era uno che guadagnava non so più quante centinaia di migliaia di dollari all'anno.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Ma anche in Italia, si tratta di elenchi pubblici da decenni. Ricordo che &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;quand&lt;/span&gt;’ero adolescente i giornali pubblicavano lunghe liste di contribuenti in ordine decrescente di reddito, non so più se dichiarato o accertato. E’ così un lettore poteva scoprire con meraviglia che il noto gioielliere guadagnava ufficialmente poco più del suo capo-commesso, oppure che il signore dell’ultimo piano che piangeva miseria e viaggiava in 500, aveva un reddito triplo del proprio.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Il cosiddetto Garante della privacy, alla cui istituzione sono sempre stato contrario, ha sbagliato di granche facendo disattivare il motore di ricerca sul web, mostrando così di pensarla come il cittadino medio &lt;em&gt;made in &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;Italy&lt;/span&gt;,&lt;/em&gt; emotivo e irrazionale. Peccato, perché il servizio era non solo utilissimo, ma anche tipicamente liberale.&lt;br /&gt;Le imposte, infatti, per quanto risultino ovunque psicologicamente odiose, e in Italia mai corrispondenti nella nostra percezione individuale ai servizi pubblici erogati dallo Stato (e di questo noi liberali ci &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_10"&gt;lagnamo&lt;/span&gt;, a ragione, perché ci sono prove obiettive di questa scandalosa inadeguatezza), solo in apparenza sono una questione che intercorre tra il singolo cittadino e lo Stato. Il soggetto vero è la collettività, non il singolo. Lo stesso termine "contribuente" ricorda le antiche &lt;em&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_11"&gt;tribus&lt;/span&gt;&lt;/em&gt; in cui era diviso per scaglioni il popolo romano. Erano le tribù a pagare in solido. Naturale che poi si suddividessero al loro interno, tra i membri, il totale dell’onere complessivo.&lt;br /&gt;Insomma, il monte imposte è la somma che la totalità dei cittadini, cioè la Nazione, deve pagare per la gestione della cosa pubblica. Un &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_12"&gt;pò&lt;/span&gt; come per il conto al ristorante: se qualcuno fa il furbo, e al momento di pagare si eclissa e va in bagno, agli altri tocca di pagare un po’ di più. E’ normale che ogni singolo si guardi attorno e conti quanti sono i commensali e quanto pagano. Direi che è una funzione da cittadini responsabili, un ruolo di controllo dal basso tipicamente liberale. O preferiremmo che a farlo fosse lo Stato?&lt;br /&gt;Non è, perciò, né collettivismo o socialismo in ritardo, né un particolare sadismo postumo di quell’&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_13"&gt;antipaticone&lt;/span&gt; del ministro delle Finanze, Visco. Come in agricoltura – consentitemi l’analogia scherzosa – anziché ai pesticidi chimici che uccidono indiscriminatamente tutti gli insetti e avvelenano il cibo, si ricorre oggi sempre più spesso alla "lotta biologica" contro i parassiti, utilizzando altri insetti predatori dei parassiti.&lt;br /&gt;Ebbene, senza arrivare a tanto, nel campo fiscale un sistema di sottile controllo diffuso basato almeno sulla semplice conoscenza, sarebbe non invasivo e neanche autoritario-statalista, ma a cura degli stessi cittadini, e perciò autenticamente liberale. Anche perché in questo caso una eventuale omertà mafiosa "rispettosa della privacy" si ritorcerebbe contro ogni singolo cittadino: pagherebbe di più, anche per i soliti furbi che se la godono alle sue spalle.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;I quali, nella trasparenza totale tipica dei sistemi liberali dove funziona il cosiddetto "controllo sociale" spontaneo (sempre meglio di quello autoritario dall’alto dei sistemi socialisti o fascisti, no?)– devono sapere se i propri concittadini contribuiscono, appunto, o no alla colletta generale. Ed è anche un sano interesse egoistico: più cittadini pagano il dovuto, meno pagano tutti. E perfino sul piano della sana concorrenza tra cittadini, esiste un interesse alla conoscenza da parte del singolo: se il mio concorrente non paga le giuste tasse la sua azienda, la sua famiglia, sarà &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_14"&gt;avvantaggiata&lt;/span&gt; rispetto alla mia, visto che usufruisce degli stessi servizi.&lt;br /&gt;La finta "privacy" pelosa opposta in un caso come questo, invece, non può che nascondere furberie, truffe, corruzione, privilegi, pastette e magagne. Ed è profondamente illiberale.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-5529441129955406169?l=liberali-italiani.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/feeds/5529441129955406169/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25718511&amp;postID=5529441129955406169' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/5529441129955406169'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/5529441129955406169'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/2008/05/privacy-ma-il-contribuente-in-rapporto.html' title='Privacy? Ma il contribuente è in rapporto con i concittadini, non con lo Stato'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-392964797388245043</id><published>2008-05-06T15:17:00.007+02:00</published><updated>2011-10-17T16:20:37.089+02:00</updated><title type='text'>Ma i Radicali hanno un diverso Dna e sono persi per la “rivoluzione liberale”</title><content type='html'>&lt;p&gt;L'assemblea &amp;quot;dei Mille&amp;quot; organizzata dai Radicali a Chianciano, con quella voglia smodata e parassitaria di protagonismo mass-mediatico a tutti i costi (questa volta il pretesto per stare in tv e sui giornali era la sconfitta della Sinistra), ha deluso tutti noi liberali d'ogni tendenza, a cominciare proprio da quelli in passato più vicini a Pannella. Si legga a proposito la divertente e graffiante cronaca di G.C.Vallocchia nell'articolo precedente e la nota di Bepi Lamedica riportata qui di seguito.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Noi liberali, davvero, cominciamo ad essere stanchi del solito cinico e polveroso melodramma, visto e rivisto, in cui gli acuti sono riservati solo alla decrepita primadonna, un po' come alla settuagenaria &amp;quot;attrice giovane&amp;quot; della famosa Compagnia D'Origlia-Palmi (un tòpos della sottocultura romana di ieri) era lecito per patetica deferenza improvvisare a soggetto una storia sgangherata senza capo né coda sui turbamenti erotico-religiosi di Santa Teresa per il crocefisso, davanti ad un pubblico pagante di addomesticate ma eccitatissime suore.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Se i Radicali dedicassero solo un decimo del tempo da loro inutilmente speso nel tentativo folle di egemonizzare - nientemeno - l'intera Sinistra, perdente non solo in Italia, ma in tutto il Mondo, a riunire e magari pure ad egemonizzare i 12 milioni di liberali - questi, almeno, vincenti - sparsi nella società italiana e privi di leaders liberali, allora sì che farebbero opera meritoria e sensata.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Ma forse i Radicali sono scemi? Al contrario, individualmente sono i più intelligenti nel panorama politico italiano: uno qualunque dei quadri intermedi di via di Torre Argentina vale dieci anonimi quadri politicanti di PDL o PD. E allora?&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;L'ingenuità troppo a lungo esibita equivale a furbizia. La furbizia protratta oltre ogni limite diventa puro cinismo. Si sa che l'operazione di riunire e capeggiare un grande Terzo Polo o partito liberal-democratico riformatore da 35 per cento richiederebbe troppo tempo e pazienza ai frettolosi e nevrotici Radicali. Ed è noto che essi sono soliti buttarsi sui temi quando questi già cominciano ad essere politicamente &amp;quot;maturi&amp;quot;, cioè quando sentono con le loro sensibilissime antenne che sono &amp;quot;vincenti&amp;quot;.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Allora si comportano così perché occupandosi della Sinistra esclusa per la propria insipienza e perché non rappresenta nessuno, anziché dei Liberali vincenti esclusi per gli accordi mafiosi altrui, calcolano di avere più rapidamente successo sui media? Neanche.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;La verità è più banale. Semplicemente, l'unità dei liberali, una grande terza forza liberale che faccia davvero l'ago della bilancia della politica italiana, non gli interessa. Altro è il Dna, altri i cromosomi: loro si sentono emotivamente &amp;quot;attori da strada&amp;quot;, &amp;quot;peripatetici&amp;quot;, anti-perbenisti, cioè quello che gli hippies americani degli anni 60 ritenevano fosse una forza &amp;quot;di sinistra&amp;quot;, Lo spettacolo per loro è la Politica. Ma è una Sinistra spettacolare che ovviamente non esiste più, se mai è esistita, non politica, ma di &amp;quot;libertarismo esistenziale&amp;quot;. Tra politica e costume, i Radicali hanno scelto da sempre il secondo. E infatti i fondatori Calogero, Ernesto Rossi e Pannunzio presero subito le distanze dal casinista, improvvisatore, anti-ideologo, istrionico e inaffidabile Pannella. “I comportamenti esibizionisti (…) sono la più chiara dimostrazione che nei pannelliani nulla è rimasto in vita del dna originario di tutta quella grande tradizione della sinistra liberale di Mario Pannunzio, Leopoldo Piccardi, Ernesto Rossi, Nicolò Carandini e del gruppo del Mondo” (comunicato del Segr.Naz. del PLI, 17 ott. 2011).&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Ma se anche fosse questo il vero target radicale, e noi non avremmo niente in contrario, gli amici di Pannella sbagliano lo stesso, perché per la liberalizzazione del costume, della vita privata, serve di più l'individualismo liberale del burocratismo ottuso e senza fantasia della Sinistra.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Perciò, nonostante la rigidissima cooptazione dall'alto in FI e Radicali, come per i Conservatori della Destra si potrà sperare in una palingenesi che li porti finalmente alla laicità e al buonsenso concreto di tutte le Destre europee solo dopo il ritiro di Berlusconi, dopo la durissima &amp;quot;notte dei lunghi coltelli&amp;quot; tra colonnelli mediocri che ne seguirà, e dopo il rinnovo totale della classe dirigente, così si deve sperare che solo il ritiro del Papa Laico di via di Torre Argentina faccia rinascere dalle ceneri nel Mito e della Messinscena radicale una vincente classe dirigente davvero liberale. NICO VALERIO   &lt;br /&gt;&lt;span style="color: #ffffff"&gt;&lt;em&gt;.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;span style="color: #ffffff"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;    &lt;br /&gt;Il convegno di Chianciano – l'Assemblea dei Mille – convocato da Pannella e da Del Bue ha confermato la mia convinzione della scelta del Pd come luogo ove ospitare l’erede di Gobetti, Rosselli, Rossi, Salvemini e dello stesso Pannella. Infatti la scelta di &amp;quot;nominare&amp;quot; Mauro Del Bue coordinatore per &amp;quot;strutturare quest'area variegata che per tre giorni ha discusso apertamente: socialisti del centro destra (Sacconi) e centro-sinistra, ex-comunisti (da Salvi a Folena a Bonadonna), verdi (Boato), cattolici (Rotondi), oltre ad esponenti del Pd (da Tonini a Giacchetti, da Marino a Manconi): questo di Chianciano e' solo l'inizio&amp;quot;.    &lt;br /&gt;Inoltre il neocoordinatore afferma: &amp;quot;Certo il bilancio e' ottimo: dopo il diluvio delle elezioni ora c'e' un porto sicuro cui attraccare&amp;quot; E Pannella, aggiungendo che la leadership del partito democratico non gli interessa perché &amp;quot;non e' cosa che mi riguarda&amp;quot;, esplicitamente dichiara che quel che gli interessa, invece, e' la vita interna al Pd. Cioè Pannella vorrebbe rendere più confortevole l’ospitalità per i suoi compagni, ospitalità guadagnata accettando la discriminazione nei confronti di Sergio d’Elia e sua.    &lt;br /&gt;Purtroppo Pannella sembra ormai perso per la &amp;quot;rivoluzione liberale&amp;quot;, visto che ha rivolto un ennesimo invito a Bertinotti : &amp;quot;Sono tante le cose che ci accomunano: il progetto della sinistra europea, la non violenza, lo stato di diritto, l’umanita’ femminile, non resta che concretizzare il tutto&amp;quot;.    &lt;br /&gt;Per fortuna alcuni hanno costituito l’associazione radicale antiproibizionista al fine di rilanciare e riaffermare le proposte antiproibizioniste attraverso iniziative politiche ed azioni nonviolente, promuovendo e coinvolgendo altre forze politiche e movimenti.    &lt;br /&gt;Quindi non tutte le energie saranno impiegate per prestare attenzione alla vita interna al Pd e, perciò, fare concorrenza, da una posizione di favore – vista la poca lealtà di Di Pietro – , al ruolo che vorrebbe svolgere l’IdV di Di Pietro: ossia acquisire consensi aggiuntivi all’area antiberlusconiana. BEPI LAMEDICA&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-392964797388245043?l=liberali-italiani.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/feeds/392964797388245043/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25718511&amp;postID=392964797388245043' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/392964797388245043'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/392964797388245043'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/2008/05/ma-i-radicali-hanno-un-diverso-dna-e.html' title='Ma i Radicali hanno un diverso Dna e sono persi per la “rivoluzione liberale”'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-6711642300348987491</id><published>2008-05-05T19:10:00.020+02:00</published><updated>2010-12-11T22:12:31.885+01:00</updated><title type='text'>Pannella non è Pannunzio o Ernesto Rossi, e i Radicali sono diversi dai Liberali</title><content type='html'>POLITICA ALL'ITALIANA - Nell'articolo precedente si è fatta della leggera, sia pur velenosetta, critica di costume ad un certo modo di cercare il consenso e di imporre la leadership degli amici radicali. Vizi però che - bisogna riconoscerlo per senso di giustizia liberale - sono ormai comuni all'intero mondo politico nelle società di massa, specialmente nella nostra, che non ha avuto la Riforma protestante e quindi una vera rivoluzione liberale. Basta vedere Veltroni e il PD, Berlusconi e FI, Di Pietro e IdV, Bossi e la Lega, Fini e AN. Sempre c'è un capetto che sa imbastire due parole come i venditori di libri (quanto si parla nella politica in Italia!), che se ne infischia della base, degli individui, e "fa politica" in modo personalistico, gigionesco, esibizionistico, alla tv, con dichiarazioni ai giornalisti, magari incontrando i suoi simili al bar (la "buvette"). Perciò perdono di vista la realtà, la gente. E lasciamo stare che la gente potrebbe essere addirittura peggiore di loro, non è questo il punto.&lt;br /&gt;In che cosa, dunque, gli altri politici sono migliori di Pannella e dei Radicali? In nulla, anzi, sono peggiori.&lt;br /&gt;Quindi, per l'uomo saggio, equanime, che giudica &lt;em&gt;sine ira ac studio,&lt;/em&gt; senza femminili antipatie e simpatie, ma solo in base alla Ragione e alla Scienza, come dovrebbe essere obbligo di ogni persona colta e specialmente per chi fa la professione dell'intellettuale alla Max Weber (il famoso spirito &lt;em&gt;Freiheit&lt;/em&gt;, se ricordo bene), tutto è relativo all'ambiente, storicizzabile, contingente. "Questa è la politica, bellezza!". In una bettola da angiporto inutile citare "Il Cortigiano" di Baldassar Castiglioni o fare della filosofia teoretica.&lt;br /&gt;A noi liberali non piace, però per combatterla dobbiamo prendere atto che la politica è diventata formalità furba, messinscena ad uso e guadagno dei soliti pochi professionisti della politica, finzione, spettacolo, evento mediatico, pettegolezzo tra comari strapagate, con i giornali a far non da spettatori o critici, ma da comparse complici.&lt;br /&gt;E perfino le tante assemblee degli amici Radicali, le cose più vere della politica in Italia, sono pur sempre un mezzo mediatico, un evento per i giornali o per lanciare messaggi politici che siano esca ad altri politici. Dei partecipanti di base, delle centinaia di signor nessuno che affollano (pagando a caro prezzo) queste riunioni, non interessa nulla a nessuno. Tutto è predisposto ad esclusiva utilità dei pochi carrieristi politici di vertice. E la cooptazione amicale e mafiosa è severissima. E d'altra parte nei 7 o 10 minuti consentiti (mentre i Capi parlano per ore) nessuno può dire nulla. Già questa è una macroscopica discriminazione che spiega tutto. Ma questa anormalità gravissima è "normale", cioè è quello che accade sempre e ovunque, tanto più in Italia, perché questi eventi servono solo al leader per i suoi fini, segreti o conclamati. E' così, purtroppo, piaccia o no.&lt;br /&gt;Ecco perché ovunque la gente si allontana dalla politica, perché in Gran Bretagna e Stati Uniti solo il 30-40 per cento dei cittadini va a votare (anzi, da noi è patologico che vi si rechi l'80 per cento), ecco perché nessuno frequenta le sedi dei partiti, perché i politici sono ovunque visti come macchiette ridicole. E se non ne prendiamo atto non mostriamo maturità e senso psicologico della realtà.&lt;br /&gt;LIBERALI E RADICALI - Perciò, almeno per me, se avessi voluto affrontare seriamente il problema delle differenze teoriche, culturali o di metodo tra Radicali e Liberali in Italia, avrei scritto un articolo, anzi un saggio, totalmente diverso, molto severo e con tanto di "op. cit.". Genere, oltretutto a cui sono facilmente portato. Ma a che cosa sarebbe servito? A nulla. Forse al mio narcisimo. No, al mondo politico dei furbetti all'italiana, fa molto più male un leggero articolo di satira. Per fortuna sulla tavolozza della letteratura esistono i più diversi "generi". E in Italia, con la carenza di cultura psicologica, e quindi di humour e ironia, che ci appesantisce, specialmente al Sud, il genere "critica di costume" è molto più efficace e direi intelligente (in quanto incrocia vari piani critici) del serioso saggio accademico o filosofico che qualunque professore o laureato che ha imparato a memoria qualche libro saprebbe più o meno fare.&lt;br /&gt;I Radicali non sono più (o non sono, in realtà, mai stati) davvero liberali? Alla grossa, concordo, io che mi dichiaro "anche radicale" da sempre, con gli amici liberali Lamedica e Ghersi. Forse è vero. Però, nella versatilità della nostra intelligenza, se si è davvero intelligenti c'è spazio anche per il jazz e il naturismo, per gli scacchi e la filosofia buddista, per la gastronomia e la pittura. Che rapporto hanno col Liberalismo? Sarebbe pedante, cioè stupido, chiederselo. Insomma, i Radicali sono, possono essere il pepe che non c'entra niente con la dieta, un'integrazione complementare dello spirito liberale, la scarlattina che "bisogna" avere avuto, quel quid "maudit" e fuori schema consigliato dallo psicanalista, la "coppia aperta" prescritta dal sessuologo, l'indispensabile sfogo di fantasia e creatività para-politica che manca a noi quadrati, sussiegosi, pignoli e superciliosi liberali. Questo, male che vada, nella peggiore delle ipotesi.&lt;br /&gt;Liberali e radicali. L'uovo e la gallina. O forse sbagliamo entrambi, chi può dirlo, chi può far da giudice? Mi viene in mente il tormentone gustosissimo del tipico avvocaticchio del Sud messo in scena dal bravo Fiorello, un vero genio nel suo campo: "Chi siamo noi, signori della Corte, per dire che cosa è bene e che cosa è male?" Ecco, non vorrei che noi liberali Doc, che abbiamo letto Croce ed Einaudi, ma anche Gobetti, Adam Smith, Amartya Sen, Rawls ecc., ma che non siamo stati mai capaci di creare un vero soggetto liberale adeguato all'Occidente liberale da quando esiste la Repubblica, e già nel 45 ci facemmo scippare dai cattolici l'idea d'un grande partito (e oltre la metà della DC era fatta di liberali puri che non sapevano di esserlo), con che faccia ora ci mettiamo a giudicare i fratelli, fratellastri o cugini Radicali, che nonostante attivismo e fantasia che noi ci sognamo, poi al dunque commettono il nostro medesimo errore?&lt;br /&gt;Non sono veri liberali? E perché, il PLI di Malagodi era un vero partito liberale o non piuttosto conservatore? E oggi, che il bipolarismo fa acqua perché propone due minestre ugualmente insipide, che fa l'amico De Luca del simbolico PLI-revival? Niente di niente. E, testardamente, alla Pannella, non segue nessun consiglio, fa di testa sua, ma a differenza di Marco sempre sbagliando.&lt;br /&gt;D'altra parte, anche i nostri vicini di casa non stanno meglio a coerenza ideologica, anzi. Nella caduta culturale che stiamo vivendo, chi bada più alle differenze ideologiche? Sarebbe impietoso, per esempio, confrontare il Partito Democratico di Veltroni e Franceschini con il socialismo di Turati o il popolarismo di Sturzo. Anzi, in qualche modo, sarebbero nobilitati da così elevati confronti.&lt;br /&gt;Ricordo ancora la morta gora conservatrice dell'oggi nostalgicamente osannato vecchio PLI: avevo 20 anni quando ero della Gioventù liberale, ed ero sicuro - e allora leggevo molto Croce - che non rappresentasse degnamento il Liberalismo italiano, né Croce né Einaudi, né Cavour né Giolitti. Perciò me ne fuggii anch'io dai radicali, per cascare dalla padella sulla brace.&lt;br /&gt;Ma Livio Ghersi (v. più avanti) risponde molto seriosamente alla critica di costume antipannelliana mia e di Vallocchia, manifestando però subito la sua completa disistima del politico Pannella (il che è un dato valutativo, non scientifico, direbbe Max Weber, mentre noi qui cerchiamo dati politologici non antipatie), dall'altra cercando i punti razionali di contrasto tra Radicali e Liberali.&lt;br /&gt;Solo in parte si tratta di argomentazioni che condivido, come si legge all'articolo precedente, in gran parte no.&lt;br /&gt;RELATIVISMO - Il relativismo, inteso come rispetto delle idee personali più diverse, perfino le più aberranti (purché queste ultime non si concretino in atti reali penalmente rilevanti) è addirittura il fondamento stesso del Liberalismo, cioè della sua tolleranza per il diverso. Naturalmente non fino al punto da non riconoscere e non propagandare le idee liberali. Che sono bren precise, nient'affatto vaghe e anodine. Ma come habitus mentale, il liberale è abituato all'esercizio del dubbio e della dialettica, quindi non conosce che cosa è la Verità assoluta, a differenza di religioni e filosofie. Insomma, tra Ponzio Pilato e Joshua il Nazareo (che pare voglia dire "il rivoltoso", Nazareth non c'entra, ex L.Cascioli) il liberale era sicuramente il primo. Anche questo fa parte dell'abc liberale.&lt;br /&gt;ANTI-CLERICALISMO - In quanto all'anticlericalismo, i Radicali di oggi non sono affatto estremisti come sostiene Ghersi secondo una vulgata di 30 anni fa. Ma lo sono come i liberali della Destra storica, cioè anticlericali moderati. E invece proprio Ernesto Rossi che Ghersi pone come pietra di paragone fu un terribile e implacabile mangia-preti e anti-Chiesa. Altro che Pannella e i suoi che - da me criticati per questo - si censurano e anziché Chiesa (una parola che non pronunciano mai) dicono "Vaticano". Che è sbagliato. Perché quando il Papa parla di aborto, p.es., parla da Capo della Chiesa, non come capo del Vaticano. Ma i Radicali non ci sentono da questo orecchio: non vogliono passare per anti-Chiesa. Come invece sono io, perché è la gerarchia della Chiesa Cattolica (non la religione, ovviamente, e neanche il Vaticano) il problema.&lt;br /&gt;Sono stati (siamo stati) duri con la Chiesa, certo, non oggi, ma ieri, ai tempi della battaglia sul divorzio dei liberali doc - guarda caso - Mellini (persona buona fatta a pezzi da quella manica di aggressivi, che io elessi a mio nume tutelare) e Baslini, oltre che del socialista Fortuna. Ma oggi hanno perfino ridotto ai minimi termini il sito anticlericali.it.&lt;br /&gt;A proposito di anticlericalismo, da "esperto" del ramo, ricordo a Ghersi (che su questo punto - strano per uno che legge e chiosa Croce - mostra di avere sul significato del termine le stesse idee confuse di tutti), che l'anticlericalismo non è un'ideologia, non può essere preventivo, ma è solo una reazione, si esprime cioè solo quando esiste un...clericalismo. Non sostituisce come estremismo il laicismo, ma lo integra, come dire, nelle "emergenze", quando cioè si manifestassero prepotenze clericali. Perciò l'anticlericalismo è parte integrante del Liberalismo, anche quello più moderato (v. infatti Destra storica), come ho cercato di dimostrare in una &lt;strong&gt;&lt;a href="http://salon-voltaire.blogspot.com/2007/02/laicit-laicismo-anticlericalismo-parole.html"&gt;Lezione&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt; per la Scuola di Liberalismo. E' imbarazzante ricordare queste cosette a un liberale. La storia dimostra che il clericalismo fu più duramente combattuto da Cavour e dai tanti preti liberali del Risorgimento che dal capitiniano Pannella, in questo del tutto "incolpevole". Anzi, Marco e i Radicali arrivano addirittura ad accusare la Chiesa di tradire il proprio stesso messaggio cristiano. In questo senso, la Breccia liberale di Porta Pia ha aiutato la religione cattolica a ritrovare se stessa. Perciò i Radicali potrebbero essere scambiati semmai per "cristiani di base", cattolici del dissenso, o meglio per intransigenti pietisti protestanti, nel filone di Gobetti, Rossi, Rosselli e Giustizia e Libertà (v. il &lt;strong&gt;&lt;a href="http://salon-voltaire.blogspot.com/2006/02/ma-chi-sono-i-radicali-il-pannellismo.html"&gt;ritratto&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt; che feci due anni fa sul &lt;em&gt;Salon Voltaire&lt;/em&gt;).&lt;br /&gt;LA RELIGIONE E I RADICALI - I Radicali, infatti, non si dicono assolutamente anti-religione, e anzi se cominci a parlare di ateismo ti zittiscono (v. oltre), anche perché Pannella ha una sua religiosità come ha scritto più volte Angiolo Bandinelli. Del resto era discepolo del rigoroso cattolico non-violento Capitini. Anzi, proprio questo suo afflato, come dire, carismatico-spiritualistico gli viene da me imputato. Come anche la campagna "fame nel mondo" col Papa a piazza S.Pietro 20 anni fa. Non sono pochi i radicali di origine cattolica.&lt;br /&gt;Ma la chicca viene ora. Ricordo che nei lontani anni alternativi (fine 70, inizi 80? dovrei controllare) un mio programma ateista domenicale "C'è, non c'è? Noi diciamo di no" fu spento alla 3. o 4. puntata mentre parlavo al microfono di Radio Radicale, pare su protesta di alcuni cattolici del Partito Radicale, compresa la madre del segretario politico. Ma ebbi sentore anche di proteste dal Vaticano! Insomma un record da Guinness dei Primati il mio: forse l'unico mai censurato dai Radicali. Eppure al massimo facevo parlare un prete spretato e qualcuno della "Giordano Bruno", e leggevamo la "Preghiera dell'Ateo" di Garibaldi. Censurato proprio sulla religione. Ed anzi io feci la sceneggiata pannelliana descrivendo drammaticamente la scena censoria attaccato al microfono.... Che tempi.&lt;br /&gt;NICO VALERIO&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;&lt;em&gt;.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Mi ha divertito il resoconto di Vallocchia, con la constatazione del potere seduttivo di Pannella, che induce ad alzarsi in piedi e ad applaudirlo pure quando, razionalmente, si è convinti che abbia usato un linguaggio oscuro e confuso. Sfortunatamente, faccio parte di quel ristrettissimo numero di italiani che non stimano Marco Pannella come politico, meno che mai come uomo di cultura, e che quindi non ne subiscono in alcun modo il fascino.&lt;br /&gt;Dopo essermi dimesso dal Partito Liberale nel 1977 per qualche anno frequentai, da semplice militante, l’Associazione radicale "Ernesto Rossi" di Messina. Ritengo, con quell’esperienza, di essermi vaccinato per sempre nei confronti di Pannella, del "pannellismo" e dei "pannelliani".&lt;br /&gt;Pannella parla spesso di "Stato di Diritto", ma rivendica il rispetto delle regole soltanto da parte degli altri, mentre personalmente ritiene di essere troppo importante per sacrificare i propri talenti facendosi limitare da regole. Incluse, naturalmente, le regole statutarie di un partito che, pure, vorrebbe essere la quintessenza della democrazia. Il Partito Radicale muta continuamente linea politica e segretario, secondo i cangianti umori e le più o meno felici intuizioni di Pannella. Ricordo che, quando frequentavo l’Associazione radicale di Messina, si parlava di "alternativa di sinistra" contro il malgoverno democristiano e la Democrazia Cristiana veniva abitualmente definita (non da me) "un’associazione a delinquere". Improvvisamente, dalla sera alla mattina, senza che fosse stato convocato un Congresso, la linea politica fu ribaltata: il PR ora si dichiarava disponibile a dare il proprio sostegno ad un Governo a guida democristiana se questo si fosse impegnato ad adottare misure concrete per risolvere il problema della fame nel mondo. Potrei raccontare tanti altri aneddoti come questo; aneddoti che qualcuno oggi potrà trovare divertenti, ma che al tempo non mi divertivano. Anzi, mi indussero a levare il disturbo.&lt;br /&gt;Dalle esperienze si impara. Ad esempio, prima della breve parentesi di militanza radicale, non avevo ben compreso il concetto di demagogia. Una cosa è conoscere il significato di una parola; altra cosa è sperimentarne l’evidenza.&lt;br /&gt;Pannella dice di essere il continuatore ed il fedele interprete del gruppo dei radicali de "Il Mondo"; in realtà, c’è una differenza abissale. Uomini come Mario Pannunzio, o Ernesto Rossi, si sarebbero fatti torturare piuttosto che fare la benchè minima concessione ad idee che ritenevano pericolose, o ad opinioni che non condividevano. Il loro fascino (almeno agli occhi di chi ragiona come me) sta proprio nella loro capacità di sfidare l’impopolarità e di votarsi ad essere in minoranza, pur di testimoniare fedeltà agli ideali in cui credevano. Nessuna concessione agli umori prevalenti, ai gusti "plebei" (uso volutamente questo termine spregiativo, perché il fine di ogni essere umano dovrebbe essere quello di impegnarsi a migliorare sè stesso ed a elevarsi spiritualmente, non di conformarsi a ciò che fanno i più).&lt;br /&gt;Invece Pannella ama la popolarità e vuole essere "popolare". Gioca con le idee: può definirsi contemporaneamente liberale e socialista, radicale e comunista, laico ed autenticamente cristiano, proprio perché non prende sul serio queste parole. Io sono di un’altra scuola: le parole sono importanti e vanno pesate.&lt;br /&gt;C’è una differenza fra pensiero liberale e liberismo economico. Invece, i radicali pannelliani risolvono il liberalismo nel loro essere ultra-liberisti. Tanto da confondersi, o da essere confusi, con gli anarco-capitalisti. C’è una differenza fra chi collega indissolubilmente la liberta individuale alla responsabilità personale (secondo la cultura liberale) e chi invece combatte programmaticamente qualunque "proibizionismo" in nome di una libertà illimitata. La concezione dello "Stato di Diritto" presuppone appunto uno Stato; dunque, qualcosa che va oltre il mero sentimento libertario.&lt;br /&gt;Cosa significa poi l’apologia pannelliana e radicale del "relativismo"? Significa rinunciare al valore della verità. Tutte le opinioni sarebbero egualmente giustificate per il fatto stesso di essere state espresse. Non avrebbe senso distinguere tra bene e male: non c’è bene e non c’è male, ognuno faccia un po’ come gli pare. La scienza, p.es., ci dà un insieme di certezze che sono "stabili"; nel senso che potrebbero essere superate (falsificate) da scoperte scientifiche successive, ma che vanno ritenute valide finché queste scoperte non avvengano. Così se si discute di sostanze stupefacenti, sulla base delle conoscenze scientifiche oggi possedute (e universalmente condivise) si può tranquillamente affermare che l’assunzione di eroina, di cocaina, di droghe sintetiche, eccetera, produce danni, esattamente prevedibili e documentabili, all’organismo. Questi danni non sono "opinioni" di teologi, o di commentatori prevenuti, ma certezze mediche.&lt;br /&gt;Per quanto mi riguarda, non professo alcuna religione; ma apprezzo molto i contenuti etici del Cristianesimo e penso che l’Italia e l’Europa sarebbero infinitamente peggiori di ciò che sono senza la esperienza religiosa cristiana. Probabilmente, se fossi meno ignorante, sarei in grado di apprezzare gli insegnamenti che si possono trarre anche da altre tradizioni religiose.&lt;br /&gt;Le considerazioni che precedono sono sufficienti a fare comprendere che non simpatizzo per, né appoggio alcuna organizzazione che programmaticamente tenda a contrastare l’influenza delle religioni nella società. La libertà di religione, sancita dalla Costituzione, comprende certamente anche la libertà di fare professione di ateismo; ma, personalmente, sono convinto che una buona religione (qual è quella cristiana) faccia bene alla coesione sociale. Gli esseri umani che abbiano risolto il problema della sopravvivenza si accorgono presto di non potersi appagare della ricerca di beni e di godimenti materiali. Resta sempre il dato di una condizione umana precaria ed a termine. Resta sempre il mistero della morte individuale. Di conseguenza, gli esseri umani hanno necessità di trovare un orientamento che li aiuti, insieme, a vivere al meglio e ad affrontare la morte come evento naturale. Questo orientamento può essere conquistato attraverso la filosofia ed una esistenza dedita agli studi; più rapidamente può essere dato dalla condivisione di una tradizione religiosa.&lt;br /&gt;Da liberale mi sento, quindi, di raccomandare un rispetto autentico e sincero nei confronti delle tradizioni religiose, che possono coesistere nella cornice dello Stato laico. La bussola che consente ad un liberale di orientarsi anche rispetto ai comandamenti che vengono dalle autorità religiose (di una stessa o di diverse religioni) è la fedeltà a quanto comanda la propria coscienza individuale; e la coscienza comanda ciò che si ritiene vero (ritorna sempre il valore primario della verità). Quindi, anche l’anticlericalismo rumoroso dei radicali è, dal mio punto di vista, un grave errore.&lt;br /&gt;Per concludere, sono convinto che i liberali italiani — se vogliono risorgere in senso politico — abbiano tutto da guadagnare a prendere nettamente le distanze non tanto dalla persona fisica Pannella (che è poca cosa), quanto dalla cultura, o incultura, che i Radicali hanno espresso ed esprimono. Bisogna nettamente differenziarsi, non confondersi con loro. Di conseguenza, penso che l’amico Raffaello Morelli avrebbe fatto meglio a non andare a Chianciano; così come avrebbe fatto meglio a non fare alcuna proposta, per quanto paradossale e provocatoria.&lt;br /&gt;Percorriamo la nostra via; stretta, difficile. Cerchiamo di avere fiducia in noi stessi e nelle nostre idee. Le scorciatoie ci portano in strade che non sono le nostre, dove ci smarriremmo, dove ci siamo già smarriti.&lt;br /&gt;LIVIO GHERSI&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-6711642300348987491?l=liberali-italiani.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/feeds/6711642300348987491/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25718511&amp;postID=6711642300348987491' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/6711642300348987491'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/6711642300348987491'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/2008/05/pannella-non-pannunzio-o-rossi-e-i.html' title='Pannella non è Pannunzio o Ernesto Rossi, e i Radicali sono diversi dai Liberali'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-8042836408797333422</id><published>2008-05-05T11:41:00.007+02:00</published><updated>2008-05-07T11:59:10.437+02:00</updated><title type='text'>Chianciano radicale, tra il carisma del Papa laico e i sortilegi. E i liberali?</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Voglio bene a Pannella, il politico più fantasioso, anzi il personaggio più teatrale ed estroso della politica italiana, che con un narcisismo patologico ed una verbosità che avrebbero incuriosito Freud ha però fatto scattare mille contraddizioni interne, ha sedotto coscienze impenetrabili, ha convertito sulla via di Damasco fior di miscredenti (in lui) e, di riffe o di raffe, magari usando sapientemente non la fredda ragione, ma il calore &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;seduttivo&lt;/span&gt; delle emozioni e il ricatto dolce della violentissima non-violenza (contraddizione suprema per un liberale, anche se liberal-socialista), ha comunque assicurato all'Italia alcune conquiste di cui vado fiero. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Lo dico da liberale e radicale da sempre, magari un po' dissidente, se me lo consente il "Papa laico", notoriamente più severo di quello vero, perché non ammette eresie e vuole gli adepti adagiati sul pavimento "&lt;em&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;perinde&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;ac&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;cadaver&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;". Radicale dissidente non sui temi e gli obiettivi, sia chiaro, ma sui modi, sui metodi, sulla stessa atmosfera carismatica e messianica tipica dell'ultimo vero Partito-Chiesa ancora esistente al Mondo (dopo le "liberalizzazioni" cinesi). E per di più col "consenso" di tutti gli adepti, sia chiaro, come dimostra un'imperdibile corrispondenza (&lt;em&gt;vedi oltre&lt;/em&gt;) del nostro inviato speciale, il fratello gemello Giulio Cesare &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;Vallocchia&lt;/span&gt;, ormai - peggio per lui - così simile a me che sono seriamente preoccupato per il suo futuro. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Ma un altro è l'errore grave di Pannella: non aver mai voluto riconoscere che il Liberalismo non è un'interpretazione filosofica, un "&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;pre&lt;/span&gt;-partito" annegato nell'Iperuranio delle idee, ma vorrebbe essere &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;anch&lt;/span&gt;'esso un movimento unito. Se non altro per un senso di giustizia laica e addirittura di realismo elettorale, dato che noi liberali siamo potenzialmente oltre il 30 per cento degli Italiani . No, di questo è da sempre vietato parlare anche in casa radicale, dove pure ci si riempie la bocca dell'aggettivo liberale, e il nostro Raffaello Morelli che all'assemblea di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;Chianciano&lt;/span&gt;, dove parlavano cani e porci, ha sollevato la questione liberale sentendosi giustamente a casa sua, è stato accolto freddamente, quasi come un intruso, con quell'ironia tagliente di cui noi radicali siamo specialisti. "Divertente", è stato questa mattina il commento sarcastico di Emma &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;Bonino&lt;/span&gt; sull'intervento di Morelli nell'intervista di Massimo &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;Bordin&lt;/span&gt; a Radio Radicale. Io non mi diverto affatto, invece, per questa persistente ottusità dei fraterni amici &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_10"&gt;radiicali&lt;/span&gt;, di cui continuo a non capire la tendenza a voler mescolare e diluire il tutto nel tutto, nella massima confusione, proprio come stanno facendo la Destra e la Sinistra populiste e senza idee. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;NICO VALERIO&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_11"&gt;CHIANCIANO&lt;/span&gt;, MENZOGNE E SORTILEGI&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Marco Pannella ha chiuso l' Assemblea dei Mille convocata a &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_12"&gt;Chianciano&lt;/span&gt; con un colpo di scena degno del mago &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_13"&gt;Sylvan&lt;/span&gt;. Appassionata come al solito la partecipazione del popolo radicale, accorso numerosissimo per sentire direttamente dalla voce del profeta cosa fare e con chi andare dopo la più dirompente tornata elettorale dopo quelle del '48 e del '64. Non sono mancati nemmeno i Vip della politica, a cominciare da Prodi, Capo del Governo uscente, che dopo aver snobbato per anni i radicali, le loro proposte e le loro proteste, è andato a rendere omaggio all' unico partito che si è sempre comportato lealmente nei suoi confronti. E' mancato all' appello Fausto &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_14"&gt;Bertinotti&lt;/span&gt; che era stato ripetutamente invitato da Pannella, ma ha fatto la sua apparizione molto applaudita un &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_15"&gt;big&lt;/span&gt; della sinistra-arcobaleno Cesare Salvi, insieme ai due ex-verdi Boato e &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_16"&gt;Francescato&lt;/span&gt;, tutti in crisi di identità e alla ricerca di approdi. Per il PD-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_17"&gt;Partitus&lt;/span&gt; Dei è intervenuto il senatore Giorgio &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_18"&gt;Tonini,&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_19"&gt;controbilanciato&lt;/span&gt; sull'altra sponda dal Maurizio Sacconi, del Popolo della Libertà vigilata dal Vaticano. Sorprendente per realismo e onestà intellettuale l'ironico e &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_20"&gt;autoironico&lt;/span&gt; intervento di Gianfranco Rotondi, l'unico democristiano &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_21"&gt;doc&lt;/span&gt; che pur nella rivendicazione della sua cattolicità si è dimostrato molto più laico dei &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_22"&gt;cristianisti&lt;/span&gt; integralisti dell' &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_23"&gt;UDC&lt;/span&gt; di Casini che, con il PD e Manette per Tutti, dovrebbero costituire l'opposizione al prossimo Governo &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_24"&gt;Berlusconi&lt;/span&gt;. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Ma niente affatto sorprendente è stata la passione con cui decine di militanti radicali hanno dato i loro contributi nelle quattro commissioni e nella discussione generale in sala grande. Sono proprio loro, i militanti che sborsano annualmente il più alto costo di tesseramento (200 euro) mai richiesto in Italia da un partito politico, la vera forza di Marco. Una passione grande, una libertà grandissima di linguaggio e di espressioni, personaggi diversissimi, seri o colorati, &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_25"&gt;border&lt;/span&gt;-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_26"&gt;line&lt;/span&gt;, &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_27"&gt;borghesissimi&lt;/span&gt; o &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_28"&gt;borgatari&lt;/span&gt;, meditabondi o incazzatissimi, ma tutti &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_29"&gt;inguaribilmente&lt;/span&gt; ammalati di voglia di politica nell' unico modo libero e onesto che oggi in Italia è garantito solo dai radicali. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;E' stata proprio la quantità e la qualità degli interventi "di base" quello che rende meritevole di una partecipazione ogni assemblea, convegno o congresso del partito di Pannella. Di Pannella, certo, &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_30"&gt;perchè&lt;/span&gt; lui "è" il partito. E infine proprio lui è stato capace di cavare un ragno dal buco del dibattito alla fine di una interminabile kermesse in cui si sono alternate le "menzogne" dei politicanti professionisti e gli appassionati e onesti interventi dei militanti. Tutti più o meno, pur dando indicazioni diverse, sapevano benissimo che sarebbe stato Pannella, la guida suprema, quello che avrebbe fatto luce sul vicolo cieco di un partito presente sì in Parlamento, ma chiuso per nel recinto del PD-&lt;em&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_31"&gt;Partitus&lt;/span&gt; Dei&lt;/em&gt; pur se con vaghi spazi di una non meglio specificata "autonomia". &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Ed è stato lui, il Mago &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_32"&gt;Sylvan&lt;/span&gt; Pannella che con un sortilegio finale ha tirato fuori dal cilindro il coniglio bianco che tutti attendevano. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;E dopo &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_33"&gt;quarantacinque&lt;/span&gt; minuti di parentesi graffe, quadre e tonde, riempite di concetti aramaici, sanscriti e ostrogoti che verranno decrittati e resi comprensibili da Massimo &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_34"&gt;Bordin&lt;/span&gt;, l' unico esegeta del profeta capace di capire quasi tutto quello dice in mezzo alle parentesi, finalmente è arrivato il colpo di teatro. Davanti a una platea ammutolita in attesa di venir illuminata dall'accecante bagliore di una folgorazione, Pannella si è rivolto a Mauro del Bue, co-promotore con lui dell' Assise di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_35"&gt;Chianciano&lt;/span&gt;, e con un tono e un portamento degno di Carlo Magno sul trono di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_36"&gt;Aquisgrana&lt;/span&gt; lo indica all' assemblea e lo nomina "Coordinatore". Coordinatore ? Ma de che? Nessuno se lo chiede, e tutti i convegnisti felicemente applaudono, grati al profeta di aver dato un senso all'appassionato dibattito che rischiava di chiudersi senza un finale accettabile. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Tutto rinviato a quello che il Coordinatore Del Bue saprà inventarsi per riempire di significati e di scopi questo misterioso &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_37"&gt;coordianamento&lt;/span&gt;, frutto dell' ennesimo sortilegio &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_38"&gt;pannelliano&lt;/span&gt;. La kermesse di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_39"&gt;Chianciano&lt;/span&gt; è finita e come nel finale dell' &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_40"&gt;orwelliano&lt;/span&gt; &lt;em&gt;1984&lt;/em&gt; tutti in piedi ad &lt;span class="blsp-spelling-corrected" id="SPELLING_ERROR_41"&gt;applaudire&lt;/span&gt; il Grande Fratello Pannella. E anche io, pur incazzato &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_42"&gt;perchè&lt;/span&gt; di tutto quello che è successo non ho capito un cazzo, sono saltato in piedi proprio come il protagonista di &lt;em&gt;1984&lt;/em&gt; e spellandomi le mani nell'applauso entusiasta proprio in quel momento, come il povero signor &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_43"&gt;Smith&lt;/span&gt; di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_44"&gt;Orwell&lt;/span&gt;, sono stato folgorato dalla Verità..... Io amo il Grande Fratello Pannella.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;GIULIO C. VALLOCCHIA&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-8042836408797333422?l=liberali-italiani.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/feeds/8042836408797333422/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25718511&amp;postID=8042836408797333422' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/8042836408797333422'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/8042836408797333422'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/2008/05/chianciano-radicale-tra-il-carisma-del.html' title='Chianciano radicale, tra il carisma del Papa laico e i sortilegi. E i liberali?'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-8477941890020476944</id><published>2008-04-30T17:16:00.008+02:00</published><updated>2008-05-01T18:39:39.166+02:00</updated><title type='text'>Il liberismo e il merito ora rischiano di diventare utopie, come il comunismo</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Vi ricordate di quando i liberali della Prima Repubblica (tanto osannati dai nostri nostalgici amici del Pli e Pri) avevano i loro giornalisti Rai, i loro consiglieri negli Enti pubblici o nelle aziende "a partecipazione statale" o municipalizzate, e non nuovevano paglia contro Iri, Eni, Enel, Fs, tantomeno contro i monopoli corporativi di notai, farmacisti, giornalisti, giornalai e tassisti?&lt;br /&gt;In quei "tempi felici", anzi, l’onesto barbone di Bozzi era sinonimo di "senso dello Stato", il crociano Valitutti voleva dire "buona scuola pubblica", e le filippiche di La Malfa tendevano a ridurre il deficit e a far quadrare i bilanci statali. Nessuno di loro, però, si preoccupava di tutelare i consumatori contro i produttori-fornitori di servizi (parafrasi moderna dell’antica contrapposizione cittadino-sovrano), cioè di far funzionare la classica dialettica liberale nel mercato (domanda-offerta interna) così efficiente nei Paesi liberali anglosassoni.&lt;br /&gt;Ma un po' ovunque, anche in quei Paesi, sembra cambiato il clima. D'accordo, i consumatori saranno più intelligenti e agguerriti dei nostri, ma le grandi scelte economiche stanno facendo marcia indietro. Sembrano tornati in auge il protezionismo e un larvato statalismo. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Solo oggi? No, da sempre, a pensarci bene. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Sembra quasi che la rivoluzionaria richiesta della libertà dei mercati, quella lotta ai dazi, ai monopoli e ai privilegi economici che aveva accompagnato nel Settecento la lotta del liberalismo per porre limiti al potere assoluto di sovrani e aristocrazie, sia stata poi in parte dimenticata quando i liberali sono andati al potere e sono stati chiamati a governare gli Stati d’Europa e d’America.&lt;br /&gt;Solo di recente, ma più che altro originata dai conservatori anglosassoni (Thatcher e Reagan non erano propriamente liberali), la riappropriazione del liberalismo economico è diventata un leit motiv ricorrente delle politiche liberali dell’Occidente. Non per caso si dice che "l’invidia per le merci" della Germania Ovest abbia spinto i tedeschi dell’Est ad abbattere il muro di Berlino. Lo stesso si può dire per Ungheria, Russia e Cina.&lt;br /&gt;Ma il "liberismo" è ancora più parlato che praticato. Abbiamo visto come sono stati accolti il tentativo di Bersani a sinistra o le dichiarazioni di Capezzone e Della Vedova a destra. Di questo passo, la vera libertà economica rischia purtroppo di diventare un’utopia come il socialismo e il comunismo. E questo per l’azione convergente di due gruppi di pressione che la stritolano: i falsi "amici" e i veri nemici.&lt;br /&gt;Da una parte, data l’origine conservatrice del revival, sta passando tra i media (basta leggere i blog liberisti "neo-con"della rete di Tocqueville) il luogo comune sbagliato, anzi antiliberale, che la libertà di mercato non voglia regole. Mentre, come sa qualunque studente di scienze politiche, proprio il liberalismo è l’inventore su larga scala della "Teoria dei limiti", cioè delle regole, del diritto applicato alle libertà. Perché senza regole, cioè limiti, la libertà diventa sopraffazione di pochi, l’opposto del liberalismo. Del resto, anche il fascismo, anche il comunismo, vogliono la "libertà assoluta" (l’espressione è un ossimoro, tranne per quei prepotenti e autoritari degli anarchici), sì, ma dei loro capi, delle loro elites dirigenti. L’invenzione liberale è, invece, limitare un poco, pochissimo, le libertà, tutte le libertà possibili, purché tutti gli uomini ne possano godere contemporaneamente, senza scontrarsi tra di loro in una sanguinosa e perenne &lt;em&gt;bellum omnium contra omnes&lt;/em&gt; che vedrebbe vincitori i soliti pochi. Perciò il liberalismo ha vinto, per questa geniale invenzione di equilibrio e bilanciamento tra tutte le contrastanti libertà.&lt;br /&gt;Il secondo nemico del mercato libero, delle libertà economiche, del merito applicato al commercio, all’industria, agli scambi e alle professioni, è la conservazione dei privilegi, la rivolta delle categorie protette attraverso i sindacati di categoria, le stesse assicurazioni date dai politici ai ceti privilegiati (aziende, professionisti, impiegati) individuati come possibili aree di consenso elettorale, l’azione degli Stati contro la libertà di commercio e la globalizzazione delle merci, con la scusa della "difesa degli interessi nazionali". Non dimentichiamo che due Paesi liberali, come Stati Uniti e Francia, sono campioni nella classifica dei sussidi di Stato agli agricoltori locali, contro gli agricoltori stranieri concorrenti.&lt;br /&gt;Ma se è così, allora di quale "economia liberale", di quale Occidente libero, stiamo parlando? Provate ad andare negli Stati Uniti e a chiedere ad un datore di lavoro di assumervi come attore, imbianchino o cuoco: ne vedrete delle belle. E scoprirete a quali trucchi e requisiti fantasiosi ricorrono i locali sindacati pur di non far lavorare uno "straniero". Spedite ad un negozio del Texas una partita di pecorino sardo e state a vedere che carteggio ne deriva con le Autorità americane, quali sequestri o penali rischiate. Tutto legale, s’intende. Solo che ormai gli Stati "liberali" hanno codificato con la scusa della "protezione dell’igiene" e della "concorrenza" norme così severe ed astruse che rivelano chiaramente la loro volontà di non far entrare la concorrenza.&lt;br /&gt;C’è molto lavoro da fare, insomma, per chiunque si definisca davvero liberale, cioè liberale in tutto e non solo nel campo ristretto che gli fa comodo. Perché tutti, si sa, vogliono "liberalizzare" i campi altrui. E così, non è affatto vero che le libertà sono ormai tutte conquistate ed acquisite in Occidente. Quella che è indiscussa (e pure questa, solo in parte) è solo la libertà di parola. Forse anche la libertà di stampa, talvolta. E poco altro.&lt;br /&gt;Al lavoro, dunque, anche perché se guardiamo all’Italia, né questa finta Sinistra che oggi è perdente (ma su ben altri temi che la libertà), né questa finta Destra che oggi è vincente (ma non certo su temi di libertà), sono liberali. E nel prossimo Governo Berlusconi, infatti, chi andrà all’economia? L’ex socialista e attualmente anti-mercatista Tremonti, oltretutto spalleggiato dalla corporativa Lega Nord, non certo il liberale Martino, docente di economia. Così va il mondo, e capiamo benissimo il pessimismo critico di Giavazzi sul &lt;em&gt;Corriere&lt;/em&gt; di oggi &lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;("&lt;a href="http://www.corriere.it/editoriali/08_aprile_30/il_liberismo_e_la_speranza_cb79612e-1672-11dd-8b67-00144f02aabc.shtml"&gt;Il liberismo e la speranza&lt;/a&gt;").&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-8477941890020476944?l=liberali-italiani.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/feeds/8477941890020476944/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25718511&amp;postID=8477941890020476944' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/8477941890020476944'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/8477941890020476944'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/2008/04/il-liberismo-e-il-merito-ora-rischiano.html' title='Il liberismo e il merito ora rischiano di diventare utopie, come il comunismo'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-7206128239817391032</id><published>2008-04-18T11:12:00.008+02:00</published><updated>2008-04-19T11:45:12.908+02:00</updated><title type='text'>Sorprese dai flussi elettorali. Un ampio spazio al Centro per i Liberali uniti</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Ma che hanno combinato nel segreto della cabina elettorale gli italiani? L'analisi dei flussi elettorali, cioè degli spostamenti da un partito all'altro, dedotti da indagini demoscopiche successive al voto, rivela molte curiosità e offre anche possibili indicazioni per il futuro, specialmente ai liberali. Vediamo i movimenti finali approssimati.&lt;br /&gt;La Sinistra Arcobaleno (e già il nomen-omen effimero avrebbe dovuto allertare i superstiziosi...) è stata la più penalizzata dagli elettori pentiti. I suoi elettori sono passati a Di Pietro (18,4 per cento), PD (27,5), perfino PdL (1,6), altre formazioni (9,6) tra cui Lega Nord, astensione (17,5). E non ha acquistato da nessuno. Il PD, da parte sua, ha "dato" a Udc (3,4 per cento) e, pare strano ma fino ad un certo punto, anche a PdL (3,2). Mentre ha "ricevuto" da Sin.Arc. (25,7). L'Udc ha ricevuto dal PD (3,4 per cento), ma ha dato una grossa quota al PdL (39,0). La Lega Nord ha preso soprattutto da PdL (9,0 per cento), senza dare a nessun altro. Il PdL ha ricevuto da Udc (39,0 per cento), PD (3,2), Sin.Arc. (1,6). Ma ha dato a Lega (9,0), altre formazioni, tra cui possiamo mettere anche il Pli e elettori che prima si astenevano (3,0), Destra (2,9). La Destra, a sua volta, ha ricevuto da PdL (2,9 per cento), ma soprattutto da altri, tra cui molti che prima si astenevano (54,9). Gli astenuti (36,7 per cento), infine, sembrano provenire da Sin.Arc. (17,5 per cento) e altri (19,2). &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Dallo &lt;a href="http://popolariliberali.googlepages.com/Flussi.pdf"&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;studio&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; molto sintetico di &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Poggi &amp;amp; Partners, con i dati regione per regione, scopriamo che esiste un largo spazio al Centro dello schieramento, l'area tipica dei Liberali. Non in senso statico, s'intende, ma piuttosto "residuale", dato che rappresenta "ciò che non siamo" (né di Destra né di Sinistra), o meglio, in senso dinamico, secondo la definizione di Croce per cui i Liberali sono di volta in volta, a seconda delle questioni, di Destra o di Sinistra.&lt;br /&gt;L'abusiva posizione centrista dell'Udc di Casini, in realtà caratterizzata da connotazioni conservatrici e clericali in niente dissimili dal PdL, si rivela inconsistente e destinata alla lunga a sgretolarsi. Una buona prospettiva per noi Liberali, se decidessimo di riunificarci in una un grande formazione. L'Udc ha perso, infatti, ben 1 milione di voti in favore del PdL rispetto al 2006, ma ha acquistato 450 mila nuovi elettori (il 22 per cento circa del suo elettorato), probabilmente più contingenti e instabili. Pare, dunque, un serbatoio temporaneo di indecisi e poco motivati, destinato a ridursi e a sparire.&lt;br /&gt;L'altra formazione "centrista", quella di Di Pietro, è anch'essa un fragile serbatorio temporaneo degli scontenti, avendo preso i suoi voti disperati e giustizialisti dalla Sinistra Arcobaleno, dal PD e da altri. E' quindi destinata nel medio periodo a prosciugarsi. Indagini un po' più complete sono quelle di Consortium per Rai-Tv e dei vari sondaggisti noti come Piepoli. Ne parla in un esauriente articolo &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/politica/elezioni-2008-tre/i-flussi-elettorali/i-flussi-elettorali.html"&gt;&lt;span style="font-size:85%;color:#cc0000;"&gt;La Repubblica&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt; da cui si ricava anche che gli elettori radicali con l'1,7 per cento dei voti hanno aderito realmente al PD (una conversione per niente scontata, che la stessa dirigenza radicale ha scelto controvoglia come "male minore"). &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Nessuna sintesi riportata sulle analisi dei flussi fa supposizioni, che io sappia, sull'origine dei 103 mila voti raggranellati dal Pli.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-7206128239817391032?l=liberali-italiani.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/feeds/7206128239817391032/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25718511&amp;postID=7206128239817391032' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/7206128239817391032'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/7206128239817391032'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/2008/04/sorprese-dai-flussi-elettorali-un-ampio.html' title='Sorprese dai flussi elettorali. Un ampio spazio al Centro per i Liberali uniti'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-6953837785213426851</id><published>2008-04-17T01:04:00.024+02:00</published><updated>2008-04-22T11:13:30.286+02:00</updated><title type='text'>No, non è il Regno Unito. Le 10 stranezze del bipartitismo neoconservatore PdL-PD</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Le elezioni hanno squadernato davanti agli Italiani un risultato rivoluzionario, con aspetti curiosi e paradossali, di cui molti si renderanno conto solo in seguito, se glielo spiegherà un buon editoriale sul &lt;em&gt;Corriere,&lt;/em&gt; possibilmente non scritto da Sartori, che come si dice a Firenze &lt;em&gt;'Un n'imbrocca più una&lt;/em&gt;. Ma per i più non basteranno tre o quattro &lt;em&gt;Porta a porta,&lt;/em&gt; e saranno dolori. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Stropicciandosi gli occhi assonnati, paiono un po' allibiti per quello che hanno combinato ("&lt;em&gt;Questa volta l'abbiamo fatta grossa&lt;/em&gt; - pensano il ragioniere di Bergamo e la casalinga di Isernia - &lt;em&gt;cancellare in un sol colpo la Destra, la Sinistra, i Verdi e i&lt;/em&gt; &lt;em&gt;Socialisti!&lt;/em&gt;"). E più guardano quello che hanno fatto su internet, tv e giornali, in cui si parla tanto di loro, più la cosa in fondo gli piace, ci prendono gusto.&lt;br /&gt;Eroi per caso. La Storia queste cosette non le dice mai, è seriosa, gioca sempre al gioco della "causalità", ma qui è chiaro come il sole che hanno votato &lt;em&gt;randomly&lt;/em&gt;, senza la minima razionalità, spesso scegliendo direttamente in cabina, come al mare. Un perfido contrappasso. &lt;em&gt;"Tu mi hai rotto le balle per anni dai tg, rovinandomi anche questa domenica? E io me te magno, te cancello&lt;/em&gt;" (Alberto Sordi, cit.). Del resto, c&lt;em&gt;ui prodest&lt;/em&gt;, se perfino De Mita quegli sbadati di irpini dediti alla raccomandazione non hanno rieletto? No, no, un caso fu. Veramente noi non volevamo, signor Commissario. E già qualche operaio di Rifondazione che ha votato Lega si è pentito.&lt;br /&gt;Per carità, non voglio dire che tra voti a dispetto e voti al partito "atteso come vincente", cioè al "futuro esercito invasore" (una tipica tendenza nostrana: "abbasso Franza, viva Spagna, purché se magna"), gli italici e ignoranti menefreghisti non abbiano assecondato, anzi impersonato magistralmente - come diceva quel filosofo - lo &lt;em&gt;Zeitgeist&lt;/em&gt;, lo spirito del tempo. La psicologia sociale parla chiaro: anche i tic, gli errori, le distrazioni, le ripicche, le leggerezze, contano, eccome. Tutto è semantico, figuriamoci un voto. Del resto, le sferruzzatrici ciniche di Parigi (le &lt;em&gt;tricoteuses&lt;/em&gt;) davanti alla ghigliottina non erano politicamente più consapevoli dell'avvocato di Palermo o dell'ingegnere di Genova, che "non hanno mai tempo di leggere i quotidiani". &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Ma vediamoli questi 10 paradossi e 3 tendenze che ci ha consegnato l'ultima votazione. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;1. paradosso.&lt;/strong&gt; Degli oltre 12 milioni di liberali, consapevoli o no, accertati in Italia, Paese che fa parte dell'Occidente liberale (diciamo il 33 per cento, incrociando alcune indagini demoscopiche con centinaia di quesiti concreti che non riportavano mai il termine "liberale"), solo 103 mila hanno votato per il PLI. "Colpa del bipolarismo"? Non basta: con questi numeri un polo avrebbe dovuto da tempo essere liberale, se solo i dirigenti liberali in Italia avessero lavorato con intelligenza. Si pongono quindi problemi seri di personale politico liberale, del tutto inadeguato. &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;2. paradosso.&lt;/strong&gt; La stragrande maggioranza dei liberali ha votato per i due partiti di massa. Che, conoscendo i liberali, è un po' una cosa contro natura...&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;3. paradosso.&lt;/strong&gt; La maggior parte dei liberali, pur essendo costituzionalmente terzisti, hanno votato sicuramente Berlusconi, magari con la molletta sul naso. Ma il suo partito, pur potendo scegliere, non ha aderito al partito liberale europeo ELDR, ma al partito cristiano e conservatore PPE.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;1. tendenza.&lt;/strong&gt; Dalle urne, favorito da una legge pessima, viene fuori una sorta di duopolio omogeneo alternato. Forse, chissà, nascerà una nuova formula, una cosa &lt;em&gt;made in Sicily, &lt;/em&gt;come il milazzismo? O una cosa faziosa come nella Firenze di Dante? Agli Italiani, campanilisti e tifosi da secoli ma poco ideologizzati (la Controriforma cattolica senza la Riforma protestante li ha conservati anodini), sembra andare terribilmente a genio il bipartitismo. Gli ricorda tanto i derby di calcio, che sono alla loro portata. Spopola nei bar. Ma sì, dopotutto ce l’hanno nel sangue. Sono gli anglosassoni, semmai, che l'hanno copiato da noi. Loro, guelfi e ghibellini. Dove, almeno, c'è una questione di principio ideale. Noi, che solo ora ci accorgiamo di avere il Vaticano, solo guelfi. Bianchi e Neri, come a dire beghe interne tra opposti conservatorismi clericali.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;4. paradosso.&lt;/strong&gt; Dopo l’orgia di particolarismo, dopo la formula "Un uomo, un partito", ora all'improvviso i partitini, i furbetti, le liste locali e di disturbo, non li vuole più nessuno. Possibile? Gli stessi Di Pietro e Lombardo se la sarebbero vista brutta se non avessero stilato il patto d'acciaio dell'apparentamento. Idem per la Mussolini. Così, niente più specialità italiane, come la mozzarella: De Mita, Mastella, Pecoraro Scanio, Diliberto, Verdi, Socialisti, Rifondazione, Storace, Boselli, Santanché. Che poi per questi ultimi due mi dispiace: li avrei salvati, sono sicuramente migliori di centinaia di oscuri peones di Berlusconi e Veltroni. Ma niente, la &lt;em&gt;populace&lt;/em&gt; è stata impietosa. Come le &lt;em&gt;tricoteuses&lt;/em&gt; di Parigi davanti alla ghigliottina.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;2. tendenza.&lt;/strong&gt; Ah, dimenticavo il Pli. Ma in questo caso, per fortuna nella sfortuna, non se n'è accorto nessuno. Quindi il danno di immagine nella psicologia della comunicazione è modesto. Certo, si è confermato nel largo pubblico e nei depressi liberali di base che i liberali sono sempre perdenti. Questo l'errore psicologico insanabile. Mentre siamo ad oltre il 30 per cento sociologico. Perché non si riesce neanche a parlare al 999 per mille dei liberali italiani? La provinciale e anziana - di idee, non di età - classe dirigente del Pli non sa fare propaganda per incultura, in quanto ignora l'Abc della psicologia e della scienza della comunicazione, che poi sono la base della politica. E' composta per lo più di avvocati del sud e assicuratori o rappresentanti del Centro-nord, che fanno rispondere alle email dalla segretaria e ritengono internet un gioco da ragazzini perditempo. Per carità, ci sono dei giovani attivi, che vorrebbero fare, ma se li senti parlare sembra di stare dentro Forza Italia in quanto a profondità e originalità di idee liberali. Se è così, allora preferisco tenermi i vecchi dilettanti: perderanno sempre, ma almeno sono sicuramente liberali, anche se tecnologicamente e psicologicamente inadatti.&lt;br /&gt;Inoltre, il segretario del Pli - che stimo ideologicamente come un vero liberale, anzi, l'unico completo e rappresentativo che abbia il Pli (purtroppo, non esiste ricambio) - non comunica con la gente, sembra dividere l'umanità in "amici-nemici", "simpatici-antipatici", "potenti-non potenti" (anziché in intelligenti-non intelligenti) e decide tutto da solo, al massimo parlando a tu per tu con qualche deputato, convinto come nel Sud dell'800 che i soggetti degni di Politica siano solo quelli che già stanno in Parlamento, quelli che hanno Potere. Il famoso Potere che piace tanto alla gente del Sud. E i cittadini, la società, chi li raggiunge? Un vizio diffusissimo tra i liberali del Meridione, terra tanto povera di fermenti liberali che fummo costretti a mandargli Garibaldi, e ora invece stranamente ricca di pretendenti politici (cfr in Sicilia il detto &lt;em&gt;"cummannari è megghiu ca fùttiri"&lt;/em&gt;). &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Così, si è deciso di presentare il simbolo solo gli ultimi giorni (mentre gli altri partiti si mostravano dappertutto da mesi o anni), senza o quasi manifesti. A Roma non ne ho visto uno. Solo 2 o 3 passaggi in tv, tra cui &lt;em&gt;Porta a&lt;/em&gt; &lt;em&gt;porta&lt;/em&gt;, ma il pubblico deve essersi chiesto, a ragione: &lt;em&gt;"Ma chi sono questi, che hanno fatto e detto negli anni scorsi? Com'è che non li abbiamo mai sentiti nominare prima? Ecco l'ennesimo inutile partitino".&lt;/em&gt; Questo è quello che si raccoglie se non si lavora ogni giorno a tempo pieno, col volontariato, come i Radicali. Non si fa politica nei ritagli di tempo o il fine settimana. Ci vogliono motivazioni e persone forti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;La Federazione dei Liberali, che fa parte del nostro Comitato di Liberali Italiani, ha risposto con encomiabile flessibilità al tardivo appello di De Luca e ha condiviso la lista, unendo anche il logo "Partito della Libertà" (che, su mia proposta al CN del Pli, la dirigenza aveva rifiutato con ironia solo 20 giorni prima). &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Ma era davvero troppo tardi. E' mancata una presentazione forte, che facesse da "evento" e che fosse tempestiva. E' mancata soprattutto una classe dirigente "credibile", che cioè avesse lavorato ogni giorno negli anni precedenti, e quindi familiare ai giornalisti e all'opinione pubblica. E che, perciò, facesse capire alla gente di essere "vincente". Non si inventano gruppi e partiti senza una precedente base elettorale e sociale alla vigilia delle elezioni: la stampa diffida, e fa bene. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Vorrà dire, che è stata una "presentazione in anteprima", una piccola "esercitazione alle urne" per la grande competizione delle Europee, tra un anno, dove si voterà col proporzionale. E tutti i liberali saranno uniti insieme all'ELDR. Sarà un evento.&lt;br /&gt;La differenza tra PLI e PS, però, è tutta a nostro favore. La gente sapeva che i socialisti c'erano, e li ha sadicamente e ingiustamente bocciati. Ma i liberali era convinta&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;di averli già cancellati in passato, non sapeva proprio che fossero "ricicciati". Così non li ha guardati proprio, permettendo a opportuni manipoli di aficionados dislocati nelle varie province di dare un voto di testimonianza, polemico verso il Veltrusconismo conservatore, né liberale né socialista.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;3. tendenza.&lt;/strong&gt; Piuttosto, siamo davvero di fronte ad una mutazione genetica nel popolo italico o è solo l'effetto passeggero del Porcellum? Ah, saperlo. Formalmente, certo, è una evidente modernizzazione anglosassone, con due partiti simili tra loro e senza la rappresentanza in Parlamento di partiti comunisti o fascisti. Il che da liberali di deve piacere. Ma, attenzione, comunisti e fascisti non scompaiono dalla società italiana, anzi.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;5. paradosso.&lt;/strong&gt; A differenza che nel Regno Unito e in contrasto con la esclusione della Destra estrema (allora è vero che non è una preclusione ideologica, ma casuale...), qui ci sono ancora i fascisti, o ex-fascisti da pochissimo riconvertiti, e proprio in area di Governo, visto che fanno parte del PdL. Ciarrapico non ne fa mistero, e chissà quanti meno noti ci sono. Se ci fossero stati comunisti dichiarati tra i veltroniani, immaginiamo il chiasso del Centro-destra.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;6. paradosso&lt;/strong&gt;. Sarà pure bipartitismo, ma i 2 partiti sono un’accozzaglia di tutto e il suo contrario. Al loro interno, a differenza dell'UK, ci sono cattolici liberali, clericali, socialisti, fascisti, conservatori, liberali. Chi prevarrà?&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;7. paradosso.&lt;/strong&gt; E ancora, a differenza dell'UK, nessuno dei 2 partiti è liberale o liberista, tantomeno libertario. Diciamo che, piuttosto, prevalgono in entrambi di gran lunga i conservatori, e non pochi dirigenti sono addirittura clericali. Mancano perfino i socialdemocratici, figuriamoci poi i liberali.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;8. paradosso&lt;/strong&gt;. Eppure, com'è come non è, il PdL parla sempre di "liberale" e "liberalismo". E invece? Dalla presenza degli infiltrati 9 parlamentari radicali (meno male! Auguri, Rita, auguri anticlericali a Turco) e da precedenti tentativi (Bersani, Ichino, Ricolfi, Biagi ecc.) sembra che ci siano più fermenti liberali nel Centro-sinistra che nel Centro-destra. L’ha dovuto ammettere perfino De Luca (al CN del PLI di marzo).&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;9. paradosso.&lt;/strong&gt; Già, ma ora non tocca governare al Centro-sinistra che stava proprio diventato un po' più liberale, ma al Centro-Destra, proprio ora che è uscito il libro di Tremonti, che avrà pure ragione in certi casi, però è anti-liberista. E l'intera coalizione è stata finora - nonostante o forse proprio per l’abuso dell'aggettivo "liberale" - la meno liberale, la più corporativa (ricordiamoci i tassisti di Roma) e la più statalista (contratto con gli impiegati statali). D'accordo, non avrà messo le mani nelle tasche dei cittadini, ma le spese dello Stato il Centro-destra le ha aumentate. A differenza del Centro-sinistra. Ma per finire incombe il...&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;10. paradosso.&lt;/strong&gt; Pur col Governo in controtendenza, tuttavia, l'Europa, le autorità monetarie internazionali, le agenzie di rating, i partner commerciali, tutti chiederanno al Governo di Centro-destra "qualcosa di liberale", dopo i richiami sul deficit, il mercato interno poco libero, la concorrenza debole, i privilegi di Casta, impiegati statali, Rai-tv, società elettriche, bancarie e di assicurazione, le mancate liberalizzazioni, la perdita di quote di mercato all'estero, l’inflazione.&lt;br /&gt;Saprà Berlusconi fare qualcosa di liberale e liberista? Ne dubitiamo, anche se lo speriamo. La prima mossa, quella delle tasse locali (ICI), per quanto gradita a noi liberali, sembra smentirlo e riportare il personaggio alla sua innata teatralità. Per come cattolici e sinistra costruirono l'assurdo Stato sociale, le tasse ormai non sono più una variabile indipendente. Così Berlusconi non può eliminare tasse a colpi di populismo alla Peron senza cambiare tutta l'economia in senso liberale. Deve drasticamente tagliare le spese statali, privatizzare e liberalizzare tutto, dalle società pubbliche alle professioni. Ma lo farà? Ci vorrebbero 20 anni, in Italia. E poi, con Bossi, Fini e Tremonti al Governo? Quando le categorie da "colpire" sono proprio quelle che lo hanno votato? La risposta, purtroppo, è no. A meno che...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;A meno che, come Bush in fine carriera sta cercando un bel gesto che stupisca i critici e lasci un buon ricordo di sé, anche Berlusconi non mediti qualche sorpresa. &lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-6953837785213426851?l=liberali-italiani.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/feeds/6953837785213426851/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25718511&amp;postID=6953837785213426851' title='34 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/6953837785213426851'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/6953837785213426851'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/2008/04/no-non-il-regno-unito-le-10-stranezze.html' title='No, non è il Regno Unito. Le 10 stranezze del bipartitismo neoconservatore PdL-PD'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>34</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-1303795911491932520</id><published>2008-03-25T00:55:00.020+01:00</published><updated>2011-10-20T01:13:38.683+02:00</updated><title type='text'>Il paradosso di Bouvard e Pecuchet. Liberali più stupidi o anti-liberali più furbi?</title><content type='html'>&lt;p&gt;Una &amp;quot;ideologia&amp;quot; vince su tutte le altre perché queste ad una ad una si dimostrano disastrose. E’ nobile perché garantisce in teoria le libertà a tutti, anche quelle nuove, ma senza indagare troppo, senza chiedere nulla in cambio, se non un piccolo limite all’ampiezza dei diritti di ciascuno.    &lt;br /&gt;Se qualcuno la mettesse in pratica, certo.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Di sicuro, non fa nulla per vincere, ma vi è costretta dai propri stessi avversari, che dichiarano fallimento. Perciò stravince, sempre a parole, fino a diventare senso comune, pura dichiarazione d’intenti, mera oratoria, ovvietà, tautologia. Insomma, finisce per banalizzarsi e annullarsi. Todos caballeros!&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;E accade l’irreparabile. Ad esserne attratti sono soprattutto quelli che la percepiscono, appunto, come mera normalità, nuovo conformismo, pensiero unico doveroso, il vero &amp;quot;politicamente corretto&amp;quot;. Per lo più i mediocri – è comprensibile – gli uomini senza idee e personalità. Per tacere degli opportunisti che prima le erano nemici. Entrambi naturalmente attratti da una comoda dottrina che pur vincendo – a parole – non chiede atti eroici, ma neanche dimostrazioni di fedeltà o di coerenza. Se no, che libertà, che nobiltà sarebbe?&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Che bello il pensiero libero, è il nuovo pensiero di tutti, cioè di nessuno: l’ideale – pensateci bene – per chi non ha pensiero.    &lt;br /&gt;Già, perché il liberalismo – è di questo che stiamo parlando – pur continuando la sua marcia trionfale nell’ecatombe dei suoi avversari, è oggi così ben rappresentato nei libri e così mal rappresentato dagli uomini in carne ed ossa, e dai programmi reali? &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Il paradosso di Bouvard e Pecuchet, due celebri personaggi di Flaubert detentori del &amp;quot;senso comune&amp;quot;, problematici ma ottusi, può essere definito per stringente analogia &amp;quot;il paradosso del liberale&amp;quot;. Siamo ormai alla cultura dell’ovvio. Tanto scontato che non viene praticato, dalla persecuzione dei Tibetani al monopolio Rai-tv, dal fallimento dell’Alitalia alla ricerca sulle staminali. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;em&gt;Todos liberales?&lt;/em&gt; Nessun liberale. Più furbi e perfidi gli anti-liberali, o più stupidi i liberali? Il Centro-destra e il Centro-sinistra, dopo il colloquio privato tra Veltroni e Berlusconi, hanno eliminato stalinianamente dalle proprie liste tutti i liberali con un minimo di personalità, o che comunque avrebbero potuto dar fastidio, magari facendo notare alla prima occasione il carattere populistico, statalista e antiliberale delle due ammucchiate di yesmen, i &amp;quot;signor sì&amp;quot;, gli impiegati della politica pagati migliaia di euro ogni volta che pigiano i pulsanti sugli scranni del Parlamento secondo gli ordini ricevuti. Un lavoro manuale, e a tempo determinato, e infatti il livello intellettuale dei deputati-impiegati co-co-co è adeguato ai loro compiti esecutivi. Solo lo stipendio e i privilegi sono straordinari. Si vede che le porcherie che sono chiamati a ratificare sono straordinarie.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Del resto, la collocazione internazionale parla chiaro. Né il PdL, né il PD, che pure si riempiono la bocca di libertà e liberalismo, hanno chiesto di far parte del gruppo Liberale al Parlamento Europeo.    &lt;br /&gt;E i liberali? Quali liberali? Ormai sono già spariti, cacciati o autoesclusi per inadeguatezza dalle liste, e anche dalla vita politica. Da bravi Bouvard e Pecuchet, o piuttosto Don Abbondio, hanno diviso il capello in quattro pur di non unirsi tra loro, nonostante i precisi appelli del nostro Comitato per l’unificazione dei Liberali Italiani, da loro stupidamente ritenuto &amp;quot;una cosa troppo piccola&amp;quot;, &amp;quot;poco rappresentativa&amp;quot;, mentre gli sfuggiva che era proprio una sigla da riempire con la loro &amp;quot;grande&amp;quot; e &amp;quot;rappresentativa&amp;quot; presenza. Era solo un lavoro gratis per loro, insomma, ma l’ottusità, la totale incomprensione della psicologia e della scienza della comunicazione, è la nuova malattia dei liberali italiani.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Loro, i &amp;quot;liberali&amp;quot; a belle parole, e solo tra pochi amici, la politica non l’hanno mai capita, e il liberalismo l’hanno sempre visto non come difficile atto di coraggio ma banale senso comune, furbo alibi, non-scelta che consente tutte le scelte possibili. Hanno detto tutto e il contrario di tutto, sempre ovviamente con quell’aria signorile e da &amp;quot;persone per bene&amp;quot; banali e risapute così tipica dell’assoluta normalità piccolo-borghese perfino quando sono ricchi o aristocratici.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Basti pensare che due sortite memorabili del prof. Martino, economista liberale così siciliano superstizioso da aver detto una volta che &amp;quot;il liberalismo porta sfortuna&amp;quot;, sono state l’opposizione al divieto di fumo nei locali pubblici e il dirottamento dei soldati italiani dal Libano all’Iraq. Dell’attività politica di Sterpa non si ricorda nulla, mentre dell'imprevedibile battutista Biondi, a parte una buona presidenza della Camera (appunto, il solito equivoco della neutralità, tendente alla nullità semantica liberale), viene in mente che ha firmato perché l’esibizionista Ferrara potesse presentare la lista &amp;quot;Aborto? No grazie&amp;quot; senza raccogliere firme. L'ultra-pessimista Zanone, che non si capisce perché si sia dedicato alla politica anziché alla biblioteca, dove invece eccelle, dopo varie legislature smorte, non è stato ripresentato. Di La Malfa e Nucara non si hanno notizie: al sicuro nella CdL, perciò non si espongono. Il bravissimo ma troppo prudente Capezzone non è stato candidato, ed è sparito dentro l’agenzia &amp;quot;Il Velino&amp;quot;, e per quanto di lui si parli come esponente del prossimo Governo, se sarà di Centro-destra, l'afasia improvvisa non piace ai suoi sostenitori. Forse ha capito che in un Governo neo-statalista e anti-mercatista sarà un ostaggio impotente? L’algido e professorale Della Vedova, un vero liberale che con Capezzone convinse molti di noi a riavvicinarsi al PR, per quanto gli intervistatori di Radio Radicale ce la mettano tutta per iniettargli peperoncino nelle vene, sembra un docente di economia indifferente alla lotta politica e incapace di parlare agli elettori. Meno male che ha il seggio blindato. Anche lui, che potrà fare in un Governo di Centro-destra anti-liberale?&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Non hanno forse tutti costoro sbagliato collocazione? Non facevano meglio a unirsi tra loro e capitanare con un grande &amp;quot;Manifesto agli Italiani&amp;quot;, senza sigle politiche, un movimento liberale autonomo, che poteva aspirare in prospettiva al famoso 30 per cento demoscopico? Macché, da liberali, gli è mancato il coraggio, e da machiavellici hanno preferito il seggio sicuro alla coerenza delle idee. Idee, che a quanto pare sembrano l'ultima cosa importante nella politica italiana. Di qui il distacco insanabile tra i liberali ideali di base e i loro politici. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Naturalmente ci sono anche delle sorprese positive. Se nessuno dei liberali togati parla più di laicità dello Stato, tocca farlo agli irregolari, come Grillini, sempre più cavourriano (complimenti), che si presenta a Roma contro il neo-clericale Rutelli con una lista che ha come slogan la bella parola &amp;quot;Laicità&amp;quot;, e come il combattivo Staderini, dei Radicali Romani, detto &amp;quot;er Nathan der I Municipio&amp;quot; per concretezza e tenacia riformatrice.    &lt;br /&gt;Invece, a Milano la Destra Liberale di Pagliuzzi si scinde ancora di più e perde il giovane e attivo Caputi. Intanto il lentissimo De Luca, segretario del piccolo Pli, resta fermo per mesi a rimuginare coi suoi intimi il giusto &amp;quot;né, né&amp;quot;, dichiarando finalmente il carattere illiberale dei due Poli. Ma poi si perde proprio sulla politica. Anziché fare un proclama al Paese per unire in una nuova lista tutti i liberali, traccheggia nell'ingenua speranza di essere scelto chissà da chi. E sceglie in extremis, quando ormai è troppo tardi, di presentarsi da solo. Non lo sa nessuno: a che serve? Una scelta politicamente davvero poco intelligente.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Perché continuare masochisticamente a raschiare il fondo della botte sbagliata, e a diffondere presso il pubblico lo stereotipo &amp;quot;Liberali=perdenti&amp;quot;, quando invece i liberali italiani – lo provano tutte le indagini demoscopiche – sono oltre il 30 per cento? Che cos’è questo disfattismo, questo pessimismo largamente presente tra i dirigenti e perfino nella base dei vecchi liberali, una scusa pietosa per la propria incapacità? La paura, anzi la certezza, che un forte soggetto liberale da 30 per cento – e quest’anno i numeri sociologici c’erano, semmai non c’erano le intelligenze liberali dentro e fuori il Parlamento, non c’erano i coraggiosi, non c’erano i carismatici – verrebbe ovviamente gestito da qualcun altro più intelligente di loro?&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Se l'intelligenza è pervasiva e globale, come insegna la psicologia del comportamento, se in conseguenza nella politica si rivela soprattutto nelle cose ritenute marginali dai politici (fantasia, coraggio, slogans, linguaggio, comunicazione, propaganda, comprensione della realtà sociale, simboli grafici, tempi, iniziative ecc), in realtà fondamentali, se insomma &amp;quot;il personale è politico&amp;quot;, come dicevano le femministe negli anni 70, allora per i liberali sono dolori. Si salvano solo Capezzone e Radicali, nonostante qualche errore comunicativo di Pannella.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Ma il secondo paradosso è che i tanti cittadini italiani liberali di idee secondo le indagini demoscopiche non si interessano di politica. Per loro è solo cultura, una sorta di etica nostalgica e perbenista, quando non si tratta di &amp;quot;consigli ai Governanti&amp;quot;, addirittura cicaleccio da bar o lamentela qualunquistica da salotto. E perciò, al contrario di quanto prescrive il liberalismo, non c'è ricambio e selezione del merito in casa liberale. Al Centro-Nord la borghesia considera la politica un'attività da veri fannulloni. Non si lamenti, dunque.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Così, rispetto alla mediocrità dei pochi dilettanti Pecuchet-Don Abbondio incapaci di vedere il nuovo, di osare, e in realtà solo attempati nostalgici dei tempi di Malagodi e La Malfa, la coorte di avvocati, consulenti, ragionieri, pensionati e professionisti di provincia, per lo più del Sud, che frequentano congressi e sedi di partito, hanno facilmente la meglio gli uomini &amp;quot;di potere&amp;quot;, i dirigenti autonominatisi tali perché sono un po' meno provinciali e hanno più pratica del Parlamento, che ritengono il solo luogo che conta (e infatti tutte le operazioni possibili le tentano lì, non nella società, tra la gente, come si fa nei Paesi liberali).&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Ma soprattutto perché &amp;quot;&lt;em&gt;cummannari è megghiu ca fottiri&lt;/em&gt;&amp;quot; (proverbio siciliano). Ed è tanto vero che i primi cinque dirigenti di Pri e Pli - guarda caso - sono di origine siciliana: La Malfa, Nucara, De Luca, Grillo, Carla Martino. Tutte degnissime e bravissime persone, veri liberali che onoriamo sinceramente, e senza di loro il panorama liberale in Italia sarebbe più desolato, perché non c'è chi potrebbe sostituirli. Però è abbastanza strano, ammettiamolo, che la geografia, la sociologia e la psicologia dei liberali italiani siano cambiate a tal punto.&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-1303795911491932520?l=liberali-italiani.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/feeds/1303795911491932520/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25718511&amp;postID=1303795911491932520' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/1303795911491932520'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/1303795911491932520'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/2008/03/il-paradosso-di-bouvard-e-pecuchet.html' title='Il paradosso di Bouvard e Pecuchet. Liberali più stupidi o anti-liberali più furbi?'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-7577250100208144527</id><published>2008-01-27T23:46:00.000+01:00</published><updated>2008-01-28T01:05:26.601+01:00</updated><title type='text'>Governo ed elezioni? Ma senza i liberali l’Italia non si avvicina all’Europa</title><content type='html'>In una crisi politica che va somigliando sempre più ad una crisi di sistema, tale è l’incapacità e il discredito delle contrapposte coalizioni, il segretario del Partito Liberale, Stefano De Luca, ha fatto bene ad invocare alle prossime elezioni la nascita d’un nuovo schieramento, ma autenticamente liberale. Ha detto quello che molti pensano, ma perché non l'hanno chiesto, tanto per far nomi, i Morando, i Bordon, le Cinzie Dato, tralasciando i "vecchi" Biondi e Zanone?&lt;br /&gt;Già, che c’entrano i liberali?&lt;br /&gt;Anche se depressi e colpiti da afasia – e perciò l’uscita di De Luca è stata opportuna – i liberali italiani d’ogni partito e appartenenza si trovano oggettivamente al centro del dibattito, come il Comitato di riunificazione dei liberali italiani ha avuto modo di ripetere da oltre un anno.&lt;br /&gt;Al centro del dibattito, addirittura?&lt;br /&gt;Certo, se non loro stessi, lo sfondo su cui si muovono le diatribe di facciata dei partiti (i sistemi di voto, la natura del PD, il ruolo delle frange estremiste ecc), è costituito dai tipici argomenti, dai tradizionali temi dei liberali, tutti dimostratisi vincenti in Europa, in Occidente, perfino in Paesi emergenti ex-comunisti ed ex-fascisti. Ma noi liberali italiani siamo dell’idea che l’indugiare, a vuoto, in tali diatribe nasconda la paura dei partiti conservatori, di Destra e di Sinistra, di dover affrontare i veri programmi, le vere riforme liberali, che i tempi, la gente, l’Europa, i mercati, richiedono.&lt;br /&gt;E in Italia, dove solo grazie all’Europa unita si sono potute accettare alcune norme liberalizzatrici in economia, i decenni di statalismo, protezionismo, corporativismo e clericalismo vorrebbero ora forti soluzioni liberali a tutto campo. E invece?&lt;br /&gt;Invece, proprio i temi che dovrebbero essere discussi ogni giorno, a Governo caduto, e mentre Capo dello Stato e forze politiche valutano quando andare alle elezioni, vengono aggirati, rimossi, sottaciuti, censurati.&lt;br /&gt;Eppure, sia Berlusconi, sia Prodi (quanto dissimili, in tutto, dagli omologhi Aznar-Zapatero, Blair-Brown, Chirac-Sarkozy!), sono caduti per non avere mai avuto il coraggio del cambiamento, per non essere stati abbastanza liberali.&lt;br /&gt;Infatti, come il Governo di Centro-destra, impedito dai veti interni nella realizzazione delle riforme liberali, crollò dopo cinque lunghissimi anni senza aver fatto nulla o quasi di liberale, così lo sgangherato Governo di Centro-sinistra, corroso e reso impotente da contrapposizioni intestine, è caduto senza aver fatto nulla o quasi di liberale.&lt;br /&gt;Dopo ben quattordici anni di bipolarismo all’italiana, la patologia dell’Italia è che i Governi – non conta se di Sinistra o di Destra – impiegano tutte le loro energie (e i cospicui fondi dello Stato che noi cittadini conferiamo loro sotto forma di tasse) per conservare se stessi, per dividersi i posti di potere, per collegarsi alle banche o agli oligopoli. Non certo per risolvere il deficit di efficienza della dispendiosa e spesso inutile macchina dello Stato, tantomeno per affrontare i temi liberali, dall’economia alle liberalizzazioni, dai diritti civili alla laicità delle istituzioni.&lt;br /&gt;Anzi, i due contrapposti ultimi Governi hanno avuto parecchi punti in comune. Vediamone qualcuno. In entrambi i casi i partiti di maggioranza (FI e DS-PD) si dicevano pronti alle riforme, mentre le rispettive sovrabbondanti ali (AN, UDC, Lega, Rifondazione, Verdi, Comunisti Italiani, Udeur) facevano la fronda. Tutt’e due le volte ("partito liberale di massa" e proposte Bersani) l’inizio è stato finto-liberale. Sia l’uno, sia l’altro, sono stati fedeli esecutori materiali delle direttive non religiose ma politiche della Chiesa e del Vaticano, anche grazie ad opportune quinte colonne. E così via, in una serie di parallelismi impressionante.&lt;br /&gt;E ne sanno qualcosa i bravi cugini radicali, che pur essendo accreditati d’una furbizia proverbiale che ai liberali manca (o forse proprio per un eccesso di furbizia?), hanno avuto batoste sia dagli uni sia dagli altri (mancato accordo elettorale, mancata proclamazione di senatori eletti), ed hanno perfino bruciato un bravo segretario politico come Capezzone.&lt;br /&gt;Se dunque è vero che i temi liberali, dall’economia ai diritti civili, sono oggettivamente al centro della contesa politica, per poter almeno ridurre il divario che separa l’Italia dall’Europa, che questi temi vengano alla luce subito, entrino nelle sale di riunione, si stampino sui programmi, vengano appuntati sui bloc-notes, escano allo scoperto nei dibattiti pubblici, sugli editoriali di giornali (i pur bravi Ricolfi, Giavazzi, Magris e Panebianco da soli non bastano). Diventino insomma sano scontro di idee, quella dialettica politica senza la quale non solo il liberalismo ma la stessa modernizzazione dell’Italia non si può realizzare.&lt;br /&gt;E in tempi di mistificazione delle parole, tecnica d'acquisizione del consenso che comunismo, fascismo e Chiesa, hanno praticato in modo sfacciato, come del resto accade anche oggi in Italia, l'aggettivo "liberale" viene fatto oggetto d'un uso improprio e spesso truffaldino. Tentano così di accreditarsi presso i cittadini più sprovveduti i finti "partiti della libertà" da una parte, i finti "liberals" dall'altra. Mentre il Papa, nientemeno, viene additato come "laico" dagli atei-devoti che non sanno così di offenderlo con un duplice errore di lingua, degradandolo secondo la nomenclatura ecclesiastica al rango di sacrestano o chierichetto.&lt;br /&gt;In queste condizioni di caos politico, carenza di idee e voluta confusione di nomi, sia chiaro che nessun partito o schieramento potrà legittimamente definirsi "liberale", se non inserendo nel proprio programma (per poi realizzarle) vere riforme liberali.&lt;br /&gt;La politica del "dire" è sempre stata considerata sospetta da noi liberali, da sempre critici contro le manifestazioni peggiori dell'elettoralismo e del partitismo, ma lo è ancor di più in questo momento di crisi.&lt;br /&gt;Noi liberali pretendiamo la politica del "fare". Fare cose liberali. Ed è difficile, se non impossibile, farle senza di noi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-7577250100208144527?l=liberali-italiani.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/feeds/7577250100208144527/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25718511&amp;postID=7577250100208144527' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/7577250100208144527'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/7577250100208144527'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/2008/01/governo-ed-elezioni-ma-senza-i-liberali.html' title='Governo ed elezioni? Ma senza i liberali l’Italia non si avvicina all’Europa'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-5305393754858663517</id><published>2007-11-21T12:59:00.000+01:00</published><updated>2007-11-21T15:15:50.296+01:00</updated><title type='text'>Cavaliere, mi consenta, ma così lei lascia spazio a una terza forza liberale</title><content type='html'>Ci sono trentenni vecchi e settantenni giovani. E noi liberali preferiamo di gran lunga i secondi. Visto che il liberalismo vuole il coraggio giovanile delle novità, la saldezza degli ideali, ma anche la conoscenza delle regole e la saggezza d’una personalità forte.&lt;br /&gt;Ebbene, il salutista Silvio Berlusconi appartiene senza dubbio alla seconda schiera. Per quanto come politico sia solo l’ombra dell’industriale. Proprio perché del tipico imprenditore italiano, abituato a barcamenarsi tra amici e Partiti per carpirne i favori in un’economia poco liberale e in un Paese che non ama il merito, il Cavaliere conserva l’utilitarismo agnostico, la mancanza di ideali e la continua ricerca del consenso (la risposta del "mercato"). Questo, però, non solo l'opposizione degli alleati, gli ha finora impedito ogni scelta economica e politica - le famose riforme liberali - perché ogni scelta potrebbe rivelarsi impopolare per una fetta di "audience".&lt;br /&gt;Come liberali, molti di noi salutarono con entusiasmo nel dicembre del ’94 il "manifesto" liberale e liberista che accompagnò la nascita di Forza Italia, salvo capire subito che di liberale quel partito o anti-partito aveva poco o nulla, tranne pochi uomini votati al silenzio e alla poltrona, come ha detto il segretario del PLI, De Luca. Perché si sa, scriveva Manzoni a proposito di don Abbondio, "uno il coraggio non se lo può dare". Però l’illusione, la provocazione, c’era, e ingannò perfino i furbissimi Radicali.&lt;br /&gt;Oggi, invece, dopo l’annuncio di Berlusconi d’un Partito Popolare Italiano o d’un Partito del Popolo della Libertà, dopo anni di politica conservatrice e clericale di FI e del Centro-Destra, noi Liberali non possiamo più illuderci.&lt;br /&gt;Nel frattempo Berlusconi ha imparato qualcosa, come dimostra l’altroieri l’adesione di FI al gruppo dei Popolari Europei, e oggi il suo annunciato Partito Popolare: che "cattolico" o "popolare" non è, non può mai essere, sinonimo di "liberale". Mentre, per inciso, Marco Pannella non ha ancora capito che "liberale" non è sinonimo di "socialista".&lt;br /&gt;Berlusconi, quindi, non volendo, apre spazi nuovi e prima impensati ai Liberali. Prima di lui ci aveva "favorito" Veltroni, credendo di danneggiarci con l’esclusione dal Partito Democratico di Radicali e liberali di sinistra (Marzo e Morelli hanno sconsigliato di andare a votare il plebiscito), ma in realtà lasciando sul Centro-Sinistra un'ampio spazio vuoto che i liberali potrebbero riempire.&lt;br /&gt;Ora, ci pensa Berlusconi ad offrirci, contro la sua volontà, uno spazio libero sul Centro-Destra, visto che chiaramente il Partito del Popolo della Libertà nasce per smarcarsi dai "lacci e lacciuoli" delle forze stataliste e corporative dirette da Fini, Casini e Bossi, ma non certo per essere un grande Partito Liberale di massa. Come tutti i conservatori, sarà per il mercato libero e meno Stato, ma non per la laicità dello Stato, per i diritti civili, per i nuovi diritti. Del resto, il nome stesso, l’adesione certa ai Popolari anziché ai Liberali Europei, perfino i colloqui preliminari col segretario di Stato del Vaticano, Bertone, e col cardinale Ruini, la stessa antropologia della sua base elettorale, i quadri di FI, quasi tutti ex Dc, con una piccola quota ex Psi, e con i liberali emarginati, lo dimostrano ampiamente.&lt;br /&gt;Esiste, perciò, un’ampio spazio libero tra i due futuri poli non liberali del bipartitismo imperfetto che si va delineando, scimmiottatura all’italiana di quello vero americano dove però entrambi i poli sono liberali. E i liberali italiani, ormai dati ad oltre il 30 per cento da tutti i sondaggi sui problemi concreti e non sulle sigle di partito, potrebbero riempire questo vuoto al Centro costituendo un poderoso terzo polo o partito vincente. Sarebbero, senza fare nulla, il primo partito italiano.&lt;br /&gt;I numeri ci sono già, e da anni. Ora, con i "nuovi" Berlusconi e Veltroni, il superamento del bipolarismo, le tentazioni proporzionaliste, la tendenza al bipartitismo imperfetto, rendono finalmente possibile anche nella pratica questo grande disegno liberale.&lt;br /&gt;Non ci sono le teste, però. Perché né la primadonna Pannella, mezz'ala fantasista essenziale alla squadra liberale, si unirebbe mai ad uno schieramento "solo" liberale, sia pure da 35 per cento; né le primedonne liberali di cosiddette Destra e Sinistra si fiderebbero mai del machiavellico leader radicale. Abituato com’è, quest'ultimo, a fare il corsaro tra i poli del bipolarismo da lui voluto e ora contestato solo a parole, in un movimentismo esibizionista, megalomane e inconcludente, dietro cui si cela l’inconfessato desiderio di restare sempre all’1 per cento (basti pensare solo alle altissime tasse di iscrizione!), per poter controllare - sostiene qualcuno - le emergenti nuove leve radicali che potrebbero fare ombra e attentare alla leadership. Anche se nessuno gli vieterebbe di continuare a fare il "creativo" anche in una grande formazione "All Liberal" da 35 per cento, che sarebbe l'anima d'un Governo liberale (con Pannella vice primo ministro, sicuro).&lt;br /&gt;Ma è come la ricottella della favola. Né, d'altra parte, Martino, Biondi, Costa, Sterpa e Zanone, né Segni, Debenedetti, Ossorio, Morando e D’Amico, p.es., si unirebbero tra loro e-o con Pannella, visto il particolarismo, l’individualismo sfrenato e incosciente, la psicopatologia caratteriale, il pessimismo leopardiano dei politici liberali tutti.&lt;br /&gt;E perciò finora i liberali hanno scelto di non scegliere, di non contare, di non credere fino in fondo alla forza e alla vittoria anche elettorale del Liberalismo, che invece ha vinto e stravinto in tutto l’Occidente. E perciò hanno scelto di stare in tutti i partiti. Cioè di non esistere.&lt;br /&gt;Ma ora, grazie ai furbi Berlusconi e Veltroni, entrambi non liberali, che hanno aperto la partita al tavolo verde gettando due carte deboli, a noi liberali cade dal cielo un'insperata possibilità, quella di gettare l’asso che abbiamo in mano. Che aspettiamo?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-5305393754858663517?l=liberali-italiani.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/feeds/5305393754858663517/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25718511&amp;postID=5305393754858663517' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/5305393754858663517'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/5305393754858663517'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/2007/11/cavaliere-mi-consenta-ma-cos-lei-lascia.html' title='Cavaliere, mi consenta, ma così lei lascia spazio a una terza forza liberale'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-2658740442867245085</id><published>2007-11-12T22:04:00.000+01:00</published><updated>2007-11-13T01:58:55.839+01:00</updated><title type='text'>Unità dei liberali: De Luca vuole un soggetto unitario. Capezzone prudente</title><content type='html'>Un'improvvisa accelerazione, e tutto è cambiato in casa del Partito liberale dopo il Convegno di Fiuggi, e di conseguenza anche tra i liberali italiani. Una decisione che covava da un anno, solo che qualcuno non l'aveva presa troppo sul serio, timoroso che potesse essere uno dei consueti giri di valzer della politica, magari la solita proposta provocatoria, tanto per alzare il prezzo davanti al leader d'una coalizione che si vuole mettere alla prova. E invece era, è, tutto vero.&lt;br /&gt;Peccato solo che l'organizzazione del convegno di Fiuggi sull'unità dei liberali e sul nuovo soggetto politico unitario fosse stata affidata ai pur bravi Antonietta Brancati e Roberto Petrassi, consiglieri liberal-repubblicani della Regione Lazio. Due esordienti che hanno invitato alcuni club liberali e repubblicani (Arsena del Forum repubblicano, Calabrese di La Mia Italia, l'ex ministro Scotti, cattolico liberale, del Terzo Polo ecc), ma non il nostro Coordinamento, di cui era presente a titolo individuale solo il calabrese Palmieri (I Liberali), oltre a Nico Valerio che a nome del Coordinamento ha letto il messaggio di saluto sabato 10.&lt;br /&gt;La ragione? Semplice: i due organizzatori romani non ci conoscono, e nessuno li ha avvertiti. E' mancato il coordinamento anche in questo senso. Peccato, perché dovevamo esserci, e in forze, stavolta. Anche per far vedere all'amico Daniele Capezzone che già un po' del lavoro di collegamento era stato fatto, che non si trattava dei soliti castelli in aria d'un partitino. Ma chi avrebbe immaginato che questo cambio di rotta fosse reale?&lt;br /&gt;Il segretario De Luca è apparso molto motivato, talvolta il migliore in campo, a momenti perfino idealista e moderatamente visionario, cosa che non dispiace in casa liberale, dove le idee sono il nutrimento principale delle libertà, come ha insegnato Croce.&lt;br /&gt;Più realista e "politico" il repubblicano Nucara che ha lodato la politica dei passi successivi, dall'accordo federativo Pli-Pri fino all'attuale progetto dell'unità in un nuovo soggetto politico, sia esso partito, fondazione o altro. Purché legato ad un progetto concreto, al futuro. Dobbiamo essere capaci di abbandonare le nostre storie. E pur nel rispetto del nostro passato puntiamo al 2020, non all'800. E poi riferiamoci ai giovani, all'Europa, al partito liberale europeo ELDR. Il nostro comune simbolo per le europee deve essere il gabbiano (proprio la proposta del nostro Coordinamento, letta il giorno prima).&lt;br /&gt;Pragmatismo che è piaciuto a Capezzone, che ha citato Nucara ma non De Luca, forse perché ne aveva ascoltato solo le ultime battute essendo giunto in ritardo.&lt;br /&gt;Nucara ha infiammato per qualche istante la platea (i liberali sono più flemmatici dei repubblicani) con un po' di sano laicismo, quando ha criticato con forza il no del Parlamento al pagamento dell'ICI sugli esercizi commerciali da parte della Chiesa, e ha messo in guardia l'ugualmente laico e anticlericale De Luca dal fare troppo affidamento sui cattolici, ancorché "liberali" (che si riferisse all'ex ministro Scotti?).&lt;br /&gt;Ma torniamo a De Luca. Già al 7.o minuto della sua introduzione al Convegno (I giornata) parla di un cambiamento radicale con toni che non ammettono equivoci. E' vero, dice, già nel Congresso del 2004 avevamo lasciato uno spiraglio aperto ad una Costituente liberale, ma allora era sottinteso che l’offerta di unificazione agli altri gruppi avvenisse dentro il PLI.&lt;br /&gt;Oggi è diverso: siamo andati molto avanti. Ora nel futuro partito unico "siamo disposti ad essere uno dei soggetti, alla pari non solo con i grandi soggetti, ma anche con le piccole associazioni locali e perfino con i singoli".&lt;br /&gt;Da notare che De Luca ha sempre preferito accennare alla forma "partito" ("l'unica che conosciamo"), mentre Nucara che condivide in pieno il suo disegno si è mostrato disponibile a qualunque altra forma, compresa la fondazione, da cui si può sempre ricavare un soggetto politico in caso di elezioni.&lt;br /&gt;Il più prudente Capezzone, invece, in attesa d'un lavoro organizzativo e di una partecipazione ancora tutta da provare (il centinaio di presenti, ancorché rappresentativo di quasi tutte le regioni, non era certo il panorama a lui abituale dell'Ergife), nel timore di creare quello che i giornali potrebbero prendere per "il 31.o partitino" anziché quella che vorrebbe essere, una nuova aggregazione semplificatrice, come assicurava il milanese Teso, si contenterebbe alla radicale di convergenze e azioni comuni sui singoli temi. In attesa delle elezioni. Insomma, il giovane Capezzone si è dimostrato più politico e prudente del vecchio De Luca. E convinto sostenitore del bipolarismo, col quale ritiene evidentemente che in un modo o nell'altro il movimento liberale, e lui stesso, debba fare i conti.&lt;br /&gt;Ha colpito, invece, la totale dismissione dell'abituale orgoglio di partito da parte di De Luca. Alla fine, concludendo i lavori, il segretario del PLI ha confermato di lavorare al progetto unitario, "con chi ci sta", "con i liberali d'ogni tipo e tendenza". Per egemonizzarli sotto le ali del PLI? No, assolutamente no: magari con i liberali del PLI come ultima ruota del carro.&lt;br /&gt;Capezzone tituba e preferisce restare nel bipolarismo, cercando semmai alleati per singole battaglie? Ebbene, De Luca pur deluso sottolinea, da amico e sostenitore del progetto capezzoniano di Decidere, le "differenze" che esistono tra di loro, eredità culturali: da parte liberal-repubblicana la responsabilità di partiti, da parte radicale la politica del "mordi e fuggi" sui singoli temi, anche se quasi tutti condivisi dai liberali.&lt;br /&gt;Deluso, perché, poi? De Luca avrebbe dovuto sapere che l'esigente e perfezionista Capezzone è abituato ai minuziosi lavori preparatori dell'organizzazione radicale, non alle cose "alla carlona" e a tempo parziale dei liberali. Un consiglio al segretario del PLI: provi a riempire una grande sala con mille delegati in rappresentanza di tutti i club liberali italiani, insomma con i famosi Stati Generali del liberalismo auspicati da noi del Coordinamento. E certo la reazione del vincente Daniele sarebbe diversa.&lt;br /&gt;Sul finire De Luca sferra un attacco durissimo al bipolarismo populistico e senza idee spartito tra Destra e Sinistra, due schieramenti che ha definito "orribili", ricordando per alcuni accenti d'indignazione il Pannella che combatte (ancora ieri sera con Bordin, a Radio Radicale) il "duopolio" illiberale Destra-Sinistra. Però - ha ricordato - è stato proprio l'amico Pannella il maggior teorico del bipolarismo.&lt;br /&gt;Oggi – De Luca riferisce citando Teso – i Riformatori Liberali hanno annunciato che si sciolgono. Perché? Si è chiesto ironicamente. Perché Berlusconi, FI, li considera ormai inutili. Ecco che cos'è il bipolarismo, ecco i guasti della politica populistica dei partiti "padronali", in cui i liberali sono accettati solo se silenti, come gli amici Biondi, Martino (e la sorella Carla, era accanto), Sterpa, Costa e Zanone, che si sono piegati a questo poco dignitoso ruolo.&lt;br /&gt;Noi siamo duramente contrari a questa finta democrazia plebiscitaria di Destra (Berlusconi, col suo codazzo non democratico di laudatori e Brambille) e di Sinistra (Veltroni, e il suo Partito non democratico, col plebiscito di 3 milioni e mezzo di persone, extra-comunitari compresi, che eleggono un uomo anziché una politica).&lt;br /&gt;I liberali invece sono per la democrazia partecipativa, contro i partiti padronali, proprietari, di Destra e Sinistra. E se questa è la nuova politica, che ci fa schifo, allora siamo noi l’antipolitica. E perciò tutti noi liberali dobbiamo metterci insieme. Uniamoci, noi che vogliamo unirci. Usiamo il collateralismo: gli uni pensino ai temi comuni, gli altri ad un soggetto politico unico. L'importante è restare vicini, per colpire uniti. Noi, comunque, chiunque ci sia - ha concluso De Luca - andiamo avanti verso un soggetto unico dei liberali italiani, di cui il PLI, ripeto, sarà non il primo, ma l’ultimo dei componenti (ecco la &lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.radioradicale.it/modules/archivio/playmedia.php?IdIntervento=2176746&amp;amp;m=47"&gt;registrazione&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt; della sua ultima replica)..&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-2658740442867245085?l=liberali-italiani.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/feeds/2658740442867245085/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25718511&amp;postID=2658740442867245085' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/2658740442867245085'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/2658740442867245085'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/2007/11/unit-dei-liberali-de-luca-vuole-un.html' title='Unità dei liberali: De Luca vuole un soggetto unitario. Capezzone prudente'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-4043048541759274430</id><published>2007-11-09T02:02:00.000+01:00</published><updated>2008-12-09T23:47:25.403+01:00</updated><title type='text'>Unità dei liberali. Il contributo del Coordinamento al Convegno di Fiuggi</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Il Partito Liberale ha indetto a Fiuggi (9-10 e 11 novembre) un Convegno dal titolo "Verso la costituzione di un soggetto unico dei liberali". E' la prima volta che il PLI ammette il problema e fa sua l'esigenza d'un soggetto unitario liberale in Italia. Il che ci fa piacere e ci incuriosisce. Il nostro Coordinamento dei Liberali italiani, ha deciso di affidare a Nico Valerio il compito di rappresentarlo con un intervento-saluto, nell'intento di offrire anche un contributo di idee al dibattito. Con l'aggiunta d'una doverosa premessa e con qualche aggiustamento formale, ecco nella sostanza il documento del Coordinamento letto da Nico Valerio a Fiuggi:&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;..&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/RzYi3GYo73I/AAAAAAAAAV0/BPpgskzM35M/s1600-h/Convegno+PLI+Verso+soggetto+unitario+Fiuggi+2007.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5131327155437367154" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/RzYi3GYo73I/AAAAAAAAAV0/BPpgskzM35M/s200/Convegno+PLI+Verso+soggetto+unitario+Fiuggi+2007.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Care amiche e cari amici liberali, parlo come liberale di base, consigliere nazionale del PLI, ma anche - consentitemelo - come rappresentante del Coordinamento dei Liberali Italiani, un comitato che avevo proposto già quattro anni fa nella newsletter del &lt;em&gt;Salon Voltaire&lt;/em&gt; a 3500 intellettuali, organizzatori e simpatizzanti liberali, e che poi abbiamo fondato nel giugno dell’anno scorso col compito di unificare tutti i club liberali italiani, proprio in prospettiva d’un unico soggetto liberale.&lt;br /&gt;Perciò, cari amici, il tema dell’attuale Convegno di Fiuggi "Verso un soggetto unico dei liberali" ha molto interessato il nostro Comitato. Che con questo intervento intende offrire il suo contributo ai lavori del Convegno, sottolineando alcuni punti essenziali per rimediare alla carenza di liberalismo di cui soffre la nostra Repubblica:&lt;br /&gt;Il nostro obiettivo è riunire i liberali in un partito autonomo distinto dai conservatori, dai socialisti e dai clericali, perché solo distinguendo gli uni dagli altri è possibile immaginare un percorso chiaro e produttivo per il Paese.&lt;br /&gt;La cultura politica unitaria dovrà fondarsi su libertà, laicità, Stato quanto serve alle libertà, centralità del cittadino con i suoi diritti di cittadinanza e proprietà, libero mercato, lotta alle corporazioni, scienza libera, valorizzazione dell'identità italiana nell'Unione Europea.&lt;br /&gt;L’obiettivo che perseguiamo come Coordinamento è quello di estendere la nostra iniziativa ad un numero sempre crescente di club liberali per giungere alla Costituente dei liberali italiani e sfociare poi nella grande assemblea costituente degli Stati Generali del liberalismo che darà forza all'azione politica liberale in Italia.&lt;br /&gt;I liberali non possono che distinguersi da questa Destra e da questa Sinistra perché le ritengono espressioni di un bipolarismo elettorale insufficiente a far emergere il reale conflitto tra le grandi opzioni politiche (ad es. dirigisti e liberisti, autoritari e libertari, clericali e laici, conservatori e riformatori) e perciò chiuso al liberalismo. Un esempio? Le diatribe antipolitiche del tipo Destra-Sinistra, berlusconiani-comunisti, che non vertono su nessun reale tema liberale, ma sono solo teatrino della politica.&lt;br /&gt;Il Partito autonomo cui puntiamo dovrà essere il soggetto "dei" liberali, poiché perseguire la politica liberale è necessario e sufficiente per concorrere, nel confronto con le altre forze politiche, a proporre la soluzione ai problemi del Paese del segno delle libertà.&lt;br /&gt;Naturalmente, la crescita, insieme col Partito autonomo liberale, anche della Cultura liberale diffusa nel Paese, renderà più attente al liberalismo anche le altre forze politiche, migliorando così le condizioni generali. Ma non renderà liberali né i conservatori, né i socialisti, né i clericali. La nostra differenza, la nostra identità, resterà sempre, perché si basa sulle idee, sulla nostra cultura, sulla nostra sensibilità. Che sono valori irrinunciabili.&lt;br /&gt;Riteniamo, infine, indispensabile - andando alle elezioni europee - che l’ELDR, il Partito Liberale Europeo, diventi protagonista anche della lotta politica in Italia, come soggetto dei riformatori distinto da coloro che si rifanno al Partito Popolare-Conservatore e al Partito Socialista, al Partito della Sinistra e a quello della Destra.&lt;br /&gt;Il nostro &lt;strong&gt;&lt;a href="http://liberali-italiani.blogspot.com/2006/07/firma-il-manifesto-per-entrare-nel_04.html"&gt;Manifesto&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt; del 4 luglio 2006 rappresenta meglio quanto vi ho finora detto.&lt;br /&gt;Mi auguro, ci auguriamo, che presto possa iniziare tra noi una fattiva collaborazione sulla base della linea seguita dall’ELDR e dall’Internazionale Liberale, allo scopo di rendere protagonisti i liberali nelle prossime lotte politiche ed elettorali, a cominciare dalla partecipazione alle Elezioni Europee del 2009, che ci auguriamo comune.&lt;br /&gt;Vi rivolgiamo il nostro caloroso saluto e gli auguri più sinceri di buon lavoro.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;NICO VALERIO, a nome del&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;COORDINAMENTO DEI LIBERALI ITALIANI*&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;* Membri attuali:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Veneto Liberale (Lamedica)&lt;br /&gt;Forum Liberale delle Marche (Pietroni)&lt;br /&gt;Giovani Liberali-Lymec (Gennaio)&lt;br /&gt;Federazione dei Liberali (Morelli)&lt;br /&gt;Salon Voltaire (Valerio)&lt;br /&gt;Tavolo dei liberali Veneti (Marchioro) &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Liberali di Verbania (Gaggiotti)&lt;br /&gt;Liberali Sardi (Carboni)&lt;br /&gt;Nuovo Pli (Procaccini) &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;I Liberali (Palmieri)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.radioradicale.it/modules/archivio/playmedia.php?IdIntervento=2176687&amp;amp;m=47"&gt;&lt;span style="color:#3333ff;"&gt;Registrazione&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="color:#3333ff;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;audio-video dell'intervento (reg. Radio Radicale)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-4043048541759274430?l=liberali-italiani.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/feeds/4043048541759274430/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25718511&amp;postID=4043048541759274430' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/4043048541759274430'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/4043048541759274430'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/2007/11/unit-dei-liberali-il-contributo-del.html' title='Unità dei liberali. Il contributo del Coordinamento al Convegno di Fiuggi'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_7cvblEK9n1s/RzYi3GYo73I/AAAAAAAAAV0/BPpgskzM35M/s72-c/Convegno+PLI+Verso+soggetto+unitario+Fiuggi+2007.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-1389968790950717483</id><published>2007-10-08T00:09:00.000+02:00</published><updated>2007-10-08T00:26:09.961+02:00</updated><title type='text'>E se ci fermassimo a guardare dove si fermano queste confuse iniziative laiche?</title><content type='html'>Grandi movimenti nell’area liberale e laica.&lt;br /&gt;Prima l’avvio di un progetto per una lista alle prossime elezioni europee di ex-PRI con ex-PLI, poi una ennesima iniziativa di Diaconale [direttore del giornale L'Opinione, &lt;em&gt;NdR&lt;/em&gt;] per organizzare una componente liberale all’interno della coalizione berlusconiana.&lt;br /&gt;Dall’altra parte l’ex Presidente del Consiglio, Dini, rinuncia a partecipare al progetto del Partito Democratico e costituisce, con Natale d’Amico i Liberal democratici, da collegarsi con l’Internazionale liberale e con i liberali europei.&lt;br /&gt;Intanto il progetto Rosa nel Pugno, che mirava a mettere assieme liberali e socialisti, è definitivamente affossato da Rifondazione Socialista, un nuovo soggetto che ha l’aspirazione di mettersi in concorrenza con il Partito Democratico di Veltroni, Letta, Bindi, etcc…&lt;br /&gt;Forse è giunto il momento di stare per un momento alla finestra.&lt;br /&gt;Per mesi, se non per anni, ci siamo agitati ed abbiamo tentato di mettere assieme i liberali per offrire ai cittadini uno strumento di azione politica. Forse è opportuno passare la mano, almeno momentaneamente.&lt;br /&gt;Ricordiamo il progetto cui abbiamo dato vita con il Manifesto del 4 luglio 2006. Avevamo (e abbiamo) la consapevolezza della necessità di rifiutare le confusioni. In una stagione confusa solo chi ha le idee chiare può sperare di ottenere risultati duraturi e non semplicemente frutto di una infatuazione momentanea. Il progetto racchiuso nello slogan "I liberali con i liberali, né socialisti, né conservatori, né clericali" era e resta un progetto di una chiarezza disarmante. Di fronte alla confusione tra conservatori, clericali, socialisti e liberali, produttrice anche di cattiva politica, denominata antipolitica (perciò non solo quella dei "grillini" ma anche quella dei poli antiberlusconiani e anticomunisti), la distinzione dei liberali dagli altri è la soluzione ragionevole, prudente e saggia se si vuole affrontare con serenità questa stagione di passaggio alla nuova repubblica.&lt;br /&gt;La democrazia diventa liberale solo se la "cultura liberale" sa farsi protagonista. Perciò "i liberali con i liberali" non è solo uno slogan, ma è la stella polare per orientarsi in questo frangente.&lt;br /&gt;Il Manifesto del 4 luglio 2006 prevede una prima fase di "raccolta" di soggetti liberali e solo quando sarà convenuto che la "raccolta" è sufficiente il Coordinamento si trasformerà in Costituente dei liberali italiani, con l’unico scopo di convocare gli Stati Generali del Liberalismo per decidere le forme opportune di una presenza liberale alternativa ai conservatori ed ostile a qualsiasi clericalismo. Il passaggio alla fase di una eventuale "Unione laica" potrà avvenire solo nel rispetto dell'identità di chi si sente liberale.&lt;br /&gt;L'alternativa possibile sembrerebbe l'abbandono del progetto rappresentato dal Manifesto del 4 luglio 2006, se si ritenesse impraticabile il percorso prefigurato. Per questo è opportuna una pausa di riflessione.&lt;br /&gt;Intanto il regime si sta attivando per impedire il referendum elettorale, referendum che potrebbe diventare la chiave di volta per passare alla nuova repubblica. Forse ora è opportuno investire le proprie energie per difendere il diritto costituzionale al referendum. Al di là del progetto "I liberali con i liberali" occorre ora accordarsi con tutti coloro che fanno affidamento sul referendum, indipendentemente dalle loro posizioni nei confronti del governo e del regime.&lt;br /&gt;.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;BEPPI LAMEDICA&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;segretario di Veneto liberale&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-1389968790950717483?l=liberali-italiani.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/feeds/1389968790950717483/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25718511&amp;postID=1389968790950717483' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/1389968790950717483'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/1389968790950717483'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/2007/10/e-se-ci-fermassimo-guardare-dove-si.html' title='E se ci fermassimo a guardare dove si fermano queste confuse iniziative laiche?'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-3353512719526856706</id><published>2007-09-30T00:00:00.000+02:00</published><updated>2007-10-08T00:05:03.847+02:00</updated><title type='text'>"Ragioniamo" anche noi: meglio il percorso dell’unificazione dei Liberali</title><content type='html'>Si è svolto a Roma, il 29 settembre, il convegno del gruppo "Noi ragioniamo" per la Costituente Laica Liberaldemocratica. I due gruppi organizzatori, la Federazione dei Liberali e il Forum per l’Unità dei Repubblicani, hanno riassunto in un documento finale l’obiettivo dell’iniziativa: "la presentazione alle elezioni europee 2009 di una lista espressione del mondo laico democratico liberale e repubblicano".&lt;br /&gt;Questo loro obiettivo è indicato come il primo di una strategia tesa ad "aggregare progressivamente cittadini e gruppi politici sulla prospettiva della Costituente Laica Liberaldemocratica, collocata nel quadro italiano come gruppo autonomo e nel quadro europeo come componente del Partito ELDR". Ma come questo possa avvenire non è spiegato da nessuna parte.&lt;br /&gt;In sostanza, sembra più una unione di piccoli soggetti volti a presentare liste, al fine di poter ottenere qualche eletto e qualche risorsa finanziaria.&lt;br /&gt;La finalità semplicemente elettorale è confermata dall’auspicio "che la strategia di "Noi ragioniamo" di raccordo liberaldemocratico possa costituire fin da subito il punto di riferimento nazionale delle realtà politiche locali che si riconoscano nel progetto ed intendano presentare proprie liste alle varie elezioni amministrative in calendario d'ora in poi". Ossia il gruppo aspira ad egemonizzare tutte quelle iniziative locali che si traducono in liste, laiche, liberali o democratiche, alle elezioni amministrative.&lt;br /&gt;Il documento conclusivo del convegno "Noi ragioniamo" così, infine, afferma: "L’assemblea riunita esprime l'augurio che, a partire da oggi, il tema della Costituente Laica Liberaldemocratica diventi dominio comune di tutte le forze politiche che si riconoscono in questo filone, e lanciano un appello ai partiti, ai parlamentari e ai gruppi interessati, affinché si cominci un lavoro corale di rapida costruzione di questo nuovo progetto politico ed elettorale".&lt;br /&gt;Vi è contraddizione tra il richiamo all’aggettivo "laico", così rinunciando alla distinzione dei liberali dai socialisti e dai conservatori (perché non si può escludere una presenza laica in queste ultime due famiglie culturali) e il richiamo al termine "liberale", volendo distinguere, invece, questa famiglia culturale da quelle socialiste e conservatrici?&lt;br /&gt;E non vi è, forse, contraddizione tra chi vuole distinguere i liberaldemocratici da coloro che non si dicono tali, pur essendo liberali, e coloro che ritengono queste distinzioni ideologiche superate dai tempi?&lt;br /&gt;Oltre a queste differenze di carattere culturale, c’è una differenza fattuale. Quello denominato "Noi ragioniamo" è un progetto puramente elettorale, e quindi di breve respiro mentre il progetto rappresentato dal "Coordinamento dei liberali – per una politica liberale" ha un respiro maggiore perché l’obiettivo di fondo è la "Costituente dei liberali italiani, allo scopo di indire la grande assemblea costituente degli Stati Generali del liberalismo" proprio per ovviare alla carenza di liberalismo nel sistema politico.&lt;br /&gt;Ma, allora, quale può essere l’atteggiamento delle componenti del Coordinamento dei liberali – per una politica liberale" nei confronti di questa iniziativa, come di altre simili?&lt;br /&gt;Se si ha la consapevolezza che la democrazia diventa liberale solo se la "cultura liberale" sa farsi protagonista (e non perchè alcuni sé dicenti liberali o "laici liberaldemocratici" hanno una loro rappresentanza, per di più marginale), "i liberali con i liberali" non è solo uno slogan ma è la stella polare per orientarsi in questo frangente..&lt;br /&gt;Il Manifesto del 4 luglio 2006 indica un chiaro percorso. E’ prevista una prima fase di "raccolta" di soggetti liberali e solo quando sarà convenuto che la "raccolta" è sufficiente il Coordinamento si trasformerà in Costituente dei liberali italiani con l’unico scopo di convocare gli Stati Generali del liberalismo per decidere le forme opportune di una presenza liberale alternativa ai conservatori ed ostile a qualsiasi clericalismo.&lt;br /&gt;L'Unione laica potrà, eventualmente nascere, se verrà ritenuto opportuno, solo nel rispetto dell'identità di chi si sente liberale.&lt;br /&gt;L'alternativa possibile sembrerebbe l'abbandono del progetto rappresentato dal Manifesto del 4 luglio 2006 se si ritenesse impraticabile il percorso prefigurato.&lt;br /&gt;Insomma, amici, è giunto il momento di parlare chiaro e porsi delle precise domande:&lt;br /&gt;E’ opportuno proseguire con il Coordinamento oppure no?&lt;br /&gt;Se è opportuno, coerentemente a quanto indicato nel Manifesto del 4 luglio 2006, chi ci sta?&lt;br /&gt;Qualora non fosse opportuno proseguire con il Coordinamento, che cosa si suggerisce?&lt;br /&gt;La mia posizione è chiara: ritengo opportuno proseguire con il Coordinamento per il progetto "I Liberali con i Liberali. Né socialisti, né conservatori, né clericali". Quindi, radicalmente alternativi agli attuali poli costituenti il regime, e a progetti di ultras populistici.&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;BEPPI LAMEDICA&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;segretario di Veneto liberale&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-3353512719526856706?l=liberali-italiani.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/feeds/3353512719526856706/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25718511&amp;postID=3353512719526856706' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/3353512719526856706'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/3353512719526856706'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/2007/09/ragioniamo-anche-noi-meglio-il-percorso.html' title='&quot;Ragioniamo&quot; anche noi: meglio il percorso dell’unificazione dei Liberali'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-1304399295451601026</id><published>2007-08-30T14:51:00.000+02:00</published><updated>2007-08-30T14:55:38.403+02:00</updated><title type='text'>Veneto Liberale: "Costituente laica? No, meglio il Coordinamento liberale</title><content type='html'>La direzione di Veneto liberale, riunitasi oggi 29 agosto 2007 a Castelfranco Veneto, esaminato l’odg che vede quale unico argomento l'iniziativa evidenziata nella riunione del Coordinamento dei liberali italiani – per una politica liberale del 10 agosto scorso, ossia quella denominata "Noi ragioniamo - Laici, democratici, liberali e repubblicani, verso la Costituente Laica Liberaldemocratica", iniziativa avviata a fine luglio da 11 persone di più regioni , dirigenti della Federazione dei Liberali (5), del Forum dei repubblicani (4) e del Movimento dei Repubblicani Europei (2);&lt;br /&gt;premesso che Veneto liberale è soggetto Costituente del "Coordinamento dei liberali italiani – per una politica liberale", avendo ritenuto coerente il proprio progetto per la costituzione di un grande soggetto politico "di" liberali (con moderati e radicali, con riformisti e riformatori) con il Manifesto del 4 luglio 2006 in cui si premette la necessità di riunire i liberali e di affermarne la distinzione dai socialisti, dai conservatori e dai clericali;&lt;br /&gt;che il progetto che mira alla "Costituente laica liberaldemocratica" è coerente con il progetto di Veneto liberale in quanto l’obiettivo politico di costituire un soggetto politico con moderati e radicali, riformisti e riformatori non può, certamente, escludere una collaborazione con chi si dichiara laico e liberaldemocratico;&lt;br /&gt;che, però, il progetto denominato "Coordinamento dei liberali italiani – per una politica liberale", fondandosi sul Manifesto del 4 luglio 2006, mira a riunire innanzi tutto i "liberali", affermando la distinzione con i socialisti, i conservatori e i clericali, è, perciò, alternativo a chi con l’aggettivo liberaldemocratico sembra prefigurare una distinzione da altri liberali ed una non distinzione dai socialisti e dai conservatori, tra i quali possono sicuramente annoverarsi dei "laici";&lt;br /&gt;che, quindi, l’adesione, con la sottoscrizione della dichiarazione di intenti del progetto mirante alla "Costituente laica liberaldemocratica", mentre sarebbe compatibile con il progetto di Veneto liberale, risulterebbe incompatibile con il progetto del "Coordinamento dei liberali italiani – per una politica liberale";&lt;br /&gt;che Veneto liberale ribadisce la piena coerenza della propria adesione al Manifesto del 4 luglio 2006 ritenendo la distinzione dei liberali dai socialisti, conservatori e clericali elemento fondamentale di chiarezza;&lt;br /&gt;si ritiene, perciò, non opportuno sottoscrivere la dichiarazione d’intenti (vista anche l’illiberale affermazione secondo la quale i sottoscrittori sarebbero "da sempre legati alla cultura critica della concretezza e del fare", affermazione apodittica e presuntuosa inaccettabile per chi ritiene la tolleranza e il dubbio le virtù progenitrici della propria cultura politica) con conseguente decisione di disertare la riunione del prossimo 29 settembre sottolineando, così, l’incompatibilità del progetto denominato "Costituente laica liberaldemocratica" con il progetto del "Coordinamento dei liberali italiani – per una politica liberale".&lt;br /&gt;Veneto liberale, infine, ritiene&lt;br /&gt;che la politica liberale ha bisogno di un grande soggetto politico "di" liberali ove possono anche, a pieno titolo, impegnarsi liberaldemocratici, liberalsocialisti ed, eventualmente, laici vari;&lt;br /&gt;che per far nascere un grande soggetto di liberali, è indispensabile la modifica del sistema elettorale;&lt;br /&gt;che il sistema elettorale proporzionale favorisce piccoli soggetti, mentre il sistema elettorale maggioritario favorisce grandi soggetti politici;&lt;br /&gt;PQM&lt;br /&gt;Veneto liberale ribadisce la piena adesione al progetto referendario dei proff. Guzzetta e Segni.&lt;br /&gt;Beppi Lamedica - segretario, Marco Cantini - tesoriere, Roberto Granzotto - owner m-l "liberali veneti", Luca Miotti e Rosanna Graziotto&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-1304399295451601026?l=liberali-italiani.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/feeds/1304399295451601026/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25718511&amp;postID=1304399295451601026' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/1304399295451601026'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/1304399295451601026'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/2007/08/veneto-liberale-costituente-laica-no.html' title='Veneto Liberale: &quot;Costituente laica? No, meglio il Coordinamento liberale'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-4594154435750019855</id><published>2007-07-06T16:52:00.001+02:00</published><updated>2007-07-06T16:56:57.410+02:00</updated><title type='text'>Il programma "settoriale" di Capezzone facilita la riunificazione dei liberali</title><content type='html'>E’ un paradosso multiplo. Quello di Daniele Capezzone non è un partito, ma una rete di collegamenti web, di siti e intelligenze virtuali. Il logo è così inglese per understatement che sembra la ragione sociale di una ditta di consulenze che organizza corsi full immersion per managers. Il "decatrialogo" dettato su un marciapiedi del centro di Roma, in mezzo ai fumi del traffico, sembrava la versione urbana e trash delle tavole di Mosè tra le nubi del Monte Sinai. Il settore d’interesse è quasi soltanto economico e istituzionale. Eppure…&lt;br /&gt;Ebbene, proprio per tutti questi motivi, il prudente minimalismo capezzoniano facilita il lavoro di noi liberali Doc e indipendenti che abbiamo costituito il Comitato per l’unificazione dei liberali italiani, insomma noi pazzi che ci siamo messi in testa di riunire la diaspora linerale.&lt;br /&gt;La mossa psicologica è evidente. La nostra reazione al logo del Network, una volta superato sconcerto e imbarazzo (e sapete, cari amici, quanto io sia esigente su queste cose), va interpretata costruttivamente così: è una voluta scelta di basso profilo per non impensierire e allarmare i Partiti, i Poteri, il Palazzo.&lt;br /&gt;Lobbies conservatrici che così forse collaboreranno, o comunque non si metteranno subito di traverso. La riprova? Pensate se invece da largo Goldoni fosse uscito un partito, destinato da subito a spaccare trasversalmente almeno quattro partiti rappresentati in Parlamento… Lo avrebbero stroncato sul nascere. Compreso quel ras di Pannella, che infatti dopo la mozione stalinista ha teso la mano lamentando, anzi (faccia tosta), di non poter entrare nel Network... "Non ci ha invitato!" Se si fosse trattato d'un partito, oggi Pannella non avrebbe fatto questa offerta-minaccia.&lt;br /&gt;In realtà, il giovane-vecchio e furbo-ingenui Capezzone ha voluto fare il pieno, hic et nunc, in questa primissima fase di avvio di una lunga azione in progress, di tutti gli alleati possibili del campo liberista.&lt;br /&gt;Il resto si vedrà. Ma sarà un altro capitolo, con altri loghi, con altri sostenitori, con altri programmi. Allora verrà fuori il Capezzone liberale e radicale a tutto tondo, che unirà ai temi del mercato e dei privilegi economici, anche i diritti, la giustizia, la laicità dello Stato. Temi su cui si è sempre battuto, differenziandosi, anzi, dal pan-economicismo di Della Vedova.&lt;br /&gt;Il lavoro è in progress e il cammino evolutivo durerà mesi se non anni.&lt;br /&gt;Dunque non può valere in questo caso l'attendismo di qualcuno di noi: staremo a vedere. Perché dobbiamo accettare o meno di salire sul primo gradino, non possiamo attendere che costruiscano tutta la scalinata, senza di noi.&lt;br /&gt;O entriamo nel Network informale, dove oltre a "vedere" potremo anche suggerire rettifiche, messe a punto, integrazioni, oppure tanto vale dichiararci contrari contrari.&lt;br /&gt;Io suggerisco con forza di entrare, di aderire, e a tre livelli, sia come persone singole (io l'ho già fatto, nonostante come sapete io non ami il liberismo fine a se stesso, staccato dagli altri elementi liberali, perché il mercato senza le altre libertà è conservatorismo), sia come club di appartenenza, sia come Comitato per la riunificazione dei Liberali Italiani.&lt;br /&gt;Insomma, nulla a che fare col nostro obiettivo ultimo, che è un soggetto liberale unificato, ma è un importante evento politico che diffonde idee e germi a noi favorevoli, che facilitano psicologicamente e politicamente la nostra azione futura, che in qualche modo ci spianano il terreno.&lt;br /&gt;E' anche un grande test. Noi stessi, monitorando quali e quanti sono i club, i partiti e le personalità che aderiscono, potremo toccare con mano dove stanno i liberali e quanti sono. Avremo così l'ulteriore prova di quello che ho sempre sostenuto: che siamo in potenza una larghissima minoranza. Capace di spaccare alcuni partiti. Non per caso, Margherita, dipietristi, FI e riformisti DS, non solo i Radicali, cominciano a preoccuparsi.&lt;br /&gt;Ma anche ad alcuni di loro converrà aderire...&lt;br /&gt;Tra l’altro, Capezzone suggerisce ad aderenti e club decentrati di fungere anche da terminali o rappresentanti locali del Network. Cosa che potremmo fare benissimo, assumendo anche il nuovo logo, pur conservando le nostre identità e loghi originari.&lt;br /&gt;Consolante, poi, scoprire - ero alla presentazione - che il parterre non era per niente moderato o conservatore. C’erano non pochi liberali, radicali e socialisti erano fisicamente presenti. C'era mezza Direzione del PLI (da Carla Martino a Salvatore Grillo), la consigliera regionale del Lazio la repubblicana e liberale Antonietta Brancati, che ha avuto l’idea di costituire il Gruppo consiliare "Liberali, Repubblicani e Riformatori", c’erano radicali dissidenti come Primo Mastrantoni (leader d’una associazione di tutela dei consumatori), Giuliana Olcese e Federico Punzi, il super-laicista G.C.Vallocchia (No God), molti esponenti della Gioventù liberale (Paganini, Gennaio ecc), vari socialisti liberal-radicali come M. G. Maglie, l’ex ecologista ora manager Chicco Testa.&lt;br /&gt;Si aderisce andando sul &lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.decidere.net/"&gt;sito&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt; dedicato e inserendo pochi dati.&lt;br /&gt;Una presentazione del programma capezzoniano, con l’aggiunta di vari consigli, è nel mio ultimo &lt;strong&gt;&lt;a href="http://salon-voltaire.blogspot.com/2007/07/capezzone-merito-e-competizione-il.html"&gt;articolo&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt; sul Salon Voltaire.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-4594154435750019855?l=liberali-italiani.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/feeds/4594154435750019855/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25718511&amp;postID=4594154435750019855' title='12 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/4594154435750019855'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/4594154435750019855'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/2007/07/il-programma-settoriale-di-capezzone.html' title='Il programma &quot;settoriale&quot; di Capezzone facilita la riunificazione dei liberali'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>12</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-8970068970898742061</id><published>2007-06-25T17:09:00.000+02:00</published><updated>2007-06-25T18:04:50.500+02:00</updated><title type='text'>Dal nostro inviato al Congresso: la Destra se ne va, arriverà forse il Pli-Pri?</title><content type='html'>Un Congresso a freddo, convocato senza un tema specifico, né l’urgenza di scadenze politiche, in genere riesce meglio di uno condotto con l’acqua alla gola. Perché permette ai congressisti di ragionare con maggior freddezza. Così è stato anche per il IV Congresso del rifondato Partito Liberale Italiano (26.o dalla fondazione) che si è tenuto a Roma dal 22 al 24 giugno all’Hotel Universo.&lt;br /&gt;Ecco gli spunti che potrebbero essere utili a chi è interessato ad un nuovo grande soggetto liberale indipendente e, in particolare, agli amici del Comitato per l’unificazione dei Liberali Italiani.&lt;br /&gt;Innanzitutto, il saluto di Daniele Capezzone - una novità, perché di solito gli amici Radicali snobbano i congressi PLI - non ha contenuto alcun accenno al preannunciato "nuovo soggetto politico liberale, liberista e libertario, né di Destra, né di Sinistra". L’annuncio Capezzone lo ha fatto oggi attraverso il &lt;em&gt;Corriere della Sera&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;Intanto, un episodio offre il quadro psicologico che aiuta a capire perché in Italia le unificazioni sono così difficili. In una pausa dei lavori, interrogato sul Comitato, il dirigente Savino Melillo, che era al tavolo della presidenza, ha detto a titolo personale che secondo lui l’assenza di esponenti del Comitato ai lavori del Congresso poteva apparire un elemento psicologicamente negativo, tale da rendere comprensibile la diffidensa del segretario De Luca di fronte all’iniziativa. Equivocando sull’appartenenza politica dei membri del Comitato, che evidentemente riteneva tutti provenienti dal PLI, Melillo ha spiegato che quello che potrebbe dare umanamente fastidio ai dirigenti del partito è che mentre essi cercano di riunire i "pochi liberali italiani" (Melillo è sempre pessimista su questo punto, e non crede al dato del 30 per cento), altri per conto loro mettano in cantiere iniziative analoghe, dispersive, che fanno pensare a posizioni di secessione in un corpo già piccolo.&lt;br /&gt;Ma quando ha appreso che i gruppi riuniti nel Comitato erano e sono realtà politiche indipendenti dal PLI, e che in fondo un rappresentante del Comitato c’era al Congresso (Nico Valerio), e che questi invitava anzi il PLI ad aderire al Manifesto e ad entrare nel Comitato, ha cambiato completamente atteggiamento: "&lt;em&gt;Ah, ma se è così, allora, non c’è problema… A settembre voi inviate una lettera, e ci incontriamo tutti a Roma&lt;/em&gt;". (Con l’occasione, aggiungo io, poiché "non si butta niente", potremmo presentare la riunione alla stampa come una tavola rotonda sui liberali in Italia).&lt;br /&gt;Durante il dibattito, mi sono inserito nel filone largamente dominante in Congresso, quello della terzietà del PLI. Non solo dal palco, ma anche negli scambi individuali tutti sparlavano di Prodi e del suo Governo non liberale, e delle sue finte o limitate liberalizzazioni. Ma moltissimi, quasi tutti, sparlavano anche di Berlusconi, del suo Governo deludente e non liberale, e della sua odierna finta opposizione. I passaggi sull’argomento nell’introduzione e nella replica di De Luca erano del tutto uguali ai discorsi abituali all’interno del nostro Comitato. Questo è il dato politico più positivo per noi, che va sottolineato.&lt;br /&gt;Mi è stato facile, perciò, inserirmi nell’opzione largamente prevalente prendendo la parola per sottolineare più volte sia l’esistenza del nostro Comitato, sia la decina di club liberali indipendenti - tutti terzisti come ora il PLI -raccolti in un anno di vita.&lt;br /&gt;Ho più volte, scandendo bene le parole, ripetuto il concetto fondamentale che il liberalismo in Italia (che è ormai potenzialmente oltre il 30 per cento demoscopico) non può certo essere rappresentato da una sola sigla, sia pure nobile e antica, che oggi farebbe non più dello 0,6 per cento. E che ormai la maggior parte dei liberali italiani - quelli veri, non i finti di Forza Italia - o per individualismo o per antipatia per De Luca, o per altri elementi caratteriali, è fuori del PLI.&lt;br /&gt;Perciò, alla fine del Congresso, a mozione finale già approvata, ho chiesto di fare due raccomandazioni alla presidenza.&lt;br /&gt;1. Il PLI si adopererà d’ora in poi per contattare il vasto mondo dei club liberali italiani, vera e propria diaspora non rappresentata in Parlamento e neanche nel PLI, al fine di costituire un grande soggetto unico liberale.&lt;br /&gt;2. Il PLI aderirà e darà il massimo appoggio ad analoghe iniziative liberali, come quella preannunciata da Capezzone, da qualunque parte provengano, purché davvero liberali.&lt;br /&gt;Con mia sorpresa, il segretario De Luca ha risposto dal palco che non solo le approvava personalmente come raccomandazioni, ma anzi le faceva proprie come impegno programmatico, ed ha chiesto ed ottenuto la votazione dei presenti (risultata all’unanimità), dando incarico a Nico Valerio di presentare i relativi testi in forma definitiva al prossimo Consiglio Nazionale.&lt;br /&gt;Una nota di colore, sia pure politico, è stata la secessione della Destra liberale di Basini e Pagliuzzi dal PLI. Invitati a desistere da una mozione degli affetti dalla presidente, la iper-laica e filo-radicale Carla Martino (tanto diversa dal fratello!), non hanno raccolto l’appello e si sono definitamente distaccati. Si erano uniti al PLI solo 2 anni fa. Ora la direzione politica del PLI è più coerente, più bilanciata, più laica, più convintamente indipendente. Basta dire che prima dovevamo sorbirci dagli amici della Destra filippiche ultra-conservatrici e illiberali contro il divorzio o in favore di Goldwater!&lt;br /&gt;Questa defezione forse spiega anche il comportamento un po' provocatorio di Destra liberale nel nostro Comitato.&lt;br /&gt;Così, non avendo concorrenti, e se li ha sono tutti inferiori a lui, De Luca è stato rieletto segretario del PLI per acclamazione. Chi altro, infatti, da indipendente e terzista, potrebbe sostituirlo in Italia? Nessuno. Altissimo è politicamente scialbo e mediaticamente impresentabile, e per di più vuole inserire stabilmente il PLI nel Centro-Destra, Zanone è una bella personalità culturale, poco politica però, che non tradirebbe mai la Margherita e la Sinistra. Lo stesso per Costa, Martino, Biondi, Dato e D’Amico.&lt;br /&gt;Certo, restano le profonde riserve sulla segreteria dell’amico De Luca, del tutto inattivo politicamente, ma che nelle analisi all’interno e nelle dichiarazioni all’esterno almeno rappresenta benissimo (e con il giusto bilanciamento) tutto l’ampio spettro ideologico del Liberalismo moderno, dalla laicità ai diritti civili, dal mercato alle liberalizzazioni, a differenza di molti che lo criticano, che sono o troppo faziosi o incapaci di sintesi o sbilanciati ideologicamente (troppo di destra o troppo di sinistra), o comunicatori addirittura inferiori. I liberali bravi, ambiziosi e intelligenti, infatti, non partecipano, non amano la vita politica attiva.&lt;br /&gt;Questo purtroppo è quanto offre il mercato liberale organizzato, la componente liberale della Provincia italica. Naturale, perciò, per l'inconsistenza politica e culturale della base, che il 70nne segretario del PLI sia ancor oggi insostituibile. Incredibile a dirsi. E questo deficit di classe politica liberale è inquietante.&lt;br /&gt;Naturale anche che il PLI sopravviva solo per "conservare la bandiera" in modo dignitoso, senza nulla fare. Anche perché questo tipo di struttura antiquata (tra l’altro con la parola "partito" ancora nel logo) non permette altro che lo 0,6 per cento, e quindi non gli consente di essere preso in considerazione come forza politica.&lt;br /&gt;Per concludere, chiarito l’equivoco "secessionista", per noi liberali del Comitato i lavori del PLI non sono negativi, ma positivi, in quanto ora abbiamo potenzialmente più vicina a noi una struttura ufficiale e conosciuta come il PLI, e la neonata federazione parlamentare PLI-PRI, rafforzata da questo Congresso nel suo terzismo critico. Il che ci aiuta.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-8970068970898742061?l=liberali-italiani.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/feeds/8970068970898742061/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25718511&amp;postID=8970068970898742061' title='14 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/8970068970898742061'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/8970068970898742061'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/2007/06/dal-nostro-inviato-al-congresso-la.html' title='Dal nostro inviato al Congresso: la Destra se ne va, arriverà forse il Pli-Pri?'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>14</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-8691036964422961708</id><published>2007-05-05T00:09:00.000+02:00</published><updated>2007-05-05T17:28:55.018+02:00</updated><title type='text'>Tendenze. Ma quanto si unificano ‘sti liberali: a Destra, al Centro, a Sinistra…</title><content type='html'>&lt;em&gt;Todos&lt;/em&gt; &lt;em&gt;liberales?&lt;/em&gt; Quando è detto con sincerità e non per innominabili secondi fini, è un buon segno: vuol dire che noi liberali abbiamo già vinto, che la riunificazione è già iniziata senza che ce ne siamo accorti. I liberali, e anche i nuovi liberali, affermando giorno dopo giorno a gran voce l'identità, l’adesione ideologica, si stanno pre-unificando, almeno "sulla parola". Ieri, dobbiamo convenirne, non accadeva.&lt;br /&gt;Ma, in tempi in cui tutti sentono come urgente la riunificazione della diaspora liberale e l’esigenza d'un forte nucleo centrale laico nella politica italiana, c'è il rischio di troppe iniziative. Il detto autoironico che noi liberali spesso ripetiamo va aggiornato: &lt;em&gt;Todos&lt;/em&gt; &lt;em&gt;liberales?&lt;/em&gt; &lt;em&gt;Todos coordinatores&lt;/em&gt;. Siamo, cioè, in pieno fervore da riaggregazione. Che gli eterni malati dell’individualismo più sfrenato e snob stiano - se la parola non suonasse una parolaccia - socializzando?&lt;br /&gt;Ora, dopo che noi del Comitato per l’unificazione dei Liberali Italiani abbiamo mosso le acque dello stagno, anche i liberali più insospettabili provano a nuotarvi dentro. E stanno nascendo nuove e diverse iniziative, tutte tese alle riaggregazioni. Anche in questa fase, insomma, il particolarismo liberale non si smentisce. Cominciamo ad essere in troppi a "riunificare" gli altri liberali. Come era nelle previsioni. Ma di quali "riunificazioni" o "enucleazioni" si tratta?&lt;br /&gt;Noi, certo, siamo stati i primi, un anno fa. E anzi, siamo tuttora gli unici a voler testardamente unificare tutti i liberali italiani, e in modo paritario, senza sottintese egemonie, partendo da partiti, club e sigle varie, e iniziando ovviamente dai piccoli. Zanone si disse molto interessato e chiese di essere periodicamente aggiornato sugli sviluppi. "Chissà che non riusciate voi,dove ho fallito io", disse con la consueta umiltà. Ma Pli e Pri, diretti da due siciliani altezzosi, neanche risposero.&lt;br /&gt;Diaconale, direttore dell’&lt;em&gt;Opinione&lt;/em&gt;, un giornale che si spaccia per liberale, che nessuno legge, e che vive - si può dire - solo per le citazioni quotidiane di &lt;em&gt;Stampa &amp; Regime&lt;/em&gt;, la rassegna stampa del mitico Bordin, ci sconsigliava ironizzando: "&lt;em&gt;E che, volete fare Rifondazione Liberale"? E’ una cosa vecchia, sorpassata, nostalgica&lt;/em&gt;". Traduzione: "Ma siete matti? Dareste molto fastidio a Forza Italia" (referente politico dell’&lt;em&gt;Opinione,&lt;/em&gt; specialmente l’ala ex-socialista, neanche quella liberale). Il che spiega qualche discutibile "Opinione sulle libertà" a proposito di laicità, referendum per la fecondazione medica, accordi coi conservatori &lt;em&gt;Ideazione&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;Neo-Lib&lt;/em&gt;, quando era benvenuto ogni articolo critico su Pli e Radicali.&lt;br /&gt;Al contrario, sull'unificazione liberale avevamo visto giusto e in anticipo. Segni premonitori? Le lettere dei destinatari del &lt;em&gt;Salon Voltaire&lt;/em&gt;, quindicinale che dal 2004 al 2006 proponeva ai suoi lettori la riunificazione liberale come uno dei temi importanti, accanto al laicismo e alla razionalità. Scoprii così con meraviglia che la base liberale era ultra-favorevole, anzi impaziente.&lt;br /&gt;Ma ora che il lievito della riunificazione sta agendo dappertutto, vediamo che cosa accade in giro:&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;1. Comitato per l’Unificazione dei Liberali Italiani.&lt;/strong&gt; Questa dovrebbe essere la denominazione corretta, visto che un "coordinamento" vorrebbe dire direzione politica, ora del tutto prematura e negata esplicitamente dal Manifesto. Finora, dopo un anno dalla creazione del sito-blog e 11 mesi dalla fondazione del Comitato, sulla base di un bel Manifesto pensato come minimo comune denominatore di tutti i veri liberali, sono stati riuniti 10 club liberali. Il Comitato, che decide in modo paritario e all’unanimità, non ha ancora eletto cariche, il che è singolare. Tra i suoi membri non ci sono differenze ideologico-politiche rilevanti, ma c’è discussione sui modi e i tempi dell’unificazione. Il Comitato è molto critico verso questa Destra e questa Sinistra, in quanto a diverso titolo "poco liberali". Partecipa alla manifestazione del "Coraggio laico" indetta dai Radicali Italiani a Roma (sabato 12 maggio, ore 15, piazza Navona) per riaffermare la laicità dello Stato oggi minacciata.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;2. Patto Federativo tra PLI e PRI&lt;/strong&gt;, da sottoporre alla ratifica dei Congressi Nazionali. Alla Camera si chiederà il sottogruppo "Repubblicano, Liberale e riformatore". PRI e PLI faranno liste comuni per le elezioni amministrative ed europee, e inviteranno associazioni e personalità della cultura, dell'università, dell'imprenditoria, delle professioni e del lavoro che si riconoscono nei valori liberali, repubblicani, democratici e laici. Ma i due partiti storici, ormai solo sigle-ombra, nonostante una prima presa di distanza "terzista" dopo le umiliazioni subite da FI, sembrano riavvicinati al Centro-destra, sia pure in funzione critica.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;4. Costituzione del Gruppo Italiano dell’Internazionale Liberale&lt;/strong&gt;, in Parlamento, col leader carismatico Valerio Zanone e altri deputati eletti della Margherita (Dato, Bianco, Ossorio ecc) e DS (D’Amico), per garantire - una presenza e una politica liberale all’interno del futuro Partito Democratico, quindi a Sinistra. Nel manifesto del Gruppo si enunciano cinque "promesse da mantenere": democrazia efficiente e trasparente, dimensione europea (ma anche la "questione settentrionale"), liberalizzazioni e conti pubblici, laicità dello Stato, partito aperto e pluralistico. Ma non ci si può nascondere che il PD nasce come partito burocratico "social-cattolico" con venature clericali, in cui perfino i socialisti si troveranno in difficoltà, figuriamoci i liberali.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;5. Rifondatori Italiani-Noi Liberali.&lt;/strong&gt; Riaggregazione, diretta da Ivan Maravigna, di gran parte della struttura locale e della base dei Rifondatori Liberali di Della Vedova e Taradash, riunendo i club locali nel Centro-sud e in Sicilia, con accordi "pour parler" con i liberali PLI, per ora in vista delle elezioni regionali siciliane. Il nuovo gruppo giudica l’accordo PRI-PLI, addirittura "il primo serio tentativo di ricomporre la diaspora italiana di tutti coloro che simpatizzano per le idee del liberalismo europeo" e per una "moderna concezione del liberalismo". Sappiamo, per averlo ascoltato proprio da lui, che Maravigna intende il suo nuovo gruppo come "aperto al dialogo con tutte le altre realtà liberali, e non più chiuso in se stesso e autoreferenziale come i RL, da lui accusati giustamente di immobilismo e di essere in pratica una mera componente di FI.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;6. Costituzione di Sinistra Liberale,&lt;/strong&gt; componente DS e Ulivo, in vista del futuro Partito Democratico, per iniziativa del liberale gobettiano Gianfranco Passalacqua (ex Critica Liberale di Enzo Marzo). Nel Convegno tenutosi il 20 novembre al Capranica di Roma, si è scelto un "liberalismo progressista". Ma, è stato lo stesso Passalacqua a riconoscerlo, "il rapporto di questa "nostra" sinistra laica, liberale, azionista, democratica, liberalsocialista, ambientalista, con con quella maggioritaria nel Paese, comunista democratica e socialista, è complesso, contraddittorio, spesso caratterizzato da incomprensioni". Secondo noi, però, SL ha offerto fuori tempo massimo la stampella d’una insperata credibilità liberale a un partito morente, i Ds, senza poter minimamente influire sul futuro PD.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;7. Radicali Italiani e area dei diritti civili&lt;/strong&gt;. Il panorama si chiude con l’attivismo aggregativo di cui sono maestri i più bravi di tutti noi: gli amici Radicali. Un pò appannati però dall’appoggio &lt;em&gt;perinde ac cadaver &lt;/em&gt;di Pannella e Bonino al Governo. Ed ha ragione il creativo Capezzone, con proposte personali e i "Volonterosi", a metterne in evidenza le contraddizioni. Sfumata l’aggregazione coi socialisti-liberali SDI nonostante l’ostinazione di Pannella, il domani dei Radicali è tra i fratelli Liberali. E la personalità stessa dell’intelligente Capezzone - ormai l’unico futuro leader vincente dell’intera area liberale - lo conferma. A trentatré anni dal divorzio, la capacità aggregativa radicale sul mondo laico-liberale non è più la stessa. Lo si immaginava già, ma neanche un'adesione da parte dei "liberali" di destra della CdL alla giornata laica del 12 maggio è arrivata all’attiva segretaria Bernardini. Senza sua colpa, s'intende. E' che rispetto al lontano 1974 i conservatori sedicenti "liberali" si sono vergognosamente clericalizzati e ora manifestano sotto le insegne della Conferenza episcopale e dei parroci, che nel '74 combattevano. All'attivo dei Radicali resta l'aggregazione delle frange libertarie del costume e della libertà d'opinione, dagli scienziati con l'Associazione Coscioni, al movimento gay e Dico, temi e gruppi che hanno finalmente "ripreso" alla Sinistra, che glieli aveva scippati negli anni 80.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;8. Varia.&lt;/strong&gt; Restano le interpretazioni su che cosa faranno i soliti liberali improvvisatori, quelli che "una ne fanno e cento ne pensano", i Costa, i RL Della Vedova e Taradash, e le più calme "cariatidi" o polene Martino, Biondi e Sterpa, se non vorranno essere fagocitati dal magma clericale e conservatore di FI. Ma intanto, riferisce &lt;em&gt;Il&lt;/em&gt; &lt;em&gt;Duemila,&lt;/em&gt; che fa capo a Costa, lo scorso 13 marzo a Torino c’è stato il gemellaggio tra il locale Circolo della libertà, la nuova associazione di circoli della CdL presieduta da Michela Brambilla, e la Casa del Cittadino di Mondovì. "Alla cerimonia erano presenti Galgano Palaferri e Armando Cravero, presidenti dei rispettivi Circoli". Palaferri fa parte del nostro Comitato, e ha tutto il diritto di fare accordi con un club della CdL, anche se a tutta prima avevamo storto il naso, visto anche che la Brambilla interrogata sul liberalismo aveva detto di auspicare il "superamento dell'ideologia" &lt;em&gt;(v. in&lt;/em&gt; &lt;em&gt;commenti&lt;/em&gt;). E quindi l'amico Palaferri potrebbe benissimo sostenere di criticare in quanto "poco liberale" la CdL, e quindi "distinguersi" secondo il nostro Manifesto. Tirata per i capelli. Però, ora che ci ha inviato lo Statuto del Circolo della Libertà di Torino, ci ha fatto trasecolare per quanto questo appare liberale, davvero, senza ironia &lt;em&gt;(v. lo Statuto in commenti).&lt;/em&gt; Vuol dire che il Circolo di Torino si distacca dalla media dei Circoli della Brambilla, ed è molto più liberale di quelli e di lei stessa. Anche perché la bella rossa non è stata eletta ma nominata dall'alto. Al solito, all'uso di FI. L'episodio, destinato sicuramente a ripetersi vista la posizione &lt;em&gt;border line&lt;/em&gt; di molti club liberali, deve comunque far meditare chi nel Comitato per motivi analoghi - e neanche per un atto, ma solo per parole - ha troppo severamente ripreso Destra liberale-Liberali per l'Italia degli amici Pagliuzzi e Caputi. Che evidentemente non aspettavano altro per defilarsi. Ci ripensino. Dopotutto, scusino la franchezza, se non ci sono i liberali di destra, come facciamo a metter dentro quelli di sinistra? Noi dobbiamo offrire un'immagine bilanciata e pluralistica dei Liberali Italiani. E non deve essere solo immagine, ma sostanza.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-8691036964422961708?l=liberali-italiani.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/feeds/8691036964422961708/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25718511&amp;postID=8691036964422961708' title='20 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/8691036964422961708'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/8691036964422961708'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/2007/05/tendenze-ma-quanto-si-unificano-sti.html' title='Tendenze. Ma quanto si unificano ‘sti liberali: a Destra, al Centro, a Sinistra…'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>20</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-6218697476115437244</id><published>2007-04-19T19:01:00.000+02:00</published><updated>2007-04-30T13:03:22.387+02:00</updated><title type='text'>Un anno dopo. Ecco il bilancio: 10 gruppi, ma anche molti problemi ed errori</title><content type='html'>Nell’aprile 2006 aprivo questo sito dedicato - che coraggio - alla riunificazione, e intanto ad un primo Comitato di coordinamento di tutti i "Liberali Italiani". Dalla sera alla mattina, da solo, senza aver sentito nessuno, forte solo della spinta dei 2500 intellettuali e attivisti liberali o laici del mio "Salon Voltaire", che era stata la fucina quindicinale della Grande Riunione dei liberali. Grazie soprattutto agli intellettuali. Tra questi, ricordo in particolare l’adesione al Coordinamento del prof. Quaglieni del Centro Pannunzio di Torino. A proposito, al Comitato possono aderire non solo i club politici, ma anche quelli culturali, che poi sono l’anima vera del liberalismo, e oltretutto hanno sempre più iscritti dei primi…&lt;br /&gt;Perché nell’aprile 2006 andavo così di fretta? Dovevo contrastare in poche ore la balzana iniziativa d’un blogger anarco-capitalista che pur letteralmente sputando su Cavour e Croce ("socialista") pretendeva di unire sotto una nuova sigla "neo-liberale" i liberisti-libertari-conservatori del Centro-Destra, scusate l’acrobatico triplice bisticcio. Insomma, "capitalismo, droga &amp;amp; rock-and-roll". Un "Neo-lib" per "superare il liberalismo", quando ancora il Lib, il liberalismo, deve essere realizzato in Italia?&lt;br /&gt;Ovviamente, quell’iniziativa goliardica è fallita, ma ha avuto l’adesione di Diaconale e dell’&lt;em&gt;Opinione&lt;/em&gt;. E come sbagliarsi? Chi considera entrambi liberali (i blogger di Tocqueville, e De Luca, segretario del PLI per convenienza, in quando il PLI ha sede lì) o non conosce la psicologia o non sa leggere tra le righe dei giornali o gli conviene non vedere: entrambi sono consustanziali a FI, ma non alla sparuta corrente liberale, bensì a quella ex-socialista (Brunetta, Pillitteri, Biagio Marzo, la Boniver). Diaconale e l'&lt;em&gt;Opinione&lt;/em&gt; sono sempre stati "contro la Rifondazione Liberale". Me lo ha detto e ripetuto più volte Diaconale, che non perde occasioni per ironizzare sui liberali e radicali, e crede solo in una generica area moderata lib-lab schierata al Centro-Destra.&lt;br /&gt;Ma a "Neo-lib" aderirono anche i Rifondatori Liberali, ora anch’essi in disarmo e sotto scissione, e anche qualche gruppo che poi ha sottoscritto anche il nostro Comitato (Pagliuzzi, Pacor, Palaferri).&lt;br /&gt;Questo sito, dunque, a lungo concepito ma poi fatto nascere d’urgenza per fronteggiare una mistificazione culturale e politica, ha un anno, ed è di qualche mese più vecchio del Comitato, a cui dette origine nel giugno 2006, e del Manifesto. Ora abbiamo un anno di vita e una decina di club affiliati. Un anno di esperienze, ma anche di errori. Ed è tempo di un primo bilancio.&lt;br /&gt;Caso strano, mi hanno telefonato negli ultimi giorni il più giovane e il più anziano del Comitato: Marchioro e Pietroni. Traspariva dai nostri discorsi lo stato di crisi e soprattutto le deviazioni che si stanno verificando rispetto ad una corretta prassi liberale e al nostro stesso Manifesto. Che è stato pensato, è vero, per l’esterno, ma che è diventato un po’ lo Statuto interno. E in effetti chi pone regole agli altri, da buon liberale deve essere il primo ad osservarle in casa propria. In precedenza avevo parlato con Caputi prima di Benevento, e poi con Morelli a Benevento.&lt;br /&gt;Pur mancandomi il tempo per i tanti interessi (di cui quello per il liberalismo è tra i primi, ma quello per la politica all’italiana tra gli ultimi), ho visto subito che il Comitato è nato con un deficit di psicologia: la furbizia.&lt;br /&gt;Qualche furbizia in chi ha aderito con riserve mentali, calcolando che sarebbe stato "utile", ma conservando tutti gli antichi tic, compresa la prevalenza a tutti i costi d’un’ipotetica opzione "di Destra" (che vuole dire?) rispetto allo stesso Liberalismo - mi vengono in mente gli amici Caputi e Pacor, che io considero tuttavia ancora facenti parte del Comitato, sperando che le vicende politiche li cambino - e qualche furbizia in chi nel Coordinamento (penso a Morelli e Lamedica), nonostante viga sempre l’unanimità, ha cercato di fare iniziative personali o condotte a maggioranza. Fino alla grave, anzi no, tragicomica "cacciata" di Destra liberale, con tanto di tipica collaborazione masochistica vittima-carnefice ("Mi violentano, mi violentano", urlava sempre più debolmente la procace fanciulla continuando a spogliarsi…), e alla ormai famosa trasferta turistica di Benevento.&lt;br /&gt;Vediamo quindi i problemi.&lt;br /&gt;TEMPI. Dopo 2 anni di riflessione e di riscontri quindicinali con i 2500 corrispondenti liberali e laici del "Salon Voltaire", tra cui studiosi, giornalisti ed esperti di valore, si era tutti d’accordo che, dopo decenni di disinformazione, scandali e diaspora liberale cronicizzata, i tempi d’un Comitato, e ancor più di Stati generali, e della fondazione d’un nuovo unitario soggetto politico dei Liberali Italiani, a causa delle ormai consolidate "nuove abitudini" politiche e del ripensamento totale della comunicazione verso la gente, fossero lunghi, lunghissimi. Con una soluzione finale quasi utopistica.&lt;br /&gt;Tanto per dirne una, era ovvio che prima dovessimo aspettare il ricomporsi dell’anomalia italiana, cioè la contrapposizione fittizia, pseudo-carismatica (perché uno dei due manca perfino di carisma) e non liberale, "Berlusconi-Prodi". Gli ultimi mesi mi danno ragione: finché sulla scena domineranno i due, nessuna possibilità esiste per uno schieramento liberale. Nel 2005 ipotizzavo 6-7 anni. 2 sono quasi trascorsi.&lt;br /&gt;QUADRO POLITICO. In un anno è cambiato. Si è vista l’inconsistenza e la voglia d’autodistruzione sia della Destra sia della Sinistra. Ma la Sinistra, dove si annidano le contraddizioni più stridenti, sembra più vitale. Proprio mentre scrivo stanno sciogliendosi Margherita e DS, per dar luogo al Partito Democratico, grande contenitore pot-pourri che nasce non liberale, ma democristiano catto-socialista. Però, almeno, abbiamo visto la reazione (molle e minimalista) dei liberali del Centro-sinistra aderenti all’Internazionale Liberale, tutti Margherita tranne un DS (Zanone, Dato, D’Amico, Ossorio ecc), a cui guardano con interesse anche il sinistro-sinistro Marzo (Critica) e il destro-sinistro Federico Orlando (L’Europa). Faranno parte del Partito Democratico, anche se Fassino, Prodi e D’Alema non dovessero neanche rispondere alle loro "condizioni" sussurrate a mezza bocca. Mentre a Destra c’è la prospettiva-minaccia d’un clericale "Partito della Libertà", nientemeno, nel senso di libertas (DC), erede di FI e AN, e aderente ai Popolari europei, non ai liberali. Intanto perfino i due fantasmi dei partiti liberali storici, PLI e PRI, hanno stipulato un accordo di collaborazione e integrazione. Insomma, come si prevedeva, il sito "Liberali Italiani" aveva visto giusto ed è arrivato prima degli altri: le aggregazioni liberali aumentano ovunque, riducendo i soggetti attivi in campo (dato positivo), ma passando sopra allegramente al nostro Coordinamento (dato negativo).&lt;br /&gt;ATTIVITA’. L’avevo detto e lo ripeto con maggior forza: finché Berlusconi e Prodi non crollano ("simul cadent") e chi li seguirà continuerà a decorare i due salotti anti-liberali di stucchevoli e innocui soprammobili in stile "liberale", noi possiamo e dobbiamo solo "esserci", a futura memoria. E’ un "prius" importante. Ci siamo, e siamo i primi. Sì, ma che "fare" oltre al puro esserci? Il meno possibile, anche per non bruciarci, non essendo noi professionisti della politica (e tra noi c’è anche gente di 70 anni), piuttosto degli intellettuali "maieuti", delle levatrici, anzi, meglio, dei grandi mezzani che favoriscono amori e connubi, di cui altri godranno. In pratica, solo due cose.&lt;br /&gt;A. Collegare in modo neutro, anodino e passivo quanto più gruppi possibile, compresi i grandi PLI e PRI. Gruppi che, attenzione, nel frattempo - finché non ci saranno, quando la Ragione Suprema vorrà, Stati generali e fondazione del nuovo soggetto - continueranno ad essere liberissimi di tutto, essendo sufficiente la sottoscrizione del comma famoso che li vuole solo "distinti" da Destra e Sinistra qui e ora in Italia. Condizione leggera, perché quale liberale non è "distinto", non critica in modo anche aspro? Perfino i nostri amici - giustamente da noi criticati - Biondi, Martino, Costa, Zanone, La Malfa e (un attimo, ché scendo una decina di gradini…) De Luca, hanno dichiarato più volte di essere "distinti". E hanno fatto atti conseguenti (proposte, alleanze, suggerimenti, convegni ecc). Nel suo piccolo, anche Destra liberale, pur potendosi alleare con Berlusconi, si presentò a Milano da sola. Sufficiente.&lt;br /&gt;B. Far sapere di tanto in tanto che esistiamo ai giornalisti politici (che stanno a Roma) e agli uomini di cultura e politica, con conferenze stampa, dibattiti, interviste tv, giornali, siti, blog, newsletters, email, oltre a quel famoso Grande Convegno in Campidoglio, da me sempre vaticinato, sul Liberalismo, non sul piccolo cabotaggio elettorale, perché come Comitato passivo non ne abbiamo i titoli, ma come "ideologia" liberale. Che oltretutto ci porterà molta più attenzione e consensi da tutte le parti, e sarà un’efficace cassa di risonanza per convincere gruppi, club, personalità e movimenti a darci una mano.&lt;br /&gt;DUE MOMENTI. Non confondiamo, perciò, i due momenti delle nostre finalità:&lt;br /&gt;A. Aggregazione preliminare, preventiva, preparatoria (quella attuale), che richiede soprattutto molta propaganda, doti diplomatiche e convincimento verso i soggetti liberali esistenti, e solo il minimo della pubblicità (farsi notare con parole, dichiarazioni, atti ecc),&lt;br /&gt;B. Determinazione comune da parte dell’intera "massa critica" dei club e partiti, in pratica il plenum rappresentativo dei liberali italiani, ai fini dell’indizione degli Stati Generali, da cui scaturirà, se tutto andrà bene, il tanto desiderato soggetto unico. Nel frattempo, ricordo, che siamo ancora all’inizio del primo movimento. E il concerto durerà a lungo.&lt;br /&gt;INCOMPATIBILITA’. Non esistono, se non per cose macroscopiche e tutte extrapolitiche (p.es., pedofilia in abito talare ai danni di bambini handicappati). Non possiamo desumere un "atteggiamento" conseguente, neanche fossimo psicologi del KGB, da scritti, parole e adesioni varie dei singoli aderenti. Anche perché tutti hanno già usufruito della massima libertà. Basti pensare che, solo per quando riguarda "Neo-lib", movimento dichiaratamente di appoggio sia pur critico al Centro-destra (v. sopra), tra i nostri hanno aderito: Destra liberale, Giovani liberali, i movimenti di Pacor (Riformatori Europei) e di Palaferri, e se non sbaglio il Nuovo Pli. Quindi se Morelli e Lamedica volessero in un’inedito stile "liberal-staliniano" ("Oggi con i nuovi software se po’ ffa’ tutto, dottò") "invitare a trarre le conclusioni dai suoi errori" Destra liberale, finirebbero per svuotare il Coordinamento. E resterei io da solo, finalmente… No, tutti devono restare, e sulle scelte politiche dei singoli aderenti il Comitato deve essere liberale, appunto. Perché non è un partito ma un semplice coordinamento.&lt;br /&gt;MALEVENTUM. Bellissimo e molto svizzero il suo centro storico, ottimi i suoi gelati e le scamorze, ma il ripristino dell’antico nome s’impone a nostro uso interno a causa della complessa mistificazione di antico stampo "partenopeo e parte-italiano" messa in atto da chi ha organizzato - diciamo così - l’evento. Virtuale quasi come la Notte bianca di Veltroni a Roma. C’era, ma non c’era. E se c’era, si parlava d’altro: gli 80 anni del vecchio liberale on.Papa. E comunque non c’era quasi nessuno di noi: da un terzo a meno della metà. E lo stesso "convegno" non era stato deciso all’unanimità. Anche perché io ero contrario, come avevo detto a Pietroni.&lt;br /&gt;Certo, ho conosciuto in ritardo una bella personalità (l’unico Papa che mi piace), scoperto con godimento retroattivo (30 anni dopo) che esisteva una "Sesto S.Giovanni liberale" oltre Caserta, dove per me "sunt leones". Ma è stato tutto un nostalgico "come eravamo" (anzi "come erano"), tutt’un piangersi addosso, un pessimismo un po’ snob da vecchia provincia borbonica, un riesumare le ossa di Malagodi (roba che chi l’ha frequentato da giovane liberale, come me, ha dovuto fuggire dai radicali, tanto era autoritario…).&lt;br /&gt;Ero riuscito, grazie ad un manifesto equivoco che in buona fede, senza sapere la verità, avevo pubblicizzato (v. articolo precedente), a convincere Radio Radicale a venire, ed è arrivata. Ma poi, viste le assenze del Comitato e come andavano i discorsi, ho sperato tanto che non venisse nessun giornalista nazionale. E sono stato esaudito. Se no, ci saremmo bruciati a vita. Lì si parlava solo dei "bei tempi del PLI", e specialmente nel profondo Sannio. In un’atmosfera vecchia e perdente. C’era ancora chi ricordava come se fosse ieri – giuro – le "Forche caudine" con cui i Sanniti umiliarono i Romani (a parte che mi rodeva, perché io sarei stato per i Romani, gli americani d’allora, contro i Sanniti-Al Kaeda).&lt;br /&gt;Dibattito sull’unione dei liberali: zero. Io almeno ho portato il discorso su come è nato il Comitato e sulle realistiche tappe che ci separano dal nuovo soggetto. E ho inviato un doppio appello, sentitissimo peraltro, a Rita Bernardini (che mi aveva proposto di invitare l’economista Fiorella Kostoris: meno male che era all’estero) e a Capezzone. Forse per questo i discorsi sono stati trasmessi da Radio Radicale.&lt;br /&gt;Ma ha rovinato tutto il discorso megalomane di Morelli in apertura, che credendo di rappresentare un Grande Partito e non un Comitato provvisorio tra liberali di base senza personalità politica, recitava con scarsa oratoria e un pesante stile burocratico che ha fatto sbadigliare le molte signore anziane, "8 punti" tassativi, nientemeno, tutti molto liberali, per carità, compresa una riforma costituzionale. Insomma, un vero programma di Governo, ma da coalizione di partiti del 70% e oltre, che ha toccato - mi spiace per Morelli - l’umorismo involontario. Detto da chi non è né presidente del Consiglio, né segretario politico, e neanche presidente del Comitato, oltretutto in un (mancato) convegno d’un Comitato che non ha personalità politica (v. Manifesto), e che unisce solo piccoli gruppi. Bè, ricordare la favola della rana che si gonfia è stato istintivo. E’ mancato il senso del ridicolo, l’autoironia. Molto peggio d’un errore politico, nella valutazione dell’intelligenza complessiva del Comitato.&lt;br /&gt;Oltretutto, prima il Convegno era "tutto gratis", offerto da Papa, poi Morelli ha fatto circolare delle strane note-spese da pagare. Mi spiace, ma se le paghi lui.&lt;br /&gt;PER L'IMMEDIATO FUTURO. Quindi, per favore, non si parli ancora di Convegni, tavole rotonde e altro, dopo queste ripetute gaffes politiche e psicologiche, che dimostrano una totale inadeguatezza. La stampa ignora e fa bene ad ignorare cose del genere, prive oltretutto d'una vera "notizia". Il nostro solo compito è quello di far iscrivere nuovi gruppi. E' troppo nell'ombra? Ci si dimetta dal Comitato se si vuole "giocare a fare il politico, come fanno i Grandi". E se qualcuno vuole farsi bello personalmente con un convegno, spacciandosi da "politico", sappia che si copre di ridicolo. Potrà convincere al massimo qualche provinciale sprovveduto. E poi, basta con la provincia: pensiamo in grande, al livello Nazionale. E per questo mettiamo dentro gente di Milano e Roma. E anche donne e giovani. Non possiamo fare la gerontocrazia sovietica. E tutto deve essere fatto in funzione della notizia, cioè delle liberali "cose concrete". Ma un Convegno, vi avverto da comunicatore, non è una notizia. Se ne fanno decine ogni giorno, e i giornalisti giustamente non ne possono più di noiosi politicanti e docenti che non sanno neanche parlare.&lt;br /&gt;E invito tutti d’ora in poi a vigilare perché qualsiasi decisione venga presa nella più scruipolosa unanimità. Cosa che si può riscontare in un attimo con una email. Chi fa il prepotente e vuole comandare si auto-emargina.&lt;br /&gt;"Offelé, fé el to mesté", "Pasticcere, fà il tuo mestiere", diceva un proverbio milanese (e io sono nordista, e mi sembra strano che il liberalismo, fenomeno del Nord, debba sempre più meridionalizzarsi: brutto segno). Bene, aspetto da Morelli e Lamedica, o da chiunque ha mancato sulle questioni Caputi e Benevento, molte e gustosissime paste alla crema. Anzi, no, mi piace il cioccolato, please…&lt;br /&gt;NICO VALERIO&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-6218697476115437244?l=liberali-italiani.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/feeds/6218697476115437244/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25718511&amp;postID=6218697476115437244' title='9 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/6218697476115437244'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/6218697476115437244'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/2007/04/un-anno-dopo-ecco-il-bilancio-10-gruppi.html' title='Un anno dopo. Ecco il bilancio: 10 gruppi, ma anche molti problemi ed errori'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>9</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-9207487572511048132</id><published>2007-03-27T00:16:00.000+02:00</published><updated>2007-03-28T13:35:36.485+02:00</updated><title type='text'>Tutti a Benevento il 31: il I Convegno del coordinamento dei Liberali Italiani</title><content type='html'>Queste pagine liberali sono nate un anno fa, nell'aprile 2006, come filiazione del &lt;em&gt;Salon Voltaire&lt;/em&gt;, la newsletter quindicinale che per due anni ha proposto a 2500 intellettuali e organizzatori liberali di tutt'Italia, insieme con la laicità dello Stato, la lotta al fanatismo, la critica politica e di costume, anche il tema della riunificazione dei liberali italiani come il vero, misconosciuto, nodo politico del nostro Paese.&lt;br /&gt;Il mio primo &lt;a href="http://liberali-italiani.blogspot.com/2006/04/come-rifondare-un-grande-soggetto.html"&gt;articolo &lt;/a&gt;sembrava visionario (e, anzi, lo sembra ancora). In tutta coscienza, neanche sapevo quali sarebbero stati i miei primissimi compagni di strada. Ero solo, solissimo. Le buone intuizioni, del resto, vengono in perfetta solitudine. Ero forte solo dell'appoggio intellettuale di tanti liberali che per due anni - il 2004, 2005 e parte del 2006 - mi avevano seguito e incitato attraverso la newsletter politica e satirica del &lt;em&gt;Salon Voltaire&lt;/em&gt;, oggi diventata un &lt;a href="http://salon-voltaire.blogspot.com/"&gt;sito&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Ora, a distanza d'un anno, la crisi del bipolarismo all'italiana, l'inadeguatezza di due schieramenti (entrambi non liberali), le minacce sempre più sfrontate d'un clericalismo revanchista e ottocentesco (e non voglio offendere un secolo che, invece, ha visto in tanti Stati il trionfo della libertà), l'ottusità dei conservatori di Destra e di Sinistra, l'ostilità delle corporazioni privilegiate (dal semplice tassista alle grandi banche) che si oppongono alle necessarissime riforme liberali, hanno reso più acuto il bisogno d'una forza liberale unita e politicamente rilevante di cui si faceva interprete il Salon Voltaire già nel gennaio 2004.&lt;br /&gt;Dopotutto i liberali sono in Italia oltre il 30 per cento, come dicono molti sondaggi fondati su quesiti concreti e non sulla fuorviante parola "liberale", troppo bella per non attirare i finti consensi degli opportunisti o dei tanti che vi si nascondono dietro perché si vergognano (vi ricordate la paradossale lamentela di Gobetti?) di definirsi "conservatori".&lt;br /&gt;Troppo il 30 per cento? Semmai troppo poco, visto che ufficialmente siamo "un Paese occidentale avanzato".&lt;br /&gt;Così, dopo l'apertura di questo sito unificatorio, che allora parve provocatoria, il 10 giugno 2006 ci fu al Notegen di Roma la &lt;a href="http://liberali-italiani.blogspot.com/2006/06/la-prima-tappa-un-successo-liberali-di.html"&gt;fondazione&lt;/a&gt; del Coordinamento dei Liberali Italiani. Poi, il 4 luglio fu approvato il &lt;a href="http://liberali-italiani.blogspot.com/2006/07/firma-il-manifesto-per-entrare-nel_04.html"&gt;Manifesto&lt;/a&gt;, un bel documento che non ripete la solita aria fritta, ma sottolinea nei vari campi che non basta definirsi liberale per esserlo davvero. Bisogna essere attivi e pratici, insomma operare realmente una politica liberale, e in modo liberale.&lt;br /&gt;Ora, in occasione degli 80 anni d'un vecchio liberale, l'on.Gennaro Papa, già sottosegretario ai tempi di Malagodi, e con la presenza dell'on.Giuseppe Ossorio, dei Parlamentari aderenti all'Internazionale Liberale, si tiene a Benevento, sabato 31 marzo, il I Convegno nazionale dei soggetti politici e club che aderiscono al Coordinamento dei Liberali Italiani.&lt;br /&gt;Molti auguri all'on.Papa, al Coordinamento e ai liberali italiani. Che sono tutti invitati, naturalmente.&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;I LIBERALI CON I LIBERALI&lt;br /&gt;&lt;em&gt;"né conservatori, né socialisti, né clericali"&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;I Convegno Nazionale&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;dei soggetti politici e dei club&lt;br /&gt;aderenti al&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Coordinamento dei Liberali Italiani&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Interverranno:&lt;br /&gt;Giuseppe Ossorio, Gennaro Papa, Raffaello Morelli, Nico Valerio, Claudio Pietroni, Beppi Lamedica, Pietro Paganini, Ubaldo Procaccini, Stefano Gaggiotti, Mario Carboni, Gianmarco Brenelli, Michele Marchioro, Ernesto Paolozzi, Galgano Palaferri&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Benevento&lt;br /&gt;Biblioteca Provinciale, via Garibaldi&lt;br /&gt;sabato 31 marzo 2007, ore 9,30&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.liberalitaliani.it/"&gt;&lt;a href="http://www.liberalitaliani.it/"&gt;&lt;span style="color:#3366ff;"&gt;http://www.liberalitaliani.it/&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="color:#3366ff;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://liberali-italiani.blogspot.com/"&gt;&lt;span style="color:#3366ff;"&gt;http://liberali-italiani.blogspot.com/&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="color:#3366ff;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://salon-voltaire.blogspot.com/"&gt;&lt;span style="color:#3366ff;"&gt;http://salon-voltaire.blogspot.com/&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="color:#000099;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.liberalitaliani.it/"&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-9207487572511048132?l=liberali-italiani.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/feeds/9207487572511048132/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25718511&amp;postID=9207487572511048132' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/9207487572511048132'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/9207487572511048132'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/2007/03/tutti-benevento-il-31-il-i-convegno-del.html' title='Tutti a Benevento il 31: il I Convegno del coordinamento dei Liberali Italiani'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-117050408548303093</id><published>2007-02-03T12:51:00.000+01:00</published><updated>2007-02-03T13:01:25.706+01:00</updated><title type='text'>Caputi. "Il Coordinamento non è un partito, e Morelli non è il segretario"</title><content type='html'>Gabriele Pagliuzzi mi ha girato la mail di Raffaello Morelli. L’ho letta e sono caduto dalla sedia per l’incredulità….&lt;br /&gt;Il Coordinamento dei Liberali Italiani, è bene ribadirlo subito, ha il seguente scopo (articolo 3 del manifesto da tutti sottoscritto):&lt;br /&gt;Collegare e coordinare tra loro i gruppi, le associazioni e i movimenti della vasta e composita area di cultura politica liberale finora priva di voce a livello nazionale, per rappresentarli unitariamente. Quando la rappresentanza sarà sufficientemente estesa, il Coordinamento si trasformerà in Costituente dei liberali italiani, allo scopo di indire la grande assemblea costituente degli Stati Generali del liberalismo.&lt;br /&gt;I mesi passati soprattutto con Nico Valerio a lavorare sul Manifesto, le tante cesellature ed incesellature notturne, le telefonate e le chiacchierate spese per arrivare ad un documento che andasse bene ai firmatari sono la ragione della mia incredulità.&lt;br /&gt;Fra i soci fondatori di questo coordinamento c’è sin dai primissimi giorni Destra Liberale-Liberali per l’Italia. Fummo tra i primi sottoscrittori del Manifesto ed ancora ora lo sottoscriviamo in pieno.&lt;br /&gt;Raffaello, qual è il problema? Cosa ha scritto Gabriele ora che non si sapeva da sempre, e cioè che un gruppo chiamato Destra Liberale non può che guardare al centro-destra? Non mi sembra opportuno prendere una lettera pensata e scritta per i militanti del movimento chiamato Destra Liberale e farne un killing criteria per l’appartenenza o meno ad un coordinamento liberale fondato da noi tutti.&lt;br /&gt;Il Coordinamento deve coordinare, e  - come recita l’articolo 4 - vuole essere: un organo di consultazione permanente e di decisioni federative tra i gruppi liberali che nulla toglie alla loro autonomia.&lt;br /&gt;Raffaello: decisioni federative presuppongono un gruppo dirigente, il gruppo dirigente presuppone un congresso, il congresso presuppone degli iscritti, gli iscritti presuppongono una linea politica, con una maggioranza ed una minoranza. Il coordinamento, mi sembra, non ha nulla di tutto questo. Ed ora io ti chiedo: in base a quale potere puoi decidere di tener dentro o fuori un socio fondatore? Basta una email di Beppi?&lt;br /&gt;Per cui, prima di rendere necessarie inutili escalation che male farebbero a tutti quanti, ti chiederei gentilmente di rileggere quanto hai scritto nella mail, di rileggere il manifesto che abbiamo tutti sottoscritto e di procedere come nulla fosse avventuo.&lt;br /&gt;Anche io ti ho conosciuto da poco imparando ad apprezzare la tua pragmaticità e la tua voglia di fare. Il sogno liberale è troppo importante per poterlo bloccare con una mail. Certo della tua comprensione e della tua intelligenza ti saluto e ti dò appuntamento a Benevento.&lt;br /&gt;MARIO CAPUTI  Resp. Milano Destra Liberale-Liberali per l'Italia&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-117050408548303093?l=liberali-italiani.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/feeds/117050408548303093/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25718511&amp;postID=117050408548303093' title='17 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/117050408548303093'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/117050408548303093'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/2007/02/caputi-il-coordinamento-non-un-partito.html' title='Caputi. &quot;Il Coordinamento non è un partito, e Morelli non è il segretario&quot;'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>17</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-117035266717684405</id><published>2007-02-01T18:56:00.000+01:00</published><updated>2007-02-03T13:03:49.860+01:00</updated><title type='text'>Valerio: “Pagliuzzi ha ragione sulla forma, torto marcio sulla politica”</title><content type='html'>Ricordo che stilai io stesso, da solo, la prima bozza del Manifesto dei Liberali Italiani, nel giugno 2006, che fu poi leggermente modificata con gli amici del Comitato. So bene, quindi, che il rispetto delle forme dà ragione a Pagliuzzi e Caputi. Oltre a scriverlo nel Manifesto, l’abbiamo poi sempre ripetuto che non siamo né vogliamo essere un partito o un movimento. Il che vuol dire che non ci interessa e non ci spetta identificare una "linea" politica, ma solo riunire i liberali italiani.&lt;br /&gt;Però, sulla base d’un minimo comune, di cui parla appunto il Manifesto. Il che potrebbe anche voler dire che ogni componente continua a vederla politicamente come più gli pare. Stop.&lt;br /&gt;Sì è vero, avete firmato il Manifesto in cui si dice blandamente che i Liberali sono "naturalmente distinti" da questa Destra e questa Sinistra. Caddero, si badi, la "posizione critica" che io avevo previsto. Ora, ditemi voi quale liberale di Destra o di Sinistra non è "naturalmente distinto" anche dalla Destra o Sinistra di cui fa parte, perché "poco liberale". Conoscendo l’individualistico e perfezionista mondo liberale, direi nessuno. Questa formula la mettemmo proprio per consentire la più ampia partecipazione.&lt;br /&gt;Gli amici di Destra Liberale, perciò, hanno tutto il diritto di continuare a far parte del Coordinamento.&lt;br /&gt;Sul piano ideologico e politico, però, sono arrivati al pettine i nodi dell’adesione sofferta, travagliata, data con evidente riserva mentale, al coordinamento dei Liberali Italiani degli amici di Destra Liberale (prima Destra e poi Liberale, questo mi aveva subito messo sull’avviso). Poco male, la chiarezza è mille volte meglio dell’ambiguità.&lt;br /&gt;Mi dispiace perché stavo per proporre Pagliuzzi, in quanto ex senatore della Repubblica, addirittura come Coordinatore del comitato (che non ha ancora eletto cariche, il che è molto strano e mi allarma). Ma ora il "richiamo della foresta", il suo sbilanciamento fuori tempo massimo, riporta tutto in alto mare.&lt;br /&gt;Dirò subito che ho sempre fatto pressioni sull’amico Mario Caputi, che ho conosciuto nel PLI e apprezzo per la voglia di fare e di uscire dal vecchio, perché il gruppo di Pagliuzzi venisse nel Comitato. Per loro abbiamo modificato, contro le mie e nostre idee, la bozza del Manifesto che avevo stilato a giugno. Un trattamento speciale, che non si ripeterà con nessun altro. Perché tenevo molto a che ci fosse una componente liberale di destra, anche per bilanciare altre eventuali di sinistra. Per me il Liberalismo, infatti, deve essere equilibrato, e un coordinamento di Liberali Italiani deve riunire tutte le componenti.&lt;br /&gt;Sapevo però che certi loro slogan nascondevano, più che una visione liberale, una generica scelta conservatrice moderata, in questo senso e solo nel linguaggio italiano "liberale".&lt;br /&gt;Avevamo discusso (figuratevi, io liberale ultra-risorgimentale) sulla loro pretesa inutile di inserire la Patria e la Bandiera (non ricordo la Famiglia, mi sembra di no) tra i punti determinanti del Manifesto. Da buon pragmatico mi sono opposto alla retorica vuota, irrazionale, che è sempre illiberale, come dicevano Croce ed Einaudi. Che vuol dire oggi questo slogan; forse dobbiamo arruolarci tutti nell’Esercito, combattere una nuova guerra d'indipendenza, esporre ogni giorno il nostro amato vessillo sul balcone come i tifosi di calcio? E se non vuol dire nulla di pratico, allora è solo uno specchietto per allodole, un irrazionale richiamo conservatore e nazionalista, uno slogan elettorale sottoculturale, alla Reagan.&lt;br /&gt;Noi liberali eravamo nazionalisti (meglio: indipendentisti e irredentisti) quando la Nazione non poteva esprimersi perché divisa tra tanti Stati. Ma oggi che la Nazione italiana c’è, tanto più dopo i guasti dei nazionalisti fuori tempo massimo (fascismo e nazismo), noi liberali ci definiamo patriottici e orgogliosi di essere italiani, ma non nazionalisti. La nostra Nazione è oggi l’Europa, anzi, la Comunità delle Nazioni Liberali.&lt;br /&gt;Sapevo che questo nodo ideologico non risolto - per aver io stesso inventato lo slogan "Né socialisti, né conservatori, né clericali" che abbiamo messo sotto la testata e poi articolato nel testo - del conservatorismo sottostante degli amici milanesi di Destra Liberale ci avrebbe dato grosse grane in seguito.&lt;br /&gt;Naturalmente ritengo un'errore grave essere meno critici verso la CdL proprio ora, quando si dimostra che perfino le piccole misure pseudoliberali o microliberali di Bersani e C. le avrebbe potute fare meglio, molto meglio e in grande, la CdL.&lt;br /&gt;Che però non le ha fatte. In cinque anni. Con 100 deputati in più. Mentre i Martino e i Biondi si distraevano a raccogliere farfalle, il neo-statalista Tremonti già tecnico di ministri socialisti "dava la linea", e Fini (o la Lega) davano voce a tutti i peggiori gruppi corporativi e conservatori. Fatto sta che le riforme liberali la CdL, che abusivamente aveva raccolto anche voti liberali con promesse d'un "liberalismo di massa", non le ha "volute" fare. E questo è un dato politico.&lt;br /&gt;Perciò un vero liberale deve "punirli", non comprenderli. Anche perché - lo ripetiamo anche nel Manifesto - non è "liberale" chi si dice tale, ma chi "fa" cose liberali. E questa Destra non ha fatto niente di liberale. Ritornare sotto il loro tetto proprio ora che viene dimostrato il loro errore, è anche un errore tattico oltreché strategico da parte d'un liberale, sia pure di Destra.&lt;br /&gt;E se perfino dei comunistelli snob dicono sì a piccole e marginali liberalizzazioni, questo non è un argomento "contro" Prodi, per quanto il suo Governo sia il concentrato dei Poteri conservatori della Sinistra. Ma, anzi, se esiste una logica, questo è un argomento invincibile, un vero schiaffo, innanzitutto contro i Poteri conservatori della Destra. E con che faccia, allora, con che logica liberale, voi oggi andate in suo soccorso?&lt;br /&gt;NICO VALERIO, ideatore e promotore del coordinamento Liberali Italiani&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-117035266717684405?l=liberali-italiani.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/feeds/117035266717684405/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25718511&amp;postID=117035266717684405' title='11 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/117035266717684405'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/117035266717684405'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/2007/02/valerio-pagliuzzi-ha-ragione-sulla.html' title='Valerio: “Pagliuzzi ha ragione sulla forma, torto marcio sulla politica”'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>11</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-117011161041600799</id><published>2007-01-29T23:57:00.000+01:00</published><updated>2007-01-30T00:00:10.420+01:00</updated><title type='text'>Pagliuzzi: "Caro Morelli, non hai capito che Destra Liberale è di destra?"</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Alle critiche replica così Gabriele Pagliuzzi, coordinatore di Destra liberale- Liberali per l'Italia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Caro Morelli, mentre aspettavo, invano, una tua comunicazione per il completamento e il via al manifesto di Benevento, mi giunge per conoscenza una e-mail con la quale comunichi agli amici in elenco che su segnalazione di Giuseppe Lamedica ti sei accorto che la mia posizione di destra e quella del movimento Liberali per l’Italia (che pure il termine destra ce l’hanno incorniciato nel simbolo) è incompatibile con il neonato coordinamento dei liberali.&lt;br /&gt;Se è così mi viene da considerare che devi essere parecchio duro di comprendonio.&lt;br /&gt;Ma come, solo pochi giorni addietro, per spiegarti per l’ennesima volta che il preannunciato convegno di Benevento se voleva avere un significato lo doveva trovare nella ricomposizione dialettica dei due filoni del liberalismo italiano, ti avevo addirittura portato ad esempio storico (da te non confutato), il fatto che nel 1922 noi saremmo stati con i liberali nazionali di Sarrocchi e Scialoja e non, con tutto il rispetto, con Gobetti….!!&lt;br /&gt;Mi spiace rilevare nella tua prosa e in quella di Lamedica toni da sinedrio e da sacre bolle: non avreste potuto permettervelo ai bei tempi di Zanone, figuriamoci adesso!&lt;br /&gt;Il fatto è che non ho mai inteso il coordinamento un partito politico ma più pragmaticamente una tavola di discussione e se possibile di costruzione.&lt;br /&gt;Quanto al manifesto, tra l’altro onesto e condivisibile in ampie parti, non mi pare avesse altra caratura che quella di generale comun denominatore per poter star seduti tutti intorno ad un tavolo.&lt;br /&gt;Infine che il movimento politico a cui appartengo e che, ripeto, si chiama Destra Liberale-Liberali per l’Italia sia di destra e quindi debba parlare con il Centro destra mi sembra cosa pacifica.&lt;br /&gt;Questo però non vuol dire non contestare questo bipolarismo fasullo, battersi per il No al referendum sul federalismo, così come è avvenuto, contrastare leggi elettorali liberticide, esperire possibilità di presenza autonoma dagli attuali schieramenti ecc. ecc.&lt;br /&gt;Ma questa è politica. Cosa diversa dai sinedri e dalle sacre bolle dai quali sono stato d’autorità e senza appello "defezionato".&lt;br /&gt;Chissà che un giorno, se ce ne sarà ancora il tempo, finito di borbottare con le e-mail e giocare alla politica di salotto, ci si ritrovi sul campo vero della libertà. Noi sicuramente ci saremo.&lt;br /&gt;GABRIELE PAGLIUZZI, Destra Liberale-Liberali per l’Italia&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-117011161041600799?l=liberali-italiani.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/feeds/117011161041600799/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25718511&amp;postID=117011161041600799' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/117011161041600799'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/117011161041600799'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/2007/01/pagliuzzi-caro-morelli-non-hai-capito.html' title='Pagliuzzi: &quot;Caro Morelli, non hai capito che Destra Liberale è di destra?&quot;'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-117011096644278158</id><published>2007-01-29T23:31:00.000+01:00</published><updated>2007-01-29T23:49:26.460+01:00</updated><title type='text'>Marchioro: "Ma basta con questo Destra-Sinistra, sono la stessa cosa"</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Ecco la posizione di Michele Marchioro, dei Liberaldemocratici Veneti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Premesso che condivido il pensiero di Lamedica e di Morelli, consentitemi nonostante la mia scarsa esperienza politica, di esprimere anche il mio pensiero.&lt;br /&gt;1) Il coordinamento, da quel che è espresso nel Manifesto, nasce per riunire i liberali con i liberali. E' basato sui valori chiaramente espressi nel proprio testo, e non nasce solo come un tavolo per dialogare. Il dialogo che vi si svolge ha già una caratterizzazione: la costruzione di una Unità liberale. Che si realizzi in 2, 3, 10 o 20 anni.&lt;br /&gt;2) In un'Italia nella quale il potere è accentrato nelle segreterie di pochi partiti, il sostenere gli uni o gli altri è di per sé pura follia. Piuttosto, è meglio scomparire ed emigrare. Continuare a dar spazio, voce e forza a questi partiti è inutile dal punto di vista politico e utile solo per ricavare il proprio spazio di sopravvivenza.&lt;br /&gt;3) Nel discorso di Destra Liberale è scritto "Non c’è dubbio che i soldi e la forza mediatica della macchina berlusconiana costituiscano oggi la condizione necessaria nella quale il campo opposto alla sinistra possa operare con probabilità di successo"&lt;br /&gt;Personalmente io non sono opposto alla sinistra e quindi possibilista verso il centro destra per oppormi alla sinistra, io sono promotore delle libertà. A dispetto del nome "Casa delle Libertà", è chiaro nei fatti che il centro destra non è liberale e non è meglio della sinistra. Statalisti gli uni quanto gli altri. Antidemocratici gli uni quanto gli altri. Questa contrapposizione berlusconiani-antiberlusconiani, comunisti-anticomunisti, è fasulla e ha un solo scopo per i due poli: accentrare attorno a loro la politica ed escludere le alternative. Noi, invece, siamo l'alternativa.&lt;br /&gt;4) Sempre dal discorso di Destra Liberale "Più che fazioni, solidità di tenuta delle comuni convinzioni. Più che distinguo politichese, coraggio e determinazione di programmi. Se il processo di razionalizzazione in corso sul versante del Centro-Destra, che è quello che ci interessa, è il dialettico bacino di riferimento per la nostra posizione liberal-nazionale non vi sono motivi per respingere questa opportunità.".&lt;br /&gt;Allora, anche se non mi conoscete, io sono un contestatore dei discorsi penzolanti e dei politici circuitori. O Destra Liberale vuole sostenere questo bipolarismo, oppure Destra Liberale si sente liberale e vuole realizzare il suo motto "Patria e libertà". Non c'è via di mezzo.&lt;br /&gt;La via di mezzo io la interpreto così: "Siccome voi liberali siete pochi, deboli e senza un soldo, e il centrodestra invece vincerà le prossime elezioni, ha cura della patria ed ha soldi da regalare, allora con voi parliamo mentre attendiamo che loro ci chiamino alle armi".&lt;br /&gt;Mi sento veramente offeso da questa situazione per un semplice motivo: che fiducia posso avere io oggi in Destra Liberale, che mi dimostra così chiaramente di non volersi schierare apertamente? Che cosa ha paura di perdere Destra Liberale facendo questa scelta? Ci tradirà qualora ne avessimo bisogno e andrà sotto le ali di mamma AN? Magari ha già un accordo col centrodestra, che sta reclutando chiunque pur di vincere le amministrative (compreso me)?&lt;br /&gt;E in tutto questo non voglio togliere l'autonomia dei singoli aderenti, ma voglio sottolineare la mancanza di coerenza nei confronti del manifesto. Caro Pagliuzzi, questa cosa non può essere bianca e nera, o è bianca o è nera. Altrimenti è grigia. Se è grigia, dillo subito e chiaramente, almeno per coerenza e lealtà verso il coordinamento.&lt;br /&gt;Concludendo, ribadisco che è necessario che i singoli aderenti, pur nella loro autonomia, chiariscano le loro posizioni. Siamo contrari a questa classe dirigente dittatoriale e finta? Vogliamo riprendere in mano il paese?&lt;br /&gt;Se sì, allora basta con lo stare qui a fare distinzioni come dei bambini d'asilo o, più volgarmente, come dei politici "all'italiana". Nessuno di noi riuscirà in questo panorama politico a realizzare i propri ideali, perchè questo panorama politico è costruito proprio per schiacciare gli ideali delle persone. Riaffermiamo nuovamente i nostri ideali e rimettiamoci al lavoro seriamente e con coerenza.&lt;br /&gt;E se Destra Liberale ha capito qualcosa dovrebbe precisare chiaramente che "La partecipazione doverosa alla manifestazione di Roma contro questa legge finanziaria non ci lega in alcun modo al tentativo del centrodestra di riprendere in mano il potere, bensì ci fa promotori del tentativo di riportare il potere nelle mani dei cittadini."Ho parlato quanto basta&lt;br /&gt;MICHELE MARCHIORO, dei Liberaldemocratici Veneti&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-117011096644278158?l=liberali-italiani.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/feeds/117011096644278158/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25718511&amp;postID=117011096644278158' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/117011096644278158'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/117011096644278158'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/2007/01/marchioro-ma-basta-con-questo-destra.html' title='Marchioro: &quot;Ma basta con questo Destra-Sinistra, sono la stessa cosa&quot;'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-117010890018998702</id><published>2007-01-29T23:10:00.000+01:00</published><updated>2007-01-29T23:15:00.193+01:00</updated><title type='text'>Morelli: No, Pagliuzzi, noi liberali non moriremo berlusconiani"</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Ed ecco la posizione di Raffaello Morelli sull'articolo di Pagliuzzi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;La mail di Beppi Lamedica sulle riflessioni di Gabriele Pagliuzzi trasmesseci a metà settimana, centra la questione politica che ci riguarda e ci coinvolge come Coordinamento. Purtroppo quelle di Gabriele Pagliuzzi sono riflessioni che delineano una linea politica contrapposta a quella del Manifesto del Coordinamento.&lt;br /&gt;Il ragionamento essenziale di Pagliuzzi è riassumibile nei seguenti brani : "Non c’è dubbio che i soldi e la forza mediatica della macchina berlusconiana costituiscano oggi la condizione necessaria nella quale il campo opposto alla sinistra possa operare con probabilità di successo......&lt;br /&gt;Per tutti questi motivi, ed altri ce ne sarebbero ancora, la tentazione di una posizione autonoma e critica nei confronti dei due poli che sempre di più rappresentano la pantomima di un vero sistema di alternanza liberale e che aspettano di trasformarsi in partiti unici per meglio monopolizzare consenso e rappresentanza, è grande.&lt;br /&gt;Tuttavia questa ambizione rischia di diventare un’arma controproducente e dai costi irraggiungibili. Il popolo di Roma in mezzo al quale ci siamo trovati benissimo e con il quale si è respirata un’aria di condivisione istintiva si aspetta altre cose.&lt;br /&gt;Più che fazioni, solidità di tenuta delle comuni convinzioni. Più che distinguo politichese, coraggio e determinazione di programmi. Se il processo di razionalizzazione in corso sul versante del Centro – Destra, che è quello che ci interessa, è il dialettico bacino di riferimento per la nostra posizione liberal-nazionale non vi sono motivi per respingere questa opportunità."&lt;br /&gt;Dunque Pagliuzzi teorizza l'essere berlusconiani come un destino, caratterizza i liberali in negativo come campo opposto alla sinistra, qualifica la precisa posizione del Manifesto del Coordinamento a favore del raggruppare i liberali con i liberali come tentazione ambiziosa e controproducente. La sola cosa che gli interessa è il processo di razionalizzazione del centro-destra. Il che di fatto significa quanto meno l'adesione al disegno conservatore dei popolari europei (di cui non a caso tutti e tre i maggiori referenti del centro destra o fanno già parte o aspirano a far parte) e il tentativo di negare l'innegabile, e cioè negare l'esperienza decennale per cui il centro destra non attua una politica liberale nemmeno avendo una larga maggioranza. E' insomma una linea esattamente contraria alle posizioni politiche del Manifesto del Coordinamento sottoscritto da Pagliuzzi medesimo.&lt;br /&gt;Credo che proprio la autonomia tra i gruppi firmatari enunciata nel Manifesto sia un modo forte e liberale per valorizzare il comune riconoscersi nel filone politico culturale richiamato in dettaglio nell'intero corpo dello stesso Manifesto. Quando si utilizza l'autonomia per contestare questo filone, si vanificano le ragioni per far parte del Coordinamento. Non è questione di dibattere su un'iniziativa e su aspetti organizzativi o grafici. E' fare una scelta centrifuga rispetto al liberalismo. Poi si può anche provare a chiamare liberalismo questa contestazione , ma è come ribattezzare il montone chiamandolo pesce per poterlo mangiare di venerdì.&lt;br /&gt;La defezione di Gabriele Pagliuzzi e di Liberali per l'Italia mi dispiace – perché nelle poche settimane di adesione pareva avviato uno spirito collaborativo – ma alla luce dei fatti è un positivo atto di chiarezza. Spero così che il convegno di Benevento sia un altro passo sulla strada dell'impegno dei liberali che vogliono stare in politica come tali. Con i sacrifici che il compito merita e con la coerenza che esige. Per questa strada, noi ci sforziamo davvero di arrivare al superamento dell'attuale bipolarismo che è inadeguato ai reali bisogni liberali del paese perché rifugge dalla politica e da un reale confronto sulle scelte da compiere.&lt;br /&gt;RAFFAELLO MORELLI, Presidente FdL&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-117010890018998702?l=liberali-italiani.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/feeds/117010890018998702/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25718511&amp;postID=117010890018998702' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/117010890018998702'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/117010890018998702'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/2007/01/morelli-no-pagliuzzi-noi-liberali-non.html' title='Morelli: No, Pagliuzzi, noi liberali non moriremo berlusconiani&quot;'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-117010824817703015</id><published>2007-01-29T22:58:00.000+01:00</published><updated>2007-01-29T23:04:08.203+01:00</updated><title type='text'>Lamedica. "Sono un'illusione le gocce liberali sulla Destra (o Sinistra)"</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Così risponde all'articolo di Pagliuzzi il coordinatore di Veneto liberale Beppi Lamedica.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Ho visto quanto contenuto nella newsletter della Destra liberale/Liberali per l’Italia (A.IV n.1): Vi è un "pezzo" del Pagliuzzi con il quale spiega la partecipazione del suo gruppo all’adunata romana del centrodestra.&lt;br /&gt;Precisa il Pagliuzzi: "[…] Se il processo di razionalizzazione in corso sul versante del Centro-Destra, che è quello che ci interessa, è il dialettico bacino di riferimento per la nostra posizione liberal-nazionale non vi sono motivi per respingere questa opportunità.[…] Se le insorgenze liberali sparse per l’Italia si riconoscono in questi intenti e negli obiettivi che sintetizziamo ancora una volta nell’antico motto di "Patria e libertà", saremo, come sempre, pronti a creare condizioni comuni di attività e di presenza per dare risposta alle volontà espresse dalla moltitudine convenuta alla manifestazione romana che, al di là delle apparenze, non costituiscono un credito aperto e indefinito all’attuale organizzazione politica del Centro-Destra e alla sua leadership."&lt;br /&gt;A me e agli amici di Veneto liberale è proprio questo che non interessa. Capisco che è una opportunità per trovarsi una nicchia per sé stessi, ma è proprio questo quello che ha impedito a far diventare i liberali protagonisti della lotta politica.&lt;br /&gt;In altre parti del "pezzo" troverete ulteriori affermazioni che convincono dell’estraneità del gruppo Pagliuzzi dagli intenti del Coordinamento, come individuati da Veneto liberale.&lt;br /&gt;A questo punto vale la regola dell’unanimità. L’iniziativa di Benevento è una iniziativa del Coordinamento se vi è il consenso di tutti. Mancando quello di Veneto liberale, non potrà più essere una iniziativa del Coordinamento. Il convegno di Benevento potrà essere un incontro dei liberali beneventani cui potranno partecipare, se lo vorranno, i singoli gruppi aderenti al Coordinamento illustrando le finalità della nostra iniziativa così come chiaramente indicata dal Manifesto.&lt;br /&gt;Mi sembra che la manifestazione di volontà del Pagliuzzi di aderire al Coordinamento, sottoscrivendo il Manifesto, sia viziata in quanto è contraddetta da quanto contenuto nel "pezzo" che integralmente allego. Una volontà viziata pone nel nulla quella manifestazione di volontà, ergo essa è nulla, ossia come se quella manifestazione di volontà non ci fosse stata.&lt;br /&gt;Non mi sono irrigidito improvvisamente, ma solo ora Pagliuzzi ha esplicitato pubblicamente il suo pensiero (oppure solo ora me ne sono accorto): "[…] Non c’è dubbio che i soldi e la forza mediatica della macchina berlusconiana costituiscano oggi la condizione necessaria nella quale il campo opposto alla sinistra possa operare con probabilità di successo. […] la tentazione di una posizione autonoma e critica nei confronti dei due poli […] è grande. Tuttavia questa ambizione rischia di diventare un’arma controproducente e dai costi irraggiungibili. […]"&lt;br /&gt;La strada di inquinare il centrodestra o il centrosinistra con gocce di liberalismo, si è già dimostrata velleitaria e dannosa per il liberalismo e le libertà individuali. Quello che occorre è un soggetto "di" liberali che sia antagonista dei conservatori sé dicenti di destra o di sinistra. E’ un percorso difficile, ma, per ora, non vedo alternative, a meno che non si individui, quale lotta liberale, la nostra sopravvivenza personale. Ma questo non è il progetto di Veneto liberale.&lt;br /&gt;BEPPI LAMEDICA segretario di Veneto liberale&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-117010824817703015?l=liberali-italiani.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/feeds/117010824817703015/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25718511&amp;postID=117010824817703015' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/117010824817703015'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/117010824817703015'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/2007/01/lamedica-sono-unillusione-le-gocce.html' title='Lamedica. &quot;Sono un&apos;illusione le gocce liberali sulla Destra (o Sinistra)&quot;'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-117010700386211100</id><published>2007-01-29T22:24:00.000+01:00</published><updated>2007-01-29T22:43:23.896+01:00</updated><title type='text'>Pagliuzzi: "Noi liberali di destra stiamo con la piazza di destra"</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Dopo la riuscita manifestazione del Centro-Destra a Roma, culminata nell'adunata di piazza S. Giovanni, il sen. Gabriele Pagliuzzi, leader di Destra Liberale-Liberali per l'Italia ha scritto nel sito dell'associazione un articolo che pubblichiamo qui di seguito. Chi vuole, può leggerlo anche nella veste &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.liberaliperlitalia.it/pagina.phtml?_id_articolo=1098"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;originaria&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;L'articolo, che in sostanza vede come naturale, oggi, la presenza dei liberali italiani dentro la CdL, pur con alcuni distinguo, ha sollevato obiezioni e critiche nel Coordinamento dei Liberali Italiani, in particolare da parte di Beppi Lamedica (Veneto Liberale) e Raffaele Morelli (Federazione dei liberali), i cui interventi sono pubblicati dopo di questo. Alle due risposte critiche replica ki stesso Pagliuzzi con un suo ulteriore articolo chiarificatore. Tiportiamo l'intero filone del dibattito (NV).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;LA PIAZZA DI ROMA E LE SCELTE POLITICHE DEI LIBERALI ITALIANI&lt;br /&gt;di Gabriele Pagliuzzi, 29 dicembre 2006&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Una pattuglia della Destra Liberale ha partecipato alla grande manifestazione di Roma contro il governo Prodi e la sua finanziaria. Nella multiforme presenza di simboli ascrivibili a tutto l’arco del Centro – Destra, salvo le note assenze, spiccavano, destando curiosità fra i convenuti più prossimi, le nostre bandiere.&lt;br /&gt;Se meraviglia poteva essersi generata a ragione della nostra, per ora esigua, notorietà non vi erano dubbi per i più attenti che quella riportata sulle nostre insegne era un pezzo non secondario della storia politica italiana.&lt;br /&gt;Perché dunque i liberali, quelli doc della Destra Liberale, in Piazza S. Giovanni?&lt;br /&gt;Per più di un motivo. Innanzitutto perchè un governo così condizionato dalla sinistra più radicale sta inanellando tutta una serie di provvedimenti fiscali che esprimono una volontà punitiva e un odio di classe di cui si era persa memoria anche in un Paese come il nostro che non vanta certo salde tradizioni liberali.&lt;br /&gt;Inoltre, la battaglia contro questa maggioranza contraddittoria, ma indiscutibilmente legata alle poltrone, è un’opportunità importante per attaccare un sistema di democrazia bloccata che dopo le speranze accese con il maggioritario ha riconsegnato il Paese all’arbitrio di consorterie e potentati senza ricambio e senza controlli.&lt;br /&gt;In questo senso va letto il significato della stupefacente manifestazione che non solo ha superato in termini numerici ogni previsione degli organizzatori ma che ha anche spiazzato gli stessi leader della Casa della Libertà, investendoli di un mandato il cui soddisfacimento potrebbe non essere alla loro portata più che per ragioni anagrafiche o di salute per loro intima coerenza e determinazione riformatrice.&lt;br /&gt;Non c’è dubbio che i soldi e la forza mediatica della macchina berlusconiana costituiscano oggi la condizione necessaria nella quale il campo opposto alla sinistra possa operare con probabilità di successo.&lt;br /&gt;Però, come le ultime elezioni hanno dimostrato, questo non è sufficiente perché il moderatismo italiano, che è maggioritario nel Paese, ritrovi tutte le ragioni di adesione al programma del Centro-Destra.&lt;br /&gt;I cinque anni di legislatura della Casa della Libertà da una parte hanno evidenziato le anomalie di un sistema bipolare a fronte esteso e dall’altro hanno provocato parecchie delusioni ai suoi elettori. Non ci sono stati per esempio passi importanti verso la semplificazione dello Stato e la riduzione dell’apparato pubblico. Anzi, con la crescita di nuove province e la catastrofica legge sul federalismo giustamente cassata, l’enfiagione della burocrazia è diventata un mostro sempre più minaccioso e incontenibile. Per non parlare dei costi ingiustificati dei partiti, della stampa assistita, delle mille greppie di cui si nutrono gli apparati pubblici. Ma su tutto preme l’assenza di un vero libero mercato, asfissiato com’è da posizioni dominanti e monopoli mascherati, talchè da convinti liberali diciamo che in assenza di un libero mercato vero è meglio una proprietà pubblica efficiente e non è detto che non possa esserlo alla faccia di Bruxelles.&lt;br /&gt;Anche sul mito europeo e di riflesso sulle relazioni con gli Stati Uniti non si è visto da parte del vecchio Centro-Destra uno scatto di sano e convinto interesse nazionale con il risultato di rendere la nostra posizione nel Mediterraneo poco meno che di conserva a strategie in cui siamo completamente assenti. Di converso ci siamo impegnati con costi umani ed economici non trascurabili su scenari quali l’Irak e l’Afganistan senza un reale interesse per il nostro Paese, non potendo credere da liberi uomini di destra alla favola della democrazia da esportare nel mondo.&lt;br /&gt;Per tutti questi motivi, ed altri ce ne sarebbero ancora, la tentazione di una posizione autonoma e critica nei confronti dei due poli che sempre di più rappresentano la pantomima di un vero sistema di alternanza liberale e che aspettano di trasformarsi in partiti unici per meglio monopolizzare consenso e rappresentanza, è grande.&lt;br /&gt;Tuttavia questa ambizione rischia di diventare un’arma controproducente e dai costi irraggiungibili. Il popolo di Roma in mezzo al quale ci siamo trovati benissimo e con il quale si è respirata un’aria di condivisione istintiva si aspetta altre cose.&lt;br /&gt;Più che fazioni, solidità di tenuta delle comuni convinzioni. Più che distinguo politichese, coraggio e determinazione di programmi. Se il processo di razionalizzazione in corso sul versante del Centro-Destra, che è quello che ci interessa, è il dialettico bacino di riferimento per la nostra posizione liberal-nazionale non vi sono motivi per respingere questa opportunità.&lt;br /&gt;A queste condizioni: non farsi regalare mai niente da nessuno, affrontare con le proprie forze ogni utile verifica elettorale, provocare ogni volta che sia possibile momenti di unità e viceversa agire autonomamente laddove non ve ne siano le condizioni, insistere e propagandare con ostinazione i punti qualificanti della nostra posizione politica ed ideologica.&lt;br /&gt;Dato che crediamo che i movimenti politici debbano nascere dal basso e consolidarsi nella coscienza dei cittadini e che quello di cui ha drammaticamente bisogno in questo momento il nostro Paese sia una profonda rivoluzione morale che ponga al centro il sacrificio personale e la trasparenza di quanti intendono dedicarsi alla cosa pubblica, non c’è pericolo di parlare, con questa "cassaforte" ideale alle spalle, con circoli, consessi o dirigenze della Casa della Libertà impegnati a costruire attraverso il passaggio di una federazione il futuro partito unico del Centro-Destra.&lt;br /&gt;A condizione beninteso di non arretrare dalle nostre convinzioni a partire dalla legge elettorale che giudichiamo sbagliata così come riteniamo inaccettabile trasformare per forzature di sistema il bipolarismo in bipartismo perfetto.&lt;br /&gt;In aggiunta pensiamo che il modello "partito" continuamente riproposto sia a sinistra che a destra costituisca un modello vecchio, appartenuto ad un passato remoto buono per il novecento ma non per il duemila. Le strutture "chiesa" o monarchie "incostituzionali" sono le meno adatte a far crescere il merito e la sana partecipazione alla politica. Per aggredire questa concezione e questi disegni interessanti occorre far affidamento questo si, dalla nostra parte, ad un movimento coriaceo fatto di uomini e donne che sappiano rischiare in prima persona, che sia lucido negli obbiettivi e duro nella sua azione: una forza anche piccola di difficile ingestione da parte di "amici" ed avversari.&lt;br /&gt;Queste sono le coordinate che la Destra Liberale intende seguire e che ha dimostrato fino ad oggi, pur con tutti i limiti, di onorare.&lt;br /&gt;Se le insorgenze liberali sparse per l’Italia si riconoscono in questi intenti e negli obiettivi che sintetizziamo ancora una volta nell’antico motto di "Patria e libertà", saremo, come sempre, pronti a creare condizioni comuni di attività e di presenza per dare risposta alle volontà espresse dalla moltitudine convenuta alla manifestazione romana che, al di là delle apparenze, non costituiscono un credito aperto e indefinito all’attuale organizzazione politica del Centro-Destra e alla sua leadership.&lt;br /&gt;GABRIELE PAGLIUZZI&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-117010700386211100?l=liberali-italiani.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/feeds/117010700386211100/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25718511&amp;postID=117010700386211100' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/117010700386211100'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/117010700386211100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/2007/01/pagliuzzi-noi-liberali-di-destra.html' title='Pagliuzzi: &quot;Noi liberali di destra stiamo con la piazza di destra&quot;'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-116904926667678243</id><published>2007-01-17T15:25:00.000+01:00</published><updated>2007-01-17T21:06:03.143+01:00</updated><title type='text'>Continuano le adesioni dei piccoli Gruppi liberali di base. E i grandi?</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/x/blogger/6708/1908/1600/246875/Berretto%20frigio%20copia.gif"&gt;&lt;img style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://photos1.blogger.com/x/blogger/6708/1908/200/936410/Berretto%20frigio%20copia.gif" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Continuano le adesioni al Coordinamento nazionale dei Liberali Italiani da parte dei Gruppi liberali indipendenti. Ne siamo contentissimi. Dopo l'adesione di Galgano Palaferri, a nome della "Unione per le Libertà", di Torino, ha sottoscritto il &lt;a href="http://liberali-italiani.blogspot.com/2006/07/firma-il-manifesto-per-entrare-nel_04.html"&gt;Manifesto del 4 luglio&lt;/a&gt;, condizione per far parte del Coordinamento, anche il gruppo "Verbania Liberale" attraverso il suo segretario Stefano Gaggiotti. Per la verità, questo gruppo era in contatto con noi - attraverso l'amico Claudio Pietroni - già dalla fondazione nel giugno scorso, tanto che gli abbiamo inviato più volte i nostri messaggi e documenti. Lo ritenevamo già acquisito alla nostra area. Ora, però c'è stata l'adesione formale. Benissimo. E dovremmo essere ormai dieci Gruppi. Dieci piccoli gruppi, tutti indipendenti, tutti autenticamente liberali. Insomma, il primo cristallo da immettere nella soluzione per favorire la cristallizazione liberale è ormai consistente.&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Ma è solo un primo cristallo. Sbagliano i detrattori (gli amici liberali professionisti della politica), così come alcuni di noi così entusiasti da cadere in un equivoco pericoloso, a voler considerare questa avanguardia innovativa una entità politica numericamente valutabile con i criteri della politica elettorale a cui purtroppo siamo abituati.&lt;br /&gt;Insomma, non solo la Unione delle libertà o Verbania Liberale, ma tutti noi, l'intero Coordinamento dei Liberali Italiani, che rappresentatività ha?&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;E' l'obiezione che mi è stata fatta di recente dall'amico De Luca, di cui si può dire tutto il male possibile come carattere, inattivismo, pigrizia, eccessivo realismo o personalismo, ma non che non sia un vero liberale.&lt;br /&gt;Già, quanto "valiamo" sulla bilancia della politica italiana, che pesa male i valori ideali?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E allora il discorso si allarga e diventa istruttivo, pedagogico, socratico, ma anche di grande buonsenso. Quel buonsenso così diffuso tra i liberali idealisti antichi (pensiamo solo ai grandi liberali anglosassoni e alla Destra storica italiana), e così assente tra i liberali "concreti" moderni. Curioso e paradossale, no? Come se l'eccesso di realismo e cinismo della politica, anziché riportare alla psicologia reale e alla vita concreta dei cittadini, come sarebbe istintivo pensare, isolasse i liberali in un iperuranio della politica come instrumentum regni e professione, ma lontanissima dalla vita vera. Come dire: erano più con i piedi per terra i grandi utopisti liberali del Settecento e dell'Ottocento, che i marpioni più o meno liberali del PLI di tangentopoli.&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;"Sono con voi, prima o poi verrò nel Comitato se mi invitate, anzi facciamo pure assieme il grande Convegno sul Liberalismo che proponi [la mia solita proposta, per me unico modo per uscire bene sulla stampa e bucare l'opinione pubblica. NdR], ma, caro Nico, quanti, non diciamo elettori, ma quanti soci, rappresentano queste vostre sigle? Non vorrei che rappresentassero solo i loro leaders..."&lt;br /&gt;Così parlò, non senza apparente buonsenso, Stefano De Luca al Consiglio Nazionale del PLI, pochi giorni prima di Natale 2006.&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Fuoco, fuochino, Segretario. Siccome De Luca di gruppi inesistenti e personalistici se ne intende, come tutti noi liberali del resto, una obiezione del genere fatta da lui vale il doppio.&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Ho risposto, lì per lì, che molte centinaia potrebbero essere i nostri militanti di base. E proiettabili su migliaia e&lt;br /&gt;centinaia di migliaia di voti potenziali. Non ci credeva. Ha obiettato che una volta fu coinvolto in uno dei primi... "Stati generali" liberali (Vivona?), e vide che erano solo quattro gatti. Quell'esperienza deve averlo scioccato.&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Ma sono pochi oggi - ho controbattuto, sapendo di barare, perché le situazioni non sono paragonabili - perfino i militanti nei Ds, Fi, Margh., Rad ecc. Solo che loro sanno agitare le acque e conquistarsi le prime pagine dei giornali, perché "hanno credibilità presso i giornalisti politici". Credibilità che noi non abbiamo, proprio a causa dello scarso uso della psicologia politica, della comunicazione e dei giornalisti amici, dell'arretratezza del ceto liberale, tra i meno moderni e più anziani in Italia, e soprattutto a causa dei ricorrenti tentativi di "riunificazione" pro domo sua, o finti, o andati a vuoto. Dalle "Case del Cittadino" di Costa alla "Rifondazione" fittizia del PLI voluta dallo stesso De Luca nel 2005. E, anzi, più facciamo tentetivi di riunificazione, più ci allontaniamo dal grado minimo di credibilità presso le Redazioni ("al lupo, al lupo").&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Quindi attenti a cantare vittoria, amici del Coordinamento ("Siamo dieci!" esulta Lamedica), ma anche solo a lasciarsi scappare che stiamo unificando - niente di meno - i Liberali, una razza politica a parte, che tutti i giornalisti politici sanno quanto sia numerosa e dispersa, senza che lo neanche lo sappia... il grosso delle truppe.&lt;br /&gt;Che attualmente - piaccia o no- sta ancora dentro FI, PRI, PLI, RAD, RL, e qualcuno dentro Margh. e ex-Ds.&lt;br /&gt;E, a parte nomi di richiamo (che pure per la stampa sono determinanti) e prestigio, i numeri hanno una loro cogenza: senza i liberali di questi gruppi l'unificazione non ci sarà mai.&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Insomma, faccio dei nomi a caso, senza i Debenedetti, i Rossi, i Biondi, i Giavazzi, i Capezzone, i Della Vedova, i F. Orlando, i Costa e i Marzo, non esiste prospettiva del 35 per cento, che è la nostra visione apparentemente folle, in realtà sensatissima, a cui oggi finalmente cominciano ad avvicinarsi i sondaggi. Questa prospettiva è la sola - attenzione - che può fare da ipotesi di lavoro per un'iniziativa di successo, anche perché, si sa, si punta al 35 e poi si ottiene il 18 per cento, poniamo. Questo sarebbe il salto di qualità, l'unico vero "fatto nuovo" preso in considerazione dalla stampa e dall'opinione pubblica. L'uomo liberale che morde il cane.&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;E' noto infatti agli psicologi della politica che ogni altra prospettiva minimalista (da 1-2-3 per cento) significherebbe la banale e perdente continuità col passato, non costituirebbe il Fatto Nuovo, non servirebbe ad attirare, a galvanizzare, né i liberali della classe politica, ormai abituati alla sconfitta (fu Antonio Martino a dire una volta, da siciliano superstizioso, che ormai gli pareva quasi che il "liberalismo portasse jella"), resi gattopardeschi e cinici dalla frequentazione del Potere, né il popolo liberale disperso in tutti i partiti. Popolo che si sposterebbe solo in vista d'un Grand Rassemblement, d'una Cosa Grandiosa, d'una Rivalsa Epica, storica, la cui novità sarebbe costituita proprio dall'inusitato obiettivo. Segno di condizioni politiche e sociali ormai mutate.&lt;br /&gt;E oltretutto, si sa, se si punta al 3, si arriva allo 0,8.&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Ogni altro, abituale, progetto di piccolo calibro sarebbe destinato all'indifferenza, all'insuccesso. Sarebbe "deja vu", roba vecchia, la "solita sconfitta liberale". "Avete visto?" ci direbbero gli amici giornalisti. Come è sempre avvenuto in passato. Anzi, sarebbe il sasso in più che coprirebbe le nostre speranze, la prova provata - direbbero impietosi i giornalisti politici, anche quelli liberali (e non sono pochi) - che loro hanno sempre visto giusto, che cioè "i liberali italiani non sono seri", sono "dilettanteschi", "negati per la politica", che tutto quello che propongono in politica "non riesce", che "sono troppo individualisti" ecc.&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Ma né gli psicologi della comunicazione, né i giornalisti (anche quelli liberali), sono minimamente creduti dai politici liberali e dai tanti esponenti locali del popolo liberale, ognuno dei quali crede a torto di avere l'intelligenza politica di Cavour, ancora illusi che la politica sia il Caso, o meglio un'Arte fondata su Misteri eleusini dell'eloquenza avvocatesca, anziche un'attività che rispecchia le esigenze della gente comune e le leggi scientifiche della comunicazione. E per accertarsi sul grado di conservatorismo degli attuali sedicenti "liberali" italiani, basterebbe usare il "test di Porta Pia", cioè chiedere loro se nel settembre 1870, al posto del Presidente del Consiglio d'allora, avrebbero dato ordine alle truppe di sparare sulle mura del Papa. Nessuno di loro, ne siamo sicuri, lo avrebbe mai fatto.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Il berretto frigio, passato dal mitraismo ai liberti affrancati dell'antica Roma, fino alla Rivoluzione francese e ai primi moti liberali in Italia, ha sempre rappresentato il senso della libertà&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-116904926667678243?l=liberali-italiani.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/feeds/116904926667678243/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25718511&amp;postID=116904926667678243' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/116904926667678243'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/116904926667678243'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/2007/01/continuano-le-adesioni-dei-piccoli.html' title='Continuano le adesioni dei piccoli Gruppi liberali di base. E i grandi?'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-116647947121497694</id><published>2006-12-18T22:24:00.001+01:00</published><updated>2006-12-18T23:16:36.073+01:00</updated><title type='text'>Meglio tardi che mai: il Pli dice "Basta a questa Destra e a questa Sinistra"</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/x/blogger/6708/1908/1600/737640/Logo%20PLI%20Casa%20dei%20laici%20(piccolo)%202004.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://photos1.blogger.com/x/blogger/6708/1908/200/35022/Logo%20PLI%20Casa%20dei%20laici%20%28piccolo%29%202004.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Avendo partecipato al Consiglio Nazionale del Partito Liberale, la coscienza mi rimordeva. Sapevo di dover scrivere qualcosa, ma il lavoro che si è accumulato proprio in questi giorni non me lo permetteva. Perciò cercavo di giustificarmi pensando: "Ma, in fondo, quello che decide il PLI non è una notizia". Ora, però, per fortuna, con una email mi anticipa Beppi Lamedica, che a differenza di me prende giustamente tutto sul serio, e sul Consiglio Nazionale del PLI tenutosi a Roma il 15 e 16 dicembre ha trovato queste notizie sul sito internet del partito. Che riprendo con doppio piacere (NV):&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Il PLI ha concluso i lavori del suo consiglio nazionale con l’approvazione di un documento politico in cui si legge: "Il PLI intende partecipare a tale progetto (ossia la costituzione di una coalizione liberaldemocratica conseguente al superamento dell’alternativa CdL-Ulivo n.d.r.) col patrimonio della sua storia e del suo bagaglio morale, politico e programmatico, per conseguire finalmente l’obiettivo di una società che metta al centro la libertà, l’individuo, il merito, la competizione e che realizzi la non più rinviabile riforma dello Stato, senza la quale è impensabile il contenimento della elefantiaca spesa pubblica, la liberalizzazione dei servizi e la necessaria riduzione del carico fiscale."&lt;br /&gt;Così precisa De Luca, in una lettera inviata alla stampa, per precisare la posizione del PLI nei confronti di recenti iniziative di Altissimo. L’obiettivo del PLI "non (è)un nuovo soggetto politico…, ma un processo voluto e guidato dal partito liberale di aggregazione ulteriore, resa finalmente possibile dalla concreta speranza di superamento del ‘bipolarismo all’italiana’".&lt;br /&gt;Conseguentemente si smentisce recisamente quanto avanzato con il Comunicato politico del PLI del 27 09 2006. In quella circostanza il PLI si sarebbe impegnato "anche rinunciando a legittimi egoismi di parte, rendendosi disponibile alla costruzione di una nuova e grande forza politica che riassuma, in forma federata o unitaria, alcune delle esperienze maturate sia all’interno del sistema dei partiti che nelle realtà organizzate della società, sottoscrivendo tutti assieme un ‘manifesto costituente’ nel quale rivestano un ruolo centrale le aspirazioni maggiormente condivise da quella parte ‘liberale’ degli Italiani che oggi appare senza strumenti di lotta anche se rappresenta la maggioranza della componente attiva del Paese."&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Commento dell'amico Lamedica:&lt;br /&gt;&lt;em&gt;"Insomma il PLI vorrebbe egemonizzare l’area dei liberali. Ancora una volta scelte presuntuose rischiano di sottrarre energie umane allo sforzo di chi vorrebbe che i liberali stiano con i liberali (in una nuova e grande forza politica) per farli diventare protagonisti della lotta politica".&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-116647947121497694?l=liberali-italiani.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/feeds/116647947121497694/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25718511&amp;postID=116647947121497694' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/116647947121497694'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/116647947121497694'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/2006/12/meglio-tardi-che-mai-il-pli-dice-basta.html' title='Meglio tardi che mai: il Pli dice &quot;Basta a questa Destra e a questa Sinistra&quot;'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-116561424231868863</id><published>2006-12-08T22:33:00.000+01:00</published><updated>2006-12-09T12:30:40.993+01:00</updated><title type='text'>I liberali non parlano anche perché non hanno un "pulpito" da cui parlare</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/x/blogger/6708/1908/1600/704925/Benedetto%20Croce%20anziano%20fotografia%20frontale%20viso.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://photos1.blogger.com/x/blogger/6708/1908/200/775808/Benedetto%20Croce%20anziano%20fotografia%20frontale%20viso.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Sul quotidiano &lt;em&gt;L'Europa&lt;/em&gt; del 7 dicembre, il giornalista Federico Orlando, vecchio liberale, partendo da alcuni problemi etici, economici e politici sollevati in Italia nelle ultime settimane, striglia con la spazzola di ferro i liberali italiani, rei di assenza totale dal dibattito, dal caso etico-giuridico della "morte dolce", auspicata come diritto di libertà individuale da Welby, fino alle lobbies dei notai o di altri professionisti che si oppongono alle liberalizzazioni. Nel mirino di Orlando sono tutti i liberali, sia che oggi militino per il Centro-sinistra, sia per il Centro-destra (lui in questo caso li chiama "conservatori liberali").&lt;br /&gt;Ma, intanto, uno come lui, col suo passato, non dovrebbe essere più equanime, e anche più partecipe delle responsabilità dei liberali in Italia, anziché fingere di essere il marziano di Flaiano caduto all'improvviso sulla Terra?&lt;br /&gt;Lo sappiamo, che chi ha memoria finisce per diventare antipatico. Conserviamo nella nostra fornita biblioteca le annate rilegate in tela verde ed etichetta di pelle marrone della &lt;em&gt;Tribuna&lt;/em&gt; di Ferruccio Disnan, raffinata nella sua grafica alla Longanesi, che leggevamo da liberali adolescenti. Ebbene, per anni e anni, solo per limitarci a quel periodo, l'amico Orlando rappresentò l'archetipo del liberale ultra-moderato, se non "di Destra", come testimoniano i suoi accorati articoli sull'agricoltura del Mezzogiorno e la piccola proprietà. Poi, come accadde a molti altri liberal-conservatori, o piuttosto conservatori liberali, alla Montanelli, essendo quasi tutti noi liberali individualisti, spesso di "carattere" e quindi imprevedibili, divenne "di Sinistra". Sempre signorilmente, senza per questo, gli va riconosciuto, aver cambiato idee. Del resto questa è la prima comodità di noi liberali: il liberalismo è così articolato, complesso, tanto dipendente dalle Idee e dalle Regole, tanto al di sopra delle meschine lotte partitiche, che dicendo le medesime cose noi possiamo essere considerati sia "di Destra", sia "di Sinistra". Lo ripeteva anche Benedetto Croce.&lt;br /&gt;Scusate la digressione da "saggio moralista", e torniamo alla strigliata di Orlando, sacrosanta. E’ vero, i liberali italiani – lo ripetiamo da sempre, e anche per questo abbiamo promosso questo Coordinamento – credono che basti una volta per tutte "definirsi" liberali senza fare nient’altro, come se fosse una mera professione di credo religioso, l’opzione una tantum d’una minoranza linguistica, che so, vallone o alto-atesina.&lt;br /&gt;No, il liberalismo è una complessa dottrina, articolata in mille rami, che tutto pervade della vita del singolo e della società. Non c’è aspetto dell’etica e del diritto, dell’economia, della politica e perfino dei rapporti interpersonali su cui un liberale vero non abbia da metter bocca e da suggerire alternative.&lt;br /&gt;Per questo, essendo vile e vergognoso il silensio, non può neanche limitarsi alle poche parole di circostanza, ma è naturalmente spinto ad "agire", a "fare", o per lo meno a "tentare di fare", a "proporre", per rendere sempre più liberale lo Stato, l'ordinamento, la società stessa (anche i cittadini, al loro interno, possono e debbono cambiare). Se no, se cioè il liberalismo fosse solo una mera dichiarazione di principio, non sarebbe così "vincente", davvero l’unica "ideologia" che ha resistito nella Storia e che – nazione dopo nazione, addirittura individuo dopo individuo – sta lentamente conquistando il Mondo.&lt;br /&gt;Eppure, in Italia i liberali dormono. Il "digiuno per Welby" che gli commina Orlando sarebbe meritato quasi come una punizione, come contrappasso corporale per una &lt;em&gt;intellighentzia&lt;/em&gt; non abituata a fare del proprio corpo un valore politico e neppure esistenziale. Giusto, per dei razionali come noi, no? Purché non sia la spia di un disinteresse per le cose pratiche, terrene.&lt;br /&gt;Questo dello scarso realismo dei liberali italiani, contro le origini stesse del liberalismo, dottrina pragmatica legata alla realtà psico-somatica, alla terra, alle cose, ai cicli vitali del Mondo, e perciò verificabile, vincente, potrebbe essere in futuro un altro filone possibile di discussione. Ma ora è bene sottolineare la negatività e il pessimismo – antico in lui, per quanto si ricordi – di Orlando sulle prospettive di un partito liberale, definito addirittura "ancronistico". Ma questo c’entra in qualche modo con l’ipotesi di una riunificazione liberale? E’ in grado il raffinato e intelligente Orlando di distinguere tra una banale e obsoleta rifondazione d’un Partito Liberale e la ricostituzione dal basso, a partire dalla riunificazione di tutti i club e i partiti liberali, d’un "grande metapartito o lobby del 30 per cento" (permettetemi l’estemporanea invenzione terminologica)? Per ora, sembra di no. Segno che non abbiamo ancora cominciato a lavorare – con le nostre modestissime forze, e senza giornalisti importanti al seguito, questo è il punto – per diffondere all’opinione pubblica il nostro disegno.&lt;br /&gt;E, a parte queste considerazioni sulla Casa unica liberale del futuro, si potrebbe obiettare all’inutilmente severo e rigoroso Orlando (oggi, troppo tardi: dov’eri, che dicevi, che facevi, negli anni 80 e 90?) che i liberali italiani – a parte la sindrome neghittosa e gattopardesca, a parte il cinismo individualistico e il pessimismo caratteriale di molti – forse non parlano anche perché non sanno da quale "pulpito" parlare, e non avendo una casa comune sanno bene che le voci individuali "uti singuli", le mere testimonianze umane (perché in fondo è questo che chiede Orlando), in politica contano poco più che zero.&lt;br /&gt;A meno che, come fanno egregiamente i bravissimi fratelli Radicali, la testimonianza "umana" sia in realtà un modo più efficace e produttivo di fare azione e propaganda politica. Avendo, appunto, un soggetto politico di riferimento, sul quale far ricadere i vantaggi dell’operazione fintamente "individualistica", insomma il costruito "caso umano". Ma questa è tutt’altra cosa: sarebbe come paragonare il campanaro del villaggio di montagna a Guicciardini&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-116561424231868863?l=liberali-italiani.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/feeds/116561424231868863/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25718511&amp;postID=116561424231868863' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/116561424231868863'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/116561424231868863'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/2006/12/i-liberali-non-parlano-anche-perch-non.html' title='I liberali non parlano anche perché non hanno un &quot;pulpito&quot; da cui parlare'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-116561057043289048</id><published>2006-12-08T21:37:00.000+01:00</published><updated>2006-12-08T22:31:24.543+01:00</updated><title type='text'>La denuncia di Orlando: "Dai notai a Welby, i liberali italiani sono assenti"</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/x/blogger/6708/1908/1600/854501/Quintino%20Sella.jpg"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;&lt;img style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://photos1.blogger.com/x/blogger/6708/1908/200/419461/Quintino%20Sella.jpg" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt; .&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Che pensano i liberali di Welby?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;di Federico Orlando, Europa, 7 dicembre 2006&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Leggevo sui giornali di martedì una sfilza di articoli su temi liberali, tipo il diritto di Welby di non soffrire la tortura in ossequio al dogma, il diritto alla privacy della studentessa che tenta il suicidio perché qualcuno ha mandato le sue foto "spinte" sui telefonini, il rischio che le liberalizzazioni di Bersani sui notai vengano annullate dalla corporazione, la banda Guzzanti-Scaramella che usava in parlamento mezzi istituzionali per macchinazioni contro politici di centrosinistra, e via a non finire.&lt;br /&gt;Cercavo, fra le righe degli articoli, il nome di qualche liberale del centrosinistra, o di qualche conservatore liberale di centrodestra, che vibrasse di sdegno per le cose che leggevo o per altre che denunciano quanto stia finendo male la civiltà liberale. E invece trovo sull’Unità il nome di Enzo Bianchi, priore della comunità monastica di Biase, che insorge con un’ampia intervista affinché sia "rispettata la coscienza individuale, anche di Welby". Trovo sul Corriere della Sera, la Repubblica, il Riformista e altri fogli grandi e piccoli che la ministra Bonino ha iniziato lo sciopero della fame a favore dell’eutanasia per Welby, che il ministro Mussi si schiera contro il "mantenimento in vita del dolore", che la ministra Turco istituisce una Commissione sulla fine della vita (che però non si occuperà di Welby). Insomma, chi con decisioni, chi con circonlocuzioni, chi istituendo ma escludendo e comunque richiamando, sono molti a esprimere esigenze liberali, di fronte a una legislazione da vecchio mondo, fatta per favorire dogmi, ricatti, spionaggi, privilegi. Tutte le cose che il liberalismo dovrebbe avere come sue nemiche naturali.&lt;br /&gt;E invece niente. I nomi dei liberali figurano solo in calce a lettere che si scambiano fra loro i presidenti, i direttori, i segretari di niente, fra le sigle nazionali e quelle raccolte nell’Internazionale liberale, per denunciare reciproche inadempienze o rivendicare primogeniture e rappresentanze fantasiose del nulla.&lt;br /&gt;Nel mondo ci sono 60 partiti liberali, attivi al governo o all’opposizione. In Italia ci sono altrettanti fantasmi.&lt;br /&gt;Perché non chiudere, se non si riesce a creare non un partito, che sarebbe antistorico in tempi di bipartitismi o bipolarismi, ma almeno una fondazione comune per esprimere posizioni su casi come quelli ricordati all’inizio; e così far sentire le ragioni della cultura liberale. Che darebbe forza a chi vuol migliorare la qualità della vita.&lt;br /&gt;Perciò facciamo una proposta ai liberali, a cominciare da Zanone (cui farebbe anche bene) e dagli altri parlamentari riammessi come gruppo nell’Internazionale: si uniscano anche loro ai 700 intellettuali, politici, gente comune (e perfino un ministro, come dicevamo) che da 14 giorni si alternano nello sciopero della fame per consentire l’eutanasia o il non accanimento terapeutico o come cavolo la si voglia chiamare, a Piergiorgio Welby. Il presidente della repubblica Napolitano ha concesso la grazia a un padre che uccise il figlio autistico dopo trent’anni di sofferenze; il filosofo Severino, contraddicendo i sepolcri imbiancati di &lt;em&gt;Avvenire&lt;/em&gt;, ricorda che la democrazia parte anche dal singolo e dai suoi casi; il &lt;em&gt;Foglio&lt;/em&gt;, che tra i teocon è il più intelligente, propone una via d’uscita con un’arzigogolata masturbazione tra pietà e compassione: e lo fa perché vede montare contro i torturatori la rabbia di una folla sempre più numerosa. Come quella che in questi giorni ci descrive il film &lt;em&gt;Maria&lt;/em&gt; &lt;em&gt;Antonietta&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;FEDERICO ORLANDO&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Foto: Quintino Sella&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-116561057043289048?l=liberali-italiani.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/feeds/116561057043289048/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25718511&amp;postID=116561057043289048' title='10 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/116561057043289048'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/116561057043289048'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/2006/12/la-denuncia-di-orlando-dai-notai-welby.html' title='La denuncia di Orlando: &quot;Dai notai a Welby, i liberali italiani sono assenti&quot;'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>10</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-116445218890033603</id><published>2006-11-25T11:16:00.000+01:00</published><updated>2006-11-25T11:56:30.310+01:00</updated><title type='text'>Morelli: "Un'anima liberale a tutta la politica italiana, non a una sua parte"</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/x/blogger/6708/1908/1600/831617/Giovanni%20Amendola%20(foto%20frontale%20corta).jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://photos1.blogger.com/x/blogger/6708/1908/200/445421/Giovanni%20Amendola%20%28foto%20frontale%20corta%29.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Lo scambio di mail tra Gionata Pacor e Beppi Lamedica [vedi sotto &lt;a href="http://liberali-italiani.blogspot.com/2006/11/da-ircocervo-cavallo-bianco-i-liberal.html"&gt;l'articolo&lt;/a&gt; in Liberali Italiani] ha fatto emergere delle differenze non irrilevanti, per cui diviene chiaro che esiste un problema di entrata più che un problema di uscita.&lt;br /&gt;I redattori e i sottoscrittori del Manifesto del Coordinamento hanno scelto una strada precisa come motivo di convergenza . Punto di partenza è il riconoscimento che "un movimento liberale rappresentativo è assente dal panorama politico italiano" e che invece per colmare il buco di liberalismo occorre che far sì che "i liberali stiano con i liberali". Il Coordinamento si prefigge appunto di riuscire nel tempo a rappresentarli unitariamente nella politica Italiana per fare una politica liberale. In pratica il Manifesto tratta dei liberali non come singoli ma come gruppo di cittadini che vogliono farsi politici comportandosi da liberali politicamente impegnati in Italia. La richiesta firma del Manifesto significa attestare che si condivide questo motivo di convergenza.&lt;br /&gt;Ora Gionata Pacor fa asserzioni che contraddicono in radice tale impostazione. Prima di tutto contesta l'impegno politico liberale in Italia asserendo che basta essere in Europa con l'ELDR per sgombrare i dubbi su chi è liberale. Il Coordinamento richiede il contrario, e cioè che chi vuol essere liberale politico in Italia deve far riferimento all'ELDR. La differenza è sostanziale, poiché con l'impostazione Pacor sparisce lo sforzo di costruire un movimento liberale rappresentativo nella politica italiana. Che è l'effettiva ragione sociale del Coordinamento.&lt;br /&gt;Gionata Pacor rincara la dose sostenendo poi che questa volontà del movimento liberale ( i liberali con i liberali) equivarrebbe alla tesi del terzo polo italiano che per lui deve essere solo una delle opzioni possibili. Con questo fa propria la posizione del bipolarismo politico culturale che, volendo imporre un letto di Procuste ai cittadini, è in sé una tesi profondamente illiberale. L'anima del Coordinamento, al contrario, è che la cultura e la politica liberali sono un terzo genere rispetto alla destra e alla sinistra italiane. E che questo non si traduce affatto necessariamente in un terzo polo elettorale ai vari livelli. Anzi il Coordinamento auspica accordi e alleanze tra liberali e altri soggetti con la sola condizione della coerenza con il Manifesto.&lt;br /&gt;Gionata Pacor scrive anche che, vedendo le cose da lontano, le critiche ai Riformatori Liberali, gli sembrano piccole piccole. E' naturale. Lui opera in paesi dove il problema della esistenza del movimento politico liberale è stato risolto da decenni e dunque l'attenzione si sposta sul come fare le alleanze. Ma se facesse più mente locale alla situazione italiana e all'obiettivo scelto dal Coordinamento, difficilmente potrebbe negare che le critiche ai Riformatori Liberali sono grandi grandi. La centrale ( e pare esclusiva ) aspirazione politica dei Riformatori Liberali è quella di integrarsi meglio in Forza Italia (che si qualifica sezione italiana del Partito Popolare). Basta vedere graficamente come si presenta il loro sito con il continuo vistoso richiamo alle manifestazioni di questo partito, da quelle dei Circoli della Libertà di Dell'Utri alla grande adunata del 2 dicembre. E al di là della grafica basta leggere il &lt;a href="http://www.rl-store.com/multimedia/RL/Annuncio_Libero.pdf"&gt;Manifesto&lt;/a&gt; dei Riformatori liberali, che fin dal titolo confligge con l'impostazione del Coordinamento.&lt;br /&gt;"Diamo un'anima libertaria al centro destra" è ovviamente molto differente da quello che potrebbe essere il titolo del Manifesto del Coordinamento, "Mettiamo un'anima liberale nella politica italiana". E' diverso sull'ambigua equivalenza tra libertario e liberale e lo è sull'ambiente di riferimento che i Riformatori limitano al centro destra. Non a caso. Perché leggendo il testo si scopre che i Riformatori ripetono il vecchio errore di definirsi solo in negativo (il che non è possibile per dei coerenti liberali); che a questo aggiungono robuste venature di tesi teo-con sia nel settore internazionale sia soprattutto nelle questioni della laicità istituzionale; e che alla fine , con acrobazia logica, si preoccupano che FI e il centro destra, da loro sostenuto perinde ac cadaver, possa chiuder loro le porte in faccia.&lt;br /&gt;Infine Gionata Pacor termina con un'asserzione davvero stupefacente. Mi riesce difficile capire come possa tacciare il Coordinamento di strumentalismo antiberlusconiano e di disattenzione alla politica dei contenuti liberali, quando la prova dei fatti ha mostrato che il governo di FI e della CdL in cinque anni non ha fatto le liberalizzazioni care a Della Vedova, ma ha fatto la legge sulla procreazione assistita (a parte tutta una serie di provvedimenti non liberali). Senza contare che la ragione sociale del Coordinamento è proprio che senza una politica per costruire il contenitore liberale, non è possibile arrivare ad una politica che abbia contenuti liberali. E' la stessa ragione per cui i liberali non possono riconoscersi nel vagheggiato Partito Democratico, misticamente indefinito nella cultura, nei progetti e negli obiettivi.&lt;br /&gt;Il problema non è formale né di tattiche elettorali. Si è o non si è politicamente d'accordo sul "I liberali con i liberali"? Questo è il nodo da sciogliere prima di entrare nel Coordinamento.&lt;br /&gt;RAFFAELLO MORELLI&lt;br /&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Nella foto, Giovanni Amendola.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25718511-116445218890033603?l=liberali-italiani.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/feeds/116445218890033603/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25718511&amp;postID=116445218890033603' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/116445218890033603'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25718511/posts/default/116445218890033603'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://liberali-italiani.blogspot.com/2006/11/morelli-unanima-liberale-tutta-la.html' title='Morelli: &quot;Un&apos;anima liberale a tutta la politica italiana, non a una sua parte&quot;'/><author><name>Nico Valerio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25718511.post-116441116257992552</id><published>2006-11-24T23:38:00.000+01:00</published><updated>2006-11-27T00:26:48.336+01:00</updated><title type='text'>A che servono quegli strani "liberali dalemiani". Vuoi scommettere che...?</title><content type='html'>&lt;p align="justify"&gt;&lt;a href="http://photos1.blogg
